Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • Come e quando usare MIGLIORE e MEGLIO in italiano? Spiegazione + Esempi
    In questo articolo ci concentreremo sulle parole “migliore” e “meglio”, che sono molto comuni nell’uso della lingua italiana. Vi sarete sicuramente chiesti anche voi almeno una volta che differenza ci sia tra questi due termini e in quali contesti si usi l’una piuttosto che l’altra. Noi di LearnAmo siamo qui a darvi una mano e a far sparire ogni vostro dubbio.
    

         

    Differenza tra MIGLIORE e MEGLIO
    MIGLIORE
    Partiamo dalle basi:

    “Migliore” è un aggettivo qualificativo, che pertanto si usa di solito per accompagnare un nome e per descriverne una qualità. Si tratta della forma comparativa di maggioranza dell’aggettivo buono.

    Il paradigma è irregolare:
    buono (grado positivo) - migliore (grado comparativo) - ottimo (grado superlativo)
    La forma “migliore” è invariabile per il maschile e per il femminile; il plurale, invece, è “migliori”, anche in questo caso per entrambi i generi. Vediamo alcuni esempi:
    Questa giacca è migliore di quella perché è di cotone.
    La pizza napoletana, secondo me, è migliore di quella romana.
    Aggiungendo poi l’articolo “il” davanti a “migliore”, questo diventerà un superlativo relativo (come l’inglese “the best”, per intenderci). Vediamo altri esempi:
    In quel ristorante fanno la pizza migliore della città.
    Casa propria è il posto migliore del mondo.
    Il cane è il miglior amico dell’uomo.
    In questa trasmissione vengono premiati i migliori pasticceri d’Italia.
    In alcuni casi, poi, l’aggettivo “migliore” può essere sostantivato, e venire quindi usato come nome, come sostantivo. L’esempio più comune è:
    Grazie, sei il migliore!
     
    MEGLIO
    “Meglio” invece, è un avverbio, e pertanto affianca sempre un verbo. Si tratta del grado comparativo dell’avverbio bene.

    Il paradigma, anche in questo caso irregolare, è:
    bene (grado positivo) - meglio (grado comparativo) - ottimamente / benissimo (grado superlativo)
    Essendo un avverbio, “meglio” si usa come tale. In pratica significa letteralmente “in modo migliore”. Quindi, ad esempio:
    Se non avete capito, provate a rileggere meglio.
    Maria sa parlare portoghese molto meglio di me.
    E voi direte: Tutto qui? È così semplice?

    Beh, non esattamente.

    POSSONO ESSERE INTERCAMBIABILI?
    Nell’italiano parlato, l’avverbio “meglio” tende ad essere usato al posto di “migliore”, e quindi con la funzione di un aggettivo, nonostante sia in realtà un avverbio.

    Quindi troverete che, in effetti, la parola “meglio” è decisamente più ricorrente nel parlato colloquiale rispetto alla parola “migliore”. Vediamo alcuni casi in cui si usa l’avverbio “meglio” al posto dell’aggettivo “migliore”.
    Come calciatore, Giacomo è meglio di suo fratello.
    Ho notato che il tuo tedesco è molto meglio rispetto a qualche mese fa.
    Il prosecco è buono, ma secondo me il rosé è meglio.
    Ho assaggiato le lasagne sia al pesto sia ai funghi, ma devo dire che sono meglio quelle ai funghi.
    Vi posso rassicurare dicendo che si può tranquillamente utilizzare “meglio” in questi contesti perché sono andata a spulciare sul sito dell’accademia della Crusca e sì, in questo uso, si può tranquillamente utilizzare “meglio”, specie se in contesti colloquiali. Non fatelo, però, se volete utilizzare migliore nel senso di superlativo relativo!

     
    PEGGIORE e PEGGIO
    È importante notare che tutto ciò che abbiamo detto finora si applica anche all’aggettivo “peggiore” e all’avverbio “peggio”, ovvero i contrari di “migliore” e “meglio”. Anche in quel caso, infatti, l’avverbio “peggio” può essere usato come un aggettivo.

     

    Vediamo adesso un dialogo nel quale “meglio”, “migliore”, “peggio” e “peggiore” appaiono più volte.
    A - Hai visto il film che hanno mandato ieri sera sul ...
    13 min
  • Smettila di dire PERCHÉ in italiano: Impara tutte le ALTERNATIVE e SINONIMI
    Siamo tornati con un altro video della serie “smettila di dire…”, e questa volta parleremo della parolina “perché”, una di quelle che, quando ci si chiede come sostituirle, sembrano avere poche alternative. In realtà, come vedremo, è sempre possibile dire le cose in tanti modi diversi, e anche questa parola non fa eccezione. In questo video vi mostrerò le alternative a “perché” in tutti i suoi diversi usi, facendo ovviamente tanti esempi.
    

