Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

By Roberto CherubiniSociety & CultureHistory
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Maceratando, storia e poesia della città di Macerata episodes

  • Episodio 0 - a Valter
    dedicato a Valter Vitali compagno di viaggio nel progetto Maceratando www.maceratando.com

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  • Il Monumento a Garibaldi (30 aprile 1895)
    Il monumento a Garibaldi. Il 30 Aprile, dovunque, nei palazzi dell'aristocrazia, nei miseri abituri, sventolavano bandiere, arazzi e tele multicolori; alcune facciate erano completamente ricoperte di fiori. Fin dalle prime ore del mattino le note melodiose delle Bande che giungevano in Macerata, risuonavano piacevoli nell'animo dei presenti, tantochè nessuno aveva l'aspetto malinconico. Verso le 10 molte associazioni con Bandiere, parecchie bande ed un numero straordinario di persone si recarono alla stazione per ricevere l'illustre filosofo Giovanni Bovio. L'ansietà, il desiderio di acclamarlo era tale, che nell'aspettativa, si udivano o da una parte o dall'altra emettere grida di plauso all'indirizzo dell'on. Bovio. E quando il fischio del vapore ne annunciò l'arrivo, fu un momento indescrivibile; i cuori battevano all'unisono, e dall'emozione, dalla gioia non si poteva gridare a squarciagola perchè la parola rimaneva strozzata dalla piena dell'entusiasmo. Gli studenti universitari abbracciarono il padre della scienza, il Bovio, che commosso salutava rispettosamente. E dalla Stazione la folla seguì la carrozza, dove prese posto il Bovio, insieme al Sindaco, al Sig. Pietro Natali, acclamandolo freneticamente. Alle 10.40 incominciò a formarsi il corteo, il quale superava di un chilometro ed era composto di circa 7000 persone. C'erano 180 bandiere ed un centinaio di corone, fra le quali la migliore quella della Banda Comunale di Macerata. Alle 11.20 il corteo mosse da Porta Mercato attraversando Piazza Mazzini, Via Corso Vecchio, Piazzale Morichi, Via Mozzi, Traversa Illuminati, parte di Via Garibaldi, Via Tommaso Lauri, Via Cre- scimbeni, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Vittorio Emanuele, Via Giordano Bruno, Via Tommaso Lauri, Via Garibaldi, giungendo fin fuori la Barriera di Porta Romana. L'inno di Garibaldi, che durante il tragitto veniva eseguito da 29 bande e due fanfare, si ripercuoteva nell'animo dei cittadini, che plaudivano gridando: Viva Giuseppe Garibaldi! www.maceratando.com
    4 min
  • Piccola guida di Macerata (19 agosto 1894)
    Piccola Guida di Macerata. Nella prossima occasione delle grandi feste pel S. Giuliano, che attireranno sì gran copia di forestieri ho idea di pubblicare una piccola guida di Macerata che ritengo - riuscirà di sommo utile per tutti coloro che vogliono conoscere intus et in cute la nostra città, detta fin dall'Antico l'Atene delle Marche. Soltanto perchè la cittadinanza mi sia generosa del suo valido appoggio ed incoraggiamento mi permetto pubblicare qualche saggio del mio modesto lavoretto, scelto quà e là, aprendo a caso il mio voluminoso e non ancora compiuto lavoro. Fontana Monumentale. In mezzo alla Piazza Vittorio Emanuele ammirasi una splendida fontana monumentale, in forma di vasca da cui slanciasi, nelle grandi solennità, un copioso getto d'acqua ad altezza non indifferente. Detta vasca è formata da svariatissime foggie di pietre di vaghissimo e bizzarro lavoro. Alla sera quando non fa troppo fresco e la Banda Municipale fa le prove nell'Atrio del Teatro Lauro Rossi, vi si possono ammirare, seduti in giro in pose di robusti tritoni e di ninfe vezzose cittadini e cittadine Maceratesi e dentro l'acqua galleggiano perpetuamente stracci, frammenti di giornali, pezzi di legno e vari altri differenti e vaghi oggetti. Serve anche, specialmente nell'ore notturne di bagno ed abbeveratoio ai cani. Case operaie. Per opera di una filantropica Società Cooperativa edificatrice di case per operai ancora non si è costruita nessuna casa operaia, perchè non si può riuscire a trovare un luogo adattato e conveniente. Il tempo intanto passa: quando si sarà prossimi alle nuove elezioni Amministrative si tornerà a parlarne e ancora non se ne farà niente, con sommo decoro della nostra città e ad onore di parecchi benefici patrioti e ad utilità somma degli operai che ne hanno bisogno. Campo boario. Questa larga spianata originariamente destinata a mercato dei bovini è specialmente adattata per quelli da macello. Infatti in inverno vi si possono acquistare bovi e manzi in umido, ed in estate vitelli arrostiti. Serve anche per campo di corse di biroccini e velocipedi e per scuola di equitazione di Faustino Pascali. I cittadini poi vi giuocano a boccie, i ragazzi vi si rincorrono e fanno delle impertinenze, e la sera, quando c'è la luna, vi si ammirano molte coppie d'innamorati che fanno il comodo loro. Bagni pubblici gratuiti. Presso le breccie del Fiume Potenza sorgono elegantissimi stabilimenti di bagni che chiamansi del vallato. Le persone più timide però si lavano tra un sasso e l'altro del fiume. La più scrupolosa decenza presiede sovrana a questa igienica ed utilissima istituzione, frequentata specialmente nelle Domeniche. Essi sono più proficui dei bagni di mare a Porto-Civitanova offrendo il vantaggio di una potente reazione a quei Maceratesi che tornano dagli stabilimenti in città per la strada chiamata la corta di Potenza. Non v'è una rotonda, benchè vi si possino ammirare moltissime rotondità, panorami interessantissimi vi si scoprono con somma facilità; trattorie ed osterie numerose offrono eccellenti merende, e con un po' di buona volontà i bagnanti vi si asciugano, anzi prosciugano rapidamente. Statue e monumenti equestri. L'unico monumento equestre che ammirasi in Macerata è quello di S. Giuliano che trovasi nel Duomo; e l'unica statua è quella che ancora non si è fatta e chi sà quando si farà al Generale Garibaldi, la quale verrà inaugurata insieme a quella di Giuseppe Mazzini. Chiese principali. La Chiesa di S. Giovanni eretta da Rosato dei Rosati nel 1625 è una delle più belle di Macerata è frequentata specialmente dagli studenti la Domenica che vanno a pregar Dio di passare agli esami e ad ammirare e a corteggiare le belle ragazze. Dio li ascolta di rado: le belle ragazze quasi sempre. (SA., Don Falcuccio, 19 agosto).

