Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • L’avverbio “MANCO” in italiano: Che cosa significa? Quando si utilizza?
    In questa lezione, come avrete capito dal titolo, vi parlerò di una parolina molto particolare, che forse vi sarà capitato di sentir pronunciare da qualche parlante di madrelingua italiana, ma che raramente avrete incontrato in un testo scritto. Mi riferisco alla parola “manco”! In questo video vi spiegherò il suo significato e vi mostrerò i diversi contesti in cui può essere utilizzata, riportandovi tanti esempi, così che possiate farvi un’idea ben chiara.
    

     

    Usi e significati dell'avverbio "MANCO"
    Prima di tutto, c’è una cosa che dobbiamo specificare: l’avverbio “manco” non va confuso con la prima persona singolare del verbo mancare all’indicativo.

    L’avverbio “manco” deriva infatti dal latino MANCUM, che in italiano moderno potremmo tradurre come “difettoso”, “manchevole”.

    Nella lingua parlata colloquiale, l’avverbio manco si usa come sinonimo di “nemmeno”, “neanche”, ma attenzione: si tratta appunto di un uso estremamente colloquiale, che non troverete in un testo formale, né parlato né scritto. Per questo motivo, se volete usarlo, dovete essere sicuri di trovarvi in un contesto adatto per farlo.

    In particolare, ci sono alcune espressioni più o meno fisse in cui questo avverbio appare spesso in alternativa agli avverbi “neanche” o “nemmeno” (che possono comunque sempre sostituirlo senza cambiare il significato).

     

    L’uso di “manco”, tuttavia, apporta una connotazione più colloquiale e informale.

    Un appunto che vi faccio già da subito è che molto spesso sentirete le espressioni di cui vi parlerò introdotte da un “ma”: il significato resta identico, il “ma” serve solo ad enfatizzare il tutto. Quindi ci può essere oppure no.

     
    L'espressione "manco morto"
    L’espressione “manco morto” si usa come esclamazione quando si parla di qualcosa che non si vuole assolutamente fare, un po’ come dire “Non ci penso proprio!”, “Non intendo farlo!”. Ad esempio:

    - Perché non scrivi al tuo ex? Dovresti perdonarlo…

    - (Ma) manco morta! Non lo perdonerò mai!

     
    L'espressione "manco se mi paghi"
    L'espressione "manco se mi paghi" è molto simile a "manco morto" e si usa in contesti analoghi: in questo caso, il verbo “pagare” può essere coniugato in base al contesto e alla persona in questione. Il significato complessivo è “Non lo farei nemmeno se ricevessi dei soldi per farlo”.

    Vediamo due esempi:

    Hai parlato con Giorgio? Non lo inviti al tuo compleanno?
    (Ma) manco se mi paga! Dopo quello che mi ha fatto non lo voglio vedere mai più!
    Che ne dici di cucinare una bella cenetta per i tuoi amici stasera?
    (Ma) manco se mi pagano! Ho già cucinato ieri e non hanno mangiato quasi nulla!

     
    Le espressioni "manco per sogno" o "manco per idea" 
    Altre espressioni simili alle due precedenti sono “manco per sogno” o “manco per idea” [la versione scurrile sarebbe “manco per il ca**o”], e di nuovo, si usa negli stessi contesti per dire “assolutamente no”.

    - Alla fine vai in vacanza con i tuoi?

    - (Ma) manco per sogno! Non li sopporto più!

     
    Le espressioni "manco io" e "manco tu" 
    Il quarto uso è molto semplice, ossia nelle espressioni “manco io”, “manco tu”, ecc., ma è anche molto frequente nel parlato colloquiale: si tratta di sinonimi di “neanche io”, “neanche tu”, ecc.

    Vediamo un esempio:

    Sei preoccupata per la settimana bianca? Io non ho mai sciato in vita mia, non so se sono capace…
    Manco io! Ma mi hanno detto che non è così difficile, quindi sono abbastanza tranquilla.

     
    L'espressione "manco per sbaglio" 
    Un’altra espressione molto usata è “manco per sbaglio”: in particolare, si usa per indicare che qualcosa non è avvenuto o...
    11 min
  • La parola BASTA in italiano: Cosa Significa? Come si usa? Spiegazione + Esempi
    Come avrete dedotto dal titolo, in questa lezione parleremo della parola BASTA, usata in moltissimi contesti e spesso con sfumature differenti. Sicuramente l'avrete già sentita dire in qualche contesto, ma probabilmente in alcuni casi non sapreste come utilizzarla correttamente. Beh siamo qui proprio per questo:  vi spiegheremo il significato di questa parolina e in seguito vi mostreremo tanti esempi da cui potrete trarre spunto per imparare tutti diversi usi di BASTA.
    