     

    Sinonimi di PERCHÉ in italiano
    Partiamo subito dalle basi: “perché” è un avverbio interrogativo (usato nelle domande) e una congiunzione (usata nelle subordinate), che di norma esprime rapporti causali o finali. In altre parole, la parola “perché” viene usata per chiedere o per spiegare la causa o lo scopo di qualcosa.
    Come avverbio interrogativo
    Vediamo prima di tutto i diversi modi possibili per sostituire “perché” nelle frasi interrogative:
    1) PER QUALE RAGIONE?
    Una delle alternative più semplici ed intuitive è “per quale ragione”, che viene usato in contesti prevalentemente formali, e raramente in contesti colloquiali. Dopotutto, quello che vogliamo sapere è proprio la ragione per cui è avvenuta una certa cosa. Vediamo un esempio.

    “Mi dica, signor Rossi, per quale ragione è arrivato in ritardo alla riunione stamattina? Crede forse di poter fare come le pare?”
    2) PER CHE/QUALE MOTIVO?
    Molto simile alla precedente, “per quale motivo” viene usato un po’ più frequentemente anche nei contesti colloquiali, anche se possiede comunque una leggera sfumatura formale.

    “Luca, scusa, ma per quale motivo continui a guardarmi? Vuoi una foto?”
    3) A CHE/QUALE SCOPO?
    Anche in questo caso si tratta di due alternative marcatamente formali, ma non è raro sentirle anche in contesti più colloquiali.

    “Sì, ho capito che hai comprato un capannone enorme, ma a che scopo? Cioè, cosa ci devi fare?”
    4) COME MAI?
    “Come mai” è una validissima alternativa a “perché”, e viene usato molto frequentemente in tutti i registri della lingua italiana, soprattutto in contesti colloquiali. Il significato è identico a quello di “perché”, senza sfumature particolari.

    “Come mai hai chiamato la polizia? È successo qualcosa di grave?”

     

    Ovviamente è importante sottolineare che tutte le alternative che abbiamo visto per le interrogative possono essere usate per riportare le domande nel discorso indiretto. Vediamo qualche esempio:

    “L’unica cosa che non ho capito è per quale motivo abbia deciso di trasferirsi.”

    “Oggi ho incontrato tua madre e mi ha chiesto come mai non fossi andato a scuola stamattina.”

    “Rimane da chiarire per quale ragione il pluriomicida abbia deciso di consegnarsi alla polizia.”

    “Ho cercato di scoprire a quale scopo ti avesse chiesto di aiutarla, ma non mi ha voluto rivelare nulla.”

     

    Inoltre, quando nel discorso indiretto si riporta una domanda introdotta da perché, ci sono due alternative:

    La prima è quella di mantenere la parola “perché”.

    “Comunque non mi ha spiegato perché abbia deciso di sposarlo così in fretta.”

    La seconda possibilità è quella di sostituire “perché” con “la ragione / il motivo per cui”.

    “Comunque non mi ha spiegato il motivo per cui abbia deciso di sposarlo così in fretta.”

    ATTENZIONE: Non si può dire “il motivo/la ragione perché”: o usate solo “perché” oppure “il motivo/la ragione + per cui”.

     
    Nelle frasi subordinate...
    Nelle frasi subordinate la congiunzione “perché” introduce una spiegazione. In questo caso, “perché” ha moltissimi possibili sinonimi. Vediamoli insieme.
    Come congiunzione causale
    Se utilizziamo perché come congiunzione causale (cioè per introdurre la spiegazio...
    15 min
  • “L’ITALIA MI FA SCHIFO!”: Straniera Racconta le sue ESPERIENZE NEGATIVE in Italia
    In questo video abbiamo intervistato Marta Tardáguila Del Castillo, che vive in Italia ormai da molto tempo, chiedendole quali sono state le sue esperienze negative in Italia e quali sono le cose che potrebbero migliorare l'Italia. Quello che ci ha detto è molto interessante!
    

     

