Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • FIABE per BAMBINI che TUTTI gli italiani conoscono: ottime per imparare l’italiano
    In questa lezione parleremo di un argomento molto interessante, in cui sicuramente riuscirete a rivedere almeno parte della vostra infanzia. Infatti, abbiamo deciso di parlarvi delle fiabe più famose  in Italia che tutti noi, da bambini, abbiamo ascoltato e riascoltato centinaia di volte. Molte di queste fiabe non sono di origine italiana ma sono state semplicemente tradotte, perciò siamo sicuri che le conoscerete anche voi!
    

     
    LE CINQUE FIABE PIÙ FAMOSE IN ITALIA
    1. CENERENTOLA
    La prima fiaba di cui vi vogliamo parlare è forse una delle più conosciute in tutto il mondo. Se vi dicessimo che parla di una giovane sguattera… con una matrigna e due sorellastre cattive… che sogna di andare al ballo reale vestita da principessa? Vi dice qualcosa? Stiamo parlando di Cenerentola. Si tratta di una fiaba antichissima, le cui origini risalgono persino all’Antico Egitto. La versione moderna della fiaba, però, è quella rielaborata dal letterato italiano Giambattista Basile, vissuto tra il 16° e il 17° secolo, che la intitolò “La gatta Cenerentola”, poi inclusa nelle celebri raccolte di Charles Perrault e dei fratelli Grimm.
    Pensate che nella versione originale di Basile, Cenerentola uccide la propria matrigna, ma questa sarà sostituita da una matrigna addirittura peggiore. La trasposizione cinematografica di Walt Disney si basa invece sulla fiaba rielaborata da Perrault, che aveva eliminato la parte dell’omicidio della matrigna.
    Chiunque in Italia conosce Cenerentola, grandi e piccini, anche grazie al grande successo dei film di Walt Disney, che hanno accompagnato molti di noi nella nostra infanzia.
    Una domanda per voi: conoscete la fiaba di Cenerentola? È conosciuta anche nel vostro Paese?
     

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    2. CAPPUCCETTO ROSSO
    La seconda fiaba di cui vi vogliamo parlare inizia così: “C’era una volta una bambina tanto carina, la cui nonna si era ammalata. La mamma le disse: “porta questa focaccia e questa tisana alla nonna, così starà meglio!”, e la bambina partì verso la casa della nonna.” Poi, vuoi per il fatto che mandare la propria figlia di 5 anni in mezzo al bosco non è esattamente un’idea geniale, vuoi perché la lasci andare in giro vestita con un mantello color rosso fuoco, cara mamma, non ti potevi aspettare che tutto andasse liscio. E infatti la storia finisce che il lupo cattivo si mangia sia la bimba che la nonna, che vengono poi salvate miracolosamente da un cacciatore. Avete capito di chi stiamo parlando? Sicuramente esiste una versione di questa fiaba anche nel vostro Paese: qui in Italia si chiama Cappuccetto Rosso. È conosciuta in tutto il mondo soprattutto  grazie alla versione di Perrault, intitolata “Le Petit Chaperon Rouge” e a quella dei fratelli Grimm, intitolata “Rotkäppchen”. Fateci sapere nei commenti come si chiama invece nella vostra lingua!
     

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     3. BIANCANEVE
    La terza fiaba di cui vogliamo raccontarvi è stata scritta nella sua versione originale dai fratelli Grimm, con il titolo originale di Schneewittchen e racconta di una giovane ragazza bellissima, anche questa volta con una matrigna cattiva ed estremamente vanitosa (ma com’è che tutte le ragazze delle fiabe hanno il padre vedovo che si risposa con un demone? Bah…), che non sopporta il fatto che la figliastra sia diventata più bella di lei. Allora chiede al suo specchio (che ovviamente parla) chi sia la più bella del Reame e questo risponde: Biancaneve! Ed ecco che inizia l’ira della matrigna, che ordina a un cacciatore di portare la figliastra nel bosco per ucciderla e di riportare a lei i suoi polmoni ...
    12 min
  • Evita di dire “SONO STANCO”: migliora il tuo lessico italiano con le alternative!
    Quante volte ci è capitato di dire “sono stanca” o “sono stanco”? Se si usa spesso questa espressione, il rischio è quello di risultare banali e ripetitivi. Quindi, in questa lezione vogliamo mostrarvi alcune alternative che arricchiranno il vostro vocabolario e vi aiuteranno a sembrare più naturali quando parlate italiano.
    

     

    Tutti i modi per dire "SONO STANCO/A"
    “Sono stanco/a” è un’espressione piuttosto versatile, che può assumere almeno due diversi significati a seconda del tipo di situazione in cui ci troviamo.

    1)  Ad esempio, possiamo usarla quando siamo stanchi di una situazione o di fare qualcosa in particolare:

    “Nonna, è la quinta volta che ti dico cosa ho mangiato oggi. Sono stanca di ripeterlo!”

    oppure:

    “Rocco ha detto che sarebbe arrivato alle 5 in punto, ed è già in ritardo di mezz’ora. Sono stanca di aspettare!”

