Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • Smettila di dire FORSE in italiano: impara tutti i SINONIMI
    Qualcuno ha forse detto “forse”? O forse me lo sono solo immaginato? Eppure mi è proprio sembrato di sentirlo… Bah, forse sto impazzendo. In questa lezione parleremo di una parolina super comune, utilizzata da tutti e a volte anche a sproposito. Forse l'avete già indovinata. O forse no. Avete capito? Esatto, sto parlando di FORSE! Ma bando alle ciance, iniziamo subito: ho un bel po’ di alternative simpatiche da darvi!
    

     

    FORSE e le sue alternative
    La parolina forse è un avverbio molto comune che si usa per indicare dubbio, ovvero per indicare che non siamo totalmente sicuri di qualcosa. Possiamo distinguere vari utilizzi di questa parolina.

     
    FORSE NELLE FRASI AFFERMATIVE
    Nelle frasi affermative, forse indica che abbiamo qualche dubbio su quello che stiamo dicendo, ovvero non ne siamo totalmente sicuri. Ad esempio:

    Beh, quel che è fatto è fatto. Forse è stato meglio così.

    Oppure

    Mentirgli non è stata una buona idea. Forse avrei dovuto dirglielo.


    In questi casi, forse può essere sostituito da probabilmente o da magari.

    Beh, quel che è fatto è fatto. Magari è stato meglio così.

    Oppure

    Mentirgli non è stata una buona idea. Probabilmente avrei dovuto dirglielo.

     

    Come vedete, queste tre espressioni sono pressoché intercambiabili, ma bisogna dire che probabilmente, rispetto a forse, indica un grado di certezza leggermente maggiore, mentre magari indica che siamo leggermente più in dubbio.

    FORSE NELLE RISPOSTE
    Nelle risposte, forse può essere utilizzato da solo per esprimere incertezza rispetto a quello che è stato detto prima.

    - Non credi sia meglio parlarne direttamente con lui?

    - Forse.

     

    In questi casi, può essere sostituito da probabilmente, può darsi o può essere oppure da chissà, chi lo sa o dipende.

    - Credi che, se fosse andata diversamente, ora staremmo ancora insieme?

    - Chissà. Può darsi.

     

    - Se vincessi il concorso, inizieresti subito a lavorare?

    - Mmmh… Dipende.

     

    - Se ti chiedessi di sposarmi, accetteresti?

    - Beh… Probabilmente

     

    Come avrete potuto notare, spesso è anche possibile combinare due di queste alternative insieme:

    - Ve n’eravate accorti? Mmm… Chissà. Probabilmente sì.

     
    FORSE E I NUMERI
    Infine, quando è seguito da un numerale, forse indica approssimazione o incertezza sulla cifra.

    In questi casi, può essere sostituito con all'incirca, a occhio e croce, approssimativamente, circa, più o meno, pressappoco, quasi o su per giù. Vediamo alcuni esempi:*dal parrucchiere*

    - Buongiorno, vorrei spuntare un po’ i capelli.

    - D’accordo, mi dica quanto vuole tagliarli.

    - Beh, a occhio e croce direi qualche centimetro. Non so, all’incirca 5-6 centimetri.

    - Va bene, quindi pressappoco 3-4 dita?

    - Sì, su per giù.

     
    FORSE NELLE DOMANDE RETORICHE
    Forse può essere usato anche nelle domande retoriche per esprimere un finto dubbio, quando in realtà già sappiamo la risposta.

    - Quindi sei sicuro che questa sera dobbiamo guardare un film horror?


    - Certo, perché? Avresti forse paura?


    - No, no, macché. Dicevo così, per curiosità.

     

    In questo caso, può essere sostituito con per caso.

    - Non ho chiuso occhio tutta la notte per colpa di quei maledetti cani che non la smettevano di abbaiare.


    - Credi per caso che io sia riuscito a dormire? Ero proprio accanto a te!

    9 min
  • L’ACCENTO nella LINGUA ITALIANA: Tonico e Grafico – Quando si usa? Come si usa?
    In questa lezione parleremo di un argomento molto importante ed interessante, non solo per chi impara l’italiano come lingua straniera, ma anche per i madrelingua stessi! Si tratta di un argomento che in genere viene insegnato alle scuole elementari, ma che poi non viene più ripreso, perché viene dato per scontato. Sto parlando dell’ACCENTO! In questa lezione vedremo tutti i tipi di accento che esistono in italiano e come usarli correttamente!
    

     
    L'italiano e i suoi accenti
    Ebbene, forse alcuni di voi non lo sanno, ma gli italiani sono i primi a fare spesso errori quando si tratta di accenti. Per questo è importante conoscerli bene e imparare ad utilizzarli sempre correttamente se si vuole dimostrare di avere una buona padronanza della lingua italiana.

     
    Accenti e dove trovarli
    Una prima regola fondamentale che tutti devono sapere è che in italiano l’accento può cadere solo sulle vocali (e mai sulle consonanti).