         

    Come e quando usare BASTA in italiano
    Cosa significa?
    Partiamo dalle basi: vi siete mai chiesti cosa voglia dire, davvero, la parola “basta”? Se la analizziamo bene, ci accorgiamo che in realtà è semplicemente la terza persona singolare del verbo “bastare” coniugato al presente indicativo, che significa proprio “essere sufficiente”, “essere abbastanza”.
    In particolare, si utilizza come forma impersonale (ovvero senza un soggetto), per indicare che qualcosa deve finire oppure che di quella cosa ce n’è abbastanza.

     
    L'esclamazione BASTA!
    Un primo uso di BASTA è da solo, come esclamazione. Spesso, quando siamo proprio esasperati, tendiamo addirittura a urlarlo. Se usato da solo, vuole significare che una certa situazione deve assolutamente finire, perché siamo stanchi e non ne possiamo più. Infatti mette particolare enfasi sull’idea di esasperazione.

    Vediamo alcune scenette che ci serviranno da esempio.

    In una classe piena di marmocchi urlanti, la maestra cerca di ottenere silenzio. Dopo diversi tentativi fallimentari, urla a squarciagola: “BASTA!”
    Tutti i bambini si zittiscono immediatamente e la guardano a bocca aperta.

    Ecco, qui per esempio potremmo avere bisogno di urlarlo.
    In questo caso possiamo utilizzare la nostra parolina rinforzata da avverbi come ORA o ADESSO, per sottolineare che è proprio in questo preciso momento che ci siamo accorti di non poter più sopportare quella determinata situazione e che pertanto deve finire.

    Una coppia di fidanzati sta litigando per l’ennesima volta: lei gli rinfaccia che lui l’ha tradita in passato, lui la rimprovera per non averne mai parlato prima. Il litigio va avanti da un po’, lei sta perdendo la pazienza e urla: “Adesso basta! Me ne vado”. Ed esce dalla stanza sbattendo la porta.

    In questo caso, la ragazza sta dicendo che vorrebbe che quella situazione (e probabilmente anche la relazione) finisse proprio in quel momento.

     
    BASTA come desiderio di fine 
    BASTA esprime l’idea che qualcosa deve finire perché non ne possiamo più, può assumere un significato più specifico e indicare che una cosa o un’azione in particolare deve finire. In questo caso, è seguito da un nome o un verbo all’infinito.

    Per esempio:

    Piove da giorni e la città è completamente allagata, molti hanno perso la casa e le coltivazioni. Perciò qualcuno alza la testa al cielo e urla disperato “Basta pioggia, per favore!”.

    Oppure:

    Durante un compito in classe, la professoressa nota che due alunni continuano a parlare e a scambiarsi risposte. Quindi lei li rimprovera “Rossi! Franchi! Basta parlare voi due! Altrimenti vi annullo il compito!

     

    BASTA COSI’

    La parola “basta”, come avete visto nei casi già citati, è spesso connessa a situazioni negative, in cui c’è bisogno di porre fine a qualcosa. Ci sono però anche contesti in cui la parola “basta” viene usata in modo assolutamente cortese, per esempio quando è seguita da “così”. In questo caso, si usa soprattutto quando siamo in un negozio per comprare qualcosa.

    Una signora va dal panettiere e chiede un filone di pane integrale, due pagnotte ai semi e due tranci di focaccia. Il panettiere chiede: “Desidera altro?” E la signora risponde: “No grazie, basta così”.
    13 min
  • Quando si usa la MAIUSCOLA o la MINUSCOLA in italiano? Tutte le REGOLE con ESEMPI
    In questa lezione parleremo di un argomento molto particolare, che non sempre viene trattato nelle lezioni di lingua, ma che può sempre tornare molto utile quando si scrive in italiano. Parleremo infatti di tutti i casi in cui nella nostra lingua è obbligatorio usare la lettera maiuscola, e ci aiuteremo con degli esempi per evitare ogni dubbio.













    Quando usare la MAIUSCOLA in italiano



     



    All'inizio di una frase



    Innanzitutto, come in molte altre lingue, in italiano è obbligatorio utilizzare la maiuscola all’inizio di un testo o di un paragrafo. Ad esempio:



    Ogni volta che ti guardo m’innamoro.



    La maiuscola si deve usare anche all’inizio di una frase dopo un punto:



    Oggi non posso. Domani sei libera?



    Inoltre si usa per iniziare un discorso diretto, quindi dopo i due punti e le virgolette. Ad esempio:



    Maria sbottò: “Non voglio più vederti!”



