Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • Smettila di Dire Sempre: “SONO OCCUPATO” – Impara Tutte le Alternative Migliori!
    Oh, no non posso fare il video ora sono occupata… Sto scherzando, sto scherzando! Sono qui, ma in questo video voglio parlarvi proprio dell’espressione “SONO OCCUPATO/A”, che viene usata e spesso abusata da chi impara l’italiano come seconda lingua, ma che in molti casi risulta un po’ scortese oppure non suona affatto naturale e, se usata in alcuni contesti, rivela subito che l’italiano non è la vostra lingua madre. Vi insegnerò quindi tutti i modi più naturali, meno banali e sicuramente più originali per dire che “siete occupati” quando qualcuno vi propone di fare qualcosa. Prima che sopraggiunga un impegno improvviso, iniziamo!
    

          

    Tutti i Modi per Dire "SONO OCCUPATO" in italiano
    Quante volte è capitato che qualche amico ci proponesse di fare qualcosa e di essere costretti a rifiutare perché avevamo troppe cose da fare? (O magari volevamo finire di guardare l’ultima stagione della nostra serie preferita, ma è la stessa cosa). Oppure che il nostro capo ci chiedesse un piccolo favore, o di lavorare qualche ora in più, di fare qualche straordinario, ma proprio non sapevamo come dirgli che non avevamo alcuna voglia di farlo? Beh, sappiate che per dire di no ad una proposta ci sono tantissimi modi diversi, alcuni più formali ed altri più informali. L’importante è scegliere sempre il modo più opportuno per non risultare scortesi o sgarbati.

     
    UN CLASSICO INTRAMONTABILE
    1. Il modo più semplice per rifiutare una proposta è dicendo:

    “Mi dispiace, ma non posso.” O “Mi dispiace, ma non mi è possibile"

    Queste potete dirle sia in situazioni formali, sia nella quotidianità. In pratica è già sottinteso che avete altro da fare, e non c’è bisogno di specificarlo. Potreste anche utilizzare queste frasi quando il motivo per cui non potete fare qualcosa non è che non avete tempo, ma piuttosto è una motivazione specifica per cui proprio, quella cosa, non la potete fare. Ad esempio, se qualcuno vi chiede di rivelare un segreto importantissimo che riguarda il vostro capo, potete sicuramente dire “mi dispiace ma non posso”, e le ragioni sarebbero ovvie per chiunque.

     
    ESAGERATO MA EFFICACE
    2. Altre espressioni che i parlanti nativi di italiano usano spesso sono:

    “Sono super impegnato/a.” O “sono straimpegnato/a”

    In questo caso si tratta di qualcosa che non diremmo in situazioni formali, ma solo in quelle più colloquiali, ad esempio ad un amico o a un parente. “Super” e “stra”, infatti, sono utilizzate soprattutto nella vita di tutti i giorni al posto di “molto”. In queste frasi è già racchiuso tutto il motivo per cui non potete accettare la proposta: avete tantissime faccende da sbrigare e non riuscite proprio a trovare tempo per quella cosa.
    Un’alternativa simile (ma più diffusa nella zona di Roma che in altre zone italiane) è “Sto impicciato/a”. Gli “impicci”, infatti, non sono altro che degli impegni, delle cose da fare.

     
    IL TEMPO STRINGE
    3. La terza alternativa è:

    “Mi dispiace, ma non ho proprio tempo”.

    Espressione sia formale che informale, si può usare pressoché in tutte le situazioni. Il significato veicolato da questa espressione è che avete talmente tante cose da fare che non vi resta neanche un minuto libero da dedicare a quello che vi stanno proponendo.

    Un’espressione simile, sempre in riferimento all’assenza di tempo, è “Sono mortificato/a, ma proprio non ce la faccio”. “Farcela”, infatti, in questo caso indica “avere il tempo di fare qualcosa”.

     
    UN'AGENDA MOLTO PIENA
    4. Un quarto modo per dire che siete impegnati è:

    “Ho un sacco di cose da fare” oppure “ho una montagna/una marea di cose da fare” o ancora “Sono sommerso/a di cose da fare”

    Il significato è più o meno sempre lo stesso, e può riferirsi a faccende lavorative come anc...
    14 min
  • Parole INGLESI che Cambiano Significato in ITALIANO (Non Farti Ingannare Anche TU!)
    Esistono parole apparentemente uguali che in inglese significano qualcosa, mentre in italiano hanno un significato completamente diverso. Quindi non fatevi ingannare! In questa lezione vedremo insieme quelle parole che cambiano significato a seconda che si parli italiano o inglese. Vediamo se conoscete già entrambi i loro significati…
    

          

    Parole uguali, significato diverso
     
    Confetti
    Se state guardando un film in italiano, probabilmente noterete che, durante una festa di matrimonio, gli attori parlino di “confetti”, ma voi non vedete nessun pezzo di carta cadere dal soffitto… Piuttosto, vedete semplicemente gente che mangia dolci. Ma perché? Che succede?