    Detto questo, bisogna sapere che l’accento si suddivide in due tipologie:

     

    accento tonico;

     

    accento grafico.

     

    L’accento tonico è la messa in rilievo di una specifica sillaba, quindi è quello che SI SENTE.

     

    L’accento grafico, invece, è il segno che si pone sopra alla vocale accentata nello scritto, quindi è quello che SI VEDE.

     
    L'accento tonico
    In italiano tutte le parole hanno un accento tonico, ovvero in tutte le parole l’accento cade su una sillaba, mentre solo alcune parole hanno l’accento grafico (in particolare, hanno l’accento grafico le parole TRONCHE, ovvero quelle in cui l’accento tonico cade sull’ultima sillaba, come: perché, caffè, più, già, ecc.).

     

    Attenzione però! Non tutte le parole tronche hanno un accento grafico: vi sono infatti moltissimi monosillabi (parole con una sola sillaba) che non hanno alcun accento grafico! È il caso di tutte le preposizioni semplici (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra) o parole come me, te, no, non, ecc.

    Infine, va detto che vi sono anche alcune parole tronche che hanno l’apostrofo al posto dell’accento. In questi casi, l’apostrofo indica la caduta di una parte della parola: è il caso di po’ da poco, be’ da bene, va’ da vai, di’ da dici e così via.

     
    L'accento grafico
    Ma torniamo all’accento grafico, il quale, a sua volta, può essere di due tipi:

    - acuto (va verso l’alto, lo troviamo in parole come sé, perché, affinché, poiché, eccetera; indica che la E accentata va pronunciata CHIUSA)

     

    - grave (va verso il basso, lo troviamo in parole come tè, caffè, è, eccetera; indica che la E accentata va pronunciata APERTA)

     

    Ad ogni modo, come abbiamo accennato, tutte le parole hanno un accento tonico, anche se non è rappresentato graficamente. Questo significa che, se vogliamo pronunciare correttamente le parole italiane, dobbiamo sapere dove cade l’accento! E non si tratta affatto di un compito semplice, perché quando una parola non possiede accento grafico, non è indicato in nessun modo dove cada l’accento tonico, dobbiamo semplicemente saperlo… oppure cercarla in un dizionario!

     
    Un accento, ma tante parole
    A questo punto, va detto che in italiano le parole si possono dividere in gruppi a seconda della posizione in cui cade l’accento tonico. Avremo quindi parole:
    - Tronche
    Quando l’accento tonico cade sull’ultima sillaba (questo è l’unico caso in cui l’accento viene rappresentato anche graficamente). Ad esempio, sono tronche parole come: caffè, poiché, né…

     
    - Piane
    Quando l’accento cade sulla penultima sillaba. Ad esempio, sono parole piane: matita, cartella, divano, gattino, televisione, mattiniero, mai,
    12 min
  • Smettila di ripetere DIRE: Impara 100 Alternative con un DIALOGO in ITALIANO
    Avete presente il verbo “dire”? Sì, esatto, uno dei verbi più usati in assoluto nella lingua italiana. Ecco, scommetto che anche voi l’avete detto e ridetto fino alla nausea. E tutti noi siamo arcistufi di sentirlo dire. In questa lezione vi presenterò ben 100 alternative al verbo DIRE che vi torneranno estremamente utili per arricchire il vostro italiano parlato e scritto! Lo so, 100 sembrano tante alternative… ma non vi preoccupate: non ho intenzioni di annoiarvi con una lunga e noiosa lista di parole!
    

     

    100 modi per non dire "dire" in italiano
    Vedremo tutte le alternative per evitare di usare il verbo DIRE in italiano attraverso un dialogo che ha come protagonisti Alberto e sua madre. Spero che vi piaccia!

     

    “Stamattina a scuola è successo un casino”, esordì Alberto.

    “Davvero? Cos’è successo”, chiese la mamma.

    “Dei miei compagni hanno messo una gomma masticata sulla sedia della professoressa, la quale è andata su tutte le furie e ha chiamato la preside…”, spiegò lui.

    “Ma siete matti? Ma che diavolo di scherzi sono!”, urlò lei.

    “Mamma, è inutile che ti arrabbi, io non c’entro nulla!”, la rassicurò.

    “Sei sicuro? Non so perché ma ho la sensazione che c’entri qualcosa anche tu!”, insisté lei.

    “Tutte le volte che succede qualcosa pensi sempre che sia colpa mia!”, protestò Alberto.

    “Per forza, perché alla fine scopro sempre che avevo ragione!”, lo aggredì la mamma.

    “E va bene, è colpa mia. Ho fatto una scommessa con i miei compagni e ho convinto un mio amico a mettere la gomma sulla sedia della prof. Ma non pensavo che sarebbe finita così male!”, piagnucolò il giovanotto.

    “Non voglio sentire scuse! Quello che hai fatto è imperdonabile!”, si infuriò lei.