     



    Per i nomi propri



    Di persona o animali



    Poi, naturalmente, la maiuscola si usa con i nomi propri di persone e di animali, con i soprannomi e con gli appellativi per antonomasia, cioè attributi con cui si fa riferimento a personaggi famosi. Ad esempio:



    Giancarlo Rossi (—> che può essere soprannominato Gianca)



    Fiocco (che può essere ad esempio un cane o un gatto)



    Il Poeta (appellativo usato per riferirsi a Dante Alighieri)



    Il Vate (appellativo usato per riferirsi a Gabriele D’Annunzio)



    Di luoghi geografici



    La maiuscola si usa anche per indicare i nomi di luoghi geografici (ad esempio città, regioni, Paesi, continenti ecc.), sia reali sia inventati.



    Roma, Lombardia, Svezia, Africa,Narnia.



    Ci sono, però, alcune particolarità:



    Quando la denominazione di un luogo geografico è formata da un nome comune e un nome proprio, il nome comune si può indicare facoltativamente con la minuscola oppure con la maiuscola. Vediamo degli esempi:



    Si può scrivere sia Monte Bianco che monte BiancoSi può scrivere sia Corso Cavour, sia corso CavourSi può scrivere sia Via Garibaldi, sia via Garibaldi



    Attenzione, però, perché per le strade italiane vi potrà capitare di vedere cartelli che indicano le vie e i corsi dedicati a personaggi famosi scritti interamente in lettere minuscole, quindi anche se si tratta di nomi propri (ad esempio: “via archimede”). Si tratta di una semplificazione, che comunque non può essere applicata nello scritto.



    Per le festività



    La maiuscola in italiano si usa anche con i nomi delle festività (che siano religiose o laiche):



    la Pasqua, il Natale, il Ferragosto, il Carnevale.



    Per i corpi celesti



    Usiamo la maiuscola anche per i nomi dei corpi celesti (pianeti, stelle, satelliti ecc.):



    Giove, Saturno, la cometa di Halley.



    Attenzione: ci sono 3 nomi che si usano con la lettera maiuscola solo in contesto astronomico, altrimenti vanno scritti con la minuscola. Questi nomi sono: luna, terra e sole. Ad esempio:



    La Luna è un satellite del pianeta Terra.La Terra gira intorno al Sole.



    Ma:



    Un raggio di sole filtrava dalla finestra.Stasera c’è la luna piena.



    Per i titoli



    14 min
  • Cosa visitare a TRANI, in Puglia (Italia) – VLOG alla scoperta della Perla del Sud
    In questo video parleremo di una delle città più belle, vive ed interessanti della Puglia: Trani. Adesso, probabilmente, questo nome non vi dirà niente, ma sono sicuro che, appena scoprirete le bellezze che la città ha da offrirvi, non lo dimenticherete facilmente. Siete pronti? Iniziamo!
    

     

    TRANI e le sue bellezze
    Secondo la leggenda, Trani, è stata fondata da Tirreno, mitico figlio dell’eroe omerico Diomede. Infatti, prima del IV secolo, la città veniva chiamata con il nome Tirenum o Turenum. Questa ipotesi, però, è considerata poco affidabile dagli studiosi, i quali hanno sviluppato due teorie più convincenti a riguardo:

    Il termine 'Trani' può essere stato dato alla città in onore dell'imperatore Traiano.
    Il termine 'Trani' deriva da trana/traina, che indica un'insenatura adatta alla pesca (ipotesi più verosimile);

    Oltre che per le sue viste mozzafiato, la città di Trani è famosa anche per una particolare tipologia di marmo (la pietra di Trani), ma anche per la ricca produzione dell'olio extravergine di oliva e del vino moscato di Trani.

    Inoltre, la città ha dato i natali (è il luogo di nascita) a vari attori famosi, sia in Italia, che all'estero, come ad esempio:

    Bianca Nappi, che potete vedere nella serie televisiva Le Indagini di Lolita Lobosco (miniserie girata a Bari);
    Riccardo Scamarcio, il quale ha recitato in film italiani di successo, ma anche in produzioni internazionali.

     
    I monumenti e luoghi d'interesse di Trani
    La città di Trani viene considerata una città d'arte, perché può vantare di un ampio patrimonio artistico e architettonico: chiese, monasteri, giardini e palazzi storici, oltre che la famosa Cattedrale sul mare e il Castello svevo.
    La Cattedrale di San Nicola Pellegrino
    La Cattedrale di San Nicola Pellegrino è, senza ombra di dubbio, la costruzione più conosciuta e prestigiosa della città pugliese. Si trova vicino al porto, accanto al mare e spicca particolarmente per la sua imponenza. La Cattedrale è uno degli esempi dello stile romanico-pugliese, realizzata con la famosa pietra di Trani (di cui abbiamo parlato poco fa) a partire dal 1099, con lo scopo di raccogliere le reliquie di San Nicola Pellegrino (oggi patrono della città).