    In questi casi, l’espressione “sono stanco” può essere sostituita da:

    - “sono stufo/a (di)”;
    - “non ne posso più (di)”;
    - “mi sono proprio stancato/a (di)”;
    - “ne ho abbastanza (di)”;
    - “ne ho piene le scatole (di)”, un’alternativa un po’ più volgare è “ne ho le palle piene”.

    Ad esempio, potremmo dire:

    - “Non ne posso più di ascoltarti, mi sono proprio stancata!”

    - “Sono stufa di ascoltarti, ne ho piene le scatole!”

    - “Ti prego, smettila di parlare, ne ho abbastanza!”

     

    2) L’altro possibile significato dell’espressione “sono stanco” è quello più concreto e letterale che indica che siamo fisicamente o mentalmente esausti, quando abbiamo fatto molta fatica oppure quando abbiamo molto sonno.

    ♦ In caso di stanchezza fisica, si può dire:

    - “sono distrutto/a”;
    - “sono a pezzi”;
    - “sono esausto/a”;
    - “sono stremato/a”;
    - “sono stravolto/a”;
    - “non mi reggo in piedi”;
    - “mi sento un rottame”.

    Ad esempio, potremmo dire:

    - “Oggi ho lavorato tutto il giorno. Sono esausta.”

    - “Ho dipinto tutta la casa. Sono stravolta.”

    - “Dopo aver sollevato tutti quei pesi, sono distrutto!”

     

    ♦ In caso di stanchezza mentale, che in realtà si differenzia di poco dalla stanchezza fisica, l’alternativa più usata è “ho sonno/sto morendo di sonno”, ma si può dire anche “non vedo l’ora di andare a dormire/riposarmi”.

    Ad esempio: “Sono sveglia da stamattina alle 6. Sono stanchissima. Non vedo l’ora di andare a dormire!”

     
    Vediamo un esempio di dialogo:
    G: “Ciao Rocco, come stai?”

    R: “Ciao Graziana, insomma… Sono stanchissimo!”

    G: “Come mai?”

    R: “Oggi sono andato in palestra, ho sollevato tanti pesi e adesso sono stremato. Non vedo l’ora di andare a dormire.”

    G: “Ti capisco, stamattina mi sono svegliata presto per andare a lavorare e ora sono a pezzi. Ho un sonno allucinante!”

     

    Bene, ora che conoscete tutte le alternative all’espressione “sono stanco”, perché non date un’occhiata alla lezione su tutte le espressioni italiane per esprimere entusiasmo?

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    9 min
  • Cosa visitare e fare a ISCHIA e NAPOLI (video + informazioni utili)
    Siete curiosi di conoscere due dei luoghi più famosi d'Italia? Volete avere qualche informazione su questi incredibili posti? Questo vlog fa proprio al caso vostro! Ischia è un’isola vulcanica, situata a nord del Golfo di Napoli, ed è famosa per le sue terme, il suo mare cristallino e le sue viste mozzafiato. Napoli, invece, è il capoluogo della regione Campania ed è una delle città più incantevoli del Mediterraneo, circondata da uno scenario incredibile e arricchita da un patrimonio culturale immenso.
    

     
    COSA VEDERE AD ISCHIA


    CASTELLO ARAGONESE


    È una struttura fortificata risalente al V secolo a.C. che sorge su un'isola rocciosa posta sul versante orientale di Ischia. Si tratta di un edificio ricco di storia, con viste e luoghi mozzafiato che trasmettono la forza di questo castello che permette di godere di arte e cultura e di comprendere meglio il nostro passato e il nostro futuro. Il castello può essere visitato passando per diverse tappe: la Chiesa dell'Immacolata, il Convento di S.Maria della Consolazione, la Cattedrale dell'Assunta, il Carcere Borbonico e, ovviamente, i diversi terrazzi tra cui quello degli Ulivi, uno dei più affascinanti. Oggi il castello rappresenta un'importante attrazione turistica aperta al pubblico tutti i giorni anche se oggi a causa dell'emergenza COVID19 è raggiungibile solo attraverso il percorso pedonale.

     


    SANT'ANGELO


    Sant'Angelo, situato nei pressi del comune di Serrara Fontana, è un antico borgo di pescatori che offre viste sensazionali, pace e tranquillità. Tra le cose più interessanti da vedere in questo affascinante borgo troviamo il suo centro, ricco di negozi e punti di ristoro, la Chiesa di San Michele Arcangelo, le Cave Petrelle dove sono situate le tipiche "stufe"; in particolare, Cava Grado è una delle spiagge più visitate dai turisti non solo per la sua bellezza ma anche per i suoi due parchi termali.