    “Hai ragione, mamma. Mi dispiace. Non succederà più.”, frignò lui.

    “Ascoltami bene giovanotto: se si dovesse ripetere una cosa del genere sarò costretta a mandarti al collegio. Evidentemente hai bisogno di qualcuno che ti insegni le buone maniere”, sibilò lei, visibilmente adirata.

    “Al.. al c-collegio?”, balbettò lui, tremando.

    “Sì, al collegio! Ora fila a letto senza cena!”, gridò lei.

    Alberto rimase seduto sul divano con la testa fra le mani, arrabbiato e oppresso dal senso di colpa. Sapeva di averla fatta grossa.

    - “Forse, se confessassi, la prof. mi darebbe una punizione meno grave…”, ipotizzò.

    - “Sì, domani appena arrivo a scuola vado dalla prof e confesso tutto. Le chiederò scusa e la supplicherò di essere clemente”, decise.

     

    Bene, che ve ne pare? Avete visto quante alternative a “dire” ci sono? Tuttavia, quelle che avete appena visto sono solo alcune delle tante. Vediamole tutte:

     
    Iniziare col piede giusto
    All’inizio, per esempio, troviamo il verbo ESORDIRE, il quale fa parte di quella categoria di alternative a “dire” che si usano PER INIZIARE UN DISCORSO. Fanno parte di questa categoria:

     

    COMINCIARE - INIZIARE - ATTACCARE - ESORDIRE

     
    La più usata dai genitori
    Successivamente, troviamo la categoria di alternative che include i verbi PER FARE DOMANDE o PER DARE ORDINI. In questa categoria rientrano:

    CHIEDERE - DOMANDARE - PROPORRE - PREGARE - SCONGIURARE - IMPLORARE - SUPPLICARE - INSISTERE - INCALZARE - ESORTARE - INTERROGARE - INTERPELLARE

     
    Per saperne di più
    A seguire, la terza categoria di alternative a “dire” è quella dei verbi INFORMATIVI, che si usano per dare notizie o informazioni:

    ANNUNCIARE - AVVERTIRE - INFORMARE - AVVISARE - RACCONTARE - SPIEGARE - SUGGERIRE - CONSIGLIARE - DICHIARARE - PROCLAMARE - COMUNICARE - RIFERIRE - RIVELARE - CONFESSARE

    10 min
  • 7 grandi CLASSICI della LETTERATURA ITALIANA: le migliori opere italiane
    La letteratura è un argomento vasto ed interessante e l'Italia è sempre stata molto produttiva: tanti sono gli scrittori e ancora di più i libri che sono riusciti ad entrare nei tomi scolastici, così abbiamo deciso di consigliarvene 7 tra i più importanti. Sicuramente avrete già sentito nominare alcune di queste opere o i loro autori, ma sono certa che non sapete proprio tutto tutto a riguardo. Cercherò quindi di ampliare la vostra conoscenza della cultura letteraria italiana senza annoiarvi! Siete pronti? Iniziamo!
    

     
    Storia della letteratura italiana in 7 libri
     

    Il capolavoro dell'esteta

    La prima opera di cui voglio parlarvi è:


    Il Piacere


    Si tratta di un romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1889, scritto da Gabriele D’Annunzio, famosissimo scrittore, poeta, politico e patriota italiano, che ebbe una grande influenza sulla cultura italiana, tanto da aver dato vita ad un fenomeno artistico e culturale chiamato proprio “dannunzianesimo”. Nel suo romanzo, Il Piacere, D’Annunzio racconta di un nobile romano, Andrea Sperelli, che dopo la separazione dalla moglie, si innamora di Maria, una ricca donna che però è già sposata. Dopo una serie di eventi e opportunità rovinate, Andrea si ritrova da solo, a osservare un’epoca storica di grandi cambiamenti. Il Piacere è senza dubbio un’opera emblematica del Decadentismo italiano e della produzione di D’Annunzio che vi consiglio vivamente di leggere! Tra l’altro, è scritta talmente bene che sono sicura che alla fine della lettura vi ritroverete ricchi di nuove strutture e parole che renderanno il vostro italiano decisamente più colto e raffinato!

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    Per guardarsi dentro

    La seconda opera di cui parleremo:


    La Coscienza di Zeno


    Ci troviamo davanti a un romanzo psicoanalitico scritto da Italo Svevo e pubblicato per la prima volta nel 1923. Si tratta di un libro dalla struttura molto particolare: la prefazione, infatti, è scritta dallo psicanalista di Zeno Cosini, il protagonista del libro, che dice di voler pubblicare per vendetta il diario del suo paziente, Zeno appunto, che si è sottratto alla cura che gli era stata prescritta. I capitoli del libro sono costituiti proprio dalle pagine del diario di Zeno, commerciante di famiglia ricca. Zeno ha un rapporto conflittuale con il padre, che si riflette su ogni aspetto della sua vita: in amore, nel lavoro e nel rapporto con amici e famigliari. Oppresso da un costante senso di inadeguatezza e inettitudine, Zeno è alla continua ricerca di una cura al suo forte malessere.

