Oggigiorno la musica gioca un ruolo molto profondo nella vita quotidiana. Nell’ultimo secolo, o giù di lì, l’industria musicale si è ingrandita superando molti tipi di confini e sfornando centinaia di milioni di dischi, audiocassette, CD ogni anno, riempiendo infine il Web. Nel XIX secolo la musica si ascoltava solo partecipando a spettacoli dal vivo, come esecutori oppure come ascoltatori. Oggi, invece, è normale ascoltarla o suonarla in casa: fa parte della vita di tutti i giorni. Questo fa sorgere delle domande: la musica può trasmettere una filosofia? La musica può influenzare il pensiero o lo stile di vita di una persona?
Troviamo una prima risposta analizzando la pubblicità della radio, della TV e di strumenti per lo streaming come Spotify. Molte pubblicità commerciali sono accompagnate da musica. Mentre ascoltiamo la musica, questi strumenti di marketing permettono di conoscere nuovi prodotti per nome, e questo nome si incide quasi indelebilmente nella nostra mente. Il metodo è simile al modo in cui bambini e neonati apprendono il linguaggio. Osservano e ascoltano i suoni attorno a loro; ascoltano in particolare i genitori mentre parlano loro, e imparano a esprimersi. Come dei registratori, imparano qualsiasi parola sentono.
Come abbiamo visto nei precedenti episodi, nel passato la musica era usata con scopi differenti. Per esempio, per quasi tutta la storia dell’uomo è stata usata nella religione. Pensate ai Salmi della Bibbia: venivano cantati accompagnati da un arrangiamento musicale, che aiutava a memorizzare il testo. Il racconto biblico ci dice che, all’inaugurazione del tempio di Salomone, furono radunati i cantori “con cembali, cetre e altri strumenti a corda; insieme a loro c’erano 120 sacerdoti che suonavano le trombe. […] i trombettieri e i cantori” suonarono “all’unisono” (2 Cronache 5:12, 13).
È stato ipotizzato che, in quell’occasione, sia stato cantato e suonato il Salmo 136. Questo Salmo ha una caratteristica unica: ogni verso è composto di due frasi, la seconda frase è sempre la stessa, che si ripete in tutti i suoi 26 versetti. Si aggiunga l’accompagnamento orchestrale: tutti potevano cantarlo perché conoscevano a memoria almeno metà del testo. Questa è la prova che la musica può trasmettere un messaggio. Può essere anche il mezzo per promuovere un prodotto o una filosofia, o per raccomandare uno stile di vita. Non serve che la musica contenga necessariamente delle parole.
Questo è successo anche nella musica classica, e continua a succedere ancora oggi.
Voglio leggervi cosa si legge nella biografia di Ludwig van Beethoven, secondo l’Encyclopædia Britannica: lui è “considerato da molti il più grande compositore che sia mai vissuto”. Poi l’enciclopedia aggiunge: “Egli rivelò più vividamente di qualsiasi suo predecessore il potere della musica di trasmettere, senza l’ausilio di parole, una filosofia della vita”. Per esempio, la sua Sinfonia Pastorale trasmette chiaramente l’amore di Beethoven per la natura. Questo dimostra che la musica può commuoverci e influenzare le nostre emozioni
Ecco un altro esempio, quello del compositore Austriaco Gustav Mahler. Lui era molto ossessionato dalla morte, com’è dimostrato dalla sua incessante ricerca per scoprire il senso, o il significato, della vita, cosa che esprimeva nelle sue prime due sinfonie e in altre composizioni. Nella sua Sinfonia n. 1, la gioia della vita viene offuscata dall’ossessione per la morte. La sua Sinfonia n. 2 inizia esprimendo la sua ossessione per la morte, e culmina riferendosi all’immortalità, una dottrina religiosa. L’elemento religioso in queste opere è espresso in modo chiaro. Secondo voi, e qui potete lasciare un vostro commento, la confusione religiosa, le ossessioni e le nevrosi di Mahler potrebbero influenzare l’ascoltatore?