Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 24] Vangelo: 2 Sam 7, 1-5.8-11.16; Sal 88; Lc 1, 67-79.
    In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
    «Benedetto il Signore, Dio d'Israele,
    perché ha visitato e redento il suo popolo,
    e ha suscitato per noi un Salvatore potente
    nella casa di Davide, suo servo,
    come aveva detto
    per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
    salvezza dai nostri nemici,
    e dalle mani di quanti ci odiano.
    Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
    e si è ricordato della sua santa alleanza,
    del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
    di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
    di servirlo senza timore, in santità e giustizia
    al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
    E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
    perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
    per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
    nella remissione dei suoi peccati.
    Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
    ci visiterà un sole che sorge dall'alto,
    per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
    e nell'ombra di morte,
    e dirigere i nostri passi
    sulla via della pace».
    2 min
  • [Sab 24] Commento: O Astro che sorgi, illumina chi giace nelle tenebre e nell'ombra di morte.
    Seguiamo qui la Liturgia della parola del giorno feriale in quanto la messa di stanotte fa già parte della Solennità del Natale. Infatti l’unità tra le letture che la liturgia ci offre oggi è data dal fatto che la profezia di Natan è cantata come compiuta nell’inno di Zaccaria. Questa promessa ha pieno compimento con l’avvento di Gesù. E siamo chiamati ad essere la sua casa, “non viene in mezzo a noi per metterci al sicuro in una roccaforte, ma per aprirci un cammino di conversione. Un cammino di continua lotta per la conquista della vera pace, che consiste nel vivere un rapporto di lealtà e di amore con Dio, con noi stessi, con gli uomini, con le cose”. “Il Signore è fedele per sempre”, dice il salmista. Infatti non ci abbandona, in nessuna occasione. La sua venuta in mezzo a noi, testimonia per sempre che Dio si fa carico della nostra sofferenza, delle nostre ansie e delle nostre gioie ponendo “la sua tenda fra le nostre tende”. In Lui noi diventiamo figli adottivi di Dio. Finalmente questa notte nascerà Gesù, e la liturgia odierna mette fine al cammino d’avvento con il miracolo di Zaccaria che, avendo perduto la parola per la sua incredulità, può tornare a parlare perché si è arreso a una fede che è diventata fatto. «Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo». Il cantico di Zaccaria evoca una sentinella notturna che saluta i primi raggi del chiarore dell’alba. Quindi sta bene in questa mattina di grande vigilia. E lode a Dio perché viene a visitarci e ci porta redenzione e salvezza. “Cristo è veramente il sole dell’umanità. Perciò la Chiesa recita il cantico di Zaccaria ogni mattina, quando il sole nascente mette in fuga la notte e le tenebre”. La fede è l’alba di un mattino, dopo una lunga notte. Disse un padre spirituale: incontrare la fede vuole dire vedere questa luce nel volto del bambino Gesù, nato nell’estrema povertà e umiltà, in una mangiatoia, in una notte fonda, di più di duemila anni fa. Amen!
    3 min
  • [Ven 23] Commento: Alziamo il capo: la nostra salvezza è vicina.
    Il collegamento tra la prima lettura e il Vangelo di oggi è dato dalla nascita di Giovanni Battista, prefigurata nella profezia di Malachia. Infatti il profeta, a nome di Dio, afferma che la resa dei conti è imminente nel giorno del suo grande giudizio. E questo giorno sarà preceduto dall’invio di un messaggero a preparare la via davanti a lui, che il primo Testamento indentifica con Elia nella prima lettura e il secondo Testamento nel Vangelo con il Battista incaricato effettivamente di preparare la via al Signore. Si possono individuare nel Vangelo odierno due momenti importanti: la nascita del Battista e la circoncisione, l’imposizione del nome. Ma è il secondo momento, quello dell’imposizione del nome che è più messo in risalto. Evidente, in seguito all’intervento di Dio nel progetto della nascita del Battista, il neonato riceve un nome carico di promesse, Giovanni cioè “ il Signore usa misericordia, fa grazia”. Dice il testo: “All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre Zaccaria. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati”. Però qui non si capisce se erano meravigliati per la scelta del nome o per la sintonia che Elisabetta e Zaccaria avevano tra di loro. La seconda ipotesi è quella più probabile perché è raro trovare sintonia nelle coppie quando si tratta di scegliere il nome al neonato… Forse proprio questa sintonia è la vera causa di guarigione di Zaccaria: “All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio”. E chiaro che “Dio non si ripete nei suoi santi, non li fa in serie. Dà loro dei nomi che segnano la loro attività, la loro missione, in un modo spesso sorprendente ed inedito. Ogni santo comunque è sempre un bene per l’umanità, inizio di rinnovamento e di progresso”. Alziamo dunque il capo: la nostra salvezza è vicina. Amen!