     


    SORGETO


    La baia di Sorgeto, circondata da pareti rocciose, è un luogo molto conosciuto e apprezzato in quanto offre gratuitamente la possibilità di fare bagni termali direttamente in mare grazie al mix di acqua calda e fredda, dolce e salata. Qui i turisti possono riposarsi, godere dei benefici delle acque termali e anche rilassarsi nel bar-ristorante dove, tra le tante offerte, è possibile acquistare fanghi termali. Per accedere a questo parco termale si deve compiere un cammino pedonale, da cui si può godere di una magnifica  vista su tutta la baia, in alternativa è possibile arrivare usando un taxi boat. Inoltre, la baia di Sorgeto è aperta sia di giorno che di notte, sia d'inverno che d'estate.

     


    ESCURSIONE IN BARCA


    Questa è una delle attività che nella lista delle cose da fare di un turista che visita l'isola per la prima volta non dovrebbe mai mancare: solo in questo modo si possono ammirare le bellezze dell'isola da un'altra prospettiva e, in giornate particolarmente affollate, sfuggire alla massa di turisti e godersi un po' di tranquillità. Con un'escursione in barca si ha la possibilità di osservare la costa sud, più alta e frastagliata e la costa nord, più bassa e meno irregolare, il mare cristallino e i paesaggi naturali caratteristici della zona. La presenza di una guida locale dà la possibilità di conoscere tutte le curiosità e i segreti di Ischia rendendo l'esperienza ancora più interessante.

     


    GROTTA VERDE


    Si tratta di una bellezza naturale posta a sud-est dell'isola e raggiungibile dall'esterno via mare e visitabile solo a nuoto. La grotta verde è una cavità naturale di erosione marina caratterizzata da un fondale di sabbia molto basso. Il nome di questa grotta deriva da un fenomeno che "colora" la pelle di un verde molto intenso a cau...
    14 min
  • Le alternative a “SÌ” e “NO” in italiano: migliora il tuo vocabolario italiano!
    In questa lezione vi parleremo di tutte le alternative per sostituire le 2 parole più comuni in italiano, che si usano davvero tutti i giorni fino alla nausea: "sì" e "no". Siamo sicuri che anche voi le usate spessissimo, ma con le opzioni che vi daremo in questa lezione vi garantiamo che smetterete di farlo e inizierete a sembrare più disinvolti e naturali col vostro italiano.
    

     

    Come dire "sì" e "no" in italiano senza essere ripetitivi
    Le alternative a "Sì"
    La parolina “sì” è sicuramente una delle parole più usate in italiano ed è forse la primissima che tutti imparano. Ovviamente il rischio di usarla troppo spesso e di diventare banali e ripetitivi è concreto, infatti capita a molti di farlo. In realtà però, le alternative per dire “sì” sono tantissime. Eccone alcune:

    1) “Certo” oppure “certamente”, che è la versione un po’ più formale e meno usata:

    - “Hai fatto i compiti di italiano?”

    - “Certo!”

    - “Ha completato il lavoro che le avevo chiesto di svolgere?”

    - “Certamente.”

    2) Potremmo anche dire “assolutamente sì”.

    - “Credi che gli esercizi di grammatica siano utili?”

    - “Assolutamente sì”.

    Fate attenzione però: la parola “assolutamente”, da sola, può significare sia “sì” sia “no”. Solo il contesto può aiutarci a capire con quale significato la si sta usando: solitamente come risposta a una domanda con valore affermativo, significa “sì”, come risposta a una domanda con valore negativo significa “no”. Per esempio:

    - “Sei d’accordo con me, vero?”

    - “Assolutamente!” (in questo caso significa: sì)

    - “Non andrai alla festa di Marco?”

    - “Assolutamente!” (in questo caso significa: no)

    3) Un’altra alternativa è “senza dubbio” oppure “non ho dubbi”:

    - “Credi che Alfonso vorrà venire alla festa?”

    - “Senza dubbio!”

    - “E Marta?”

    - “Non ho dubbi!”

    4) Possiamo usare anche: “sicuramente”:

    - “Credi che la prof. ci interrogherà oggi?”

    - “Sicuramente!”

    5) Un altro modo per dire “sì” è “per forza”:

    - “Vuoi una mano a trasportare quegli scatoloni?”

    - “Per forza!”

    6) L’ultima alternativa che vi proponiamo è: “ovvio” oppure “ovviamente” (quest’ultimo un po’ più formale). Ad esempio:

    - “Sei andato alla festa di Chiara ieri sera?”

    - “Ovvio!”

    - “Ti è piaciuta?”

    - “Ovviamente!”

     
    Le alternative a "No"
    Anche in questo caso si tratta di una parola molto comune, anche troppo, che spesso risulta noiosa e ripetitiva. Ma non vi preoccupate, ci sono tantissimi modi per dire di no! 

Ad esempio:

    1) Possiamo dire “non credo” o “non penso”:

    - “Angela ti chiamerà oggi?”

    - “Non credo.”

    - “E mio padre ti aiuterà?”

    - “Non penso.”

    2) Oppure, possiamo usare “ne dubito”:

    - “Credi di aver passato l’esame?”

    - “Ne dubito...”

    Questa parola non significa proprio “no”, ma esprime un’incertezza, un forte presentimento che qualcosa non succederà o che non sia successo.

    3) Un‘altra alternativa è “mi sa di no”:

    - “Sai se Chiara è partita per l’America?”