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    Non è facile essere nobili

    La prossima opera di cui voglio parlarvi è una delle mie preferite:


    Il Principe


    Ci troviamo dinanzi a un saggio critico di dottrina politica scritto dallo storico, drammaturgo e politico fiorentino Niccolò Machiavelli nel 1513. In questo saggio, Machiavelli espone le caratteristiche dei principati e i metodi per conquistarli e mantenerli. Proprio dalle idee veicolate in quest’opera nasce l’aggettivo “machiavellico”, ispirato all’autore e utilizzato tutt’ora per indicare qualcosa fatto con astuzia e in totale mancanza di scrupoli nei rapporti politici e sociali. Il Principe riassume il pensiero filosofico di Machiavelli, il quale è spesso sintetizzato nell’espressione “il fine giustifica i mezzi” o, in altre parole, ogni azione si può giustificare in virtù dell’obiettivo che si cerca di raggiungere.

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    Uno sguardo a chi nessuno guarda

    La prossima opera si intitola:


    11 min
  • Smettila di dire: TI AMO – Impara tutte le ALTERNATIVE per esprimere AMORE
    In questa lezione è parleremo di un argomento particolarmente vicino al cuore degli italiani, così come a quello di chiunque altro: l'amore. Il motore che muove il mondo, la sorgente dei nostri desideri, il sentimento più bello che ci sia. Preparatevi, perché in questo video vi insegneremo a non essere mai più banali quando si tratta di esprimere i vostri sentimenti. Non vi troverete mai più a cercare le parole giuste per coronare il momento perfetto, perché le avrete già, pronte da usare.
    

     
    Parlare d'amore in italiano
    "Ti amo", ma forse è meglio di no
    Dire “ti amo”, lo sapete, è troppo facile.

    Lo dicono tutti talmente spesso che piano piano sta perdendo tutto il suo valore e la sua importanza.

    Quindi, se non volete rischiare di essere presi poco sul serio, guardate questo video e scoprirete tutti i modi più belli per dire “ti amo” senza dirlo.

    Iniziamo subito!

     
    Amore a chilometro zero!

    Se volete esprimere il vostro amore, a volte non c’è bisogno di dire “ti amo”, ma basta ricordare all’altra persona che è sempre nei vostri pensieri, anche quando non siete insieme.

    Per farlo, potete dirle:

     
    Mi manchi.
    O, ancora più intenso:
    Mi manchi da morire.
    Se l’altra persona vi risponde “anche tu”, allora siete a cavallo. Significa che il sentimento che provate è probabilmente corrisposto. Non dimenticate di dire al vostro partner quando vi manca! Nelle relazioni è molto importante essere sinceri, perciò non abbiate paura di esprimere i vostri sentimenti.

     
    Parole speciali per una persona speciale

    Se volete essere molto romantici, un altro modo per dire “ti amo” è:

     
    Sei la cosa più bella che mi sia mai capitata.
     

    Attenzione: se volete usare questa espressione dovete essere molto cauti. Usatela solo con una persona a cui tenete davvero tanto, qualcuno che amate profondamente e con cui condividete un amore molto intenso. Altrimenti rischiate di risultare troppo sdolcinati e il vostro partner non vi prenderà sul serio. Se provate un sentimento profondo e sincero per la vostra dolce metà, allora questa espressione è perfetta per voi, perché con queste parole esprimerete tutto l’amore che provate, ricordando alla vostra amata o al vostro amato che siete estremamente grati per la sua presenza nella vostra vita.

     
    Non si può amare da soli

    Inoltre, se volete esprimere il vostro sentimento ricordando all’altra persona quanto la sua presenza sia importante per voi, potete farlo con:

     
    Non so stare senza te.
     

    Attenti però, perché con questa frase rischiate di passare un messaggio un po’ forte, ovvero che avete bisogno di quella persona per stare bene. Come saprete, non è molto sano dipendere completamente da un’altra persona per essere felici. Perciò, usate questa espressione solo se siete sicuri che la vostra dolce metà non la fraintenderà. In questo caso, il messaggio “sano” che viene trasmesso è che quella persona rende la vostra vita migliore, perché la sua presenza accanto a voi vi rende felici.

     
    Amore ed eros

    Se state cercando un modo per dire all’altra persona che siete attratti fisicamente da lei, allora potete dire:

     
    Ti voglio.
     