     COSA ODI DELL'ITALIA?
    In questo video ci troviamo con Marta Tardáguila Del Castillo, madrelingua spagnola e cofondatrice del sito per l’apprendimento dello spagnolo BurbujaDELEspañol che ci racconta alcune delle sue esperienze negative in Italia.
    Hai avuto brutte esperienze in Italia? 
    Si, tanto tempo fa ho avuto una brutta esperienza durante un viaggio di studi assieme ai miei colleghi. Stavamo visitando la città e, alcuni ragazzi del posto, ci hanno circondati perché volevano derubarci. Fortunatamente non è successo nulla perché c'erano i nostri professori a vigilare, però non è stata una bella esperienza.
    L'Italia è un paese pulito e organizzato?
    No, io vivo a Bari, nel Sud Italia, e questa non è una città molto organizzata. Per esempio il trasporto pubblico non funziona bene, spesso saltano le corse o sono in ritardo e non sono nemmeno molto puliti.
    Il cibo peggiore mangiato in Italia?
    E' una domanda molto difficile perché in Italia si mangia molto bene, però si mangia molto bene il cibo italiano, invece è molto sbagliato andare alla ricerca di un ristorante spagnolo. Una volta mi è capitato di mangiare la paella qui in Italia e non era per niente buona.
    In che senso? Puoi dirmi una caratteristica di questa paella italiana? Cos'è che non ti piaceva?
    Non sapeva di niente, ed è molto strano perché la paella è ricca di ingredienti ed è sempre molto saporita, questa era insapore e non mi piaceva.
    Hai mai avuto l'impressione di essere ingannata in quanto straniera?
    Un pò si, non sempre, però ci provano spesso quando vado al supermercato o, sopratutto, quando vado al mercato all'aperto. Le persone sentono che sono straniera dall'accento e pensano che io non capisca quello che dicono e quindi provano ad ingannarmi, ma loro non sanno che io in realtà capisco tutto e alla fine non mi ingannano, però ci provano sempre.
    Hai imparato a contrattare?
    No, per me è difficile. Alla fine pago sempre quanto mi viene chiesto.
    Cosa pensi degli italiani che vivono all'estero?
    Ovviamente io conosco quelli che vivono in Spagna e sembrano un pò chiusi. Tendono a non aprirsi nei confronti delle persone e del paese dove si trovano, mangiano sempre cibo italiano, vanno sempre in ristoranti italiani, hanno sempre amici italiani e parlano sempre in italiano. Forse solo all'inizio, però io li vedo un pò chiusi.
    Hai avuto esperienze divertenti con i "falsi amici" tra italiano e spagnolo?
    Sì, perché per esempio il verbo "salire" in italiano assomiglia molto al verbo "salir" in spagnolo, ma significano due cose diverse. In spagnolo "salir" vuol dire uscire e una volta mentre ero in un negozio, ho chiesto al ragazzo che sta sulla porta per controllare se io potessi uscire, ma io dicevo salire perché in spagnolo si dice "salir", insomma una confusione terribile! A proposito di "falsi amici", sul mio sito, BurbujaDELEspañol, abbiamo realizzato un video dedicato proprio ai FALSI AMICI tra italiano e spagnolo, andate a dare un'occhiata! Abbiamo anche un video sui FALSI AMICI dell'italiano con il francese e l'inglese.

    Ti ringrazio ancora una volta Marta per essere stata qui con noi, i LearnAmici ti adorano è sempre un piacere averti qui! Ci rivediamo prestissimo!
    10 min
  • Le 12 Espressioni Idiomatiche più STRANE della lingua ITALIANA
    Anche se hai un alto livello di italiano, quante volte ti è capitato di non capire cosa stanno dicendo? Bene, questo potrebbe essere causato dall'utilizzo di alcune espressioni idiomatiche un po' strane! In questo video vi presenterò 12 delle più strane espressioni idiomatiche presenti nella lingua italiana, riportandovene anche, quando è nota, la spiegazione.
    

     

    CHE COSA SONO LE ESPRESSIONI IDIOMATICHE?
    Con “espressioni idiomatiche” indichiamo tutti quei modi di dire che nella lingua quotidiana vengono usati spesso e volentieri, ma che raramente sono insegnati o catalogati come argomento grammaticale, nonostante facciano parte delle conoscenze linguistiche base dei parlanti madrelingua, che le sentono pronunciare fin dalla nascita.

    Molte espressioni idiomatiche si basano su fatti reali, ovvero utilizzano una particolare azione o un particolare evento (spesso verosimili) come modello a cui rapportano poi altre azioni ed altri eventi analoghi.

    Ovviamente, trattandosi di espressioni condivise a livello di lingua standard o, a volte, a livello regionale, le espressioni idiomatiche sono perlopiù fisse, ovvero tendono a rimanere identiche in tutti i contesti, adattandosi semplicemente alla sintassi richiesta nella frase.
    Ma, tanto per usare un’espressione idiomatica, “bando alle ciance”: pronti, partenza, via!

     
    1. AVERE LA PUZZA SOTTO IL NASO
    L'espressione "avere la puzza sotto il naso" si usa per indicare quelle persone che si danno un tono di superiorità e guardano tutti gli altri dall’alto al basso, arricciando il naso come se fossero disgustati da tutto.
    Vediamo un esempio in contesto colloquiale:
    “Ieri ho comprato questo anello al mercato, l’ho pagato 10 euro. Ma non ho intenzione di mostrarlo a Maria. Lei ha sempre le mani piene di anelli costosissimi e di sicuro penserebbe che sono una poveraccia. Anche se in realtà è lei che ha la puzza sotto il naso.”

     
    2. AVERE IL BRACCINO CORTO
    Le persone che hanno “il braccino corto” sono persone che detestano spendere soldi, e sono talmente attaccate al denaro che è come se avessero, in effetti, il braccio troppo corto per poterlo spendere. In italiano, un aggettivo che riassume tutto ciò è “tirchio”. Chi è tirchio è restio a spendere soldi e trova sempre una scusa per non farlo.

    “Per il regalo di Mattia tutti vogliono mettere 10 euro a testa, ma lui preferirebbe fare 5 euro a testa perché ha il braccino corto, ma 5 euro mi sembrano un po’ pochi onestamente!”

     
    3. AVERE UN DIAVOLO PER CAPELLO
    Questo modo di dire si riferisce alle situazioni in cui una persona è estremamente irritata o nervosa, ed è come se avesse un diavolo per ogni capello che ha, quindi in pratica tantissimi.

    “Oggi è meglio lasciarmi stare, è difficile registrare questo video perché i miei vicini di casa fanno un chiasso tremendo e io ho un diavolo per capello!”