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    5 min
  • Medaglioni Maceratesi, Mario Affede (12 aprile 1894)
    Medaglioni Maceratesi. Mario Affede. Nella famiglia dei bohémiens tutto è possibile e molte cose son naturali; poichè in essa non si fa un'azione, che non sia subordinata alle leggi del mondo pensante, le quali promuovono il socialismo, ed a quello del mondo... mangiante, che sono individualiste per eccellenza. Per esempio, un giorno Mario Affede mise al mondo un figlio in comune col marchese Accorretti e con Gironda, e questi si propose di allevarlo e quelli vollero di punto in bianco impartirgli l'educazione. Al neonato i tre babbi imposero il nome di Don Falcuccio; e dai primi vagiti questo parvolo cominciò miracolosamente a mostrare i denti. Egli camminava impettito per le strade di Macerata, facendo graziosi sberleffi e graziose piroette; e tutti lo guardavano con curioso stupore; tantochè divenne segno d'immensa invidia. I gaudiosi genitori andavano superbi di lui; ma certuni si credettero offesi dagli innocenti scherzi di Don Falcuccio, e cominciarono le maligne insinuazioni e le sorde ire contro l'allegro e piccolo sbarazzino. In questo frattempo Gironda abbandonò il figlioletto ideale per l'allevamento di figli reali; e a far da poppa e da scuola a Don Falcuccio restò Mario Affede sulu com' un ca'. Intanto Trottapiano non mancava di offrire al suo piccolo gli esilaranti pupazzetti; ma ... ch'è, che non è; Mariucciu riceve un bel giorno una scaldinata dinanzi ... ai propri occhi; gli saltano le buzzere e, volto al suo figlioletto, grida: - Sà che te dico, Don Falcucciu mia? ... pigliatela Quindi fece un mezzo giro a sinistra ed abbandonò il suo nato nelle braccia amorose del marchese Accorretti, il quale resta sempre per Don Falcuccio un brioso ed intelligente genitore, purchè non si stanchi. Mario Affede intanto è una figura gaiamente artistica nel cenacolo dei pubblicisti maceratesi. - Si rivelò poeta dialettale non comune con le Buzzere e Vinnelle; e divenne popolare scrivendo nel Don Falcuccio, in cui, fra molte belle cose, stampò parecchie scene della vita cittadina, che sono veri gioielli dell'arte. Ma lasciamo quel che i folkloristi dovranno guardare di Mario Affede; a me piace vedere l'amico sotto quel punto di luce, onde egli si rende desiderato negli allegri ritrovi. Non so quando il nostro Mario divenga medico od avvocato; ma un giorno o l'altro spero vedermelo innanzi medico ed avvocato tutt'in una volta. Per ora fra la baraonda studentesca egli è Fregoli ed Ermete Novelli: a tempo perduto finge da Maurel e da Tamagno: quando gli venga l'estro può essere la Bellincioni o la Pantaleoni ... in pantaloni; ovvero, per passatempo, potrà evocare le melodie del Tosti e superarle..., in una canzone napolitana. L'ho detto; nelle tradizioni del Quartiere Latino tutto si rende possibile; ed il nostro Mariucciu tende all'impossibile, per farlo attuabile, come me (scusate la modestia!) e come tutti coloro, che non vogliono crepare di un attacco di fegato. La gioventù bisogna viverla, come diceva il Casanova: altrimenti tanto vale, che il mondo prenda le grucce e s'impanchi a dottrinario appena gli si fa l'umbellico. Io non so fino a quando Mario Affede resti lontano dal Don Falcuccio; ma siccome egli non ha messo ancora i capelli bianchi ed il giornale umoristico di Macerata ride con la solita simpatia, io suppongo, che Mariucciu non possa star molto lontano dagli amici che vivono della sua stessa vita di pensiero e ... d'azione. (Gian Raffaellini. Vessillo delle Marche, 12 aprile).