    3 min
  • [Mar 23] Vangelo: Ml 3, 1-4.23-24; Sal 24; Lc 1, 57-66.
    In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
    Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
    Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
    Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
    2 min
  • [Gio 22] Vangelo: 1Sam 1,24-28; 1Sam 2; Lc 1, 46-55.
    In quel tempo, Maria disse:
    «L'anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
    e Santo è il suo nome;
    di generazione in generazione la sua misericordia
    per quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio,
    ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni,
    ha innalzato gli umili;
    ha ricolmato di beni gli affamati,
    ha rimandato i ricchi a mani vuote.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva detto ai nostri padri,
    per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
    1 min
  • [Gio 22] Commento: O Re, vieni e salva l'uomo che hai formato dalla terra.
    La prima lettura di oggi è legata al salmo responsoriale, “il magnificat”, il canto degli umili del primo testamento. E quindi è facile percepirne anche il rapporto con il brano del vangelo che riporta il Magnificat di Maria. Anna, prima sterile e disprezzata dalla sua rivale feconda, è diventata madre per intervento di Dio. Fedele alla sua promessa conduce il figlio Samuele al Tempio per offrirlo al Signore. Come sappiamo Anna aveva pregato e pianto tanto per aver un figlio e Dio ascoltò il suo grido. Perciò anche lui lo dà in cambio al Signore e per sempre. “Mettere a disposizione di Dio e dei fratelli i doni ricevuti è il modo eccellente per valorizzarli e reimpiegarli in forma veramente feconda”. Il magnificat del Vangelo è il canto gioioso di Maria rivolto alla grandezza e alla fedeltà di Dio che ha guardato all’umiliazione della sua serva. Ma l’atteggiamento di Dio nei confronti di Maria non può tanto stupire perché è nel suo stile rovesciare le situazioni tra cui mettere da parte gli arroganti, i potenti e i ricchi ed esercitare invece la sua misericordia nei confronti degli scartati. Alla luce del Magnificat di Maria il Vangelo di oggi ci vuole insegnare a riconoscere con gioia le grandi cose che Dio ha operato e opera nella storia di ciascuno di noi e della comunità. Disse un teologo: “L’umile è chi sa che per stare in piedi bisogna avere la terra sotto i piedi, mentre i superbi sono quelli che pensano di non aver bisogno di nulla e proprio per questo, invece di camminare, inciampano. L’umile è chi ascolta per capire, il superbo invece è chi pensa che basti solo ragionare e così ascolta solo se stesso, aumentando la propria confusione”. E perciò non i superbi ma gli umili, non i potenti ma i deboli, non i sazi ma gli affamati possono sperimentare la mano di Dio. Amen!
    3 min
  • [Mer 21] Commento: O Emmanuele, nostro re: vieni e salvaci...
    Non lascia indifferente quando ci troviamo in mano il passo del Cantico dei cantici, un poema che inneggia l'amore di uno sposo per la sua sposa. E questo amore è così profondo da non temere il confronto con le più grandi e tremende forze della realtà: la morte, gli inferi, le grandi acque, perché esso è "una fiamma del Signore, un fuoco che viene da Dio". Il racconto della visitazione del Vangelo di oggi, non descrive semplicemente un gesto di carità zelante di Maria nei confronti di Elisabetta, sua cugina in dolce attesa. Dice il testo: "In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta". Se facciamo un piccolo parallelismo, Elisabetta accolse sua cugina Maria come il popolo di Dio accolse l'arca della presenza di Dio. Ma anche Maria mettendosi in cammino verso la casa di Elisabetta sembra avesse percorso la stessa strada dall'arca dell'alleanza. Allo stesso tempo pensiamo che questa premura sia egoistica, ma assolutamente al contrario sia una premura di donazione, di necessità profonda di mettersi a servizio. Infatti ogni autentica vocazione, ogni autentico amore, non ha come obiettivo innanzitutto riempire un mio vuoto, ma tentare di poter far qualcosa per qualcuno, per la felicità di qualcuno. Se ogni cammino di maturazione umana non arriva fino al dono di sé allora rimaniamo in trappola di forme di egoismo e di narcisismo dove gli altri ci servono solo per stare bene noi. "Quando la nostra vita riempie di gioia gli altri e sblocca la gioia in noi, così come capiterà a Maria nel Magnificat, allora questa è la prova che siamo giunti a una qualità di amore degno di questo nome". Maria insegnaci anche noi a donarci totalmente per il bene degli altri. Amen!