     
    4. AVERE VOCE IN CAPITOLO
    "Avere voce in capitolo" significa avere la possibilità di influenzare una situazione esprimendo la propria opinione. L’origine di questo modo di dire è molto interessante: pensate che veniva usato in passato per indicare gli ecclesiastici, ovvero i membri del clero, che avevano diritto di voto nei cosiddetti “capitoli”, cioè i collegi dei canonici di una particolare chiesa. In pratica, si trattava di assemblee di religiosi che si tenevano per prendere decisioni, e durante queste assemblee non tutti i presenti avevano diritto di parola.

    “Giada ha provato a convincere i suoi genitori a prenderle un gattino, ma non c’è stato niente da fare. Dopotutto quando bisogna prendere decisioni importanti non ha mai voce in capitolo.”

     
    5. ARRAMPICARSI SUGLI SPECCHI
    "Arrampicarsi sugli specchi" vuol dire, in sostanza, difendere l’indifendibile.
    19 min
  • 3 RICETTE italiane ANTI-SPRECO, ma DELIZIOSE (preparazione: 15 minuti)
    Dato che avevo voglia di preparare alcuni piatti tipici italiani, mi è venuta un’idea: siccome LearnAmo è sempre attenta all’ambiente e a ridurre al minimo ogni forma di spreco, soprattutto quello alimentale, ho pensato di presentarvi 3 ricette italianissime e ANTI-SPRECO che potete fare a casa senza problemi, in poco tempo e a costo bassissimo! Le 3 ricette di cui parlo sono: gli spaghetti all’assassina, il risotto al limoncello e la focaccia di pane! Ricette italianissime, quindi come sempre ricche di gustosissimi carboidrati!
    

          

    Come preparare tre ottime ricette italiane senza sprechi
     
    1. GLI SPAGHETTI ALL’ASSASSINA
    Come avevo già accennato, gli spaghetti all’assassina sono un piatto molto popolare della tradizione culinaria barese, tanto popolare che gli è stato dedicato anche un libro. Non sto scherzando! Se siete amanti dei gialli infatti dovete assolutamente leggere questo libro ambientato a Bari. Il giallo prende il titolo proprio dal nome di questo famosissimo piatto, Spaghetti all'Assassina, scritto dall’autrice Gabriella Genisi e appartenente alla collana dedicata alle indagini di Lolita Lobosco, di cui recentemente hanno fatto anche una serie TV che vi consiglio! Molto bella!

    In ogni caso, questo piatto è nato dalle nonne baresi del passato, che non erano affatto disposte a gettare via il sugo di pomodoro avanzato dal giorno prima. Ma perché si chiama proprio “all’assassina”? Ci sono fondamentalmente due ragioni: la prima è il colore del piatto, rosso ovviamente, che ricorda un po’ il sangue, e la seconda è che il peperoncino che contiene ucciderà la vostra bocca! Ma ne vale la pena!

    Gli ingredienti per preparare questa ricetta (per 4 persone) sono:

    400 gr di spaghetti
    150 gr di passata di pomodoro
    Aglio, peperoncino, basilico e sale quanto basta (se poi state riciclando il sugo del giorno prima, probabilmente conterrà già queste cose e quindi non è necessario aggiungerle)

    Procedimento:

    Per prima cosa, dovete versare in una padella olio e aglio e farli scottare un po’. Dopodiché, aggiungete la passata di pomodoro, qualche foglia di basilico, peperoncino e sale.
    Dopo alcuni minuti, versateci gli spaghetti… crudi! Sì, avete capito bene: crudi! Tranquilli, tranquilli, so quello che faccio (forse!).
    Tenete il fornello a fiamma media e mescolate gli spaghetti costantemente, affinché si impregnino di salsa. Continuate così per una buona manciata di minuti, da 20 a 30 circa. Verso la fine del tempo, vi accorgerete che la salsa comincerà a bruciacchiare e si sentirà il rumore di “spaghetti che si attaccano sul fondo della pentola”. Ma non temete: è proprio questo il punto! L’importante è che continuiate a mescolare e a evitare che ciò accada!
    Quando vi accorgete che gli spaghetti sono cotti, pur mantenendo la consistenza dura, e sono anche un bel po’ bruciacchiati, a seconda dei vostri gusti, potete spegnere la fiamma e servire!

    Nulla di più semplice, no? Credetemi, sono buonissimi! E piacciono proprio a tutti! Nessuno escluso!

     
    2. RISOTTO AL LIMONCELLO
    Se invece dopo una festa vi avanza un po’ di limoncello, allora rimanete sintonizzati per la prossima ricetta! Dopo la Pasqua, infatti, me n'era rimasto un po' in frigo, così ho pensato di farci un bel risotto! Perché, ricordiamo, non si deve buttare via niente!

    Ingredienti.
    Per questo risotto (per 4 persone), vi serviranno :

    280 gr di riso
    60 ml di limoncello
    500 ml di brodo vegetale
    Buccia di mezzo limone grattugiata
    Olio
    Basilico, sale e  pepe q.b
    Parmigiano grattugiato q.b
    Burro q.b.