    - “Mi sa di no...”

    Come nel caso precedente, possiamo usare quest’espressione per indicare che non siamo sicuri di qualcosa, ma abbiamo il presentimento che la risposta sia negativa.

    4) Un’alternativa leggermente più formale è “temo di no”:

    - “Ti è arrivata la mail riguardante il nuovo progetto?”

    - “Temo di no.”

    In questo caso,
    10 min
  • La Storia di Roma – Dalle ORIGINI al crollo dell’IMPERO (riassunto)
    Nella seguente lezione parleremo della storia di Roma: una città, una repubblica e un impero, la cui storia ha lasciato una traccia indelebile nella cultura italiana e non solo! Ripercorreremo rapidamente la storia di Roma dalle sue origini leggendarie fino all’apice del suo potere, quando divenne l’impero più vasto dell’antichità.
    

     
    L'Impero Romano: nascita, sviluppo e decadenza.
    Le lingue romanze
    La storia dell'Impero Romano è importantissima non solo per lo sviluppo della cultura italiana, ma anche per quanto riguarda le lingue europee, in quanto ha permesso l’espansione del latino a tantissimi territori, tra cui la Spagna, il Portogallo, la Francia, la Romania, ecc.
    Insomma, l’espansione dell’Impero Romano ha gettato le basi per la formazione di quelle che oggi chiamiamo “lingue romanze”, ovvero l’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno e così via.

    Le tre età di Roma
    Gli storici suddividono la storia romana in tre grandi età:
    1) Età regia: dal 753 a.C, anno della fondazione di Roma, al 509 a.C., anno dell’espulsione dei Tarquini (ultimi re di Roma) dalla città.
    2) Età repubblicana: dal 509 a.C. al 27 a.C., anno durante il quale il Senato di Roma conferisce pieni poteri e il titolo di “Augusto” a Ottaviano.
    3) Età imperiale: dal 27 a.C. al 476 d.C., anno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
    Bene, fatta questa suddivisione cronologica, possiamo realmente entrare nel vivo della storia!

    L'Età regia
    La leggenda vuole che la città di Roma sia stata fondata a metà dell’VIII secolo a.C. da due fratelli cresciuti da una lupa: Romolo e Remo, discendenti di Enea.
    In realtà, i moderni studi archeologici e le ricerche storiche ritengono che la città di Roma nacque dall'unione delle piccole comunità che abitavano i sette colli di Roma, situati tutti sulla riva sinistra del Tevere.
    Durante la prima fase, detta età regia, Roma fu una città-stato monarchica, simile alle poleis greche: il potere era esercitato da un sovrano che veniva chiamato rex. Il re deteneva non solo il potere politico, ma anche quello militare e religioso; inoltre, era affiancato da un Senato, formato da anziani patrizi (la classe d'élite dell'antica società romana).
    La monarchia a Roma durò circa due secoli e mezzo, durante i quali, secondo la tradizione, si susseguirono 7 re:
    1 - Romolo, che secondo la leggenda uccise suo fratello Remo, diventando il primo re di Roma;
    2 - Numa Pompilio;
    3 - Tullio Ostilio;
    4 - Anco Marzio;
    5 - Tarquinio Prisco;
    6 - Servio Tullio;
    7 - Tarquinio il Superbo.

    L'Età repubblicana
    Il settimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, riuscì a farsi parecchi nemici, fin quando venne esiliato da Roma nel 509 a.C., diventando l’ultimo re della città.
    Ha inizio così l’età repubblicana, caratterizzata dal ruolo primario svolto dal Senato nel governo di Roma.
    Durante il periodo repubblicano, Roma si espanse in Italia e nel Mediterraneo a seguito delle guerre sannitiche contro i Sanniti e i loro alleati (IV-III secolo a.C.) e delle guerre puniche contro Cartagine (III-II secolo a.C.).
    Tuttavia, nel I secolo a.C. la Repubblica entrò in forte crisi, soprattutto a causa dello scontro tra chi appoggiava al Senato la fazione dei populares (fazione politica che sosteneva le istanze del popolo) e chi quella degli optimates (fazione aristocratica conservatrice).

    Le guerre civili
    Tra 83 e 82 a.C. la prima guerra civile a Roma vide scontrarsi la fazione dei populares guidati da Gaio Mario e la fazione degli optimates guidati da Lucio Cornelio Silla. Quest'ultimo ebbe la meglio e assunse il titolo di dittatore a vita dopo aver eliminato i suoi nemici.
    In ogni caso, i problemi interni non erano stati risolti: ne fu la prova la congiura organizzata contro la repubblica da...
    12 min
  • I DIALETTI in Italia: Quali sono? Quanti sono? Dove si parlano? Come si parlano?
    Vi siete mai accorti del fatto che in Italia le persone parlano spesso in modi diversi a seconda della regione e dal paese da cui provengono? Vi siete mai chiesti se esista, effettivamente, un “vero” italiano? In questo articolo vogliamo parlarvi dei diversi dialetti italiani, ovvero delle lingue regionali parlate nei diversi territori d’Italia, da nord a sud.
    