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    5 min
  • La Tombola (12 settembre 1893)
    La tombola. Non v'ha forse divertimento, che abbia la forza d'attrarre tanta gente quanto quello della tombola. Chi ricorda le tombole antiche può dire quello che era Macerata nel giorno della tombola. Basti il dire, per citare un esempio, che nel 1854 si registrarono 37 mila cartelle. Però, quantunque oggi chi gioca alla tombola non sia allettato dalla speranza che i premi possano venire aumentati, come succedeva una volta; pure le tombole sogliono richiamare molta gente. E in Macerata accorrono molti, perchè se la promessa delle vincite non è di sei e più mila Lire, da qualche anno i premii si fanno ammontare in complessivo a Lire tremila. Ma il divertimento della tombola, più popolare certamente di tanti altri, dà luogo a qualche inconveniente, specie se il tempo è durante la giornata incerto e minaccioso. Si richiede quindi una grande oculatezza perchè tutto proceda con ordine. Il brutto uso che vi è di ridursi a registrare la cartella all'ultim'ora, quando cioè stanno per chiudersi i registri porta di conseguenza, che bene spesso ci vogliono i carabinieri per ritirarli, e che l'estrazione della tombola si è costretti farla quando la notte si avvicina. Ad evitare quest'ultimo inconveniente conviene ritirare i registri nell'ora stabilita. Ma non sempre si riesce ad ottenere ciò perchè, come sopra dicemmo, vi è il vezzo di giuocare quando sta per spirare il termine accordato dall'autorità. Se poi il tempo sin dal mattino non è troppo lusinghiero niuno si accosta ai registri, e se più tardi sopravviene la pioggia, ad onta che sia espresso chiaramente nei pubblici manifesti, che la tombola in caso d'intemperie sarà rimandata ad altro giorno da destinarsi, è una lagnanza generale, se il concessionario della tombola ottiene dalla competente Autorità il permesso di rimetterla ad altro giorno. Il bello si è che aspettano per lamentarsi che il tempo sia rimesso al buono, e non ricordano che essi stessi col non giuocare la cartella, mentre pioveva ed anche mentre il tempo era incerto e minaccioso, sono in certo qual modo venuti a giustificare il provvedimento preso dall'Autorità. (L'Eco dei Commercianti, 12 settembre).