    Procedimento:

    In una padella, mettete dell’olio con delle foglioline di basilico tritate o spezzettate,
    14 min
  • Come e quando si usano CI e VI in italiano? Impara tutti gli USI e i SIGNIFICATI!
    In questo video ci andremo ad occupare di due paroline che, sicuramente, almeno una volta vi hanno creato molti dubbi durante il vostro studio dell’italiano. Mi riferisco a CI e VI, le quali hanno diversi significati ed usi. In particolare, c’è un caso su cui ci concentreremo maggiormente, ovvero il loro uso come AVVERBI DI LUOGO, come ad esempio: “ci sono delle novità” o “vi sono delle novità”.
    

     

    Qual è la differenza tra CI e VI in italiano?
    CI o VI? Questo è il dilemma! Vediamo gli utilizzi e i significati di queste due paroline:

     
    CI e VI come pronomi personali
    CI e VI possono essere utilizzate come pronomi personali di prima e seconda persona plurale:

    NOI --> CI

    VOI --> VI

    In qualità di pronomi personali possono assumere le seguenti funzioni:



    COMPLEMENTO OGGETTO
    Ci ha chiamato tre volte ieri sera. (= ha chiamato noi)

    Vi immaginavo diversi (= immaginavo voi)


    COMPLEMENTO DI TERMINE
    Ci hanno regalato un nuovo frullatore (= l’hanno regalato a noi)

    Vi porterò una torta di mele per festeggiare (= la porterò a voi)



    PRONOMI RIFLESSIVI O RECIPROCI

    Ci vestiamo sempre di rosa il mercoledì (vestirsi --> verbo riflessivo)

    Vi siete salutati velocemente? (salutarsi --> verbo reciproco)



     

    Probabilmente, in alcuni casi, avete sentito CE o VE al posto di 'ci' e 'vi'. Dovete sapere che questo avviene quando i pronomi CI e VI  sono seguiti da un’altra particella (in particolare “NE”) o da un altro pronome atono, come: LO, LA, LI, LE. Principalmente questo accade per una ragione di suono, semplicemente perché suonano meglio. Per la stessa ragione, quando CI o VI sono seguiti da SI non cambiano, perché suonano meglio. In ogni caso, vediamo degli esempi:

    Ci racconti una storia? --> Ce la racconti? (= racconti la storia a noi?)

    Vi preparo una torta --> Ve la preparo (= preparo la torta a voi)

    Vi lascio delle riviste --> Ve le lascio (= lascio le riviste a voi)

    Ci ha portato alcuni libri --> Ce li ha portati (= ha portato alcuni libri a noi)

    Vi ho comprato una macchina --> Ve l’ho comprata (= ha comprato una macchina a voi)

     
    CI in alcune locuzioni verbali
    CI può essere usato in alcune locuzioni verbali con valore indeterminato (dovete imparare a memoria queste locuzioni così come sono). Ad esempio:

    Volerci                                  Ci vuole un fisico bestiale!

    Rimanerci                            Ci sono rimasta malissimo.

    Vederci/Sentirci                 Ci vedo benissimo con i nuovi occhiali!

     
    CI in sostituzione di alcuni complementi
    CI può essere utilizzato per sostituire complementi introdotti da preposizione, generalmente: IN, SU, A. Ad esempio:

    Non ci posso credere (= non posso credere a questo)

    Ci puoi contare (= puoi contare su questo)

    E io cosa ci posso fare? (= cosa ci posso fare con questo?)

    Ma io cosa c’entro? (= qual è il mio ruolo in questo?)

     

    Per ora abbiamo visto complementi riguardanti cose ed oggetti, ma CI può riferirsi anche a persone, sempre introdotte dalle stesse preposizioni che abbiamo appena visto. Per esempio:

    Conosco molto bene Laura, ci sono andata in vacanza insieme l’anno scorso (= sono andata in vacanza con lei, con Laura)

    Ho un ottimo rapporto con i miei genitori e so che potrò sempre contarci (= so che potrò sempre contare su di loro)

     
    CI con alcune domande
    CI deve esserci anche quando andiamo a rispondere alle domande che prevedono il verbo avere ed un og...
    16 min
  • Le Migliori 5 VPN al mondo per Guardare Film e Serie TV in STREAMING nel 2021
    Film e Serie TV sono uno dei modi migliori per passare il tempo e imparare una nuova lingua in maniera divertente e spensierata. Sfortunatamente, moltissimi siti web di streaming non offrono la possibilità di accedervi quando ci si trova in un altro Paese: questo è il caso, per esempio, dei canali TV italiani RaiPlay e Mediaset Play, i quali non permettono a chi si trova fuori dall'Italia di guardare i film, le serie e i programmi TV disponibili per gli italiani. Ma non disperatevi: esiste una soluzione per ovviare a questo problema! Avete mai sentito parlare di VPN? In questo articolo vi spiegheremo cos'è una VPN, quali sono le migliori VPN al mondo e come può una VPN aiutarvi ad accedere a tutti i siti web esistenti... compresi quelli con geo-restrizioni!
    