    Interessante da visitare è anche la Cripta di San Nicola, con le sue 28 colonne eleganti.

     
    Il Castello Svevo
    Il Castello Svevo di Trani risale al XIII secolo (edificato nel 1233), durante la denominazione degli Svevi. Infatti, è stato realizzato da Federico II come dimora per suo figlio Manfredi, il quale nel 1259 vi convogliò a nozze con Elena Ducas, la sua seconda moglie.

     

    La Villa comunale di Trani

    La Villa comunale è il giardino più grande della città, si estende su un terrazzamento a picco sul mare ed è immerso nel verde. La Villa è posizionata in modo tale che, dal lato sud, sia possibile ammirare la vista panoramica del lungomare che arriva fino al Monastero di Santa Maria di Colonna; mentre, dal lato nord, si giunge al Fortino.

    L'inaugurazione della Villa risale al 1824, ma nel corso del tempo venne ampliata grazie ad operazioni di bonifica dei terreni a sud.

    La Villa comunale è dominata da fauna e flora: palme, lecci, querce, pini, aiuole con fiori, vasche che ospitano 500 pesci di diverse specie provenienti da laghi e fiumi di tutto il mondo e simpaticissimi pappagalli. Questo è il luogo ideale per le famiglie con bambini e per chi cerca un po' di riposo quando l'estate torrida non dà tregua.

     
    La cucina tranese
    Nella città di Trani si mangia bene? Certo, è una città italiana e in Italia è impossibile mangiare male!

    La cucina tranese è decisamente semplice e genuina, basata sui prodotti del territorio e le antiche ricette pugliesi...
    9 min
  • OMISSIONE dell’ARTICOLO in italiano: Quando NON si usa con Espressioni e Locuzioni
    In questa lezione, continueremo a parlare dell'omissione dell'articolo: se vi ricordate, vi avevo parlato dei casi in cui in italiano si omette l’articolo davanti ai nomi propri di persona e ai nomi geografici, ai complementi di tempo, luogo, materia e modo. In questa lezione andremo a riprendere il discorso e ci occuperemo invece delle locuzioni avverbiali e verbali e le espressioni più o meno fisse introdotte da preposizione nelle quali i sostantivi non sono introdotti dall’articolo. Ok ora può sembrare tutto confuso, ma se rimarrete con me vedrete che tutto avrà senso! Alla fine della lezione troverete anche una storiella piena di esempi utilissimi.


         

    Quando non usare l'articolo con espressioni e locuzioni
    Per facilitarne la memorizzazione, ho deciso di dividere le diverse locuzioni ed espressioni a seconda della preposizione da cui sono introdotte. Eh sì, le preposizioni… Le grandi amiche degli stranieri che imparano l’italiano!

    Vi fornirò un elenco di espressioni fisse o idiomatiche per ogni preposizione, con il loro relativo significato. Purtroppo, non c’è altro modo di ricordarle se non imparandole a memoria. Un modo efficace per provare a ricordarle è impararle con un verbo prima, in modo tale da avere una frase in contesto già pronta per l’uso.
    DI
    Iniziamo quindi dalla preposizione DI.

    Espressioni di modo:
    - di corsa, di fretta, (tuffarsi/buttarsi) di testa, di proposito (=apposta), di base, di norma (=solitamente).

    Espressioni di causa:
    - di freddo, di caldo, (soffrire) di vertigini / d’asma, (essere malati / morire) di cancro, di diabete, (morire) di fame, di sete, di stenti, di crepacuore.
    A
    Passiamo ora alla preposizione A, che può introdurre:

    Espressioni di quantità: a quintali, a bizzeffe;

    Espressioni di modo:
    - a piedi, a spasso, a gambe levate, a tutto gas, a tutta birra (=molto velocemente), a gonfie vele (=senza inciampi, favorevolmente), a caso, a casaccio, a proposito (=per quanto riguarda…), a modo / a modino (=accuratamente, con garbo), a stento, a fatica, a malapena, a vicenda, a malincuore (=purtroppo, contro voglia), a occhio, a sentimento (=in una quantità non precisa), a naso (=basandosi sul proprio istinto), (mandare/andare) a rotoli (=in rovina).

