Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 18] Commento: Giuseppe, non temere...
    Quarta domenica di Avvento, ormai il traguardo è vicino. Partendo dalla prima lettura, Acaz non vuole abbandonare le sue strategie umane di salvezza e quindi rifiuta a mettere Dio alla prova, chiedendo un segno. Ma nonostante la sua resistenza, il segno divino verrà dato e questo segno è l’Emmanuele. Quel che ci offre il vangelo di Matteo di oggi vuole mettere in evidenza la figura di Giuseppe. Infatti Maria era fidanzata con Giuseppe. Nella cultura del tempo il fidanzamento aveva gli stessi effetti giuridici del matrimonio. Quindi deve essere stato difficile per quest’uomo dover accettare di trovarsi davanti alla gravidanza della donna che amava, vedendo in un solo istante crollato ogni suo progetto. E nonostante questo continuare ad avere preoccupazione per Maria, affinché non la uccidessero. Giuseppe è davvero un uomo giusto. Diceva il nostro professore: “Ma per essere santi non basta essere giusti, bisogna superare la giustizia, bisogna entrare nel territorio più esigente della fiducia in Dio e non nel semplice buon senso o buon cuore”. Giuseppe, quando non capiva cosa stava succedendo, dormiva. È un sogno che capovolge tutto, un angelo del Signore gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Come ci si può fidare di un semplice sogno? Eppure Giuseppe, uomo giusto, si fida. Giuseppe ci insegna di fidarci di Dio anche quando il mondo sembra crollarci a doso. “La cosa che conta è seguire ciò che sai essere vero, anche se ti conduce per strade e vie che non conosci e che non avevi calcolato”. Giuseppe ha fatto così. E quindi, davanti all’evidenza della fede, si arrende, prende la responsabilità di ciò che gli è capitato e comincia a seguire ciò che sente essere vero, nonostante tutto e tutti. “Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie”. In questo dettaglio penso ci sia tutto il cristianesimo che crediamo: svegliarsi e prendersi la responsabilità di quello che ti sta accadendo, bello o brutto che sia. Affidiamoci all’intercessione di Giuseppe e impariamo da lui. Amen.
    3 min
  • [Dom 21] Vangelo: Is 7, 10-14; Sal.23; Rm 1, 1-7; Mt 1, 18-24.
    Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
    Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
    Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".
    Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
    2 min
  • [Sab 17] Vangelo: Gn 49, 2.8-10; Sal 71; Mt 1, 1-17.
    Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
    Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
    Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
    In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
    2 min
  • [Sab 17] Commento: E il Verbo si è fatto carne...
    Iniziamo oggi nella liturgia, dopo l'aspetto escatologico, la seconda parte del tempo di Avvento, quella che ci prepara alla sua nascita nel Santo Natale. L’aspetto che collega la prima lettura al brano del vangelo di oggi è il cenno comune a Giuda come importante anello della catena che culmina in Gesù. Intatti tutto il primo Testamento vibra e freme nell’attesa di un redentore perfetto e definitivo. Lo scettro è segno della sua potenza ma soprattutto del suo amore, perché il regnare di Dio è servirci. E nel vangelo di oggi di fronte a questi nomi della genealogia, Matteo intende affermare che Gesù è il perfetto discendete dalla stirpe di Abramo e di Davide. Quindi non viene dal nulla ma si inserisce in una famiglia ben individuata e radicata nella storia del suo popolo. Dio si è fatto uomo in Gesù ed è entrato nella storia dell’umanità con le sue vicissitudini e gioie. E per questo Lui stesso si definisce l’Emmanuele, il Dio con noi. Da Abramo fino a Giuseppe. La storia che celebriamo nel Natale, non è una fiaba, né un racconto edificante. Essa invece è la storia drammatica degli uomini, degli uomini concreti, con volti concreti. Non dovremmo mai rubare l’umanità a Gesù. Non dobbiamo avere fretta di ricacciarlo nei cieli, o di mettergli solo le aureole sulla sua testa. La prima vera grande cosa che il Natale ci insegna è che dobbiamo imparare a considerare Gesù nella sua concreta umanità. “Così, da Abramo fino a Davide sono in tutto quattordici generazioni; da Davide fino alla deportazione in Babilonia, quattordici generazioni; e dalla deportazione in Babilonia fino a Cristo, quattordici generazioni”. Però diceva il nostro professore che: “in ciascuna di esse non troviamo solo storie luminose, ma molto spesso storie storte, difficili, complicate, come se a Dio piacesse particolarmente entrare nelle vicende complicate di famiglie e di persone. Ma in fondo ciascuna delle nostre vite, vista da vicino, è una vita complicata, incidentata, non sempre luminosa, molto spesso storta”. Ecco perché il lieto annuncio della pericope di oggi è sapere che anche le storie più faticose hanno come via d’uscita, Gesù, un Liberatore, un Messia, un Senso. Vieni Signore Gesù non tardare! Amen
    3 min
  • [Ven 16] Commento: Testimone vero e credibile.
