Cos'è un'opera d'arte originale? Chi la decide? E soprattutto: esiste davvero? Per secoli la risposta sembra ovvia. L'originale è ciò che nasce dalla mano del genio, irripetibile, autentico, unico. Poi è arrivato Marcel Duchamp. Ha preso un oggetto qualunque, un portabottiglie, un orinatoio, uno sgabello, lo ha scelto, e lo ha chiamato arte. Non l'ha costruito. Non l'ha dipinto. L'ha scelto. E il concetto di arte viene messo in discussione. Ma c'è di più. Perché Duchamp, con il tempo, è diventato un mito. Un canone. Un'autorità. E come tutte le autorità anche lui va messo in discussione. È quello che ha fatto Sturtevant. Per quattro decenni ha ripetuto le opere di Duchamp, a memoria, senza guardare gli originali, non per imitare, ma per capire cosa le teneva in piedi. Cosa rende un gesto rivoluzionario. Cosa trasforma un oggetto in leggenda. E soprattutto: chi decide che sia così. Fino al 23 luglio 2026, la Galleria Thaddaeus Ropac Milano ospita "Dialogues are mostly fried snowballs". La prima mostra mai dedicata a entrambi, al Palazzo Belgioioso in Piazza Belgioioso 2.