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Ci si aspettava un lungo braccio di ferro a causa della minaccia di veto del premier ungherese Viktor Orban, invece ieri i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno raggiunto un accordo sul fondo da 50 miliardi per finanziare l’Ucraina nei prossimi quattro anni. L’annuncio del presidente Charles Michel è arrivato – a sorpresa – pochi minuti dopo l’inizio del Consiglio europeo straordinario convocato per discutere la questione. Una decisione avallata anche da Budapest, senza che da parte degli altri 26 Stati membri siano state fatte grandi concessioni in cambio del sì ungherese. Ma l’ostruzionismo di Orban, che già in passato ha più volte sfidato le istituzioni europee, ha nuovamente messo in luce quanto il meccanismo delle decisioni da prendere all’unanimità (per alcune questioni), sia limitante e – per certi versi – addirittura pericoloso per l’Ue. Che conclusioni trarre quindi da quanto accaduto oggi? E come leggere questa situazione in prospettiva di un allargamento ad Est dell’Unione, Ucraina compresa? E – a proposito di Ucraina – che effetti ha sul Paese, soprattutto dal punto di vista politico, il via libera a questi 50 miliardi?
Ne parliamo con
Andrea Ostinelli - Corrispondente RSI Bruxelles
Davide Maria De Luca - Giornalista del quotidiano Domani e collaboratore RSI dall’Ucraina
Lara Piccardo - Dipartimento di scienze politiche e internazionali - Università studi di Genova
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Ci si aspettava un lungo braccio di ferro a causa della minaccia di veto del premier ungherese Viktor Orban, invece ieri i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno raggiunto un accordo sul fondo da 50 miliardi per finanziare l’Ucraina nei prossimi quattro anni. L’annuncio del presidente Charles Michel è arrivato – a sorpresa – pochi minuti dopo l’inizio del Consiglio europeo straordinario convocato per discutere la questione. Una decisione avallata anche da Budapest, senza che da parte degli altri 26 Stati membri siano state fatte grandi concessioni in cambio del sì ungherese. Ma l’ostruzionismo di Orban, che già in passato ha più volte sfidato le istituzioni europee, ha nuovamente messo in luce quanto il meccanismo delle decisioni da prendere all’unanimità (per alcune questioni), sia limitante e – per certi versi – addirittura pericoloso per l’Ue. Che conclusioni trarre quindi da quanto accaduto oggi? E come leggere questa situazione in prospettiva di un allargamento ad Est dell’Unione, Ucraina compresa? E – a proposito di Ucraina – che effetti ha sul Paese, soprattutto dal punto di vista politico, il via libera a questi 50 miliardi?
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