     

    Cos'è una VPN?
    VPN è l’acronimo di Virtual Private Network, ossia una rete virtuale privata che filtra la vostra connessione mascherando l'indirizzo IP con il quale accedete a Internet e, di conseguenza, rendendovi invisibili a criminali informatici e organi governativi di censura (fonte: Wikipedia).

    Le VPN sono una sorta di scudo protettivo per la vostra connessione e i vostri dispositivi elettronici (PC, tablet, smartphone, ecc.): anche se usassimo un WI-FI pubblico non protetto, grazie al filtro offerto dalle VPN sarebbe possibile criptare tutti i dati e quindi navigare protetti dagli hacker, i quali non potrebbero intercettare le informazioni che scambiato su Internet in nessun modo.

    Un altro vantaggio che deriva dall'uso di una VPN è quello di navigare su Internet come se ci trovassimo all’estero, vale a dire usando un IP di un altro Paese... a nostra scelta! Sì, avete capito bene: una VPN vi dà la possibilità di scegliere da quale Paese vorreste che la vostra connessione venga filtrata, quindi vi assegna un IP del Paese da voi selezionato, facendo credere a tutti i siti web che vi troviate in quel determinato Paese! Ecco perché con una VPN potrete accedere a tutti i siti web in cui vi sono geo-restrizioni, come, per esempio, RaiPlay e Mediaset Play.
    Quali sono le migliori VPN?
    Usare una VPN è abbastanza semplice ed economico, però esistono diverse aziende che offrono VPN, ognuna con i suoi pro e contro, quindi, in questo articolo, abbiamo deciso di mettere insieme una lista delle 5 migliori VPN al mondo nel 2021.

    Per stilare la nostra lista abbiamo tenuto in considerazione svariati fattori come: la velocità, l'affidabilità, il prezzo, la sicurezza, la reputazione e l'interfaccia grafica. In ogni caso, se siete troppo pigri per leggervi le nostre recensioni per ogni VPN, alla fine di questa pagine trovate le nostre conclusioni su qual è la migliore VPN in assoluto!

     


    In una lista delle migliori VPN al mondo, non può mancare, in prima posizione, il leader indiscusso del settore della sicurezza informatica, nonché uno dei marchi storici e più conosciuti nel campo della privacy: NordVPN.

    Non ci sorprenderemmo se già aveste sentito parlare di questa VPN in giro per il web. NordVPN, infatti, è una VPN a 360º, che non scende a compromessi su nessun fronte: offre prestazioni eccezionali in termini di velocità (secondo molti esperti NordVPN offre la VPN più veloce al mondo), si caratterizza per avere un'interfaccia grafica semplice e pulita, garantisce vari livelli di sicurezza di ultima generazione e, soprattutto, è possibile usufruirne a prezzi bassissimi e super convenienti!

    Usare NordVPN è super semplice e intuitivo, quindi piuttosto che parlarvi di come come funziona NordVPN, vorremmo concentrarci proprio sui prezzi di questa VPN che, come anticipavamo, sono ridicoli: infatti, con pochissimi euro (circa 2,9€ al mese), potrete usare NordVPN in maniera illimitata su ben 6 dispositivi contemporaneamente tra computer, tablet, smartphone e smart TV (potreste anche impostare NordVPN direttamente sul...
    14 min
  • L’origine delle SUPERSTIZIONI più Famose e Strane in ITALIA
    Una delle caratteristiche di noi italiani è che siamo davvero tanto tanto scaramantici e, anche se non lo vogliamo ammettere, tutti almeno una volta abbiamo pensato “ma allora è vero che questo porta sfortuna” o, al contrario, “ma allora è vero che questo porta fortuna!”. In questo articolo parleremo delle superstizioni più diffuse in Italia, insomma tutte quelle convinzioni più o meno fondate che ci portano ad assumere (o non assumere) specifici comportamenti, per portarci fortuna e allontanare la sfortuna.
    

     