    Ci sono anche delle espressioni doppie, in cui la preposizione A è frapposta tra due sostantivi identici: faccia a faccia, poco a poco, mano a mano ecc.
    DA
    La preposizione DA introduce diverse espressioni fisse, come:
    - da piccolo, da bambino (=quando ero piccolo/bambino); (fare) da padre / da tutore / da guida ecc.; occhiali da vista, costume da bagno, vestito da sera, scarpe da tennis, tuta da ginnastica, pista da ballo, sala da pranzo, cane da compagnia, bastone da passeggio ecc.
    IN
    Abbiamo già visto alcune espressioni con la preposizione IN nella lezione precedente, ma vediamo ora alcune espressioni fisse:
    - in realtà, in effetti, in pratica, in teoria, in concreto, in astratto, in fondo, in genere, in poche parole, in orario, in tempo, in futuro, in anticipo, in ritardo, in parte, in stallo (=in pausa), in assenza/mancanza (di), in presenza, in giro, in fretta, in fretta e furia, in modo (da) / in modo (… diverso, carino ecc.), in tutta sincerità, in caso (=al limite, se non si può fare altrimenti).
    CON
    Di questa preposizione abbiamo già parlato nello scorsa lezione, in particolare abbiamo citato esempi astratti (con pazienza, con forza, con passione) in cui l’articolo viene omesso, ed esempi concreti (con le mani, con la testa, col coltello) in cui di solito l’articolo invece va utilizzato.
    SU
    Ci sono pochi casi in cui la preposizione su introduce un sostantivo non accompagnato da articolo.
    Ad esempio:
    -su suggerimento (di), su consiglio (di), su proposta (di).
    12 min
  • I Verbi RIFLESSIVI e RECIPROCI in italiano: Quali sono e come si usano?
    In questo video parleremo di un argomento di grammatica molto molto importante, con cui sicuramente, alcuni di voi, avranno avuto a che fare almeno qualche volta: sto parlando dei verbi che generalmente vengono chiamati “riflessivi”. Ad esempio: lavarsi, cambiarsi, salutarsi, aspettarsi…  Ebbene, sapete che ci sono delle differenze tra i vari verbi riflessivi? Ve le mostrerò tutte e vi farò anche tanti esempi per mostrarvi come si utilizzano nel modo corretto.
    

     

    I verbi RECIPROCI e RIFLESSIVI in italiano
    Sotto il nome di “verbi riflessivi” si possono trovare in realtà tanti diversi tipi di verbi, che non sempre hanno caratteristiche identiche, ad esempio, un verbo come “lavarsi” non si può considerare sullo stesso piano del verbo “aspettarsi”. In questo, l'Accademia della Crusca (supremo ente della lingua italiana) ci viene in aiuto, e ci dice innanzitutto che esiste una macro-categoria che comprende tutti questi verbi: quella dei verbi pronominali.

     
    Quali sono i verbi pronominali?
    Per verbi pronominali intendiamo tutti quei verbi accompagnati da un pronome.

    Nel caso dei verbi riflessivi, il pronome in questione è un pronome riflessivo (la parolina “si” posposta al verbo all’infinito, che viene poi coniugata in base alla persona).

    All’interno dei verbi pronominali, poi, ci sono delle sub-categorie: cioè i verbi riflessivi e quelli reciproci (ad esempio, lavarsi vs. abbracciarsi) e, all’interno dei verbi riflessivi, c’è un’ulteriore distinzione tra i riflessivi diretti e quelli indiretti.

    Adesso basta con queste definizioni grammaticali astratte che sembrano una lingua sconosciuta, cerchiamo di capire bene la differenza tra tutte queste definizioni, cominciando con i verbi riflessivi che, come abbiamo detto, si dividono in due gruppi:

     
    I verbi riflessivi diretti
    Quando abbiamo a che fare con verbi riflessivi diretti possiamo sempre sostituire il pronome riflessivo (mi, ti, si, ci, vi, si) con “me stesso” o “te stesso” e così via; questo perché il pronome corrisponde veramente ad un oggetto diretto. Vediamo alcuni esempi:

    Io mi lavo = io lavo me stesso.
    Tu ti asciughi = tu asciughi te stesso.
    Lei si è iscritta = lei ha iscritto se stessa.

     

    I verbi più comuni e importanti che seguono questa regola sono:

    Abbuffarsi

    Alzarsi

    Asciugarsi

    Bagnarsi

    Evolversi

    Fermarsi

    Infiltrarsi

    Iscriversi

    Lavarsi

    Rilassarsi

    Sedersi

    Svegliarsi

     
    I verbi riflessivi indiretti
    Per i verbi riflessivi indiretti, invece, questa regola non vale: in questo caso, infatti, il pronome non corrisponde ad un complemento oggetto diretto, e dunque non si può sostituire con “me stesso”, “te stesso” e così via. Anzi, qualche volta questo tipo di verbo prende un oggetto diretto completamente diverso. Vediamo alcuni esempi:

    Io mi aspetto grandi cose da te. (—> In questo caso, è “grandi cose” l’oggetto)

    Tu ti penti di averlo fatto.

