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By Giovanni CorredduMusicMusic History
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Keration PC | PodCast episodes

  • La musica può trasmettere una filosofia? (2a parte)

    Nell’episodio precedente, ci siamo lasciati parlando delle sinfonie del compositore austriaco Gustav Mahler.

    Un caso simile è quello di Stravinsky, che compose La Sagra della Primavera. Questo balletto rappresenta un rito pagano in cui una giovane vergine danza fino a morire per ingraziarsi il dio della primavera. Di questo rito è stato detto: “È qui espresso da una musica la cui caratteristica di maggior spicco è il ritmo: il potere ipnotico e irresistibile dei modelli ritmici”. Ha la capacità di scuotere sia l’ascoltatore che l’osservatore in modo non solo sorprendente ma addirittura inquietante. Infatti, era stato sviluppato con l’obiettivo di attaccare le forze politiche dell’epoca, rovesciando ogni certezza europea sulla tradizione musicale

    Quindi, premiamo il tasto Pausa sulla musica classica e riflettiamo. L’eccessiva esposizione a un certo tipo di musica ci deprimerà o ci ecciterà in modo eccessivo? La filosofia del compositore si insinuerà e forse influenzerà negativamente il mio modo di pensare? Naturalmente, non sto dicendo che qualsiasi brano sarà negativo, anzi alcuni brani potrebbero spingerci ad aumentare la fede nel Creatore e nelle Sue grandi opere, oppure potrebbe aiutare psicologicamente ad affrontare un problema. Alcuni brani si riveleranno neutri, ovvero non intaccheranno né in bene né in male il nostro modo di pensare. D’altronde la musica si può ascoltare senza conoscere nulla del suo compositore. Pertanto, non sapremmo neanche qual era il suo pensiero filosofico. In questo caso il pensiero dell’ascoltatore come potrebbe essere intaccato? Se dovesse cambiare, la causa sarà l’ascoltatore stesso, non il compositore!

    Ora, quanto detto in questi due episodi si può applicare anche alla musica moderna? Fino a che punto la musica moderna può intaccare il pensiero, sia nel bene che nel male? Potrebbe rappresentare una minaccia? Analizzerò la risposta a queste domande in un futuro episodio.

    3 min
  • Cantare con sforzo

    Se desideri cantare, ti servirà un certo sforzo. Ipotizziamo che ti senta un po’ stanco: la scelta migliore potrebbe essere lasciare stare oppure cantare senza sforzarti. Se ti sforzerai di cantare, scoprirai che ti sentirai meglio e, contemporaneamente, ti divertirai. Infatti, è stato dimostrato che la musica porta molti benefici, permettendo sia alla mente che al corpo, nonché alle emozioni, di rinnovarsi. Hai una bella voce? Canta! Lascia che gli altri la apprezzino. Naturalmente, se hai a disposizione una base musicale, sarai facilitato ancora di più.

    2 min
  • The Genetic Scanner: Insegnanti privati per Elisa

    Siamo arrivati alla terza e ultima appendice del mio romanzo The Genetic Scanner — Revision 3.0. Questo significa che siamo arrivati anche all’ultimo episodio. Se volete, potete leggere il romanzo tramite l’App ufficiale, oppure cercate la versione cartacea su Amazon e su Lulu.com. Nelle prossime settimane sarà riasciata una nuova edizione del libro.

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    2 min
  • I titoli usati nella Musica Classica

    Dischi in vinile, musicassette, compact disc e servizi di streaming offrono ogni tipo di musica che si possa immaginare. È disponibile così tanta musica appartenente a qualsiasi genere da offrire l’imbarazzo della scelta.

    In genere, la musica composta nel periodo Classico (1700-1800) è abbastanza piacevole all’ascolto da poter far compagnia in qualsiasi momento. Ascolta alcuni brani classici, e acquisirai familiarità con gli stili, le melodie frizzanti e i ritmi vivaci dell’epoca.

