Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 6] Commento: Lo cercarono, lo trovarono e lo adorarono...
    La liturgia odierna ci propone di festeggiare la manifestazione del Signore cioè l’Epifania. Per riflettere meglio sull’Epifania il Vangelo di oggi è ricco di spunti, per esempio bisognerebbe avere anche gli occhi che sanno scrutare le stelle in certe notti per ammirare la grandezza di Dio. Ci farebbe bene essere della razza dei cercatori di stelle, come questi Magi, simboli della ricerca ostinata di Dio. Infatti erano abitati dal desiderio ostinato di trovare un bambino e guidati da una stella che ogni tanto appariva e scompariva. Avevano soprattutto una domanda, una sola, intorno alla quale tutto ruotava: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?”. Questa è stata anche la domanda di ciascuno di noi, quella che ci abita il cuore e orienta il nostro cammino. Siamo ricercatori di Dio anche se è Dio che per primo ci viene a cercare. Però, come riporta l’Evangelista Matteo con sottile ironico, Erode incoraggia, con malizia nel cuore i Magi a cercare il bambino: “Quando lo avrete trovato, fatemelo sapere perché anch’io venga ad adorarlo”. Ma i Magi, ispirati, dopo aver visto il bambino e sua madre là dove si era fermata la loro stella e dopo aver adorato il bambino con i loro doni, fecero un’altra strada, mandando in fumo il piano criminale di Erode che aveva paura di perdere il suo regno. I Magi che offrono oro, incenso e mirra, che disegnano l’identità di Gesù, ci consegnano anche questo, il verbo “offrire” con i suoi sinonimi buoni e felici: donare, regalare, condividere. Infatti c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Restare con le mani vuote, preferendo il Signore dei doni ai doni del Signore, questo è il senso profondo del voto di povertà. Amen!
    2 min
  • [Gio 5] Commento: Come mi conosci?
    Partendo dalla prima lettura, san Giovanni ci propone una specie di ricapitolazione del messaggio cristiano: essere cristiani significa amarsi reciprocamente da fratelli. E illustra questa asserzione alla luce di due figure: Caino e Cristo. Parlando della fratellanza nel primo Testamento, Caino, nel libro della Genesi, è il prototipo dell’odio: ha ucciso suo fratello perché questi era un rimprovero continuo del suo modo di vivere ma anche di offrirsi a Dio. Purtroppo è un atteggiamento sempre attuale, per questo l’apostolo invita i suoi a non meravigliarsi dell’odio che nel mondo continua ad essere presente. Il vero tipo dell’amore è Cristo perché egli ha provato cosa vuole dire amare e l’ha fatto fino a sacrificare la propria vita sulla croce. Amare vuole dire dare la vita per colui che si ama e l’esempio più fresco è quello di Santo Stefano Protomartire, morto per amore di Cristo. Il riflesso di questo atteggiamento cristiano autentico è la pace interiore, la serenità del cuore. Come si incontra Cristo? Sembra che il Vangelo di oggi risponda a questa domanda. A volte Cristo lo si incontra attraverso un intreccio di relazioni trasversali che ci portano fino a Lui: “Il giorno seguente, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo, e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, della città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere»”. Tutta questa illustrazione è una grande testimonianza di come Gesù sia arrivato nella vita dei discepoli attraversando le loro relazioni. All’inizio dell’esperienza cristiana non c’è un’esperienza mistica o eccezionale, ma un’esperienza profondamente umana. Ci sono relazioni su cui la Grazia soprannaturale riesce a far leva fino al punto da farla diventare la strada principale che Gesù percorre per arrivare direttamente a noi. L’unica cosa che dovremmo preservare è la capacità di accorgercene e l’umiltà di accogliere ciò che ci sta accadendo nella vita. Amen!
    3 min
  • [Gio 5] Vangelo: 1 Gv 3, 11-21; Sal 99; Gv 1, 43-51.
    In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
    Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
    Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
    Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».
    2 min
  • [Mer 4] Vangelo: 1 Gv 3, 7-10; Sal 97; Gv 1, 35-42.
    In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
    Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?". Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
    Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia" - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.
    2 min
  • [Mer 4] Commento: Ecco l'Agnello di Dio....
