Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 31] Commento: Te Deum laudamus...
    Partendo dalla prima lettura di oggi, l’apostolo rivolge un invito appassionato e pressante alla sua comunità perché viva attenta, vigilante, decisa, l’ultima ora della storia. Queste parole sono valide anche oggi visto che ogni fine segna anche un inizio. Appunto non possiamo vivere quest’ultimo giorno dell’anno senza ricordandoci che c’è Uno, onnipotente che ci ha accompagnato fino a questo momento. Dice infatti il prologo di Giovanni: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Il prologo del vangelo di Giovanni ci vuole ribadire, che Cristo si è fatto come noi per fare strada con noi. La nascita di Gesù ha segnato così la fine della nostra solitudine. E questo perché Dio non è rimasto velato, ma si è rivelato: “Dio, nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è Dio nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”. Ecco perché questo fine anno, per noi cristiani, è sempre una memoria del fine. Perché solo aprendo gli occhi allo scopo della vita, alla sua finalità possiamo anche trovare il coraggio di guardare in faccia la fine senza avere paura, ma anzi riuscendo a dire anche ad alta voce il nostro grazie. Il vangelo di oggi ci mette davanti una pagina difficile da interpretare dell’evangelista Giovanni, e lo fa forse per “ricordarci che anche la nostra vita a volte non è di facile decifrazione, eppure essa nasconde in fondo una buona notizia. Vangelo significa “buona notizia”, ed essa lo è anche quando non la capiamo subito, come la nostra vita. O padre, le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Aiutaci a riprendere il nostro cammino per i sentieri del tempo, nella certezza che tu camminerai sempre al nostro fianco. Amen!
    3 min
  • [Sab 31] Vangelo: 1 Gv 2, 18-21; Sal 95; Gv 1, 1-18.
    In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
    Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
    Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
    E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
    Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
    2 min
  • [Ven 30] Commento: Sacra famiglia di Nazaret.
    Quest’anno contempliamo la Sacra Famiglia oggi venerdì visto che domenica prossima sarà il primo dell’anno cioè la solennità della madre di Dio. Nel Vangelo che ci propone la liturgia odierna, l’angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli dice: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Questa è la seconda volta che l’angelo appare a Giuseppe, la prima volta come abbiamo sentito nel periodo dell’avvento, l’angelo era apparso nel sonno a Giuseppe quando stava per ripudiare sua fidanzata rimasta incinta in modo misterioso. Qui emerge che Erode vuole uccidere il bambino Gesù per la sua gelosia infondata, Gesù infatti non viene a regnare come fanno i figli di questo mondo. Ecco perché dinanzi a questo pericolo imminente Dio manda ancora l’angelo per avvisare Giuseppe nel sonno. Dice il testo: “Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. Penso che nessuno avrebbe voluto essere al posto di Giuseppe però, come emerge ancora nella pericope di oggi, non è solo, è Dio stesso che lo guida nella sua responsabilità e si manifesta continuamente a lui. Infatti, “la disposizione a lasciar fare a Dio che a suo tempo compie ciò che vuole, chiede ad ogni uomo la capacità di accogliere la sua Parola, fare in modo che si depositi nel suo cuore, perché generi la capacità di agire”. Dice Papa Francesco: Il sogno è un posto privilegiato per cercare la verità, perché lì non ci difendiamo dalla verità. Giuseppe era l'uomo dei sogni, ma non era un sognatore, eh? Non era un fantasioso. Un sognatore è un'altra cosa: è quello che crede... va... sta sull'aria, e non ha i piedi per terra. Giuseppe aveva i piedi sulla terra. Ma era aperto. Non perdere la capacità di sognare il futuro: ognuno di noi. Ognuno di noi: sognare sulla nostra famiglia, sui nostri figli, sui nostri genitori, sognare cose grandi, forse “sognate”, ma chi lo sa... Oggi affidiamo all’intercessione della Sacra Famiglia tutte le famiglie in difficoltà e pensiamo anche a tutti i e/i -migranti che non riescono a trovare buona accoglienza. Amen!
    3 min
  • [Gio 29] Commento: ...e attendeva. Ma mosso dallo Spirito [proclama]...