    Questo è il modo più immediato per risvegliare l’interesse del vostro partner, ma va usato con cautela: l’espressione “ti voglio” si colloca infatti su un piano prettamente fisico, quindi usatela soltanto se avete già una relazione piuttosto intima con quella persona o se entrambi siete attratti fisicamente l’uno dall’altra. In genere, dire “ti voglio” è come dire “vorrei andare a letto con te”, quindi, per carità, non usatelo a sproposito!
    9 min
  • ENANTIOSEMIA: Parole italiane che hanno due SIGNIFICATI OPPOSTI
    In questa lezione voglio parlarvi di un problema serio che affligge la lingua italiana! Uno di quei problemi che impediscono a molti studenti stranieri di capire, a prima lettura o primo ascolto, quello che viene detto o scritto: la enantiosemia, un fenomeno linguistico per cui alcune parole, in italiano, indicano una cosa... e il suo esatto opposto! Ovviamente, la parola affetta da questo fenomeno non è già nata con i due significati opposti, ma ne ha acquisito uno con il tempo.
    

     

    I casi più comuni di ENANTIOSEMIA
    Tirare
    Questo verbo indica praticamente due movimenti opposti! Infatti, tirare indica sia “lanciare, gettare via qualcosa, scagliare”, sia “attrarre verso di sé qualcosa”.

    Per esempio:

    Quando al mio capo non piacciono i progetti che gli presentano, li tira direttamente nel cestino.
    Per entrare in un negozio mi confondo sempre e spingo la porta invece di tirarla. Ma credo capiti un po' a tutti.

    Spolverare
    Questo verbo, sicuramente lo avrete capito, ha a che fare con la polvere. Infatti, può significare sia “togliere la polvere” da una superficie sia “applicare, mettere qualcosa in polvere”.

    Vediamo un paio di esempi:

    Tra tutte le faccende di casa, quella che detesto di più è spolverare i mobili e le mensole!
    Spolverate infine la torta con dello zucchero a velo o del cacao in polvere.

    Feriale
    Questo aggettivo si riferisce a periodi di tempo; indica sia “i giorni delle ferie”, cioè quelli di vacanza dal lavoro, sia “i giorni lavorativi”, in genere dal lunedì al venerdì (oppure al sabato).

    E come si fa a capire se qualcuno vuole parlare di ciò che ha fatto durante le vacanze o mentre lavorava? Ovviamente, dipende dal contesto!

    Ma vediamo degli esempi:

    Durante il periodo feriale, quindi dai primi di luglio fino alla fine di agosto, molti stabilimenti balneari italiani guadagnano quanto noi guadagniamo in un anno.
    Questo parcheggio è a pagamento nei giorni feriali ma gratuito nei giorni festivi.

    Ospite
    Incredibile ma vero, questa parola si riferisce a entrambe le persone, cioè sia alla persona che ospita, sia alla persona che viene ospitata.

    Ancora una volta, tutto dipende dal contesto! Va detto però che è più usata per indicare la persona che viene ospitata.

    Per esempio:

    Carolina è stata un’ospite eccellente: la casa era super fornita e durante il soggiorno è stata sempre disponibile.
    Se non sai dove dormire, puoi essere ospite da me per qualche giorno!

    Storia
    Pensate di sapere bene l’unico e solo significato della parola “storia”? Eh no, ce ne sono due! Innanzitutto, con “storia” si intende un racconto inventato, di solito per bambini. Ma la storia è anche l’insieme degli avvenimenti (reali) che sono avvenuti nel passato. Dunque, ecco l’opposizione inventato vs reale!

    Vediamo alcuni esempi:

    I miei figli si addormentano solo dopo che racconto loro almeno un paio di storie di maghi e principesse.
    Secondo la storia, Cristoforo Colombo ha scoperto l’America nel 1492.

    Pauroso
    Questo aggettivo ha evidentemente a che fare con la paura, ma non solo. Infatti, “pauroso” è sia ciò che provoca paura, sia la persona che prova paura per qualcosa, sia qualcosa di molto bello.

    Per esempio:

    La notte di Halloween, nella mia famiglia c’è la tradizione di vedere un film pauroso.
    Marco è così pauroso che non potrà mai vivere da solo nella sua vita!
    La ragazza di Goffredo è una figa paurosa… alla fine dei conti, anche lui è un figo pauroso!

    Curioso
    Ancora una volta, anche questa parola può assumere sia il significato di “persona che ha tanta curiosità”,
    11 min
  • I SOSTANTIVI COLLETTIVI in italiano: Quali sono? Quanti sono? Come si usano?
    In questa lezione vi vogliamo parlare di un argomento della grammatica italiana davvero molto importante, che vi aiuterà ad ampliare il vostro lessico e ad usare correttamente una precisa classe di sostantivi: i nomi collettivi. Ne avete mai sentito parlare? Vabbè, in ogni caso, ora vi spieghiamo tutto quello che vi serve sapere! Pronti? Iniziamo subito!
    

     

    I Nomi Collettivi in italiano: Singolare o Plurale?
    I nomi collettivi sono sostantivi singolari che indicano una pluralità, una moltitudine di persone, di animali e di cose.

    Si tratta di un tema grammaticale molto particolare, perché il nome collettivo pone a volte delle difficoltà nella concordanza dei verbi e degli aggettivi rispetto al numero in quanto si utilizza un sostantivo singolare per indicare un insieme di più entità.