    Lei si ribella alle nostre decisioni.

     

    I verbi più comuni e importanti che seguono questa regola sono:

    Accorgersi

    Addormentarsi

    Ammalarsi

    Arrendersi

    Aspettarsi

    Chiamarsi

    Fidarsi

    Impossessarsi

    Incavolarsi - incazzarsi

    Mettersi

    Pentirsi

    Prendersi

    Procurarsi

    Ribellarsi

    Ricordarsi

    Sentirsi

     
    I verbi reciproci
    I verbi reciproci, invece, esprimono un’azione compiuta allo stesso tempo da due so...
    18 min
  • Test di italiano per PRINCIPIANTI (A1/A2): Riesci a PASSARLO? Ottieni la CERTIFICAZIONE!
    In questo video faremo una prova di livello principiante (A1-A2) sullo stile di quelle ufficiali per l’ottenimento delle certificazioni di italiano per stranieri (CILS, CELI, PLIDA, ecc.). Non devi avere un esame prenotato per fare questa prova insieme a noi: considerala come una sfida! Per ogni parte, riceverai del tempo per completare gli esercizi. Se te ne serve di più, puoi sempre mettere pausa al video, ma cerca di non prenderti troppo tempo in più.
    

     

    Ottieni la tua CERTIFICAZIONE di italiano
    Solo perché si tratta di un test di livello principiante, non significa che sia semplice! Anche se il tuo livello è intermedio o avanzato, siamo sicuri che potrebbe essere un esercizio di ripasso utile anche per te e una sfida! Scommettiamo? 

    Prendi carta e penna e… cominciamo! Le soluzioni saranno alla fine del video. Non dimenticare di farci sapere come è andata e se ti piace questo genere di video, così possiamo fare anche altri per il livello intermedio e avanzato.

    Abbiamo fatto anche un test di grammatica italiana per tutti i livelli che potrebbe piacerti: non perdertelo!

    Se invece vuoi correggere il tuo testo, ti consigliamo di dare un'occhiata al nostro servizio di correzione testi in italiano!




    PUNTEGGIO TOTALE
    SUPERATO CON...


    Comprensione scritta 1

    8 (2 per ogni risposta giusta)


    6



    Comprensione scritta 2

    10 (2 per ogni risposta giusta)


    6



    Comprensione scritta 3

    14 (2 per ogni risposta giusta)

    8


    Comprensione scritta 4

    14 (2 per ogni risposta giusta)

    8


    Comprensione scritta 5

    14 (2 per ogni risposta giusta)

    8


    Comprensione orale

    16 (2 per ogni risposta giusta)

    10
    25 min
  • Impara l’italiano ONLINE con il corso IMPARA COPIANDO basato sulla Tecnica dell’Imitazione #4
    Tutti coloro che si accingono a imparare una nuova lingua straniera, qualsiasi essa sia, come primo passo decidono di comprare un maledetto libro di grammatica e un odioso dizionario bilingue. Questo perché la prima cosa che vogliono fare è imparare tutte le regole grammaticali e memorizzare una miriade di parole in maniera decontestualizzata... Questo approccio, tuttavia, è una garanzia di fallimento: comunicare non è solo una questione di grammatica, lessico e sintassi. Ci sono altri elementi che entrano in gioco contemporaneamente durante un atto comunicativo, per questo abbiamo deciso di creare il corso Impara Copiando, l'unico corso di italiano gratuito interamente basato sulla Tecnica dell'Imitazione: il metodo, scientificamente testato, che permette di imparare le lingue straniere automaticamente e rapidamente (senza studiare).
    

     

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    La comunicazione include svariati step ed innumerevoli elementi che vanno ben oltre la grammatica, la sintassi e il lessico. La maggior parte degli studenti di lingue straniere sembrano ignorare totalmente questa semplice realtà: per questo dedicano una mole sproporzionata di tempo studiando con i metodi tradizionali e puntualmente falliscono quando cercano di parlare una lingua straniera in maniera fluente e naturale.
    La comunicazione comprende:
    1. gesti;
    2. espressioni del viso;
    3. intonazione;
    4. pronuncia;
    5. ritmo (pause, rallentamenti, accelerazioni);
    6. … e tanto altro ancora!
    Posso imparare l'italiano in 2 mesi?
    Certo! Tenendo in considerazione tutti gli aspetti che concorrono a dar vita a un atto comunicativo, sarà possibile apprendere l'italiano, o qualsiasi altra lingua, in pochi mesi o settimane!