    Gloria nei cieli e gioia sulla terra, dice il ritornello del salmo di oggi. Aderire alla visione del Gesù Bambino significa lasciar scendere in noi una gioia che trasforma, un’esultanza che si fa canto e ci rende disponibili a portare agli altri questa lieta notizia e nulla ci può più trattenere. Effettivamente, come dice il Vangelo di oggi: “Ora a Gerusalemme, c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore”. Lo stupore di Simeone è contagioso perché è uno che ha saputo attendere con pazienza. Chiaramente, un’intera vita passata ad attendere quel momento, quel dono straordinario di poter abbracciare Gesù bambino, colui che dà Senso alla vita di ciascuno di noi. Disse il nostro caro professore: Il vecchio Simeone è un avvertimento per ciascuno di noi, egli ci ricorda che dobbiamo credere di più a ciò che il Signore ci mette nel cuore più che all’evidenza delle cose che sembrano invece dirci che il tempo passa e noi abbiamo atteso invano. Dio non ci tradirebbe mai mettendoci nel cuore qualcosa, per poi negarcela nella realtà”. Si può dire che attendere è un altro segno della nostra fiducia. Quindi impariamo da Simeone. Forse potremmo anche noi fare quell’esperienza nella nostra vita di fede, una esperienza di gioia immensa: “Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza”. Dio ci conceda davvero di poter un giorno vedere con i nostri occhi ciò che speriamo nel cuore. Signore, aiutaci a camminare con te. Amen!
    3 min
  • [Gio 29] Vangelo: 1 Gv 2, 3-11; Sal 95; Lc 2, 22-35.
    Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: "Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore" - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
    Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
    "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
    vada in pace, secondo la tua parola,
    perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
    preparata da te davanti a tutti i popoli:
    luce per rivelarti alle genti
    e gloria del tuo popolo, Israele".
    Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".
    2 min
  • [Mer 28] Vangelo: 1 Gv 1,5 - 2,2; Sal 123; Mt 2, 13-18.
    I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
    Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
    «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio».
    Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
    Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
    «Un grido è stato udito in Rama,
    un pianto e un lamento grande:
    Rachele piange i suoi figli
    e non vuole essere consolata,
    perché non sono più».
    2 min
  • [Mer 28] Commento: Un grido è stato udito in Rama...
    È molto significativa la festa di oggi. Si ode un pianto ed un lamento ed è il pianto straziato di madri alle quali vengono strappati via i propri figli in tenera età che vengono poi barbaramente trucidati. Una storia senza fine. È la festa degli innocenti di tutti i tempi uccisi con Cristo e per Cristo, immedesimati con Lui nel martirio e assunti con lui nella gloria dei santi.. Davvero il Verbo incarnato, il salvatore dl mondo, ha coinvolto e coinvolge ancora nella sua passione tutti i dolori del mondo, tutte le vittime innocenti. Già un salmista, prima della venuta del Signore, affermava: "le mie lacrime nell'otre tuo raccogli". Una storia che non finisce mai di stupirci e di inquietarci: il dolore e le sofferenze umane assunte a valore salvifico come quelle di Cristo. Per questo Sant'Agostino asseriva che bisogna che aggiungiamo del nostro ai patimenti di Cristo. Queste realtà, intrise di mistero e pregnanti di umane realtà, ci aiutano a leggere in modo diverso la storia del mondo e la nostra storia personale. Apre una squarcio sulla tremenda realtà del dolore umano e soprattutto sul dolore dell'innocente, quello che maggiormente ci turba e ci sconvolge. Pur restando un mistero, ora possiamo comprendere, alla luce di Cristo e di tutta la storia della sua chiesa che la sofferenza e il martirio ci innestano a lui nella croce e nella gloria.
    2 min
  • [Mar 27] Commento: Vide e credette...
