Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 14] Commento: Il perdono virtù e convenienza.
    Pietro, con i suoi slanci di generosità e le sue grandi paure, ben ci rappresenta quando chiede a Gesù i limiti del perdono, sempre rapportati ai limiti della pazienza. L'espressione fino a sette volte», potrebbe sembrare indice di generosità ed equivale al nostro «quasi sempre». Gesù, pensando alla sua missione e alla sua passione, corregge e toglie ogni limite al perdono: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette». È l'anticipazione del comandamento nuovo, che è confermata dalla parabola che segue. Viene messa sotto i nostri occhi una situazione che suscita immediatamente sdegno per il comportamento assurdo del servo spietato. Un assurdo che, prima della nostra suscettibilità religiosa, offende ed irrita la sensibilità umana: come è possibile ricevere un così grande condono, ottenere tanta pietà e misericordia per un debito così rilevante e poi negarla crudelmente ad un proprio simile, che ci deve solo pochi spiccioli? È proprio vero che il male più sfacciato, prima di offendere Dio offende la nostra intelligenza. È altrettanto vero però che, una volta accecata la coscienza, il male può calarsi liberamente negli abissi più profondi. Ci capita infatti di dimenticarci di tutto il bene che abbiamo ricevuto dal buon Dio, di quanto egli ha fatto per noi, dell'incarnazione del Verbo, della sua passione, della sua morte, del condono pieno e totale dei nostri debiti, quando neghiamo misericordia al nostro prossimo. Assumiamo esattamente lo stesso atteggiamento del servo malvagio del Vangelo. Purtroppo capita anche ai cosiddetti buoni cristiani. Non dovremmo mai dimenticarci delle parole che ogni giorno ripetiamo nella nostra preghiera come impegno al Padre: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». È la via della riconciliazione con Dio e con il nostro prossimo: è la via della pace, garantita da Gesù stesso.
    3 min
  • [Lun 13] Commento: Nessun profeta in patria.
    L'Autore della Lettera agli Ebrei, nel descrivere l'efficacia e la forza della Parola di Dio, afferma: "La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa pènetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto". Quando i doni di Dio ci vengono offerti come doni e strumenti di salvezza o li accogliamo con gratitudine e li viviamo nella fede, o divèntano il nostro interiore tormento. Non si può impunemente opporre resistenza alla Luce. Essa mette a nudo le nostre incoerenze, ci scruta in profondità, svela i segreti dell'anima e tutto il bene che ci adorna, ma anche tutto il male che ci opprime. È per questo che scribi e farisei e gli stessi compaesani del Cristo, non possono resistere alle sue parole, si riempiono di sdegno e minacciano di gettare Gesù da un precipizio. L'orgoglio ferito si trasforma in minacciosa vendetta. Colui che proclama la verità deve tacere, chi osa toglierci la maschera, accuratamente modellata a protezione di eclatanti falsità, deve scomparire ed essere precipitato nel nulla. La falsità, la grettezza, l'ipocrisia si organizzano a fatica nell'animo umano; è un lavoro diuturno con cui le verità, anche quelle di Dio, si smontano pezzo a pezzo e a fianco si ricostruiscono false verità personali, sostitutive. La voce di Cristo si scontra violentemente con queste realtà umane. Non esistono possibilità di accomodamento o di compromesso. La verità è una e non può essere frammentata. Viene data gratuitamente ed è motivo di beatitudine, di grazia e di salvezza: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Il Signore è ancora vivo in mezzo a noi, la sua Parola palpita nel cuore e nella vita della Chiesa e dei suoi fedeli, ma ancora sono tanti coloro che si sentono interiormente disturbati da Cristo e dai suoi messaggeri. C'è ancora chi vorrebbe farci tacere e farci precipitare in un precipizio. Dobbiamo augurarci che lo steso Signore, cogliendoci superficiali e distratti se non addirittura ostili, non debba ripeterci con le stessa amarezza di allora: "Nessun profeta è ben accolto in patria".
    3 min
  • [Dom 12] Commento: Sorgente di acqua che zampilla per l'eternità.