    Quando si sceglie cosa ascoltare, all’inizio si può essere attirati dal titolo. Ma è sufficiente? I compositori scrivevano melodie attraenti e sviluppate con piacevoli armonie. Spesso nelle confezioni della musica classica è presente una descrizione di ciò che si andrà ad ascoltare. Se si tratta di musica lirica, forse ci sarà il testo. Spesso troviamo le date, la storia, le curiosità e altre informazioni. Leggerle ci preparerà all’ascolto. Ma non è tutto come appare all’occhio. Infatti, non sempre ciò che leggiamo rispecchia ciò che ascolteremo. Ecco perché in musica ci serve l’orecchio.

    Per esempio, Beethoven scrisse la Sonata per pianoforte n. 27 in Do# minore senza riportare la dicitura “Al chiaro di luna”. Quando scrisse il suo quinto concerto per pianoforte, non scelse un titolo aggiuntivo, cioè “Imperatore”. Eppure, oggi quelle composizioni sono famose con questi titoli.

    È successo anche con molte composizioni di Chopin: i titoli che accompagnano molti suoi pezzi non sono stati scelti da lui.

    I titoli delle composizioni sono stati spesso scelti in base a ciò che ascoltatori posteri hanno pensato ascoltando queste opere. In alcuni casi, i titoli sono stati aggiunti da editori musicali perché volevano puntare economicamente su quei brani.

    Sulla copertina di un album musicale potremmo trovare anche una descrizione tecnica di quello che troveremo all’interno: musica cacofonica, dissonante, dodecafonica, seriale, a percussione, stridula. Queste espressioni indicano che la musica non sarà di tipo melodico, ovvero la melodia non sarà di facile identificazione, perché sarà esaltato maggiormente il ritmo. In molti casi può complicare l’ascolto.

    4 min
  • Cantico o canzone?

    Oggi è normale sentir parlare di “canzoni” in ambito musicale. In effetti, qualsiasi brano musicato dotato di un testo da cantare è solitamente chiamato “canzone”. Ma fino a che punto è corretta questa parola? Infatti, esistono anche i “cantici”.

    Scopriamo cosa ne pensa il vocabolario Treccani.it. Ecco come definisce la “canzone”: ‘Componimento lirico formato da un numero indeterminato di stanze o strofe (in genere da 5 a 7), costituite a loro volta da un numero vario di endecasillabi, o endecasillabi e settenarî variamente disposti, rimati fra loro’.

    La “canzone” è una forma poetica, quasi un sinonimo di “poesia”. Per esempio, Francesco Petrarca scrisse il Canzoniere, chiamato anche Rerum vulgarium fragmenta e Francisci Petrarche laureati poete Rerum vulgarium fragmenta (si traduce: “Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d’alloro”).

    Sembra che l’uso della parola “canzone” con riferimento alla musica sia abbastanza recente. Infatti, il Treccani.it usa la parola “oggi” e aggiunge: “Soprattutto riferito alle composizioni per canto e strumenti, di genere leggero, un tempo dette canzonette”.

    Che dire, allora, della parola “cantico”?

    Secondo un calcolo, circa un decimo dell’intera Bibbia è formato da canti. Si pensi, per esempio, ai Salmi (ben 150 cantici), al Cantico dei Cantici e alle Lamentazioni (formate da 5 poemi). Le Scritture menzionano anche canzoni mondane, canzoni di scherno e canzoni d’amore. Comunque, i circa 300 riferimenti al canto sono legati all’adorazione. Il canto è di solito associato alla gioia, proprio come scrisse il discepolo Giacomo: “C’è qualcuno d’animo allegro? Canti salmi”, ovvero cantici che lodano Dio (Giac. 5:13). Sono menzionati anche canti funebri, definiti “lamenti”.

    In conclusione, quando si canta si dovrebbe dire “canzonetta”, perché la “canzone” è una poesia non cantata, ma se si vuole lodare Dio, allora si tratta di un “cantico”.

    A proposito, visto che quello che state ascoltando è un monologo accompagnato da un flauto, state ascoltando un cantico. Infatti, negli antichi teatri romani, i drammi, recitati o cantati, erano accompagnati da un flauto.

    Le musiche di questo episodio sono tratte dal mio album Flûte à piano.

    4 min

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