    Quando si medita il testo biblico bisogna sempre fare attenzione ad ogni parola. Se avete notato, nel Vangelo di oggi si parla ben undici volte di testimoniare e testimonianza. La parola magica di oggi è la testimonianza. Infatti la testimonianza del Battista, come emerge nel brano di oggi, è apprezzata da Gesù: il precursore è stato un ottimo difensore della verità, una lampada luminosa e splendente, che ha orientato a Cristo, Luce per eccellenza. Ma c’è anche una testimonianza superiore che deriva a Gesù dalle sue opere. Per le opere, Gesù forse intende qui tutto il complesso della sua missione terrena che, sappiamo, ha avuto culmine con la sua morte sulla croce. In qualche modo tutti noi cristiani siamo chiamati a realizzare questa duplice testimonianza. Quella del Battista: essere delle lampade che con il loro splendore richiamano all’unica Luce: Cristo; quella delle opere: agire, comportarsi in un modo tale, da inquietare coloro che ci vivono accanto. “La testimonianza produce in noi un effetto duplice: innanzitutto c’è da capire se la testimonianza è vera o no, quindi muove l’intelligenza e l’intelligenza deve essere aperta per accoglierla, perché se ho pregiudizi non capirò mai la verità, resto fisso nei miei pregiudizi. Ma non solo la testimonianza parla all’intelligenza, parla poi al cuore, alla volontà…, se io non voglio accettarla, perché ho interessi contrari, la verità non l’accetto e ne faccio un’altra. Quindi la testimonianza esige non solo un’apertura mentale, libera da pregiudizi, ma anche una libertà del cuore che ama la verità, al di sopra di ogni interesse, che ha l’amore della verità, perché per lui la verità dell’amore sta sopra ogni cosa”. In questo tempo di Avvento siamo chiamati a essere veri testimoni dell’amore di Cristo, nella nostra quotidianità.
    3 min
  • [Ven 16] Vangelo: Is 56, 1-3. 6-8; Sal. 66; Gv 5, 33-36.
    In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
    «Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
    Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».
    1 min
  • [Gio 15] Vangelo: Is 54, 1-10; Sal. 29; Lc 7, 24-30.
    Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:
    «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
    "Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,
    davanti a te egli preparerà la tua via".
    Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
    Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro».
    2 min
  • [Gio 15] Commento: Chi cercate?
    Canta il salmista: “Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i nemici. Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba”. Infatti prega chi prende sul serio che alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino ecco la gioia. C’è un cambiamento, dalla delusione alla gioia ed è opera di Dio. “Senza questa consapevolezza, che è contemplare con lo sguardo di Dio le vicende personali e quelle della storia, la lode non trova motivi per salire a Dio”. Dopo aver risposto alla domanda degli inviati del Battista, nel Vangelo di oggi, Gesù parla di Giovanni alle folle, facendone una descrizione attraverso il luogo dove vive e l’abito che indossa. E lo fa ripetendo per ben tre volte la domanda: «Chi siete andati a vedere nel deserto?». Giovanni abitava nel deserto e non aveva un vestito lussuoso, anzi tutt’altro. Infatti Matteo dice che aveva «un vestito di peli di cammello». Non poteva essere un abito di lusso, poiché era incompatibile con lo stile di vita nel deserto, e sarebbe stato inopportuno per uno che non voleva attirare l’attenzione su di sé, ma su Colui di cui era precursore. Giovanni era un uomo coerente, perché oltre alle parole insegnava con la vita. Spirava fiducia ecco perché la gente veniva a farsi battezzare. E una figura che ci può ancora illuminare nella missione della Chiesa, nel contesto attuale, in cui la gente ha più bisogno della testimonianza. Ormai le parole non bastano più, c’è più bisogno della testimonianza di vita. Don Primo Mazzolari diceva che «la vita di ognuno è un’attesa. Il presente non basta a nessuno. In un primo momento, pare che ci manchi qualcosa. Più tardi ci si accorge che ci manca Qualcuno. E lo attendiamo». Precursore di Gesù, Giovanni Battista, gli ha preparato la strada. La sua coerenza e radicalità di vita ci siano di stimolo in questo tempo di Avvento. Amen!
    3 min
  • [Mer 14] Commento: Il Messia potente.
    “Io sono il Signore, non ce n'è altri.” Questa affermazione di Dio ritorna ben quattro volte nella prima lettura di oggi, con essa viene ribadito il protagonismo di Dio nella conduzione della storia. Dio è Signore perché è creatore. Quindi il nostro compito in questa prospettiva è affidarci alla sua grandezza e bontà, riconoscere che solo con lui si è davvero vincitori nel combattimento della vita. “Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli”, dice il salmista. Nella vita tutte le voci possono essere importanti ma solo una è la voce del Signore. Egli si presenta come il Dio della misericordia, della verità e della pace. Il vangelo di oggi ci presenta ancora Giovanni Battista, ormai in carcere e quindi non può incontrare Gesù. Ecco perché invia due dei suoi discepoli a dire al Signore: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. La domanda raccoglie visibilmente il dubbio di Giovanni, forse perché questo Gesù non coincide con l’idea del messia potente che “battezzerà in Spirito santo e fuoco”, un giudice inflessibile che raccoglie il frumento e brucia la paglia. Invece Egli parla ai poveri, s’interessa dei malati, s’intrattiene con i pubblicani e i peccatori, tutto sommato, gente disprezzata. Alla fine del Vangelo di oggi notiamo che “Dio non viene secondo le nostre attese, l’immagine di Dio che Gesù rivela, non corrisponde a quello che attendeva Israele ma neppure a quello che pensiamo noi, che pure siamo figli di una storia impregnata di cristianesimo. Prevale l’idea di un Dio Onnipotente. Abbiamo dimenticato forse la lezione della croce.” Nella missione di Gesù, la guarigione di ciechi, storpi, lebbrosi, sordi, fa parte dell’annuncio profetico, sono i segni visibili della presenza e della potenza di Dio in mezzo al suo popolo. In questo cammino di Avvento, chiediamo la grazia di lasciarci istruire dalla Parola e di camminare sulle orme di Gesù. Amen!
    3 min
  • [Mer 14] Vangelo: Is 45, 6-8. 18. 21-26; Sal.84; Lc 7, 19-23.
    In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
    Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?"».
    In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
    1 min

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