    Il Vangelo di San Giovanni presenta gli incontri di Gesù con personaggi diversi. Sono sempre incontri significativi e che cambiano la vita di chi riconosce in Gesù il vero profeta e colui che può guarire il corpo e l'anima. In questa domenica del periodo quaresimale, la liturgia ci presenta uno di questi incontri. Siamo nella Samarìa, nell'ora più calda della giornata e vicino ad un pozzo. Gesù, stanco del viaggio, chiede dell'acqua ad una donna. Questa richiesta, che serve a soddisfare una necessità di Gesù, che come uomo soffre il caldo e la sete, è una provocazione. Nel colloquio che segue, Gesù parte dalle necessità materiali e arriva diretto al cuore della sua interlocutrice. La donna riconosce in Gesù il vero profeta. Non rimane indifferente a questo personaggio e desidera aprirsi completamente a Gesù, fiduciosa della sua azione sanante. Il discorso si apre ad un livello diverso, oggi si direbbe che diventa teologico. La conoscenza di Dio passa attraverso l'esperienza umana che però è ricca dalla grazia e dalla misericordia di Dio. La donna samaritana si rende perfettamente conto che ormai la sua vita non potrà più essere quella di prima ed è pronta a diventare ella stessa portatrice dell'annuncio di salvezza; ha sperimentato di persona cosa significhi incontrare Gesù, nella possibilità di un riscatto vero della propria vita. Gesù ha letto il cuore della donna e ne ha scoperto una profonda positività ed un desiderio vero di quell'acqua non materiale che è il segno efficace della conversione. Il nostro incontro con Gesù, sia anch'esso improntato dallo stesso desiderio. Chiediamo in questo tempo di grazia a predisporci con sentimenti giusti nell'incontro. Cerchiamo, quindi con fiducia Dio, nella nostra vita quotidiana, fiduciosi nel porla nella mani del Signore.
    3 min
  • [Sab 11] Commento: Il figlio e... il suo Padre.
    Con spregiudicatezza e superficialità il figlio parte dalla casa paterna perché vuol sentirsi figlio libero e non servo. Si sente ormai grande, autonomo, "posso fare quello che mi pare", egli crede. Brama percorrere la sua strada di indipendenza, vuole vivere in piena libertà la sua vita, come ogni figlio che cresce. Si separa dunque dal padre perché si sente oppresso e schiacciato dall'ambiente familiare, o dall'impotenza della stessa figura paterna e dal bisogno di una libertà senza confini. Nella sua esperienza di autonomia, così bramata, però, il figlio disgraziatamente non sa organizzare la vita da uomo "libero", si dimostra immaturo. Spèrpera ogni cosa ricevuta in eredità dal padre, comportandosi in modo da perdere ogni possibilità di vita. Finisce nella miseria. È costretto a vivere non più nel decoro e nella dignità del figlio, ma come garzone, umiliato e asservito, privo delle più elementari necessità di mantenimento. Nell'ambiente giudaico non esiste cosa più vergognosa di pascolare i porci, di stare continuamente a contatto con gli animali impuri. Nel fondo dell'abisso una luce lo scuote. È il risveglio della coscienza, che non cessa di indicare un cammino. Allora ricorda la casa paterna e, con vergogna e pentimento, vi fa ritorno. Lì, per lui inaspettatamente, lo attende non il rimprovero o un meritato castigo, ma l'abbraccio del padre che mai lo ha dimenticato e che lo attende con amore misericordioso. Di fronte al padre il figlio sinceramente si riconosce infedele, come solo un figlio può fare, un figlio "colpito" dall'amore del padre che è stato offeso dall'ingratitudine. Il figlio ne sente tutto rimorso e dispiacere e ne soffre profondamente. E' deciso. Si confessa al padre in tutta verità: "Ho peccato contro il cielo e dinanzi a te". Lui non cerca giustificazioni per ridurre la sua colpa, riversandola magari sugli altri. Ora è leale e non si vergogna di apparire un disgraziato, perché sa che il padre lo conosce e lo comprende. E' convinto che il genitore lo accoglierà, nonostante la sua infedeltà. Il cuore del padre va al di là di ogni aspettativa. "Ti ho atteso..., da tempo atteso..., vieni nelle mie braccia". Meravigliosa ma dal punto di vista umano sconvolgente la persona del padre. La può capire solo chi è povero e si lascia amare. Non sempre l'uomo è in grado di intendere i gesti del padre, il suo intenerirsi, il correre incontro a quello scapestrato, stringerlo al cuore e baciarlo. E' incapace di accettare quelle braccia spalancate in un gesto smisurato di perdono e di resistere alla tentazione di rifiuto chi non ama e non perdona. La facciamo nostra come domanda umile al Padre celeste. Padre, per tutte quelle volte che abbiamo preferito le nostre strade, le strade del mondo alla tua... e alla fine ci siamo accorti che solo nella tua casa c'è non solo il pane ma anche il tuo calore, perdonaci. Facci ritornare dai crocicchi del mondo per rimanere con te, nell'amoroso abbraccio paterno.