     
    Le varietà linguistiche e i dialetti in Italia
    Il panorama dialettale italiano costituisce, a detta di molti, il patrimonio linguistico più ricco e variegato di tutta l’Europa. Tra i vari dialetti italiani, infatti, non ci sono soltanto quelli appartenenti al ramo delle lingue romanze (a cui appartengono, ad esempio, l’italiano, lo spagnolo e il francese), ma anche alcuni provenienti da lingue germaniche, greche e slave.
    La lingua ufficiale della Repubblica Italiana, ovvero la varietà standard dell’italiano, discende storicamente dal dialetto toscano letterario parlato a Firenze fin dal XIII secolo, usato da grandissimi autori come Dante, Petrarca e Boccaccio. In sostanza, l’italiano non è altro che un dialetto “che ce l’ha fatta”, ovvero che è riuscito a imporsi come lingua nazionale su tutti gli altri dialetti parlati nel territorio italiano.
    Questo però non significa che tutti gli altri dialetti siano scomparsi: moltissimi di essi sono infatti rimasti vivi, parlati per lo più in contesti informali, più spesso nelle campagne e da parlanti meno alfabetizzati, a cui non è stato imposto l’apprendimento dell’italiano standard.
    Oggi i dialetti sono ancora parlati, in diversa misura nelle diverse regioni e città d’Italia, e da diverse classi di età: ad esempio, nelle regioni del Nord i dialetti tendono ad essere parlati quasi esclusivamente dagli anziani, che li hanno parlati per tutta la loro vita, spesso insieme all’italiano standard. Nelle regioni del centro e del sud, invece, è più frequente trovare parlanti di dialetto più giovani, che lo utilizzano principalmente in contesti informali. Secondo un’analisi dell’ISTAT del 2015, il 45,9% degli italiani parla esclusivamente o prevalentemente italiano, il 32,2% lo alterna al dialetto, mentre solo il 14% usa esclusivamente il dialetto.

    Ma quali sono questi dialetti italiani?
    Innanzitutto, li possiamo suddividere in 3 gruppi:
    1. i dialetti settentrionali o alto-italiani;
    2. i dialetti toscani e mediani;
    3. i dialetti meridionali e meridionali estremi.

    1) I dialetti settentrionali o alto-italiani
    Nel primo gruppo troviamo i dialetti parlati nella parte settentrionale dell’Italia, delimitata a sud da una linea immaginaria che va da La Spezia (in Liguria) a Rimini (in Emilia-Romagna) e che divide i dialetti del Nord da quelli del Centro. I dialetti settentrionali si possono suddividere in due sottogruppi: quello dei dialetti gallo-italici (tra i quali ricordiamo il piemontese, il lombardo, il trentino, il ligure e l’emiliano-romagnolo) e quello dei dialetti veneti (tra i quali troviamo il veneziano, il veronese, il vicentino-padovano e il triestino). I loro nomi derivano dalle regioni o dalle città in cui sono parlati.

    2) I dialetti toscani e mediani
    Il secondo gruppo si suddivide in due aree, quella dei dialetti toscani, che comprendono il fiorentino, il senese e il pisano-lucchese-pistoiese, e quella dei dialetti mediani o centrali, tra i quali troviamo il romanesco, il viterbese e l’umbro-marchigiano.

    3) I dialetti meridionali e meridionali estremi
    Il terzo gruppo comprende invece i dialetti meridionali (abruzzesi e marchigiani, molisani, pugliesi, campani e lucani) e quelli meridionali estremi (calabrese, salentino e siciliano).
    Discorso a parte meriterebbe il sardo, che non è un dialetto ma una vera e propria lingua a sé stante, più vicina al latino e conservatasi per moltissimi secoli quasi intatta per via dell’isolamento di cui gode la Sardeg...
    9 min
  • Cosa sono i meme? Ve lo spiego con 8 Meme Italiani (ESILARANTI)
    In questo articolo voglio parlarvi di un argomento divertente ed un po’ insolito, ma che sono sicura che tutti voi conosciate benissimo: i meme. Conoscete i meme italiani?
    

     

    Cosa sono i meme?
    Chi di noi non ha mai incontrato, nei meandri di un qualsiasi social network, un’immagine con una scritta divertente? Ecco, quelli sono i meme. O almeno, i meme per come li conosciamo noi oggi…

    Forse non lo sapevate, ma in realtà la parola “meme” ha un’origine molto più antica di quanto possiate pensare: il termine è stato coniato da Richard Dawkins nel 1976 per cercare di spiegare il modo in cui le informazioni culturali si diffondono. Dunque, la parola “meme” indica proprio un’idea che si propaga nella cultura di massa, solitamente per imitazione, diventando improvvisamente famosa. Per estensione, in tempi recenti il termine meme è passato ad indicare quelle immagini che, in virtù della loro ironia, diventano famose e si diffondono velocemente sui social.