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    3 min
  • Fiat Lux a Macerata (14 marzo 1893)
    Fiat Lux. Fiat Lux disse Iddio nei primordi della creazione del Mondo, e la luce fu fatta. Fiat Lux gridava il popolo Maceratese, stanco ed annojato dal dovere uscire di casa col lanternino in mano, e il Municipio si risolveva a fare l'impianto della illuminazione ad olio di oliva ... Fiat Lux gridava più tardi la cittadinanza tutta, poco soddisfatta della illuminazione ad olio, e il Municipio adottava la illuminazione a petrolio o lucilina. Passano molti anni, e la illuminazione a petrolio, che costava all'erario comunale una bella moneta, si trova insufficiente, e da tutti si vagheggia il Gas. Ma il Gas, che si cominciava ad adottare in tutte le città, che aveano una qualche importanza, non trova favore presso gli Amministratori del nostro Comune, i quali considerano il Gas, che fa ottima prova per ogni dove, una cosa di lusso per Macerata ... Si va avanti per conseguenza con la illuminazione a petrolio... Fiat Lux gridano con insistenza i cittadini, e il Municipio porta in Consiglio la proposta d'illuminare a Gas la città ... quando la Luce Elettrica comincia a far capolino nel campo della scienza. I Consiglieri Comunali si dividono in due partiti. Uno è per il Gas, perchè ha ben poca fiducia, che la Luce Elettrica possa sostituirsi al Gas. L'altro, ed è il più forte, sta per il petrolio, perchè spera che la Luce Elettrica dal campo scientifico possa passare al campo pratico. Fiat Lux gridano intanto i cittadini, che apprendono i passi giganteschi che fa la elettricità, e il Municipio, dopo averli lasciati gridare un pezzo, si risolve finalmente a studiare l'ardua questione... Ma s'incontrano immense difficoltà, e tali che avrebbero fatto perdere a chiunque il coraggio. I cittadini, per nulla curandosi degli ostacoli, che si affacciano, e tecnici, e finanziari, vanno gridando Fiat Lux. I giornali locali, e il nostro per il primo lo diciamo con orgoglio vanno in mille modi spianando la via difficile, che dovea condurre alla sospirata meta. L'amministrazione comunale incoraggiata dalla stampa, e stimolata dai cittadini, che unanimi gridavano Fiat Lux, si pone a studiare con uno zelo superiore ad ogni encomio l'importante problema della Luce. La sera del 26 Giugno 1891 il Consiglio Comunale, raccoglie finalmente il famoso motto Fiat Lux, e a tutti i cittadini con voto unanime risponde: sia fatta la luce. Alla Ditta Reinacher ed Ott si dà l'onorevole incarico di porre in esecuzione uno dei più importanti atti del Consiglio, e la Ditta Reinacher ed Ott col mezzo dei Flli Torresi costruisce il canale industriale, che dovea dare la forza necessaria. Si fa ad un tempo l'impianto elettrico in campagna e in città e in soli sette mesi di lavoro tutto è al completo. È il 14 Marzo 1893 giorno stabilito per la morte del petrolio nella città nostra. Sin dalle prime ore del mattino si nota un movimento insolito, e questo col progredire della giornata si fa sempre più grande. In sul tardi è un accorrere da ogni parte verso la Piazza Vittorio Emanuele, L'anzietà è al colmo in tutti. I forestieri sono in numero straordinario, e beato chi può trovare un posticino in piazza, ove un acino di miglio non avrebbe potuto collocarsi. All'infuori della fontana tutto è occupato. Quale spettacolo quell'oceano di teste umane tutte in attesa della sospirata luce. Mancano quattro minuti alle 7 e il famoso motto Fiat Lux, for-mato da tante lampadine elettriche, appare sul prospetto del tempio di San Paolo......