    Gloria nei cieli e gioia sulla terra. La gioia nasce dal credere che la vittoria è già ottenuta da Dio. Ora tocca a noi fare la nostra parte. Nella prima letture di oggi San Giovanni apostolo ci dice che per l’uomo vivere è appartenere: o si è figli di Dio o si è figli del diavolo. Ma ci offre anche criteri chiari per discernere fra questi due tipi di appartenenza. Chi pratica la giustizia è giusto come Gesù è giusto. Invece chi commette il peccato viene dal diavolo. Nel brano del vangelo poi emerge ancora la figura di Giovanni Battista, stavolta, con due dei suoi discepoli guarda intensamente Gesù passare e ripete: “«Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. Quando facciamo la lectio Divina è molto importante soffermarci sui verbi. Per esempio: stare, fissare, parlare… sono i verbi che il Vangelo di oggi usa per raccontarci come avviene la vera evangelizzazione. Giovanni Battista non mantiene con sé i suoi discepoli, ma piuttosto li prepara all’incontro con Cristo, il sommo maestro. Difatti “annunciare il vangelo non è sedurre, cioè non è condurre a sé, ma è condurre a Cristo e necessariamente saper fare un passo indietro, lasciando che sia Cristo a prendere lo spazio più decisivo. Ma tutto questo sempre nella concretezza di una relazione. Ecco perché si annuncia il Vangelo “stando” con la gente, cioè costruendo delle relazioni stabili e affidabili, condividendo il tempo e le cose, e lasciando che la semplice “presenza” divenga essa stessa Vangelo. Si evangelizza con lo “sguardo”: gli altri si accorgono subito verso cosa o chi abbiamo orientato la nostra vita”. Le vie attraverso cui Dio si fa incontrare dall’uomo sono innumerevoli e varie. Il più delle volte però è importante la mediazione umana, come emerge chiaramente nel vangelo di oggi. Condurre a Cristo è la missione di ogni cristiano chiamato a lavorare al servizio del regno. Però senza dimenticarci che nessuno è in grado di farlo se prima non l’ha incontrato lui stesso, attraverso un’esperienza profonda e personale. Amen!
    3 min
  • [Mar 3] Commento: Siamo figli di Dio, e lo siamo realmente.
    Senza dubbio la vita cristiana inizia con la presa di coscienza del grande amore che Dio ha avuto per noi per cui, come dice la prima lettura, non solo “siamo chiamati figli di Dio ma lo siamo realmente”. Dio è dunque il protagonista indiscutibile dell’esistenza del cristiano, è lui che la genera. Tuttavia quest’amore, appunto perché è un dono, esige di essere accolto, per divenire fecondo. Nel vangelo di oggi continua la testimonianza di Giovanni il Battista. Infatti dice: “Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua”. Questa volta emerge un dettaglio che non dobbiamo assolutamente trascurare: “io non lo conoscevo”. Il Battista, diceva il nostro professore, ci vuole indicare: “che la via della ricerca di Dio non è una via che parte da ciò che si conosce, da ciò che si pensa di aver capito, da risposte preconfezionate, ma esattamente al contrario”. La via che ci conduce a Dio è innanzitutto una profonda disponibilità del cuore a mettersi in cammino verso un Mistero che non si conosce ma che si desidera con tutto il cuore incontrare, conoscere, fissare, guardare negli occhi. Quindi non ci stupisce il dubbio di Giovanni Battista quando era in carcere, quando aveva sentito parlare di quello che faceva Gesù, un Gesù che era dalla parte gli ultimi. Dopo il dubbio viene la certezza, Giovanni Battista conoscerà dopo la vera identità e missione di Gesù. “Questi è figlio di Dio” - dirà. Dalla sua morte nasciamo alla vita, veniamo associati alla sua natura. E come eredi continuiamo la missione di Gesù mediante lo Spirito Santo che continuamente rinnova la faccia della terra. Con l’aiuto dello Spirito Santo nulla ci spaventa perché non pensiamo più che “la certezza viene da cose che rimangono sempre uguali: ma la cosa che rimane sempre uguale è la sostanza, mentre è la forma che cambia, e lo fa non per moda ma per salvare la verità della sostanza”. Diamoci da fare in questo tempo di Natale di conoscerlo il Signore sempre meglio, magari proprio in silenzio davanti al presepe. Amen!
    3 min
  • [Lun 2] Commento: Essere voce, come Giovanni...