    4 min
  • [Ven 10] Commento: Le radici del peccato.
    Nelle due letture della liturgia di oggi ascoltiamo lo stesso "Crocifìggilo". I fratelli di Giuseppe, quando lo videro arrivare, si dissero: "Ecco il signore dei sogni. Uccidiàmolo"! I vignaioli vedono venire il figlio del padrone e dicono tra sé: "Costui è l'erede: uccidiàmolo!". Questa parabola terribile poi ci fa pensare proprio alle sofferenze di Gesù che realmente fu ucciso per invidia. La stessa invidia è il movente anche delle ostilità contro Giuseppe. I suoi sogni erano una profezia del suo futuro, un futuro che avrebbe portato del bene non solo a lui ma anche al suo popolo. Ma i suoi fratelli non lo capirono e fecero di tutto per impedire che questi sogni, che in un certo senso erano segni divini, si realizzassero. Nello stesso modo agirono anche i capi religiosi nei confronti di Gesù, invidiosi della sua "influenza" sul popolo, timorosi di perdere il loro potere. L'invidia altrui è una delle cose che ferisce più profondamente il cuore, soprattutto quando è immotivata. Non c'era motivo per invidiare Gesù, egli faceva solo del bene a tutti. Ma il cuore umano è così segnato dal peccato, da provare invidia verso i buoni soltanto perché sono buoni, come dice Giovanni nella sua lettera a proposito di Caino e di Abele: "Per quale motivo lo uccise? Perché le opere di suo fratello erano buone". Nella storia di Giuseppe l'invidia fu sconfitta in modo miracoloso. In Egitto egli non punì i suoi fratelli, ma li salvò. Vide nell'esilio, nelle tribolazioni la preparazione che Dio aveva voluto, perché egli potesse salvare i suoi fratelli e tutto il popolo eletto dalla carestia. E Gesù vinse l'invidia accettando di essere l'ultimo di tutti. Veramente, quando guardiamo il Signore sulla croce, non possiamo dire che provochi l'invidia di qualcuno! Mettendosi all'ultimo posto Gesù ha dimostrato che la sua potenza, il dominio che gli è promesso dal Padre, è dominio di amore, al servizio di tutti. Ma essendo l'ultimo, Gesù diventa il primo, la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo, come dice il salmo. Così si realizza il piano di Dio, nonostante la cattiveria e le invidie umane. Ed anche se il Signore riesce a costruire anche sui nostri peccati chiediàmolo oggi perché tolga dal nostro cuore ogni sentimento di invidia e di gelosìa e ci stabilisca nella mitezza e nell'umiltà del cuore, perché siamo con lui a servizio di tutti i fratelli.
    3 min
  • [Gio 9] Commento: Beato chi confida nel Signore.