    Le regole della grammatica italiana, però, ci aiutano a risolvere questo problema: se il soggetto è singolare, allora gli aggettivi e i verbi ad esso riferiti vanno al singolare.

    Perciò, anche se il soggetto in questione indica una pluralità di cose o di persone, i verbi e gli aggettivi che lo accompagnano saranno anch’essi singolari.

    Facciamo qualche esempio:

    Una minacciosa mandria di bufali si avvicinò ai turisti.

    Come vedete, l’aggettivo “minacciosa” (femminile singolare) e il verbo “si avvicinò” (terza persona singolare) sono concordati con il sostantivo collettivo “mandria”, che è un femminile singolare.

    Un altro esempio:

    Dopo la partita, la squadra avversaria potrà andare a cambiarsi negli spogliatoi.

    Anche in questo caso, l’aggettivo “avversaria” e il verbo “potrà” sono concordati con il femminile singolare “squadra”, sostantivo collettivo.

    QUIZ: NOMI COLLETTIVI
    Vi proponiamo ora alcuni quiz per testare le vostre conoscenze. Vi chiederemo in che modo si indica un insieme di determinate entità e voi dovrete indovinare il nome collettivo giusto. Pronti? Iniziamo!

    1. Quale nome collettivo indica un insieme di persone?

    A) Foresta
    B) Flotta
    C) Folla

    La risposta esatta è la C: folla! Il nome collettivo “foresta” indica invece un insieme di alberi, mentre “flotta” indica un insieme di navi. Un altro sostantivo collettivo che indica un insieme di persone è "gente", anch’esso un femminile singolare, proprio come folla. Facciamo un esempio:

    Andare a fare compere in centro di domenica pomeriggio è stata una pessima idea: non si riusciva a camminare in mezzo a tutta quella folla.

    2. Quale di questi nomi collettivi indica un insieme di uccelli?

    A) Truppa
    B) Stormo
    C) Sciame

    La risposta esatta è la B: stormo. Il sostantivo collettivo “truppa” indica invece un insieme di soldati, così come “esercito”; “sciame” indica invece un insieme di api. Ecco un esempio con “stormo”:

    Uno stormo di uccelli migratori si alzò in volo e si diresse verso i paesi più caldi.

    3. Quale nome collettivo si usa per indicare un insieme di pecore?

    A) Coro
    B) Mazzo
    C) Gregge

    La risposta corretta è ancora una volta la C: gregge. Il sostantivo “coro” indica invece un insieme di cantori, mentre “mazzo” può indicare un insieme di fiori o un insieme di carte. Vediamo alcuni esempi:

    Il pastore portò il gregge a pascolare in cima alla collina.
    Per farsi perdonare, ha regalato alla sua ragazza un mazzo di rose rosse.
    Domenica scorsa ho deciso di iniziare a cantare nel coro della chiesa.

     
    IL PLURALE DEI NOMI COLLETTIVI
    Attenzione! I nomi collettivi possono avere anche il plurale e, in quel caso, indicano due o più insiemi o raggruppamenti. Ad esempio, possiamo dire:

    9 min
  • Smettila di dire DAVVERO in italiano: impara tutti gli usi e le alternative!
    In questa lezione vi spiegheremo come utilizzare la parola “davvero” che sicuramente avete usato o sentito usare moltissime volte! Si tratta infatti di una parola molto flessibile, che si adatta facilmente a tante situazioni e che può apparire sia nelle frasi affermative che nelle esclamative e interrogative. Ma non vi preoccupate, in questa lezione vi insegneremo tante alternative per non usare sempre la parola “davvero”.  Siete pronti? Iniziamo!
    

     
    La parola “DAVVERO” e le sue alternative in italiano
    "Davvero" è una parola ampiamente usata il cui significato cambia in base al contesto in cui appare. Vediamo ora in che tipo di frase compare il termine "davvero" e quali sono le sue alternative.
    DAVVERO NELLE FRASI AFFERMATIVE

    Nelle frasi affermative, l’avverbio “davvero” viene spesso utilizzato per rafforzare un concetto o una parola specifica. Ad esempio:

    La sua voce è davvero irritante. Non la sopporto più.

    oppure

    Oggi sono davvero stanca. Sono sveglia dalle 7.

    In questi casi, “davvero” può essere sostituito con “veramente”, “seriamente”, “sul serio”, “parecchio”, “molto” o, in contesti informali, “un sacco”. Ad esempio:

    Alla fine mio padre ha veramente comprato una Ferrari. Pensavo scherzasse, invece faceva sul serio!

     oppure

    Sono seriamente preoccupata per lui. Non l’ho mai visto così giù.

    o ancora

    Giovanni è parecchio alto. Sarà un metro e 95 su per giù.