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    Ma basta perderci in chiacchiere, spieghiamo subito come funziona, per quelli che non lo sanno ancora.
    La Tecnica dell’Imitazione si divide in 3 fasi:
    1. ASCOLTA E LEGGI: in questa prima fase dovrete semplicemente ascoltare e leggere la storia che vi racconteremo.

    2. ASCOLTA E IMITA: in questa seconda fase dovrete ripetere esattamente quello che facciamo e diciamo durante il racconto (non preoccupatevi, bloccheremo il video per permettervi di imitarci più facilmente).

    3. DIVENTA L’ALTRO: in quest’ultima fase dovrete diventare noi, quindi dovrete fare e dire esattamente quello che facciamo e diciamo noi (fate attenzione: in questa fase non ci saranno blocchi o trascrizioni sullo schermo).

    Tutto qui! La Tecnica dell’Imitazione è tanto semplice quanto efficace! Usala per imparare l'italiano in modo automatico!

    ... E non dimenticare che abbiamo fatto altre video-lezioni usando la Tecnica dell'Imitazione in italiano: guardale tutte!
    8 min
  • IL FUTURO NEL PASSATO in italiano: Come si Forma e Quando si Usa?
    In questo video andremo a vedere una regola grammaticale molto interessante che crea spesso molta confusione tra gli studenti di italiano. A cosa mi riferisco? Semplice, al temutissimo FUTURO NEL PASSATO! Non perderti questa lezione!


     

    Condizionale Presente o Condizionale Passato?
    Immaginate di stare parlando al passato, di qualcosa che è successo in un tempo passato. Bene, se poi volete parlare di qualcosa che è avvenuto dopo rispetto a quel tempo di cui state parlando (cioè nel futuro rispetto a quel tempo passato), ma che comunque, rispetto a oggi che lo raccontate, è già accaduto e quindi è passato, ecco: quello è il FUTURO NEL PASSATO. 
    Quando possiamo parlare di futuro nel passato?
    Affinché si possa parlare di futuro nel passato, sono necessarie due condizioni:

    Il verbo della preposizione principale deve essere ad un tempo passato 
    Il secondo verbo (verbo nella preposizione subordinata) deve esprimere un’azione posteriore all’azione espressa dal verbo principale

    Come si forma il FUTURO PASSATO?
    In italiano, per esprimere questo futuro nel passato utilizziamo il CONDIZIONALE PASSATO (e non il presente, come molti dicono, erroneamente). 

    Per esempio:

    Quando l’ho invitato, Giorgio ha detto che sarebbe venuto volentieri alla mia festa.

    Ovviamente, rispetto al presente (il momento in cui ho parlato), queste due azioni sono già avvenute, cioè sono entrambe passate. Tuttavia, rispetto all'invito, l'azione di partecipare alla festa è futura.

    Vediamo un altro esempio:

    Non sapevo se avresti fatto in tempo, così avevo già pensato a una soluzione alternativa.

    Anche in questo caso, le azioni sono passate rispetto al momento in cui si parla, ma l’azione di fare in tempo è futura rispetto a quella di non sapere. 

    Quindi, ricordate, si deve usare il CONDIZIONALE PASSATO.

    Tutto chiaro fin qui? Bene vediamo il…
    FUTURO PASSATO CON VERBI MODALI: 
    Partiamo facendo subito qualche esempio:

    Quando l’ho invitato, Giorgio ha detto che sarebbe potuto venire alla mia festa.

    Come vedete, qui ho utilizzato non solo il condizionale passato, ma il condizionale passato del verbo + un verbo modale. Come vedete, il primo verbo è “essere” o “avere” al condizionale presente (in base al verbo principale che avete), poi si utilizza il participio passato del verbo modale (potuto, dovuto, saputo, voluto) e infine il verbo principale, quello che indica l’azione, all’infinito.

    Vediamo un altro esempio:

    Sapevo che non avresti dovuto parlare!

    Stessa identica cosa!

    Ma non è finita qua: sentite adesso queste due frasi…

    Mio fratello mi ha detto che Giorgio sarebbe dovuto andare al bar.
    Mio fratello mi ha detto che Giorgio dovrebbe essere andato al bar.

    Secondo voi le due frasi hanno lo stesso significato? NO!!!

    Quindi fate molta ATTENZIONE!

    Nel primo caso mio fratello mi ha detto cheGiorgio aveva l’intenzione, aveva la necessità o il dovere di andare al bar dopo. Ed è quindi, effettivamente, il nostro futuro nel passato.

    Nel secondo caso, invece, quello che mio fratello mi ha detto non è altro che un suo pensiero: cioè lui sta ipotizzando che Giorgio sia andato al bar, non ne ha però la certezza assoluta. Questa forma esprime quindi un’ipotesi su un’azione che probabilmente è successa. 