    Le credenze popolari italiane
    Di superstizioni ce ne sono davvero tante, e tanti di noi ne hanno anche di molto personali: penso, ad esempio, a quelle persone che, ogni volta che devono fare una verifica a scuola o un esame all’università, indossano sempre lo stesso indumento - una maglietta, dei calzini o pantaloni, o un particolare accessorio, un braccialetto, un anello o una collanina.
    Ci sono però delle superstizioni che ognuno di noi, volente o nolente, conosce e, probabilmente, rispetta anche senza accorgersene.
    Aprire l’ombrello al chiuso
    La superstizione forse più diffusa nel nostro Paese è proprio quella secondo cui aprire l’ombrello in un luogo chiuso è proprio un presagio di cattiva sorte. C’è chi crede porti tanti anni di sfortuna, e c’è chi invece crede semplicemente che porti la pioggia. Ad ogni modo, se aprite un ombrello in posto chiuso, non stupitevi se tutti vi guarderanno male!
    Mettere il cappello sul letto
    Questa superstizione non è così diffusa, o per lo meno non in tutte le regioni italiane, ma specialmente nel sud, mettere un cappello sul letto è un cattivo presagio: si dice infatti che ricordi gli ultimi riti che il sacerdote eseguiva quando visitava qualcuno sul letto di morte.
    Camminare sotto le scale e i ponteggi
    Un altro gesto che tanti di noi tendono automaticamente ad evitare è passare sotto le scale o sotto i ponteggi. Chissà, forse è solo indice che non ci fidiamo della sicurezza di cose che, per loro stessa natura, potrebbero facilmente cadere. Eppure noterete spesso per la strada che, di fronte ad un ponteggio, le persone tenderanno a girarci intorno, oppure addirittura attraverseranno la strada, pur di non passarci sotto!
    Alzarsi col piede sbagliato
    L’espressione “alzarsi col piede sbagliato” deriva proprio dalla superstizione secondo cui mettere giù il piede sinistro per primo non sia esattamente un buon modo per iniziare la giornata. Il lato sinistro, in effetti, è da sempre associato al diavolo, alla sfortuna e, in generale, al male. Per questo quando ci si incontra (o quando ci si scambia il segno di pace in chiesa) ci si stringe sempre la mano destra, e mai la sinistra. Pensate che fino a qualche decennio fa, quando a scuola si insegnava a scrivere ai bambini, si correggevano i mancini obbligandoli a scrivere con la mano destra. Si diceva, infatti, che la sinistra fosse “la mano del diavolo”.
    Le lenticchie a Capodanno
    Se avete mai passato il Capodanno in Italia lo saprete già: durante il cenone di San Silvestro, il 31 dicembre, è praticamente obbligatorio mangiare lenticchie: si dice che portino soldi e fortuna, e di solito nessuno si tira indietro. Non importa come siano cotte o da cosa siano accompagnate, l’importante è mangiarne almeno un po’. Dopotutto, perché dovremmo correre il rischio? E poi le lenticchie sono così buone!
    Spazzare i piedi
    Se qualcuno sta spazzando il pavimento vicino a voi, fate molta attenzione che non vi spazzi i piedi: non vi sposerete più! O, almeno, questo è ciò che la credenza vuole. Insomma, se vedete qualcuno spazzare il pavimento e non volete rischiare di rimanere zitelle a vita, meglio stargli alla larga!
    Il brindisi
    Quando ad un tavolo si brinda a qualcosa,
    18 min
  • I 5 Cocktail ITALIANI Classici più Famosi: Ingredienti per fare l’APERITIVO a casa!
    In periodi come quello che stiamo vivendo, un po’ difficili e che ci costringono a passare molto tempo a casa senza la possibilità di uscire, soprattutto la sera, ci manca veramente tanto poter bere un buon cocktail in compagnia degli amici. So che non è proprio la stessa cosa, ma si possono sempre organizzare degli aperitivi su Zoom con gli amici, oppure potete anche prendervi del tempo per voi stessi per bere un buon cocktail, ma il punto è: bisogna saperli preparare! In questo articolo vi insegneremo come preparare 5 tra i cocktail italiani più famosi, che non richiedono altissime abilità (se possiamo farli noi potete farli anche voi) ma che si riveleranno comunque degli ottimi compagni per quelle giornate un po’ fiacche in cui un pochino di alcol è quello che ci vuole per tirarvi su il morale. In più, andremo a vedere insieme anche la storia di questi cocktail, perché in fondo questo è anche un canale educativo, no?
    

     

    Ricetta e storia di cinque buonissimi drink italiani 
     
    BELLINI
    Il primo cocktail che vi proponiamo è un cocktail fresco e leggero, perfetto soprattutto per la mattina, per un brunch o un aperitivo. Sta bene sia con il dolce che con il salato!

    Per preparare un ottimo Bellini servono:

    10 cl di prosecco
    5 cl di polpa di pesca (ovviamente, se lo volete preparare fuori stagione, vi consigliamo di optare per un succo di pesca, purché abbia almeno il 60-70% di polpa di pesca)

    Questo cocktail è nato nel famoso Harry’s Bar di Venezia ed è stato inventato attorno al 1938/1948 da Giuseppe Cipriani, capo barista di questo bar. Egli gli ha attribuito questo nome per il suo colore rosato che gli ricordava il colore della toga di un santo in un dipinto del pittore Giovanni Bellini. Insomma, ha un'origine artistica!

    Come tutte le ricette tradizionali, anche questo cocktail ha le sue varianti, a partire da quella con lo Champagne che lo trasforma nel Bellini Royal. Ci sono anche delle varianti analcoliche, dove il Prosecco viene sostituito con una bibita frizzante come la soda.

    Se volete una curiosità interessante, si narra che fosse il cocktail preferito di un assiduo frequentatore del bar: lo scrittore Ernest Hemingway.

     
    APEROL SPRITZ
    L’Aperol in senso stretto è una bevanda ottenuta mediante la macerazione in alcool di scorze di arancia amara, genziana, rabarbaro ed altre spezie. La gradazione alcolica è dell’11%, perciò leggermente inferiore a quella del vino. Venne creato dai distillatori fratelli Barbieri e presentato nel 1919 alla Fiera Internazionale di Padova.