     

    Quando “davvero” indica che qualcosa è proprio vero, che non stiamo scherzando, allora possiamo sostituirlo con “effettivamente” o “proprio”. Ad esempio:

    Mi ha detto che mi avrebbe chiamata e alla fine l’ha fatto davvero.


    In questo caso, per sostituirlo, dobbiamo riordinare gli elementi della frase così:

    Mi ha detto che mi avrebbe chiamata ed effettivamente alla fine l’ha fatto.

    oppure

    Mi ha detto che mi avrebbe chiamata e alla fine l’ha proprio fatto.

     
    DAVVERO NELLE FRASI INTERROGATIVE

    Nelle frasi interrogative, ovvero nelle domande, “davvero” è molto comune e si usa per esprimere dubbio o meraviglia per ciò che viene detto. Ad esempio:

    - Ieri ho vinto un milione di euro al Superenalotto!
    - Davvero?! Che fortuna!

    oppure

    - Davvero Marta e Giorgio si vogliono sposare? Sarebbe fantastico!

    In questi casi, i modi più naturali per sostituire “davvero” sono ancora “sul serio”, “seriamente” e “veramente”, oppure anche “ah sì?”.

    Un altro modo più colloquiale e molto usato soprattutto tra i giovani per sostituire “davvero” nelle domande è “sei serio?/sei seria?”. Vediamo alcuni esempi:

    - La settimana scorsa mia zia ha incontrato George Clooney al supermercato.
    - Sei seria?! E cosa gli ha detto? Gli ha chiesto almeno un autografo?

    oppure

    - Sabato sera mi ha scritto il mio ex. Dice che vuole tornare insieme.
    - Ma seriamente? Pensa veramente che tu sia così stupida?

    o ancora

    - Si dice che quel tizio abbia vinto due milioni di euro con un Gratta e Vinci.
    - Ah sì? Buon per lui!

     
    DAVVERO NELLE FRASI ESCLAMATIVE



    Nelle frasi esclamative, infine, "davvero" si usa spesso per rispondere a una domanda che contiene a sua volta la parola “davvero” o uno dei suoi sostituti, cioè si usa per confermare che quello che ci viene chiesto è proprio vero. Alcuni esempi sono:



    - Davvero hai vinto una televisione con un concorso?
    - Sì, davvero! Sono stata super fortunata!

    oppure

    - Hai veramente parlato con mio padre di quella vacanza?
    - Sì,
    9 min
  • Il SISTEMA POLITICO ITALIANO: struttura e divisione dei poteri dello Stato italiano
    In questa lezione parleremo di un argomento molto interessante che fa parte della cultura e della storia italiane e che tutti coloro che studiano la lingua dovrebbero conoscere almeno un po’. Vi spiegheremo, a grandi linee, come funziona il sistema politico italiano, cercando di non annoiarvi molto (sebbene non sarà facile!). Siete pronti? Cominciamo subito!
    

     
    L'ORGANIZZAZIONE POLITICA ITALIANA 
    L’articolo 1 della Costituzione italiana recita:

    L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    Come vedete, il primo articolo della Costituzione ci dice immediatamente che il sistema politico italiano si basa su una Repubblica democratica: in particolare, l’Italia è una Repubblica parlamentare, perché la rappresentanza della volontà popolare è affidata al Parlamento.

    Una data molto importante per l’Italia è il 2 giugno 1946, quando attraverso un referendum fu abolita la monarchia, proclamata nel 1861 durante il Risorgimento. Nel 1946, dunque, venne eletta una Assemblea costituente, il cui compito era quello di redigere la Costituzione, promulgata nel 1947 ed entrata in vigore dal 1° gennaio 1948.

    L’organizzazione del sistema politico italiano è basata sul principio della separazione dei poteri: il Parlamento esercita il potere legislativo, al Governo è affidato il potere esecutivo e infine la magistratura esercita il potere giudiziario.

    Tra le figure più importanti a livello di politica interna ed estera, ne ricordiamo due che sicuramente avrete sentito nominare:

    Il Presidente della Repubblica, anche chiamato Capo di Stato, è la massima carica dello Stato Italiano, e ne rappresenta l’unità. Attualmente, il Presidente della Repubblica è Sergio Mattarella, che ricopre questa carica dal 2015.
    Il Presidente del Consiglio dei Ministri, anche chiamato Capo del Governo, dal 1° giugno 2018 è Giuseppe Conte, politico, avvocato e docente universitario italiano.

     
    LA COSTITUZIONE ITALIANA
    La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano e si compone di 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali. La Costituzione è la principale fonte del diritto della Repubblica Italiana, ovvero la fonte dalla quale dipendono gerarchicamente tutte le altre norme giuridiche dell'ordinamento dello Stato.

    Il compito di verificare la costituzionalità, ovvero la conformità alla Costituzione, delle leggi statali e regionali, anche detto controllo di legittimità costituzionale, è affidato alla Corte Costituzionale. Si tratta di un organo attivo dal 1955 con sede a Roma, a Palazzo della Consulta, in Piazza del Quirinale.