    La liturgia odierna ci presenta un episodio drammatico del ricco epulone e Lazzaro, il povero. Un incontro che tocca la nostra coscienza, soprattutto nella nostra vita o esperienza quotidiana e, quindi, ci proietta nel nostro domani. In questo episodio troviamo il ricco epulone che ha trascurato completamente il primo dei comandamenti del Signore, cioè quello di amare Dio e il prossimo. Per lui, la vita era fondata sui suoi beni materiali: ricchezze, gioie mondate, pranzi. Niente da offrire al suo Signore e al suo prossimo. L'uomo ricco ci fa intendere che non portava nel cuore la legge della carità o dell'amore ma quella antica, cioè quella del taglione, occhio per occhio e dente per dente. Era un ricco cieco e sordo al grido amaro del prossimo. "Maledetto dunque, l'uomo che confida in se stesso, canta il salmista". Di fronte alla morte, il ricco e il povero sono però uguali. La morte colpisce entrambi. Muore l'uno, il mendicante, come muore l'altro, il benestante. La novità è che i loro destini sono differenti, anzi si invertono rispetto alle loro situazioni sulla terra, solo che questa volta per l'eternità. La parabola si eleva dall'orizzonte terrestre a contemplare ciò che avviene dopo la morte. Il ricco non lo ha curato il povero, Dio al contrario, lo tratta con tutti gli onori: è scortato dagli spiriti celesti nel suo viaggio verso il "seno di Abramo". Si capisce che per il Signore la vita di questo poveraccio, toccato da un duro destino terrestre, è molto preziosa e merita ogni rispetto. La parola di Gesù rivela una grande verità e offre un'indiscussa consolazione per i poveri, che, sulla terra, non ricevono altro che la sofferenza e indifferenza, ma che possono contare pienamente sulla bontà di Dio. Con l'immagine del banchetto festoso viene descritta la pienezza e la gioia di cui è intessuta la vita dell'aldilà. Abramo, amico di Dio e padre del popolo d'Israele, è colui che presiede alla mensa celeste. Lazzaro, che giaceva tra la sporcizia della strada e che aveva come compagni i cani, riceve ora un posto d'onore, accanto ad Abramo, in comunione cordiale e fiduciosa con lui. La Vergine Maria ha ragione di cantare nel Magnificat "Il Signore ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote". Il cristiano deve ricordare sempre che la vita non si esaurisce nel breve scorcio dell'esistenza terrena, nel possesso delle ricchezze, ma dura in eterno, nella comunione con Dio in cielo.
    3 min
  • [Mer 8] Commento: L'annuncio della Passione.
    La brama di occupare i primi posti e di avere il potere non è conforme al Vangelo. Gesù è venuto a capovolgere la situazione, è venuto per essere consegnato alle autorità e per affrontare la grande prova della Passione. Tre volte Gesù prepara e annuncia agli Apostoli il suo destino a Gerusalemme. E ogni volta nel Vangelo si ripete lo stesso contrasto: i discepoli hanno altri pensieri, non capiscono, non riflettono su ciò che Gesù presenta con chiarezza, ma pensano alla soddisfazione della loro ambizione, del loro desiderio umano. Dopo il primo annuncio è Pietro che si scandalizza dicendo a Gesù: "Questo non ti accadrà mai"; la seconda volta "i discepoli discutono su chi di loro è il più grande; dopo il terzo annuncio sono i figli di Zebbedeo a presentare lo loro domanda ambiziosa tramite la madre. Nel Vangelo Gesù ha parlato di umiliazioni e gli Apostoli domandano onori, domandano posti privilegiati. Questo ci dimostra che la passione era necessaria anche per cambiare il cuore dell'uomo: le parole, neppure quelle di Gesù bastano. Nonostante gli insegnamenti buoni del Signore, spesso crescono in noi pensieri non buoni, pensieri di orgoglio, di egoismo. Cristo sceglie per sé e indica a noi il cammino dell'obbedienza, dell'umiltà, del sacrificio. Tutto questo ci torna come eco dell'antica profezia di Geremia in cui egli predìce il servo sofferente che intercederà per il popolo e si renderà disponibile a portare su di sé il peso delle loro colpe. Apriamo il nostro cuore alla passione di Gesù, comprenderemo la vera gioia, la vera gloria, la vera vita: servire, fare la volontà non la nostra, ma la volontà del Padre, fino a sacrificare noi stessi per il Signore. Proviamo ad impegnarci di più in questa nostra quaresima per poter rispondere, e sempre meglio alla nostra vocazione.
    3 min
  • [Mer 8] Vangelo: Ger 18,18-20; Sal.30; Mt 20, 17-28.