    Ebbene, se in inglese i “confetti” sono pezzi di carta colorati che vengono lanciati per aria durante le celebrazioni, in italiano i “confetti” sono piccoli dolci ovali formati da una mandorla o una nocciola ricoperte di zucchero colorato, generalmente dati agli ospiti durante feste di matrimonio, nascite o eventi particolari come lauree e 18esimi compleanni. Ok, ok, entrambe condividono il senso di festeggiamento, questo è vero. Ma fate attenzione al Paese in cui vi trovate! Non vorreste mai che vi cadano in testa dozzine di confetti italiani… Perché potreste farvi male!

    In italiano i piccoli frammenti di carta si chiamano “coriandoli”.





    it: confetti; en: Jordan almonds.


    it: coriandoli; en: confetti.



    Pepperoni
    Per quanto riguarda la prossima parola, entriamo in ambito cibo!

    Fate attenzione a quello che volete ordinare quando siete in pizzeria. Infatti, se ordinate una pizza con pepperoni, non aspettatevi una pizza ai salumi! Infatti, quello che in inglese è pepperoni, in italiano è chiamato piuttosto “salame piccante”. Quindi, ripeto, se volete una americana “pepperoni”, in Italia dovete ordinare una “pizza con salame piccante” (oppure potreste anche dire: "pizza diavola"). Altrimenti, il cameriere sicuramente vi fraintenderà e vi porterà quella con l'ortaggio. Perché questi sono, in Italia, i peperoni, quelli che possono essere verdi, rossi, gialli e che possono risultare anche piuttosto pesanti e difficilmente digeribili. Quindi… Fate attenzione!





    it: pizza diavola; en: pizza pepperoni.


    it: peperoni; en: peppers.



    Latte
    Rimanendo in ambito di cibo, o più specificatamente in quello delle bevande, la prossima parola di cui vi voglio parlare è latte.

    La parola latte, in alcuni Paesi di lingua inglese, soprattutto nei bar e nelle caffetterie, indica quello che per noi è piuttosto il caffelatte, ovvero l’espresso mischiato con latte caldo.

    In Italia, invece, il “latte” è la bevanda per eccellenza data ai bambini. E chiaramente nessuno vuole dare caffè ai bambini. Per noi, il latte è quello bianco, semplice e puro, quello che in inglese è “milk”, per intenderci. Quindi, fate attenzione a quello che ordinate nei bar italiani!





    it: caffelatte; en: latte.


    it: latte; en: milk.



    Al fresco
    Giuro che non lo faccio apposta ragazzi, ma anche con la prossima parola rimaniamo in tema cibo e ristoranti! Sto parlando del termine al fresco. L’avete mai sentito?

    Probabilmente, un angloparlante che viene in Italia cercherebbe un ristorante al fresco, cioè un qualche locale, bar o ristorante con dei tavoli fuori, e diciamo che ci sta più o meno. Perché in italiano, anche se è una forma un po’ più dialettale, “al fresco” indica in un posto con un clima piacevole, non troppo caldo né troppo freddo, fresco appunto. Per esempio, se è estate e chiedete in un ristorante un “tavolo al fresco”,
    18 min
  • La parola “TIPO” in italiano: Cosa Significa? Come si Usa? Tutti i Significati e Usi!
    Ci avete mai fatto caso che tipo gli italiani usano spesso delle parole tipo solo nella lingua di tutti i giorni e voi siete lì tipo “Ma che vuol dire?” E non riuscite mai a decifrarle? Bene, una di queste paroline è proprio “tipo” e in questo video voglio mostrarvi tutti gli usi che questa parolina ha nella lingua italiana di tutti i giorni e credetemi: ce ne sono davvero molti!
    

     

    I tipi di “tipo” e come usarli
    La parola “tipo” deriva dal latino typus, a sua volta derivato dal greco τύπος (tùpos), con il significato di “impronta”, ma anche di “carattere”, “figura” e “modello”. Oggi con questo significato si usa ancora nella disciplina che studia le monete per riferirsi alla raffigurazione incisa e impressa sulla moneta. 

    Nell’arte della stampa, invece, la parola “tipo” si riferisce a ciascuno dei caratteri mobili utilizzati per riprodurre le lettere e i simboli da stampare.

     Ma nella lingua italiana standard, oltre a questi significati che appartengono a specifici linguaggi settoriali, la parola “tipo” può assumere tanti diversi significati. Vediamone insieme alcuni:

     
    Un esempio per tutti

    Il significato più comune della parola “tipo” è quello di “modello” o “esemplare” che identifica una molteplicità di oggetti sulla base di caratteristiche comuni fisse che li accomunano tra loro e li distinguono dagli altri. Ad esempio, possiamo parlare di un tipo di letto matrimoniale, oppure un tipo di televisore, un tipo di scarpe e così via. Quindi potremmo avere determinate paia di scarpe dello stesso tipo (ad esempio scarpe sportive) oppure due macchine dello stesso tipo (SUV, 4x4, utilitaria e così via).
    Un altro significato di “tipo”, simile al primo ma leggermente diverso, è quello di “schema, modello ideale al quale può condursi per astrazione una moltitudine di oggetti, aventi caratteri comuni”. Ma qui, ecco, le parole chiave sono “ideale” e “per astrazione”. Ad esempio potrei chiedere ad una mia amica quale sia il suo tipo di ragazzo ideale, o ancora potrei chiederle quale sia il suo tipo di casa ideale, o di lavoro e così via. E lei inizierebbe a descrivermeli così come se li immagina, o così come potrebbero essere nel miglior scenario possibile.
    Per estensione, la parola “tipo” si usa spesso nelle locuzioni “del tipo di” o “sul tipo di” per ricondurre un oggetto ad una categoria ben rappresentata da un altro oggetto. Ad esempio, in un negozio di vestiti potremmo chiedere se hanno una camicetta del tipo di quella che stiamo indossando.
    Nell’uso colloquiale, poi, la parola “tipo” viene usata (e forse anche abusata) con il significato di “come” o “ad esempio”, in frasi del tipo:

    Il mio capo si è arrabbiato un sacco di volte questa settimana, tipo ieri quando sono arrivato tardi al lavoro, o anche martedì quando ho consegnato il progetto sbagliato. 

    Ieri ho comprato un paio di jeans stupendi, hai presente tipo quelli neri che metto sempre? Ecco, tipo quelli, ma verde scuro.

    Ti giuro, non la sopporto. Continua a parlarmi dei suoi problemi. Tipo ieri siamo andate a prendere un caffè e continuava a lamentarsi che capitano tutte a lei.

     
    Per dare l’idea

    Ancora, usiamo molto in contesti informali la parola “tipo” davanti ad aggettivi o locuzioni usate con il senso di aggettivi semplicemente per dar loro enfasi, un po’ come facciamo con “proprio”, “davvero”. Per esempio, posso dire: Ieri sono andata ad una festa tipo stratosferica! Oppure Il nostro progetto è stato tipo un successo! Che figata!

     
    Bersaglio agganciato

    Ma “tipo” è utilizzato anche, con delle piccole varianti, per riferirsi ad una persona specifica: innanzitutto, se si parla di “un tipo” (o una tipa) si indica una persona di cui non sappiamo o non vogliamo specificare alcuna informazione,
    14 min
  • Cosa visitare a ROMA – VLOG nella Capitale Italiana (durante la pandemia di COVID-19)
    Nonostante la situazione particolare dell'ultimo anno, noi abbiamo avuto la grandissima fortuna di poter vivere e visitare una delle città più belle del mondo: Roma! Abbiamo potuto vederla sotto una luce diversa, calma, quasi deserta, triste ma allo stesso tempo affascinante, e siccome è un’esperienza che non capita tanto frequentemente nella vita, abbiamo deciso di portarvi con noi in questo vlog alla scoperta dei luoghi più noti ma anche dei luoghi più sconosciuti della Capitale!
    

     

     ROMA: cosa vedere e fare nella Città Eterna
    Tra i luoghi più noti della città troviamo:
    L’ALTARE DELLA PATRIA
    Questo monumento, considerato il simbolo della Repubblica Italiana, è veramente maestoso ed è anche noto come “macchina da scrivere”, per via della sua forma. Molti lo associano al fascismo perché si affaccia su Piazza Venezia, visto che Mussolini si affacciava da Palazzo Venezia per i suoi discorsi. Ma infatti, non ha nulla a che fare con il dittatore! In realtà, è stato costruito per celebrare l’Unità d’Italia e il suo primo re, Vittorio Emanuele II.
    FONTANA DI TREVI
    Un monumento simbolo della città è la Fontana di Trevi, che è anche uno dei più famosi monumenti italiani. Questa fontana rimane completamente bianca e pulita, senza che gli uccelli vi si avvicinino perché è elettrificata. Infatti, genera scariche elettriche che vanno a spaventare gli uccelli, pur non facendo loro del male ovviamente.
    CHIESA DI SAN PIETRO IN VICOLI
    In questa chiesa si trova una delle statue più note di Michelangelo: il Mosè. In origine era destinato alla Basilica di San Pietro, ma dopo litigi vari tra l’artista e il Papa… è finita qui!
    PIAZZA DI SPAGNA
    Fate attenzione a come vi comportate quando siete lì! Oggi è vietato mangiare e bere su quei gradini (per mantenerli il più puliti possibile), ma è vietato anche solo sedervisi per ammirare la bellissima fontana della Barcaccia. Insomma, l’unica cosa che potete fare è salire i 135 scalini e ammirare la vista dall’alto! Che tra l’altro è incredibile!
    PANTHEON
    A proposito del Pantheon, c’è una curiosità interessante!  Stando a quanto si dice, l’oculus (cioè il foro) che si trova nella cupola del Pantheon è stato costruito in maniera tale da impedire alla pioggia di entrarvi perché si crea una corrente ascensionale d’aria che smaterializza le gocce di acqua piovana.
    COLOSSEO
    Il suo nome originario era Anfiteatro Flavio. Ai tempi dei gladiatori, era considerato una delle 7 porte dell’inferno. Un po’ perché lì sono morte decine di migliaia di persone, come si può immaginare, un po’ perché, utilizzando il sangue dei morti nell’arena, si svolgevano anche dei riti propiziatori.
    FORI IMPERIALI
    Una delle esperienze più incredibili che si possano fare a Roma è quella di visitare il Foro Romano! Se non ci siete entrati perché pensavate che “tanto si può vedere tutto da fuori perché è all’aperto, non serve pagare un biglietto”, vi sbagliavate di grosso! È così grande che ci abbiamo messo un intero pomeriggio per visitarlo tutto.