     
    IL PARLAMENTO ITALIANO
    Il Parlamento della Repubblica Italiana è l’organo costituzionale che esercita il potere legislativo.

    Secondo il principio del bicameralismo paritario, il Parlamento si suddivide in due camere: la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, entrambe con gli stessi poteri e le stesse competenze.

    Secondo la legge elettorale del 2017, il Parlamento è composto da 630 deputati e 315 senatori. Questa situazione è in vigore ancora oggi, e lo sarà fino alla fine della XVIII legislatura, iniziata il 23 marzo 2018.

    A partire dalla XIX legislatura, però, la situazione cambierà: quest’anno, infatti, il 20 e 21 settembre 2020, attraverso un referendum costituzionale, gli italiani hanno approvato una riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori.

     
    IL GOVERNO ITALIANO
    Il Governo è l’organo che esercita il potere esecutivo.

    Al suo interno si distinguono tre organi: il Presidente del Consiglio dei Minist...
    9 min
  • Espressioni FORMALI e INFORMALI in italiano: come cambiare registro in base alla situazione!
    In questa lezione vi vogliamo parlare di un argomento molto importante per tutti coloro che vogliono migliorare il proprio italiano ed imparare ad utilizzare i termini adatti nelle diverse situazioni e nei diversi contesti. In particolare, vedremo insieme alcune espressioni informali e i loro corrispettivi formali, con tanti esempi che vi aiuteranno a capire e a memorizzare le frasi. Siete pronti? Iniziamo!
    

     
    ESPRESSIONI FORMALI E INFORMALI A CONFRONTO
    L’italiano, così come le altre lingue, è caratterizzato da una certa variabilità sul piano diafasico, ovvero possiede diverse varietà a seconda del contesto in cui ci troviamo a parlare o a scrivere. In altre parole, a seconda della situazione, il parlante potrà decidere se utilizzare un termine piuttosto che un altro, adattando il proprio discorso alle circostanze.

    In effetti ci sono tante parole che sono percepite come “formali”, mentre altre sono percepite come “informali”:

    le prime vengono utilizzate soprattutto in situazioni serie, ad esempio un colloquio col nostro capo o con un professore, o più in generale con chiunque occupi una posizione sociale o professionale superiore alla nostra;
    le seconde, invece, sono impiegate nei contesti meno seri, ad esempio in una conversazione con un amico o un’amica, con i nostri genitori o in generale con i nostri pari.

    Spesso, per chi non è un parlante nativo di italiano, è difficile distinguere le espressioni formali da quelle informali, perché si tratta di una differenza a livello sociale, di uso pratico della lingua, e solo chi la utilizza quotidianamente con altre persone ha una buona percezione della differenza tra parole formali e parole informali. Ma non temete: siamo qui apposta per aiutarvi ad imparare le espressioni formali e informali più utili per le conversazioni di tutti i giorni.

    Facciamo un esempio pratico: supponiamo di dover inviare un messaggio ad una nostra amica e una mail al nostro capo per avvisarli che domani abbiamo un impegno improrogabile e non potremo andare né al compleanno della nostra amica, né alla riunione con i colleghi.

     

    Allora diremo alla nostra amica:

    Ciao Rebe! Scusa se te lo dico solo ora, ma il mio dentista mi ha chiamato stamattina e mi ha fissato un appuntamento per domani all’una, quindi mi sa che non riesco a venire al tuo compleanno. Mi dispiace un sacco. Spero comunque di rivederti presto! Un bacio, Graziana.

     

    Al nostro capo, invece, diremo qualcosa come:

    Gentile Dottor Rossi,

    La presente mail è per informarla che domani purtroppo non potrò essere presente alla riunione con i colleghi, poiché ho dovuto fissare un appuntamento dal medico per le ore 13. Nella speranza di non aver creato alcun disagio, la ringrazio per la comprensione e le porgo i miei cordiali saluti.

    Graziana

     

    La prima differenza che notiamo nei due testi, è il pronome utilizzato per rivolgerci all’amica o al capo. Nel primo messaggio abbiamo dato del “tu”, perché si trattava di un’amica, una persona che si conosce bene; nel secondo invece abbiamo dato del “lei”, questo perché non abbiamo confidenza con l’interlocutore, né lo conosciamo bene, o anche perché si trova in una posizione “superiore” alla nostra o è più anziana di noi. Dare del “lei” implica coniugare i verbi alla terza persona singolare femminile, anche se ci stiamo rivolgendo, come in questo caso, a un uomo. Lo vediamo ad esempio in “informarla”, “la ringrazio” e “le porgo”.

    Quindi, prima di tutto, per distinguere un discorso formale da uno informale, possiamo subito guardare i pronomi utilizzati per rivolgersi all’interlocutore: se chi scrive o chi parla sta dando del “lei”, allora è altamente probabile che stia utilizzando anche altre espressioni formali.

    10 min

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