    Iniziamo questa prima settimana dell’anno meditando il quarto Vangelo in cui la parola testimonianza ha un’importanza rilevante. Per l’evangelista Giovanni, chi alla luce della fede “ha visto”, deve rendere testimonianza. Nel brano di oggi le domande poste al Battista sono due. La prima riguarda la sua identità: “«Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo»”. Questa risposta di Giovanni non è uno semplice atto di umiltà ma una vera e propria lezione per ciascuno di noi. Infatti la seduzione dell’uomo è sempre quella di cadere in un atteggiamento di “credersi Dio”. Nella seconda domenica di avvento abbiamo incontrato un Giovanni Battista che ha iniziato con grande successo la sua missione di preparare la via al Signore ma non ha mai pensato che questo successo lo definisse come uomo. Proprio nella seconda battuta egli dice di sé «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia»; che è un po’ come dire “io non sono l’ultima parola, ne sono solo segno”. Ogni cristiano è chiamato ad essere precursore del Cristo, una voce che anche oggi continua a gridare nel deserto del mondo. Dio ha bisogno del contributo di ciascuno di noi per manifestarsi agli uomini del nostro tempo. Quindi “sentirsi un fine, sentirsi dio, significa voler far ruotare la vita degli altri attorno a noi e considerare lesa maestà quando questo non accade”. In questa logica il Battista ci dà una grandissima lezione, perché ci ricorda che ogni nostra relazione è solo un modo per preparare la strada a Qualcuno che è più grande di noi. A volte la gente è lontana da Dio solo perché ha avuto relazioni pessime nella propria vita. Quindi lasciamoci contaminare dall’umiltà di Giovanni il Battista. Amen!
    3 min
  • [Dom 1] Commento: La Madre di Dio regina della pace. 1° Gennaio
    La festa di oggi ci offre molteplici motivi di riflessione: la chiesa scandisce per tutti noi ripetutamente nel nome del Signore una solenne benedizione sacerdotale. È l'augurio migliore che possiamo ricevere e scambiarci in questo giorno: viene da Dio, ma è per tutti noi. Pur essendo la festa della Madre di Dio, domina la figura del Cristo e ci viene ricordata ancora la sua opera di salvezza per l'intera umanità. Maria è sapientemente incastonata nel mistero del suo Figlio per sottolineare il suo ruolo nella storia della salvezza e in quello sempre attuale di Madre dei credenti. Noi onoriamo Maria sempre vergine, proclamata nel Concilio di Efeso "santissima madre di Dio" perché Cristo sia riconosciuto veramente Figlio di Dio. È nel nome di Maria che dal 1967 si celebra oggi in tutto il mondo cattolico la giornata mondiale della pace. Dono divino, dono messianico è la pace. Non può essere costruita soltanto da noi uomini e soprattutto non potrà mai essere proclamata efficacemente fin quando non si depongono le armi. La pace degli uomini non può essere diversa da quella di Cristo: va quindi costruita sulle solide basi dell'amore fraterno e della grazia divina. Ogni cristiano per vocazione deve essere un costruttore di pace cominciando magari dalle mura domestiche, impartendo una sana educazione ai figli con la forza dell'esempio. Il tutto dobbiamo accompagnarlo con la forza della preghiera come fa la liturgia di questo giorno che ci fa ripetere nella orazione: "Tu, o Dio nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna", una salvezza che inizia già durante il nostro pellegrinaggio terreno.
    2 min
  • [Sab 31] Commento: Te Deum laudamus...
    Partendo dalla prima lettura di oggi, l’apostolo rivolge un invito appassionato e pressante alla sua comunità perché viva attenta, vigilante, decisa, l’ultima ora della storia. Queste parole sono valide anche oggi visto che ogni fine segna anche un inizio. Appunto non possiamo vivere quest’ultimo giorno dell’anno senza ricordandoci che c’è Uno, onnipotente che ci ha accompagnato fino a questo momento. Dice infatti il prologo di Giovanni: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Il prologo del vangelo di Giovanni ci vuole ribadire, che Cristo si è fatto come noi per fare strada con noi. La nascita di Gesù ha segnato così la fine della nostra solitudine. E questo perché Dio non è rimasto velato, ma si è rivelato: “Dio, nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è Dio nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”. Ecco perché questo fine anno, per noi cristiani, è sempre una memoria del fine. Perché solo aprendo gli occhi allo scopo della vita, alla sua finalità possiamo anche trovare il coraggio di guardare in faccia la fine senza avere paura, ma anzi riuscendo a dire anche ad alta voce il nostro grazie. Il vangelo di oggi ci mette davanti una pagina difficile da interpretare dell’evangelista Giovanni, e lo fa forse per “ricordarci che anche la nostra vita a volte non è di facile decifrazione, eppure essa nasconde in fondo una buona notizia. Vangelo significa “buona notizia”, ed essa lo è anche quando non la capiamo subito, come la nostra vita. O padre, le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Aiutaci a riprendere il nostro cammino per i sentieri del tempo, nella certezza che tu camminerai sempre al nostro fianco. Amen!
    3 min
  • [Sab 31] Vangelo: 1 Gv 2, 18-21; Sal 95; Gv 1, 1-18.
    In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
    Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
    Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
    E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
    Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
    2 min

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