    L’area del Colosseo, Foro Romano e Palatino è ufficialmente il sito turistico più visitato d’Italia (o almeno lo era, prima della pandemia). Inoltre, un po' più in là del Foro Romano, potete trovare il luogo in cui, si dice, abbiano assassinato Giulio Cesare.
    VILLA BORGHESE
    Roma è la città europea con più “verde urbano”, ma se volete essere completamente circondati dal verde, allora dovete andare a Villa Borghese! Una volta lì, dovete assolutamente fare queste cose:

    1) passeggiata esplorativa per gli innumerevoli viali, sentieri e strade.

    2) fare un giro in barca sul laghetto al centro del parco, per vedere da vicino il tempio di Esculapio

    3) visitare la Galleria Borghese, piena di opere d’arte incredibili e spettacolari, da Bernini a Raffaello a Canova a Caravaggio
    16 min
  • Razzismo e Maschilismo in Italia: come ci vedono all’estero? L’opinione di una straniera!
    In questo video abbiamo chiesto alla professoressa di spagnolo Marta Tardáguila Del Castillo di darci la sua opinione in merito al razzismo e al maschilismo in Italia. Le abbiamo chiesto se, secondo lei, esistono davvero nella penisola italiana situazioni di razzismo e maschilismo e in quali modi si manifesterebbero. Quello che ci ha detto è molto interessante!
    

     

    Gli italiani sono Razzisti e Maschilisti?
    In questa intervista Marta Tardáguila Del Castillo, madrelingua spagnola, insegnante in una scuola di spagnolo a Bari e cofondatrice del sito per l'apprendimento dello spagnolo BurbujaDELEspanol.com, ci parla della sua esperienza in Italia con razzismo e maschilismo.

     
    Iniziamo con una domanda diretta: Marta, gli italiani sono razzisti?
    Secondo me, no. Io almeno, personalmente, non ho mai avuto problemi.

    Ti è mai capitato di pagare qualcosa di più, per esempio in un bar o in un ristorante, solo perché sei straniera?
    No, non mi è mai capitato. Anzi, devo dire che qui in Italia è difficilissimo pagare il caffè se sei con un italiano, perché insistete sempre per offrire. Siete molto gentili.

    Ti è mai capitato di essere discriminata per il tuo modo di vestire?
    No, non mi è mai capitato neanche questo. Come dici tu noi abbiamo uno stile molto simile, seguiamo la stessa moda.  È anche vero che io vengo da Madrid, una città molto grande, e sono abituata a vestirmi come voglio e a non criticare gli altri, dato che come in tutte le grandi città a Madrid si vede di tutto. Qui invece non ho mai notato nulla di strano.

    Quindi gli italiani non ti fanno sentire a disagio?
    No, assolutamente.

    Ti è mai capitato di essere esclusa da alcune conversazioni o eventi una volta scoperto che non sei italiana?
    No, anzi, tutto il contrario. Quando scoprono che sono spagnola divento subito il centro dell’attenzione. Spesso mi dicono cose come: “che bel posto”, “ci sono stato”, “mi piace la lingua”, sono tutti molto gentili e interessati.

    Tu parli italiano molto bene, questo l'avevamo già notato nell’altra intervista che hai fatto con Graziana in cui spieghi come hai fatto a ottenere la certificazione C2 in italiano. Ma sei mai stata discriminata per il tuo modo di parlare, per la tua pronuncia, per degli errori…?
    Mi è capitato, ma non con cattive intenzioni. I miei amici mi correggono perché sanno che voglio sempre migliorare, ed è vero che commetto ancora molti errori, soprattutto le doppie consonanti, i pronomi o le preposizioni…. Gli sconosciuti invece non mi correggono mai, anzi mi fanno dei complimenti: che brava, complimenti, non si nota l’accento; anche se so benissimo che si nota.

    Ma non così tanto. Tra l’altro noi abbiamo fatto anche un video sui diversi accenti e dialetti italiani che si trovano in Italia. È difficile avere un accento standard, quindi qui non c’è nulla di male ad avere un accento.
    È una cosa molto bella, secondo me arricchisce.

    Un’altra cosa, questo mi è capitato durante i miei viaggi. Ho notato che quando vogliono ferirti le persone all’estero usano il tuo paese per aggredirti. Sei mai stata attaccata per la tua nazione d’origine?
    Che io ricordi no, nessuno mi ha mai voluto attaccare perché sono spagnola. Ma anche se lo facessero non servirebbe a niente, perché io sono io, non il mio paese. Però non mi è mai successo.