    In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
    Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
    Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
    2 min
  • [Mar 7] Commento: Conoscersi, accettarsi, superarsi.
    Oggi meditiamo insieme le esortazioni del profeta Isaia "Lavatevi, purificatevi" e "anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve". Sono esortazioni rivolte al popolo eletto ma anche alla nostra comunità monastica e cristiana. Il profeta Isaia ci manifesta la sua grande preoccupazione perché vuole il cambiamento, la conversione, vuole una novità di vita e di spirito, una vera vita di comunione. Gesù nel Vangelo ci conferma, in un suo invito, di amarci gli uni gli altri. Queste esortazioni ci devono far riflettere, in modo particolare in questo periodo di Quaresima. Abbiamo bisogno di conoscerci a fondo. Nessuno può progredire nel cammino della vita spirituale senza una profonda conoscenza di se stesso, delle sue qualità e dei suoi limiti, delle tendenze del proprio carattere e della propria personalità, delle possibilità che effettivamente possiede. Chi ha un vero interesse di avanzare nel cammino della vita cristiana deve compiere dei passi necessari: - conoscersi, - accettarsi, - superarsi. Già l'antico filosofo Sòcrate diceva: "conosci te stesso". Ognuno è chiamato in causa a fare un'introspezione personale. Se non conosciamo noi stessi rischiamo di avanzare nel buio, nelle tenebre, e di sbagliare la strada della vita. Abbiamo tutti bisogno di luce e di amore. Questo amore ci viene dalla riflessione, dal contatto con gli altri che ci possono consigliare o aiutare, ma, soprattutto dalla preghiera, dai sacramenti e dallo Spirito Santo. Conoscersi è far morire se stesso, per fare l'esperienza con Dio. Solo chi si avvicina in questo modo a Dio trova garanzia di vita e certezza del cammino. Ma poi però non basta conoscersi. Dobbiamo accettarci come siamo, con grande realismo ed umiltà. Diceva Santa Teresa d'Avila che "l'umiltà è la verità". Non si tratta quindi di mortificarci per le nostre mancanze e miserie, ma oltre a riconoscere queste dovremmo saper ringraziare il Padre Eterno anche per i doni ricevuti, le qualità e le virtù che, per sua grazia, possiamo praticare. Dobbiamo impegnarci, quindi, nel conoscere meglio noi stessi, per comprendere quali virtù e quali difetti dòminano in noi. Tutto questo per intraprendere un sano cammino di crescita spirituale. E il tempo di quaresima, che in questo giorni viviamo, è un tempo di grazia molto propizio per la nostra metànoia, per la nostra conversione.
    3 min
  • [Lun 6] Commento: Siate misericordiosi.
    Dio è Padre ricco di misericordia e noi siamo suoi figli. Siamo stati creati infatti a sua immagine e somiglianza, come leggiamo nel Genesi, il primo libro della Bibbia. La vita cristiana ci aiuta, giorno per giorno, a perfezionare questa nostra somiglianza spirituale, a ricalcare in noi i bei lineamenti del Volto del Padre, fino a diventare tutti spiccicati al Volto di Gesù. E quali sono i lineamenti più belli dell’Amore e del Volto del Padre e di Gesù Cristo, suo Figlio? Eccoli: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è Misericordioso!”. E chi ha per davvero viscere di misericordia verso un fratello o verso una sorella che ha sbagliato, non lo giudica mai, non lo condanna mai, ma lo perdona sempre e l’aiuta più che può e meglio che può; e questo lo fa sempre per amore di Dio. Comportandosi in questo modo si diventa veri cristiani, e i bei lineamenti del Figlio di Dio Gesù Cristo si stamperanno dentro la nostra anima e risplenderanno, sempre più, anche sul nostro volto. E avverrà che ci sentiremo amati da Dio e da tutti; e perciò ci sentiremo anche compresi, perdonati, amati e aiutati da Dio e dagli uomini, nostri fratelli e amici sinceri. E, nella misura con cui siamo stati generosi verso coloro che erano nel bisogno, sia spirituale che materiale, gli altri lo saranno verso di noi: “Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata in grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio. E vivremo assieme una vita davvero bella e piena di pace.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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