    Insomma, sono sicura che anche nella vostra cultura ci siano tantissimi meme, che magari i parlanti di altre lingue non saprebbero neanche comprendere. Proprio per questo motivo oggi voglio farvi vedere 8 meme tra i miei preferiti, spiegandone il significato che potrebbe risultare difficile da capire per chi non è italiano.

     
    I meme sulla mamma


    I primi due meme che voglio farvi vedere sono una perfetta esemplificazione della tipica mamma italiana: da nord a sud, dalla città alla campagna, la mamma italiana è sempre uguale. Perché, in fondo, lo sapete anche voi: la mamma è sempre la mamma. Specialmente per gli italiani. E se c’è una cosa che le mamme italiane non sopportano, è quando cammini sul pavimento bagnato.

    Sono sicura che tante mamme, anche non italiane, vi farebbero arrampicare sui cornicioni pur di non lasciarvi passare per il salotto quando hanno appena lavato il pavimento.



    Un altro meme sulle mamme è questo qui a sinistra: se c’è una cosa che tutti odiamo è quando la mamma ci passa i parenti al telefono.

    Ancora peggio se sono parenti che non senti mai, ma proprio mai, se non per gli auguri di Buon Natale, dopo i quali ti dimentichi della loro esistenza. Vi giuro che la mia faccia in quei momenti è identica a quella che Papa Francesco ha in questo meme!

     
    I meme sulla nonna
    Il terzo meme è riferito alle nonne, categoria che si colloca ad un livello superiore di ineluttabilità rispetto alle mamme: dire di no alla nonna è come fare una pernacchia a Dave Bautista. Si salvi chi può. E infatti questo meme rappresenta benissimo le nonne italiane:



    Ecco, diciamo che le nonne italiane sono un tantino suscettibili quando si tratta di cibo, specialmente se cucinato da loro. Se vuoi dire a tua nonna che non hai fame, sappi che lo farai a tuo rischio e pericolo. Nessuno ti salverà. Se vuoi un consiglio, ti conviene mangiare a forza ed eventualmente stare male tutto il giorno: è comunque meno doloroso.

    Al di là della simpatia della frase, voglio spiegarvi come mai venga usata proprio questa immagine: il signore che vedete dietro, con i capelli neri e la barba, è Antonino Cannavacciuolo, un famoso cuoco napoletano che ha condotto diverse serie televisive sul tema della cucina; in particolare, Cannavacciuolo è molto famoso per le sue leggendarie “pacche sulla schiena”, alquanto… “potenti”. In questa foto, sta per tirarne una ad un concorrente di una delle sue serie tv. Diciamo che rende perfettamente l’idea dell’ira della nonna.

     
    I meme su Gerry Scotti


    Il quarto meme vede come protagonista uno dei più famosi conduttori televisivi italiani, noto per le sue espressioni facciali molto usate sul web per creare i meme. Si tratta di Gerry Scotti, originario della città di Pavia, in Lombardia,
    14 min
  • Le Regole Grammaticali italiane fondamentali che OGNI straniero deve conoscere!
    Nella seguente lezione vi riproporremo le più importanti regole grammaticali (estratte dalle lezioni che abbiamo fatto finora) che ogni studente straniero di lingua italiana dovrebbe conoscere alla perfezione. Restate con noi per fare un bel ripasso!
    

     

    Le 26 regole di grammatica da conoscere assolutamente 
    Ecco a voi le regole di grammatica italiana più importanti in assoluto che tutti gli studenti di italiano dovrebbero conoscere a memoria!
    1) Verbi con doppio ausiliare e uso di "essere" e "avere"
    Alcuni verbi con doppio ausiliare sono: Aumentare, Cambiare, Cominciare, Crescere, Cuocere, Esplodere, Finire, Guarire, Salire, Fallire...

    In base al significato della frase, se il verbo ha:

    uso intransitivo, ovvero non regge un complemento oggetto, allora l’ausiliare sarà essere
    uso transitivo, ovvero regge un complemento oggetto, allora l’ausiliare sarà avere

    Esempi: "Il mondo è cambiato negli ultimi anni".

    "La tecnologia ha cambiato il mondo".

    Se volete conoscere gli altri verbi che hanno un doppio ausiliare o volete vedere più nel dettaglio l'uso di "essere" e "avere", allora non perdetevi la nostra lezione su quest'argomento.

    2) Significato di "prendersela" 
    Prendersela significa “offendersi o arrabbiarsi con qualcuno per qualcosa”.

    Esempio: "Sono un po’ permalosa: me la prendo quando qualcuno mi offende o mi fa uno scherzo".

    Se volete conoscere tutti gli altri verbi pronominali e le loro classi di appartenenza, non perdete la nostra lezione dedicata all'argomento.

    3) Imperfetto e Passato Prossimo: usi e differenze
    Il passato prossimo è usato:

    per indicare un’azione che è avvenuta, una o più volte, in un momento definito del passato (ieri, due mesi fa, l’anno scorso, in quel momento, ecc.), ma anche di un’azione con una durata definita, di cui si conoscono con certezza l’inizio e la fine.