    3 min
  • [Mer 21] Vangelo: Ct 2, 8-14; Sal 32; Lc 1, 39-45.
    In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
    Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
    Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
    1 min
  • [Mar 20] Commento: “E’ nella sua volontà è la nostra pace”.
    Partendo dalla prima lettura, il passo di Isaia, alla luce della figura del re Acaz, pone un grave problema di teologia della storia. Infatti il re Acaz non vuole chiedere un segno dal Signore per non metterlo alla prova. Quindi deve il cristiano pretendere che sia la fede a dettargli le risposte a problemi di tipo socio-politico o non deve piuttosto in questi casi far funzionare esclusivamente la ragione? Dio non vuole certo che l’uomo abdichi alla sua ragione, ma ci sono circostanze in cui Dio dà degli orientamenti precisi che l’uomo è tenuto a seguire e che spesso risultano, alla resa dei conti, i più adeguati, anche alla luce di strategie puramente umane. Dice il salmista nel salmo 23: “Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti”. Quindi Dio è la risposta ultima al perché vivere, o meglio è lui che dà senso alla nostra esistenza. Cercare il suo volto è cercare risposte alle domande antropologiche di fondo, a cui nessuno è in grado di rispondere. Troppa gente nel contesto attuale sembra rifiutare di porsi domande e si arrende allo scetticismo. Mai dimenticare che siamo una domanda vivente: val la pena vivere? Gesù, il Dio-con-noi, è il luogo in cui trovare la risposta. La pagina dell’annunciazione rimane come un capolavoro che non si smette di ammirare. La venuta di Gesù nel grembo di Maria è il coronamento di un lungo itinerario di preparazione che ha attraversato l’intero primo testamento. Nel Vangelo di oggi ci sono tanti dettagli su cui riflettere però a me colpisce la piena e totale disponibilità di Maria. Infatti Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». L’ eccomi di Maria è davvero un “sia fatta la tua volontà” che recitiamo nel padre nostro e che si rinnova nella vita di ogni credente. Penso che ogni volta che si dica di sì a Dio, qualcosa cambia in noi, ma sempre in meglio. Ma anche il miglior uso che possiamo fare della nostra libertà è quello di metterla a disposizione della volontà di Dio. Scrisse il grande Dante: “E ’n la sua volontate è nostra pace”. Amen!
    3 min
  • [Lun 19] Commento: Vieni o Emmanuele e non tardare!
    Il genere delle annunciazioni vuole sottolineare il carattere eccezionale del personaggio che nascerà, in quanto puro dono di Dio. Effettivamente, come emerge sia nella prima lettura che nel Vangelo, il Signore manifesta la sua onnipotenza agendo in situazioni umanamente disperate e utilizzando strumenti deboli. Questo ci fa capire come Dio guida la storia della salvezza da protagonista; anche quando tutto sembra perduto, egli è in grado di trovare vie d’uscite e questo per pura grazia. Ma Dio chiede anche la partecipazione fattiva dell’uomo alla realizzazione del suo disegno. Diceva Sant’Agostino: Dio, che ci ha creato senza di noi, non ci può salvare senza di noi. Nel salmo odierno leggiamo come Dio è una roccia, un baluardo, una fortezza, qualcuno si potrebbe chiedere: ma dov’è questa forza di Dio oggi, come ieri? La nostra fede è messa spesso alla prova: di fronte a tante sconfitte subite, non è facile riconoscere che Dio compie meraviglie. Esattamente come appare nel Vangelo di oggi con la vicenda della coppia del Sacerdote Zaccaria ed Elisabetta, gente buona e giusta ma che nonostante questo dettaglio, essi in realtà vivono la grande sofferenza di non essere riusciti ad avere un figlio. Colpisce che sia proprio a partire da questa sofferenza che Dio fa qualcosa di inaspettato, motivo per cui manda l’angelo Gabriele ad annunciare: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni». Quella che sembrava una buona notizia, in realtà crea in Zaccaria timore e incredulità, e credo che sia assolutamente molto umano reagire così, specie dopo che si è passati un’intera vita ad attendere qualcosa che non è accaduto e che adesso sembra davvero improbabile: «come potrò mai conoscere questo?». Ed evidente che qui Zaccaria oppone la sua vecchiaia, il suo limite, alla Parola del Signore, dimenticando che nulla è impossibile a Dio. “Dopo quei giorni, Elisabetta sua moglie, concepì”. Il senso profondo del Natale penso sia proprio quello di mettere basi lì dove non si può più nulla. Vieni o Emmanuele e non tardare! Amen.
    3 min

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