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    6 min
  • Demolizione dei Tre Archi (22 maggio 1893)
    Demolizione del Tre Archi. Il 22 Maggio 1883 venne fatta al Consiglio Comunale la proposta di atterrare i Tre Archi, ma esso si dichiarò in maggioranza contrario. Il 20 Aprile 1887 venne fatta al Consiglio la identica proposta, e dopo una lunga ed animata discussione l'idea di atterrare il Porton Pio o Tre Archi trionfò per pochi voti, ma su proposta di quelli stessi, che si dichiararono favorevoli in massima alla demolizione di essi, si stabilì di non tradurla in atto sino a che dall'Ufficio Tecnico Comunale non fosse stato compilato un progetto dell'adattamento della località ove sorgono i Tre Archi. La commissione poi dell'Ornato Pubblico, composta dai Signori Pallotta, Tassini, Pannelli e Giarrizzo, il 28 Luglio 1890 scriveva al Sindaco nei seguenti termini: «Sgombrato il terreno ed espropriata una buona parte delle case Marconi e Lauri si potrebbe avere una piazza di sufficiente grandezza, che renderebbe più decoroso l'ingresso della città. Fino a tanto però che non si sarà reso regolare quello spazio per mezzo delle dette espropriazioni, e con la costruzione di due edifici all'entrata del Borgo Cavour, l'atterrare il murato dei Tre Archi sarebbe un peggiorare le condizioni della località, la quale per i dislivelli, che più appariscenti riuscirebbero e per la irregolarità e meschinità delle fabbriche adiacenti, offrirebbe alla vista un effetto più sgradevole che non il presente per quelli che giungessero dall'esterno»>. Anzichè in una città Capoluogo, aggiungiamo noi, sembrerebbe di entrare in un villaggio. Ora la proposta di demolire i Tre Archi (fatta dalla Cassa di Ri- sparmio di Camerino) deve tornare in Consiglio per la terza volta. È doloroso che nella nostra città gli interessi pubblici si vogliono bene spesso far dipendere dagli interessi privati. Nel 1883 si propone la demolizione dei Tre Archi nell'interesse degli Erbacci; nel 1887 nell'interesse di Valenti; nel 1893 poi nell'interesse della Cassa di Risparmio di Camerino. Fate che questa non avesse fatto l'acquisto della Casa Gentili, la proposta di demolire i tre archi non sarebbe certo venuta fuori la terza volta. E se la casa Gentili, perchè male costruita, minaccia di cadere, ed ha bisogno di forti puntelli; ne viene di conseguenza che ne debba il Municipio pagare lo scotto atterrando un edificio che costruito, or fanno 271 anni, è in buono stato, che chiude il Borgo ed è una appendice della città, e che potrebbe tornare utilissimo nel caso si volesse allargare la cinta daziaria? (L'Eco dei Commercianti, 7 ottobre).

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    4 min
  • Macerata: Atene delle Marche o Rocca Cannuccia? (24 settembre 1893)
    Macerata: Atene delle Marche o Rocca Cannuccia? Questa stagione così mal cominciata finiva dunque benissimo e la domenica, nonostante le voci che correvano di sequestri della scorta e di scandali che sarebbero avvenuti la sera, per l'ultima del Ballo in Maschera e della stagione, il Lauro Rossi era gremito di gente. Ma suonano le otto e mezza, le nove, le nove e un quarto e l'orchestra è vuota e l'opera non comincia. Che vuol dire? Il Sindaco, in fretta e furia se n'è andato, la Deputazione, salvo il Sig. Pagamici che va avanti e indietro, non si vede; corre voce che gli incassi sono stati sequestrati dal procuratore di non so qual creditore dell'impresario e i coristi e l'orchestra non pagati si rifiutano di prestar servizio. La cosa, nella sua enormità, sembrava quasi incredibile, ma era tanto vera che la gente la buona gente maceratese e non maceratese apposta venuta da fuori pel teatro - dovè tornarsene a casa dopo riscosso, con molti stenti, l'importo del biglietto. Si dovrebbe coniare una medaglia d'oro commemorativa in cui, ricordando il fatto, si constatasse la longanimità di cui la suddetta buona gente domenica sera dette prova. I commenti al fatto sono superflui e ognuno li può far da sè: noi li riassumiamo in un dilemma. Delle due l'una. O Macerata, capoluogo di provincia, Atene delle Marche, sede d'Università, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. dev'esser considerata alla stregua di Peretola, Pitino, Roccacannuccia, e via discorrendo ... e allora va tutto bene: ciò ch'è avvenuto era naturale che avvenisse. Tempo fa fece rider tutta l'Italia col tenore che cantava la Cavalleria, stando a letto, quest'anno fa rider con la burla di domenica sera. È il destino dei paesucci piccoli e della gente senza spirito di fornire aneddoti alle effemeridi umoristiche. O Macerata dev'esser considerata come una città seria ed allora io chiedo che sia dichiarata la responsabilità delle persone che, dovendo e potendo, non seppero nè poterono, nè vollero evitare ciò che avvenne». (Don Falcuccio, 24 settembre).

