E’ consuetudine ormai acclarata cercare di sminuire o denigrare l’impresa dei Mille e la figura di Garibaldi, descritto quasi come un brigante o un avventuriero di successo, ed al tempo stesso esaltare le condizioni del regno di Napoli prima della sua impresa, un regno felice, governato da una stirpe di sovrani illuminati ed attenti ai bisogni del popolo. Basterebbe però anche solo guardare alle vicende della spedizione dei Mille, o interrogarsi sulle ragioni di un successo eclatante ottenuto da forze di così modesta entità, un gruppo di volontari, per di più male armati, per giungere a conclusioni, per forza di cose, ben diverse: Garibaldi è stato l’unico vero capo militare che l’Italia abbia mai avuto, il regno di Napoli è crollato per la sua arretratezza, per le colpe e gli errori dei suoi regnanti.
La battaglia del Volturno, unico grande scontro campale di tutta la guerra, sancì in forma inconfutabile entrambi questi aspetti; qui i Borbone persero definitivamente il loro regno, per il valore dell’avversario, ma anche per le carenze del passato, per le follie e l’inettitudine di un Re e della sua corte.