    Quindi non hai mai vissuto questa situazione, ma anche se ti capitasse, non ti offenderesti per una cosa simile.
    Esatto.

    L’ultima domanda: gli italiani sono maschilisti?
    Premettendo che io non ho mai avuto problemi e che sono sempre stata trattata bene; non so se è valido per tutta l’Italia, ma ho notato che a Bari, nel sud Italia dove vivo io, vi è una cultura più tradizionalista. Ovviamente non vale per tutte le persone,
    16 min
  • Torta AL Cioccolato o Torta DI Cioccolato? Ricetta e Spiegazione Preposizioni!
    In questa lezione vi insegnerò a preparare un dolce velocissimo! In soli 10/15 minuti di preparazione (e 20/25 di cottura), avrete una torta deliziosa, leggera e… piuttosto sana che piacerà proprio a tutti: La Torta al Cioccolato con Pere! E alla fine andremo anche a chiarire una questione delicata a proposito delle preposizioni utilizzate per parlare di cibo!
    

     

    Preparazione della Torta al Cioccolato con Pere 
    INGREDIENTI:
    - 200 g di farina
    - 50 g di cacao amaro in polvere
    - 200 g di zucchero di canna
    - 200 ml di latte
    - 2 uova
    - 100 ml di olio di semi
    - 1 bustina di lievito per dolci
    - 1 pera

     
    PREPARAZIONE
    1) Procuratevi una ciotola e un cucchiaio di legno.

    2) Rompete le due uova nella ciotola e mescolatele con il cucchiaio, fino a quando diventeranno piuttosto omogenee.

    3) Aggiungete lo zucchero e continuate a mescolare finchè non si sarà completamente sciolto nelle uova. Probabilmente richiederà alcuni minuti. Ovviamente, se volete potete anche utilizzare lo zucchero tradizionale, quello bianco, al posto di quello di canna.

    4) Quando avrete avuto un composto piuttosto omogeneo, procedete aggiungendo il latte. Io, per rendere ancora più leggera la ricetta, ho utilizzato del latte vegetale (in questo caso di cocco, ma anche con il latte di mandorla, di nocciola… viene benissimo! Ma se preferite il latte tradizionale, fate pure!).

    5) Mescolate e poi cominciate ad aggiungere la farina e il cacao un po’ per volta, continuando a mescolare. Se avete il setaccio e anche un po’ di tempo in più, potete setacciare la farina, ma tranquilli, il risultato è comunque impeccabile!

    6) Verso la fine della farina, aggiungete anche l’olio e continuate a mescolare. Più mescolate (e più forza ci mettete), meglio verrà il risultato!

    7) Intanto, preriscaldate il forno a 180°C.

    8) Sbucciate la pera, tagliatela a cubetti e versateli nell’impasto. Se volete, tenete da parte alcune fettine sottili.

    9)Aggiungete poi all’impasto l’ultimo ingrediente, il lievito. Dopo averlo versato, continuate a mescolare ma non fatelo con troppa forza questa volta, perché il lievito ha bisogno di delicatezza.

    10) Mettete dell’olio e della farina sul fondo della pirofila in cui andrete a cuocere la torta.

    11) Versate l’impasto nella pirofila e se avete tenuto da parte alcune fettine di pera, potete utilizzarle per decorare la superficie della torta.

    12) Infornate la torta per 20-25 minuti e quando vi sembra cotta, fate la prova dello stuzzicadenti: inserite uno stuzzicadenti nella torta, se ne esce pulito, allora potete spegnere il forno e tirare fuori la torta.

    E ora non vi resta che gustarla!
    Preposizione DI o A?
    Adesso vi chiarirò una questione molto delicata: all’inizio ho detto che avremmo preparato la torta al cioccolato con pere. Ma perché al cioccolato e non di cioccolato?

    Qual è la versione corretta? Torta al cioccolato o torta di cioccolato? Gelato al pistacchio o gelato di pistacchio? Proviamo a fare chiarezza!

    In italiano, oggigiorno, con la maggior parte delle ricette si usa la preposizione DI per indicare l’ingrediente principale con cui si preparano, cioè quello presente in maggiore quantità (per esempio: tortino di verdure perché è fatto principalmente con le verdure, frittata di pasta perché è fatta in maggior misura con la pasta, sformato di zucchine, minestra di spinaci, ecc.). In origine, questa regola era estesa e veniva applicata anche, per esempio, ai gelati o alle torte (infatti, nei libri di ricette dell’Ottocento si può trovare “gelato di tutti frutti” o “gelato di pistacchi”).

    La preposizione A era usata solamente per esprimere:

    13 min
  • 9 Errori Da Evitare Quando Si Cucina Cibo Italiano (lezioni di cucina italiana)
    In questa video-lezione parleremo di un argomento che agli italiani sta molto, molto a cuore. Si sa, il cibo è parte integrante della nostra cultura, e proprio perché siamo la “patria del buon cibo” siamo molto legati alle nostre tradizioni culinarie, che però non sono sempre rispettate da tutti. In questa lezione vi parlerò di 10 erroracci inaccettabili che tantissimi stranieri (e non solo) commettono quando vogliono cucinare italiano.
    