    L’imperfetto è usato:

    per indicare un’azione abituale, collocata in un arco di tempo indefinito, nel passato, di cui non sappiamo inizio, fine o durata (tutti i giorni, ogni estate, sempre, da bambino, di solito…)

    Per sapere quando usare il passato prossimo e l'imperfetto, non perdetevi la nostra lezione!

     
    4) Uso della paricela CI (A+ qualcosa)
    CI può sostituire A + qualcosa

    Esempio: "– Hai pensato a cosa fare questa sera? – Sì! Ci ho pensato! Mangiamo sushi!"

    (→ Sì! Ho pensato a cosa fare questa sera! Mangiamo sushi!)

    Se volete sapere come e quando usare la particella CI, non perdete la nostra lezione su questo argomento.

     
    5) Le regole per usare i pronomi indiretti nella stessa frase 
    1) Il pronome indiretto va sempre prima di quello diretto;

    2) I pronomi indiretti mi, ti, ci, vi seguiti dai pronomi diretti lo, la, li, le diventano me, te, ce, ve;

    3) I pronomi indiretti gli e le seguiti dai pronomi diretti lo, la, li, le si uniscono per mezzo di una “e” formando una sola parola: glielo, gliela, glieli, gliele (questi valgono sia per uomini che per donne: anche “le” diventa “gli”).

    Non perdete a nostra lezione su come usare i pronomi diretti e indiretti, è davvero molto utile!

     
    6) Il falso amico "educazione"
    La parola “education” si riferisce al ricevere una preparazione culturale sistematica, generalmente a scuola; in italiano però, in questo caso, si parlerà di “istruzione” e chi la riceve sarà una persona “istruita”.

    “Educazione” esiste in italiano, ma indica la trasmissione di valori morali e culturali (quello che in inglese corrisponde a “good manners”, “politeness”).

    Se volete conoscere tutti i vari falsi amici in italiano,
    18 min
  • Il SENSO dell’UMORISMO in Italiano: 6 barzellette con spiegazione
    Questo articolo sarà un po’ diverso dal solito: infatti, vi parlerò del senso dell’umorismo nella lingua italiana. Ovviamente, l’umorismo è una capacità umana che prescinde dalla lingua parlata, ma oggi voglio parlarvi di come funziona a grandi linee l’umorismo in italiano: vi racconterò alcune barzellette e vedremo se le capirete prima di leggere la spiegazione.
    

     

    Come capire l'umorismo in italiano
     

    L’enciclopedia Treccani definisce così l’umorismo: “la facoltà, la capacità e il fatto stesso di percepire, esprimere e rappresentare gli aspetti più curiosi, incongruenti e comunque divertenti della realtà che possono suscitare il riso e il sorriso, con umana partecipazione, comprensione e simpatia”. Insomma, se avete anche solo un briciolo di senso dell’umorismo, sapete benissimo di cosa stiamo parlando.

     

    Capire l’umorismo in una lingua straniera è particolarmente difficile, perché richiede conoscenze implicite, ovvero non espresse da chi parla, che a volte solo un parlante nativo possiede. Per questo, se state studiando una lingua straniera, sapete già che capire una barzelletta in quella lingua è spesso molto difficile: a volte è necessario che la battuta venga spiegata per poterla comprendere; e sappiamo tutti che, se una barzelletta viene spiegata, non fa più così ridere… Beh, insomma, io oggi proverò a raccontarvi alcune barzellette brevi e ve le spiegherò, così potete controllare se le avete capite bene. E magari nel frattempo vi farò anche divertire un po’!

     
    Primo tipo: "Cosa fa...?"
     

    La prima barzelletta che voglio raccontarvi appartiene al tipo “Cosa fa…?”: questo tipo di battuta inizia sempre in questo modo: “Cosa fa…?” o “Cosa fanno…?”; ce ne sono moltissime, ma la mia preferita è questa:

    “Cosa fanno due sassi uguali?” - “Sassomigliano!”

    L’avete capita? Beh, io ve la spiego: l’ironia sta nella risposta, ovvero “si assomigliano”, che, con l’elisione della vocale “i”, diventa “s’assomigliano”, creando praticamente la parola “sasso”, che riprende il soggetto della domanda. A livello uditivo, ovvero a livello di quello che sentiamo, ci accorgiamo subito della somiglianza tra le parole.

     

    La seconda barzelletta appartiene ancora allo stesso tipo:

    “Cosa fa un pasticciere quando gli muore la moglie?” - “La crema”

    In questo caso l’umorismo è legato all’intera risposta, che può assumere due significati: il primo è dato da un sostantivo, “crema”, preceduto da un articolo determinativo. Quindi, a rigor di logica, “il pasticciere fa la crema”. Il secondo significato invece si ha se si considera la risposta diversamente: “la” diventa un pronome complemento oggetto riferito alla moglie, mentre “crema” è la terza persona singolare del verbo “cremare”, ovvero “ridurre in cenere un cadavere”. Quindi, secondo questo significato, “il pasticciere crema la moglie (che è morta)”.

     
    Secondo tipo: "Perché...?"
     