    A partire dagli anni 2000 l’Aperol sfrutta il fenomeno dell’happy hour e dello Spritz, aumentando la sua popolarità in Italia e all’estero. Ma il vero boom lo raggiunge nel 2008, quando l’azienda lancia il cocktail Aperol Spritz, che si ottiene con :

    3 parti di Prosecco
    due di Aperol
    una di seltz
    ghiaccio
    una fetta di arancia.

     
    MILANO-TORINO
    Per creare il cocktail Milano-Torino avremo bisogno di:

    4 ml di Vermouth rosso
    4 ml di Campari
    1 spicchio di arancia
    dei cubetti di ghiaccio

    La storia del cocktail Milano-Torino, chiamato anche Mi-To, comincia quando nel 1786 Antonio Benedetto Carpano, a Torino, dopo anni di prove riesce a realizzare una miscela perfetta: un infuso di erbe a cui aggiunge un goccio di vino bianco, dando vita al Vermouth.

    Successivamente, nel 1860 a Milano, grazie al signor Campari, nasce il famosissimo infuso di 60 erbe detto Campari. Dall’unione del Vermouth torinese e il Campari milanese nasce il cocktail Milano-Torino.

    Un'altra curiosità? È proprio da questo cocktail che risale l’origine del famosissimo cocktail Negroni.

     
    PIRLO
    12 min
  • ALTERNANZA di GENERE e SIGNIFICATO in italiano: Spiegazione + Esempi
    In questa lezione parleremo di un fenomeno molto particolare della lingua italiana, noto come “alternanza di genere e significato”. Detto in breve, nella lingua italiana sono presenti alcune parole per le quali i diversi generi (femminile e maschile) corrispondono anche a significati diversi. Si tratta di un fenomeno piuttosto comune, e proprio per questo è importante imparare a non fare confusione tra generi e significati.
    

     

    Le parole che cambiando genere cambiano anche significato
    Il fenomeno dell’alternanza di genere e significato può avvenire per diverse ragioni, che possiamo catalogare in due modi. Vediamoli insieme!
     
    Parole che terminano in -o/-a 
    Prima di tutto, ci sono le parole che terminano al maschile in -o e al femminile in -a, con due significati diversi. Ad esempio:
    banco (tavolo su cui gli studenti scrivono in classe) / banca (luogo in cui si conservano i risparmi)
    foglio (pezzo di carta su cui si scrive) / foglia (parte delle piante)
    bilancio (rapporto tra le entrate e le uscite) / bilancia (strumento per pesare)
    masso (una grande pietra) / massa (grande quantità)
     
    Parole che terminano in  -e
    Ci sono poi alcune parole che terminano in -e, le quali possono essere sia maschili sia femminili, ma sempre con un cambio di significato. Queste parole, che hanno significati diversi ma grafia identica, ovvero si scrivono allo stesso modo, si dicono OMOGRAFE. Vediamo alcuni esempi:
    La fine (= il punto finale) / il fine (= lo scopo)
    La capitale (= città sede del governo di un Paese) / il capitale (= grande somma di denaro)
    La fronte (= parte del viso) / il fronte (= linea di combattimento)
    La volante (= macchina della polizia) / il volante (= parte dell’automobile)
    Possiamo dire che tutti i casi che abbiamo citato finora sono sporadici, non prevedibili né sistematici. Vi sono però alcuni casi in cui l’alternanza di significato tra maschile e femminile segue criteri coerenti e quindi prevedibili. Vediamone alcuni!
     
    Nomi di pianta e di frutto
    Un caso molto comune è quello dei nomi di pianta (al maschile) e dei nomi di frutto (al femminile):
    pesco / pesca
    pero / pera
    arancio / arancia
    melo / mela
     
    Nomi di disciplina e degli studiosi
    Un altro caso è quello dei nomi di disciplina (al femminile) e i nomi degli studiosi che la praticano (al maschile, sebbene possano essere usati al femminile nel caso si tratti di donne):
    chimica / chimico
    matematica / matematico
    fisica / fisico
     
    Sfumatura di significato differente
    In alcuni casi molto particolari, poi, l’alternanza di genere produce solo un leggero slittamento di significato: in altre parole, il significato rimane più o meno lo stesso, solo con una sfumatura differente.
    tavolo (= senso generale del termine) / tavola (= asse di legno, specialmente su cui si mangia; si usa spesso per indicare una tavola apparecchiata)
    fosso (= grande solco del terreno, anche naturale) / fossa (= scavo praticato nel terreno)
    Buco (= apertura, cavità per esempio nel terreno o in un muro) / buca (= usato in particolare nel golf)
     
    Parole con etimologia differente
    Ci sono poi dei casi che non sono propriamente classificabili come “alternanze di genere e significato”, perché riguardano parole con etimologia differente, e che per puro caso si sono sviluppate in maniera simile e ora si scrivono nello stesso modo, ma sono di genere diverso. Vediamone alcune:
    busto (= parte del corpo) / busta (= involucro di carta, spesso per lettere)
    maglio (= cilindro di acciaio usato per lavorare il ferro) / maglia (= maglietta, oppure singolo elemento di un intreccio di tessuto o altro materiale)
    pianto (= atto del piangere) / pianta (= organismo vegetale, albero)
     
    12 min

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