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  • Regolamento per il Servizio delle Vetture nella città di Macerata (1892)
    Regolamento per il Servizio delle Vetture nella città di Macerata. Art. 1. Ogni proprietario o noleggiatore di Vetture o cittadine di Piazza dovrà essere inscritto presso il Municipio, Art. 2. Le Vetture a nolo o Fiacres devono essere di solida costruzione, a quattro ruote e con copertina intiera o con soffietto. Art. 3. Ciascuna vettura avrà ai lati il numero d'ordine segnato a cifre nere in fondo bianco e nelle ore di sera manterrà sempre accesi i lumi, sui vetri dei quali dovrà pure avere in colore nero o rosso il numero d'ordine suespresso. Non si potrà trasportare in esse che il numero consueto di persone. Art. 4. È proibito stanziare colle vetture nelle strade pubbliche. Il loro punto di riunione è in piazza Vittorio Emanuele, Piazza Ricci, Piazza Mazzini, e largo di Porta Romana. Art. 5. I conduttori che abbandoneranno i loro cavalli, e si collocheranno in altro posto fuori dell'assegnato, o saranno trovati ubriachi, od useranno modi inurbani e contravverranno a questo Regolamento per ciò che può riguardarli saranno dichiarati in contravvenzione. I proprietari saranno responsabili pei loro garzoni. Art. 6. Nella Stazione ferroviaria le vetture dovranno collocarsi in ordine nel rispettivo piazzale e secondo il loro arrivo. I conduttori non potranno chiamare i viaggiatori ne fare schiamazzi e grida di sorta. Art. 7. Il noleggio delle vetture sarà fissato colla tariffa allegata al presente Regolamento, la quale sarà tenuta affissa dentro il legno in modo che sia visibile a chi vi entra.

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  • Tragedia a Macerata (2 novembre 1892)
    La tragedia del dì dei morti. La sera del 2 corr. verso le ore 7 1/2 certo Re Agostino di anni 26 carrozzajo da Macerata, recatosi nell'abitazione della sua promessa sposa e cugina Paolucci Virginia d'anni 19 sita entro il Palazzo Comunale, e trovatala sola con la madre Bianchini Violante, custode del palazzo stesso, esplose contro di esse cinque colpi di rivoltella, uccidendo la madre e ferendo gravemente la figlia alla faccia e al braccio. Accorsero subito sopra luogo molti cittadini e l'Ispettore di P.S. Dott. Rossi Salvatore col Delegato Mosci e il Vice Ispettore D'Antonio. E tutte le Guardie di Città, accorsero pure il Capitano ed il Tenente dei Reali Carabinieri con il Maresciallo e i suoi dipendenti - Prime ad entrare nella Camera ove erasi svolta la tragedia furono le Guardie di Città Lucarelli Attilio e Casalini Lodovico, unitamente a vari cittadini che trovavansi in quei d'intorni; mentre la Guardia Caprile avvisava tutti i funzionari ed accorreva anch'essa una delle prime - la infelice Virginia, che giaceva ferita sul corpo della madre morta, fu raccolta e condotta all'ospedale dalla guardia Lucarelli, la quale potè solo avere dalla ferita questa risposta: è stato Agostino, il carrozzajo. Il Maresciallo dei RR. Carabinieri, col Vice Brigadiere delle guardie di Città Rubini, e la guardia scelta Pistarelli con altri carabinieri e guardie di Città corsero all'inseguimento dell'uccisore, ma questi, che era fuggito in direzione della Porta San Domenico, prima ancora di giungervi, in via Orti, si esplose un colpo di rivoltella sotto il mento. Raccolto e trasportato all'Ospedale, vi moriva alle tre ant. di ieri. All'ospedale accorsero pure le Autorità Giudiziarie per le constatazioni di legge. La Virginia, ricoverata all'Ospedale lascia qualche speranza di salvezza sebbene sia sempre in pericolo. Attribuiscesi il fatto a motivi di gelosia (Vessillo delle marche, 4 novembre)

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