    La terza barzelletta appartiene ad un altro tipo, quello che inizia con “Perché…?”; vediamo se la capite:

    “Perché il pomodoro non riesce a dormire?” - “Perché l’insalata russa!”

    In questo caso l’ironia si gioca sul doppio significato della risposta, e in particolare sulla polisemia della parola “russa”: in un caso, “russa” può essere la terza persona singolare del verbo russare (e cioè emettere durante il sonno suoni cupi e profondi), il che ci dà il motivo per cui il pomodoro non riesce a dormire. Nell’altro caso, “russa” può essere un aggettivo femminile singolare riferito alla parola “insalata”: l’insalata russa, infatti, è un piatto molto diffuso in Italia, fatto con patate, carote, sottaceti e piselli bolliti e poi mescolati con la maionese.

     

    La quarta barzelletta è ancora dello stesso tipo:
    11 min
  • Italia del Nord vs. Italia del Sud: differenze culturali (stereotipi)
    Nord… Sud… in Italia se ne parla spesso, e ormai anche gli stranieri hanno capito che vivere al Nord e vivere al Sud possono essere esperienze molto diverse. Perciò, in questo articolo andremo a evidenziare proprio quelle che sono le differenze nella cultura, nelle abitudini e nelle tradizioni della vita al nord e al sud della penisola italiana!
    

     

    Le differenze culturali tra Nord e Sud Italia
    Disclaimer:

    Ricordo a tutti, in particolare agli italiani, che questo video ha uno scopo puramente ironico: far sorridere attraverso stereotipi e luoghi comuni è l’obiettivo principale. Quindi, nessuno si senta offeso o discriminato!

     
    1 - IL MATRIMONIO
    Al Nord, c’è di solito una cerimonia piuttosto breve, in Comune o in chiesa, seguita da un ricevimento altrettanto breve, con pochi intimi (famigliari e amici stretti), di solito presso una villa, con catering, spumante, il ballo degli sposi, taglio della torta, qualche foto, brindisi… e di solito alle 8 della sera è tutto finito (a meno che il matrimonio non sia di sera).

     

    Al Sud, non si festeggia un matrimonio, si combatte una guerra! La sera prima, ci si incontra sotto la casa dei genitori della sposa perché in genere lo sposo organizza una serenata in onore della sua amata. In questa occasione, ci sono canti, balli, cibo… tutto il quartiere partecipa e festeggia!

    La sposa ha poi 3 o 4 ore per riposarsi, perché si deve svegliare abbastanza presto e andare dal parrucchiere per una “sobria” acconciatura con boccoli e fermagli e fiori e code e tuppi, che in genere porta via 1 o 2 ore. Segue la cerimonia in chiesa, con le letture da parte dei vari parenti.

    Al termine della cerimonia, gli sposi si allontanano per il servizio fotografico nell’album ricordo… questo dura perlomeno fino alle 3 del pomeriggio, quando si presentano alla sala ricevimenti e solo allora la festa ha inizio: con 3 primi, balli, 3 secondi, balli, contorni, balli, frutta, balli, buffet dei dolci, torta, bomboniere, foto coi parenti, fuochi d’artificio, lanci di colombe…

    In conclusione, si finisce a mezzanotte (forse), se non c’è la sezione discoteca dopo o… la pasta e fagioli, che è una cosa, infatti! E sì, dopo tutto quel cibo, ovviamente!

     
    2 - LE VACANZE
    Al Nord, le vacanze sono un rito fondamentale, il momento più atteso dell’intero anno, quello in cui si può finalmente staccare la spina e fuggire dal lavoro e dallo stress per qualche giorno. Si sceglie di solito un resort o un albergo, in Italia o all’estero, che viene generalmente prenotato qualche settimana prima. La vacanza comprende di solito varie escursioni, visite, gite in barca o lezioni di sci.

     

    Al Sud, le vacanze si passano alla casa al mare della zia. E no, non serve prenotare! Non importa quanti parenti possano presentarvisi, sono sempre i benvenuti e sono sempre accolti, anche se non ci sono letti a sufficienza, c’è sempre la possibilità per qualcuno di dormire sulla sdraio da mare sul balcone, o sul materassino gonfiabile per terra! Le giornate passano tutte nello stesso modo: ci si sveglia presto, si fa colazione e si parte per la spiaggia, per accaparrarsi i posti migliori, a riva! Ognuno porta qualcosa: l’ombrellone, le sdraio, i giochi per i bambini, il frigo con le birre fresche, i panini, la parmigiana, l’anguria… Si pranza sulla spiaggia e si aspetta minimo 3 ore prima di farsi il bagno… onde evitare una congestione!

     
    3 - NATALE E CAPODANNO
    Al Nord, Natale è il 25 dicembre, giorno che viene celebrato con un pranzo che comprende varie portate e che si consuma in genere entro un paio d’ore. A Capodanno funziona più o meno uguale.

     

    Al Sud, invece, il Natale dura almeno 3 giorni, il 24, il 25 e il 26. Il 24 c’è sempre un grande cenone,
    14 min

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