    Bisogna precisare che questo può succedere SOLO con il verbo “dovere”. Perché? Perché il verbo “dovere” può esprimere un’ipotesi, se è al presente indicativo o al condizionale e se è seguito da un verbo all’infinito.

    Per esempio:

    Paolo ha mal di stomaco. Deve aver mangiato qualcosa di avariato.
    15 min
  • 5 MOTIVI per VIVERE in ITALIA: Straniera Trasferitasi in Italia Racconta la sua Esperienza!
    In questo video abbiamo chiesto alla professoressa di spagnolo Marta Tardáguila Del Castillo, che vive in Italia da ormai più di 10 anni, cosa ne pensa dell'Italia, cosa le piace di questo paese e, soprattutto, cosa si prova ad abitare nel BelPaese. Quello che ci ha detto è molto interessante!
    


     

    Com'è Vivere in Italia? Vale la Pena Trasferirsi?
    In questa intervista Marta Tardáguila Del Castillo, madrelingua spagnola, insegnante in una scuola di spagnolo a Bari e cofondatrice del sito per l’apprendimento dello spagnolo BurbujaDELEspanol.com, ci racconta della sua vita in Italia.
    Cosa ti viene in mente pensando all'Italia?

    Prima di tutto, il cibo. Perché ovviamente in Italia si mangia benissimo, soprattutto al Sud dove vivo io. Poi anche le persone, anche se in realtà devo dire che gli italiani e gli spagnoli li trovo molto simili, però ovviamente c'è qualcosa di speciale qui. Quindi ovviamente penso alle persone, al cibo e penso anche al mare, il mare della Puglia.

    Addirittura, il mare della Puglia è più bello di quello della Spagna?
    Per me sì.

    E invece sono curiosa di sapere, preferisci il cibo italiano o spagnolo?
    Questa è una domanda molto difficile, non so dirti se c'è qualche cibo che preferisco, è impossibile. Bisogna dire che abbiamo gli stessi ingredienti, perché siamo entrambi nel Mediterraneo, utilizzati in modo un po' diversi. Ovviamente in Italia si mangia molta più pasta, mentre in Spagna si utilizza molto di più la carne, sono buonissime entrambe. Ma siccome io adoro sia la pasta che la pizza, devo dire che mi trovo molto bene qui.

    Qual è stata per te la miglior esperienza in Italia?
    Credo che un'esperienza davvero significativa sia stata quella di quando andai a Firenze tanti anni fa. Camminavo per le stradine cercando la Cattedrale, non la trovavo e credevo di essermi persa, quando all'improvviso è apparsa, ho visto il cupolone. Sono rimasta davvero senza parole, perché ha questo effetto sorpresa.

    Qual è il cibo italiano più buono che hai mangiato in Italia? E non accetto pizza e pasta come risposta!
    Accetti i panzerotti? Sono tipici di qui della Puglia e sono una cosa spettacolare! Ragazzi, dovete venire qui solo per quello, poi deciderete se fermarvi qui o no, ma i panzerotti sono una meraviglia.

    E la cosa migliore è che costano davvero poco!
    Sì, è una cosa molto economica e molto facile da mangiare.

    Beh, ora facile non direi...
    Ci vuole una certa tecnica che io ho già maturato.

    Gli italiani sono sempre stati gentili?
    Sì, certo sono sempre stati molto gentili con me. Soprattutto quando poi si rendono conto che non sono italiana, sono ancora più gentili. La trovo una cosa molto carina, mi sento sempre molto a casa, molto protetta. Quando conosco persone nuove subito mi chiedono di dove sono e sono sempre molto gentili.

    Cosa ne pensi dell'italiano? È una lingua facile da imparare?
    L'italiano è una lingua che a me piace tanto, e che studio da un bel po' di anni. È una lingua facile da imparare? Dipende, ovviamente. È una lingua simile allo spagnolo, ma con tante differenze. Quindi, innanzitutto, dipende anche da come te la insegnano, da come la impari. Non è difficile ma non ci dobbiamo adagiare sugli allori, perché ci sono delle cosettine da non dimenticare.

    Era il tuo sogno vivere in Italia?
    Non saprei, io ho sempre sognato di vivere in un altro paese. Poi quando sono diventata un po' più grande ho iniziato a studiare l'italiano, e quindi ho sempre pensato che sarei venuta qui in Italia. Però in realtà è stata una cosa molto, come dire, naturale non l'ho sognata tanto, è venuta da sola e mi è piaciuta molto.

    Grazie mille per queste bellissime risposte, Marta, sono davvero contenta che l'Italia ti piaccia e che tu ami que...
    11 min

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