    È la festa del discepolo prediletto del Signore, "il discepolo che Gesù amava", colui che nell'ultima cena pose il suo capo sul petto del Signore percependone l'intensità dei palpiti, colui che ai piedi della croce si sentirà ripetere da Gesù morente: "figlio, ecco tua Madre". È insieme a S. Pietro uno dei primi testimoni oculari della risurrezione di Cristo. È lui l'autore del quarto Vangelo e di due splendide lettere che inneggiano alla carità e all'amore e del libro dell'Apocalisse. Possiamo definirlo il grande teologo che afferma in modo inequivocabile la divinità del Cristo. È anche l'apostolo che, pur non narrandoci l'ultima cena, meglio degli altri approfondisce il mistero eucaristico e la teologia del pane di vita. Coglie in profondità anche il significato recondito del disegno divino della incarnazione e redenzione del Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi, perché noi diventassimo figli di Dio. È lui a riferirci del Cristo Luce del mondo, è ancora lui che parla di segni più che di miracoli per smuovere alla fede autentica i suoi lettori. Viene da pensare che la sua prima fonte, dopo l'esperienza personale diretta, sia stata la Vergine Madre, non perché la citi particolarmente, ma per la profondità con cui tratta di Cristo e dei suoi misteri. Dobbiamo molta gratitudine a questo apostolo ed evangelista per le grandi verità che ci ha insegnato, formano ora il prezioso bagaglio della rivelazione a cui tutta la chiesa si ispira.
    2 min
  • [Lun 26] Commento: Signore Gesù, accogli il mio Spirito...
    Le feste che seguono immediatamente il Natale hanno un nesso evidente con la nascita del Cristo: oggi la lapidazione del Diacono Stefano, primo martire e dopodomani la strage dei Santi bambini Innocenti, ci parlano in modo evidente della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato bambino. Ci parlano del prezzo del nostro riscatto, ci parlano delle trame oscure che gli uomini vanno ordendo da sempre contro di lui. Ci descrivono in anticipo una storia assurda, che si snoda nei secoli. Ci parlano del peccato del mondo e della storia vera della chiesa di Cristo. Si snoda già da oggi quel mirabile ed incessante duello tra le forze del male che vorrebbero chiudere definitivamente in un sepolcro di morte prima il Cristo e poi i suoi seguaci. Tutti i persecutori della chiesa dovrebbero finalmente capire che il sangue dei martiri, da Santo Stefano fino a quello dei nostri giorni, è stato sempre il seme che l'ha fecondata di nuovi figli e l'ha resa sempre più sposa degna del martire divino. Il martirio del Santo di oggi ricalca fedelmente, nei suoi tratti essenziali, quello di Cristo. Ancora una volta viene condannato un innocente, che si "vendica" con il suo perdono. Così egli diventa il vero vincitore e i cieli si aprono su di lui.
    2 min
  • [Dom 25] Commento: Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.
    E Natale! Oggi è nato per noi il Salvatore, è gioia su tutta la terra e in cielo. Perché, come dice la seconda lettura: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del figlio.” Ecco il mistero della rivelazione di Dio. Abbiamo a disposizione tre brani del Vangelo oggi, secondo quando parteciperemo alla messa, di notte, all’aurora o di giorno. In quello “di giorno”, la liturgia ci fa riflettere sul prologo del quarto Vangelo, un capolavoro di Giovanni in cui troviamo diversi spunti che possono aiutarci ad approfondire il vero senso della rivelazione di Dio nel Figlio. Egli infatti ci racconta le origini, ciò che era al principio, che spiega ogni cosa e dà la ragione di tutto quanto esiste. Ci riporta il senso del mondo dovuto a Colui che è il Logos, la Parola, il Verbo di Dio, perché Logos significa anche «senso». Ci sono perciò due grandi inizi secondo questo inno. Quindi per Giovanni la nascita di Gesù segna un nuovo inizio, una nuova creazione. Infatti il primo vocabolo è «en arché» che richiama una parola ebraica: bereshit, in principio, che si trova nella Genesi. Poi il Logos diventa luce, la luminosità è l’immagine e il simbolo di Dio. Ecco allora la luce diventare il ritratto solenne e monumentale del Logos, che è come Dio, fonte di vita. Nel 1944 Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante, nell'imminenza della sua fine, ha scritto con grande essenzialità e raffinatezza un testo che potrebbe essere un commento al prologo di Giovanni. Dice questo autore: «Dio è impotente e debole nel mondo e così soltanto rimane con noi e ci aiuta. Cristo non ci aiuta in virtù della sua onnipotenza che ci sovrasta, ma ci aiuta in virtù della sua sofferenza», quindi in virtù della sua solidarietà fondata sul fatto di essere sceso fino al nostro livello umano. Dio è indifeso e debole nel mondo, e soltanto a questa condizione rimane con noi, sta vicino a noi e ci comunica la sua vita. Accogliamo oggi con gesti di tenerezza questo Bambino che viene a noi e avvolgiamolo di amore. Buon Natale a ciascuno di noi!
    3 min

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