     

    Come non cucinare italiano
    Sicuramente sarà capitato anche a voi di rendervi conto che, all’estero, spesso e volentieri si cerca di riprodurre piatti tipici italiani con risultati ben poco soddisfacenti. Alcuni ristoranti che si spacciano per italiani servono certe pietanze che un vero italiano non mangerebbe neanche sotto tortura.

    Ma il vero problema è che tantissimi stranieri provano a cucinare italiano anche a casa propria, e se non sanno l’italiano sono costretti a seguire ricette prodotte nel loro paese, con il rischio che l’autenticità del piatto venga persa nella traduzione. Ebbene, ho cercato di raggruppare gli errori più terribili che si possano commettere quando si vuole cucinare italiano in base a quelli che ho visto io stessa o di cui ho sentito parlare.

     
    LA PASTA NON SI TOCCA
    I primi 5 terribili errori riguardano la preparazione della pasta.

    Il tempo è denaro. Credo sia importante sottolineare che il tempo di cottura indicato sulla confezione della pasta ha una validissima ragione di esistere: la pasta impiega esattamente quel tempo per cuocersi alla perfezione. E il tempo di cottura indicato si riferisce al tempo in cui la pasta è immersa in acqua bollente! Questo significa che la pasta deve essere buttata (o “calata”) nell’acqua quando questa bolle, e non prima! Piccolo bonus: il sale per l’acqua della pasta (che si mette SEMPRE, anche se poco) deve essere sale grosso, e si aggiunge quando l’acqua inizia a bollire, prima di buttare la pasta.
    La mattonella. Un terribile erroraccio è quello di scolare la pasta quando è cotta e rimetterla nella pentola senza aggiungere il condimento e neanche un filo d’olio! La pasta cotta rilascia molti amidi, perciò se non aggiungiamo un qualche condimento un po’ grasso ci ritroveremo presto con un blocco di pasta tutta appiccicata, magari pure insipida. La pasta va SEMPRE condita. Se avete già scaldato del sugo, benissimo: tuffatevi direttamente la pasta e mescolatela bene prima di servirla. Altrimenti potete mangiarla in bianco, ovvero con un filo d’olio a crudo, oppure con del burro. E non dimenticatevi del parmigiano grattugiato!
    L’olio nell’acqua. Tante persone cercano di ovviare al problema dell’ammasso di pasta incollata mettendo dell’olio nell’acqua di cottura. Ecco... NON SI FA! Non c’è alcuna ragione di farlo, proprio perché appena scoleremo la pasta la tufferemo nel suo condimento, e non si formerà nessuna palla di pasta incollata.
    Il condimento. È inoltre assolutamente necessario specificare che la pasta non può essere condita con la prima cosa che vi capita sotto mano. Ad esempio non potete condirla… che so, con del succo di mirtillo. Anche in questo caso ci sono delle regole. E sono regole a cui noi italiani teniamo molto, moltissimo, quasi più della nostra vita. La pasta, col ketchup, no. E neanche con la maionese. La pasta va condita con un sugo, che può essere il sugo di pomodoro, il pesto, un sugo di formaggi o di verdure e così via. E mi raccomando: la pasta va SUBITO buttata nel condimento, e anche se avanza la si ripone in frigorifero nel suo condimento, mai separata.
    L’ennesimo insostenibile sfregio alla nostra cultura culinaria ve lo scrivo qua, in sovrimpressione, bello in grande, così non ve lo dimenticate più.
    La panna, nella carbonara, NON CI VA.
    E no, non mi interessa se la rende più cremosa o più quello che volete. Se volete chiamarla carbonara,
    15 min
  • Tutti i tipi di CAFFÈ in ITALIA: nomi, caratteristiche e prezzo!
    In questo video parleremo di un argomento molto interessante, che sono sicura piacerà a molti: vi racconterò tutto quello che dovete sapere sul caffè e vi mostrerò la differenza tra i diversi tipi di caffè che si possono trovare in Italia: espresso, cappuccino, marocchino, espressino, macchiato, corto, lungo, ristretto e così via!
    

     

    IL CAFFÈ E GLI ITALIANI
    Il caffè, si sa, per gli italiani è un piezz’ e core, ovvero “un pezzo di cuore”, come si direbbe in napoletano. Quando parliamo di caffè, per essere precisi, parliamo della famosissima bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di caffè, diffusa in tutti i paesi del mondo, ma originaria dell’Etiopia e dello Yemen. In Italia il caffè arrivò, pensate un po’, nel 1570, in particolare a Venezia. Ma in poco tempo moltissime città si riempirono di “botteghe del caffè” e questa mitica bevanda, importata dall’Oriente, conquistò il cuore di tutti gli italiani, che ne fecero un vero e proprio simbolo della convivialità e della famiglia. Ancora oggi, “prendersi un caffè” è l’occasione (e la scusa) perfetta per chiacchierare in compagnia e staccare dallo stress della vita quotidiana. Se siete mai andati a trovare qualcuno in Italia avrete notato che quasi tutte le case hanno una moka o una macchinetta del caffè, perché il caffè viene visto quasi come un rituale, di solito da praticare dopo un pasto, ma anche come pausa dal lavoro durante il giorno.

    Di caffè, ovviamente, non ce n’è uno solo, ma ce ne sono tantissimi, con altrettanti modi diversi di prepararlo.

     
    CONSIGLI DELL'ESPERTO
    Chiaramente il risultato dipende principalmente dalla qualità del caffè che deciderete di usare: quando si desidera un buon caffè, non si deve badare a spese.

    Ecco quindi una lista dei migliori caffè italiani, a livello di marca:

    1 - Caffè Borbone: https://amzn.to/2JV7FR6

    2 - Caffè Lavazza: https://amzn.to/3a4f9vV

    3 - Caffè Illy: https://amzn.to/3gITQ4u

    4 -  Caffè Motta: https://amzn.to/3a5vK2C

    5 - Caffè Toraldo: https://amzn.to/344rcFR

    6 -  Caffè Vergnano: https://amzn.to/3qJzQ6l

    7 -  Caffè Pellini: https://amzn.to/3qJ3d8G

     

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    L'ESPRESSO
    Ma ora è arrivato finalmente il momento di farvi vedere tutte le varie preparazioni con il caffè che esistono in Italia:

    Il primo modo di prepararlo, quello che in Italia viene considerato il caffè “normale”, è il caffè espresso (a volte chiamato “corto”). Se andate in un bar in Italia e ordinate un caffè, vi porteranno un espresso. Il gusto è molto forte e intenso, perché la concentrazione di caffè rispetto alla quantità di acqua è molto alta. In genere il caffè espresso corrisponde a circa 30-40ml e il suo prezzo medio in bar e ristoranti italian...
    15 min
  • Tutte le espressioni con NE che gli ITALIANI usano quotidianamente
    In questa lezione parleremo di un argomento che spesso viene percepito come ostico da chi sta imparando l’italiano. Parleremo infatti delle tantissime espressioni che gli italiani usano quotidianamente con la particella NE. Ve le presenterò sempre affiancate da definizioni ed esempi, in modo da essere quanto più chiara possibile.
    

     

    Le espressioni con NE più usate in Italiano
     
    ANDARSENE A SPASSO / A ZONZO / IN GIRO
    Questa espressione ha varie alternative, tutte con lo stesso significato: indicano tutte l’azione di passeggiare per piacere, per rilassarsi o passare il tempo.

    Per esempio:

    -Se te ne vai sempre a zonzo, non concludi mai niente e lavori male.

    -Dopo il pranzo, se n’è andato a spasso e non ci ha nemmeno chiesto se ci servisse una mano. Che maleducato!

     
    FARSENE
    Questo ha il significato di “servire, “essere utile”, ma è usato soprattutto per indicare che qualcosa è inutile o non serve a nulla.

    Per esempio, la domanda “Che me ne faccio?” (o “Che te ne fai?”, “Che se ne fa?” e così via) è una domanda retorica per dire “non è una cosa che mi serve”, “non ho intenzione di utilizzarlo”.

    Altre frasi comuni con questo verbo sono “Non me ne faccio niente”, “Non so che farmene”, le quali assumono il significato di “non so come usarlo”, “per me è inutile”.

    Ecco alcuni esempi con più contesto:

    -Mia zia mi ha regalato un tiragraffi. Cosa me ne faccio? Non ho neanche un gatto!

    -Ho deciso di vendere la mia tv. Io non me ne faccio niente.

     

    Da questo verbo, in ogni caso, derivano due espressioni interessanti!

    La prima è FARNE A MENO (sì, ovviamente il verbo farsene è riflessivo, ma in questa espressione perde la riflessività): questa significa “rinunciare”, “privarsi di qualcosa”.

    Per esempio:

    -Da quando ho bevuto per la prima volta il caffè, non ne posso più fare a meno.

    -So che ami le patatine fritte, ma se non ne fai a meno, non dimagrirai mai!

     

    Un’altra espressione con lo stesso verbo è
    FARSENE UNA RAGIONE
    Questa significa “rassegnarsi”, “accettare razionalmente qualcosa di spiacevole”, “rendersi conto di come alcuni eventi negativi o dolorosi siano inevitabili”.

    Per esempio:

    -Io capisco che tu ora sia triste perché il tuo fidanzato ti ha lasciata, ma sono sicura che prima o poi te ne farai una ragione.

    -Tutti prima o poi ci troviamo a vivere la morte di una persona cara, ma dobbiamo farcene una ragione, purtroppo.

     
    FREGARSENE o FREGARNE (a qualcuno)
    Il significato è “importare”, “avere importanza”, “essere rilevante”.

    Vediamo alcuni esempi:

    -Non me ne frega niente delle tue scuse. Non ti perdonerò mai.

    -Perché ti frega ancora del tuo ex? Lascialo perdere! Meriti molto di più!

    È possibile rinforzare questo verbo, nella forma negativa, aggiungendo “DI MENO”.

    Per esempio:

    -Può chiamarmi quante volte vuole. Non me ne può fregar di meno. Non gli risponderò mai.

     
    ESSERCENE PER TUTTI (I GUSTI)
    Significa che di qualcosa vi è una grande quantità, sufficiente a soddisfare tutte le persone che lo desiderano.

    Per esempio:

    -Oggi a tavola ce n’era per tutti i gusti: carne, pesce, frutta, dolci...

     
    NON POTERNE PIÙ (di qualcosa)
    Questa espressione significa “essere stufi, essere stanchi di qualcosa o qualcuno o di una situazione”, “non avere più la forza di continuare”.

    Per esempio:

    -Sono stufa delle sue continue lamentele! Non ne posso più!

    -Non ne posso più del mio lavoro!
    16 min
  • Come usare PRONTO, PRESTO e RAPIDO correttamente in italiano!
    In questa lezione vogliamo parlarvi di tre paroline molto usate, ma che spesso creano un po’ di confusione per chi sta imparando l’italiano: PRONTO, RAPIDO e PRESTO. Questi tre termini, infatti, hanno significati simili e, a volte, possono essere usati negli stessi contesti. Bisogna stare molto attenti però, perché in realtà non sono intercambiabili e richiedono strutture completamente diverse.
    

     

    PRONTO, PRESTO e RAPIDO: significato e differenze
    PRONTO
    La parola “pronto” può assumere diversi significati a seconda del contesto in cui è usata:


    Uno degli utilizzi più frequenti è quello che si fa quando si risponde al telefono. Quando rispondiamo a una chiamata, infatti, lo facciamo dicendo: “Pronto?” oppure “Pronto? Chi è? Chi parla?”. In questo caso, “pronto” è invariabile, non cambia mai. Ad esempio, non si può dire “pronta” o “pronti”, ma si può dire solamente “pronto”, indipendentemente da chi si trova dall’altro lato della cornetta.
    Come aggettivo, “pronto” può significare “preparato”, quindi si usa per indicare che qualcosa o qualcuno è in condizioni tali per poter svolgere una determinata funzione o compito. Per esempio: “Il pranzo è pronto!”, “Sono pronta per uscire!” oppure “Le camere non sono ancora pronte” e così via. In questi casi “pronto” va concordato con il nome a cui si riferisce, esattamente come accade con tutti gli aggettivi.
    Infine, “pronto”, come aggettivo, si può usare anche in un altro contesto, ovvero per indicare che una persona è o non è nella giusta preparazione mentale ad affrontare un evento, una sfida, una situazione. Ad esempio, possiamo dire “Hai visto la foto della tua ex con il suo nuovo ragazzo?” - “No, non sono pronto per vedere una cosa del genere. Non l’ho ancora superata.”

    RAPIDO
    L’aggettivo “rapido”, invece, significa semplicemente “veloce”. Ad esempio, potremmo dire: “Mio padre ha già scelto il colore della sua nuova macchina: è un uomo molto rapido nel decidere”. Oppure: “Ho fatto un rapido calcolo e non credo di avere abbastanza soldi per un viaggio in Giappone”. O ancora: “Ho dato una rapida occhiata al giornale e ho visto la foto di tuo nonno. Cosa è successo?”

    PRESTO
    L’avverbio “presto”, infine, può avere diversi significati:


    Innanzitutto, “presto” si usa per indicare che non è ancora ora, non è ancora il momento giusto per fare qualcosa. Ad esempio, possiamo dire: “Non ho ancora iniziato a studiare per il prossimo esame. Mancano due mesi, è ancora presto”. Oppure: “Passo a prenderti alle 6?” - “Così presto? La cena è alle 8!”.
    “Presto” si può usare anche per indicare le prime ore del mattino: “Domani devo svegliarmi presto”.
    “Presto” può anche essere utilizzato quando si fa qualcosa prima del solito: “Mi dispiace ma devo proprio andare. Stasera devo andare a letto presto”.
    Infine, “presto” si usa molto spesso per congedarsi da qualcuno, dicendo “A presto!” Oppure “Ci vediamo/sentiamo presto!”.

    Ecco una breve conversazione in cui compaiono tutte e tre le parole:
    - “Pronto? Chi parla?”
    - “Ciao Rocco, sono Graziana! Sei pronto per la festa di stasera?”
    - “Prontissimo! Sai a che ora inizia?”
    - “Sì, inizia alle 8!”
    - “Alle 8? Così presto? Io finisco di lavorare alle 7! Vabbè, vuol dire che mi farò solo una doccia rapida, così da esser pronto per le 7:45. Comunque ti faccio sapere più tardi a che ora ti passo a prendere!”
    - “D’accordo, però ti avviso: domani devo svegliarmi presto, quindi dobbiamo ritirarci presto!
    - “Non ti preoccupare!”
    - “Perfetto, a presto!”
    Scriveteci nei commenti qualche frase che contenga queste tre paroline, per vedere se avete capito come usarle correttamente! Se invece volete fare un bel riepilogo di grammatica, non perdetevi il nostro video dedicato alle 26 regole grammaticali italiane più...
    8 min

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