Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

By Roberto CherubiniSociety & CultureHistory
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Maceratando, storia e poesia della città di Macerata episodes

  • Università di Macerata (5 luglio 1890)
    Università. Il numero complessivo degli iscritti ai corsi di Giurisprudenza, di Notaio e di Procuratore ha raggiunto la bella cifra di 126. E se nell'anno prossimo venturo le condizioni dell'Università saranno migliorate, come è da ritenere ormai con certezza, questo già fiorente Studio di leggi potrà annoverare, per lo meno, 200 studenti. Nella sessione straordinaria tenutasi il 10 e 11 marzo e in quella estiva ora decorsa si sono dati dai giovani dei vari corsi 378 esami, di cui 211 ottennero la semplice approvazione, 83 i voti legali, 41 i voti pieni assoluti, 16 la dichiarazione di lode. Le riprovazioni furono 27. Quantunque il numero dei candidati alla Laurea fosse abbastanza rilevante si sono presentati agli esami solamente quattro. Tra questi non possiamo dispensarci dal fare una particolare menzione del distinto giovane Giuseppe Antonio Pannunzio di Montecifone (Molise), il quale ha conseguito la laurea in Giurisprudenza a pieni voti assoluti (120/120) con dichiarazione di lode. E in base a tale risultato gli è stato conferito il premio di L. 200 messo a disposizione della Facoltà dalla Commissione Amministrativa del Consorzio Universitario. (Il Risveglio, 5 luglio).

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    3 min
  • Morte aeronauta Francesco Pietroni (16 agosto 1891)
    La morte dell'areonauta Francesco Pietroni (Zi Piè) - Macerata 1891 Portocivitanova, 16 Agosto (G. Cantatori). Questa sera il Pietroni ha eseguito un'ascensione col suo pallone La città di Macerata. L'aveva tentata altre due volte nei giorni scorsi; ma varie circostanze; la prima volta pel pallone che si strappò, la seconda volta pel tempo sfavorevole, glielo impedirono. L'ascensione è stata magnifica ed altissima circa di 800 metri eseguendo egli sul trapezio difficilissimi giuochi di ginnastica. Ma la disgrazia volle che a quell'altezza trovasse una corrente fortissima opposta a quella in cui era. In breve tempo venne portato verso il mare. Il povero areonauta angustiatissimo per la disastrosa discesa gridava come un disperato: Ajuto! Ajuto! Le lanciette! Le lanciette! Intanto il pallone sgonfiandosi discendeva rapidamente. Allora il Pietroni, intravedendo forse dall'altezza di circa 30 metri, la secca si lasciò andare nell'acqua, che lo volte gridando sempre Ajuto! poi... più nulla. Il pallone liberato dal peso venne rimbalzando, e quasi del tutto sgonfio, verso la spiaggia. Invano i battelli del Porto e di Fontespina furono in moto per dargli soccorso (Era inutile a quell'ora andare al salva- taggio! si doveva pensarci prima!!). Ora cercano di pescarlo, però nulla si è trovato. Il mare geloso tiene ancora la sua preda. 17 agosto (G. Cantatori). Ieri domenica avemmo un po' di festa al porto. Fin dal mattino i treni e le messaggerie dei paesi vicini trasportarono qui una folla di forestieri e quello che è meglio molte signorine vezzose e simpatiche. Dalle 10 alle 12 nel capannone del Ferraretto fuvvi più frequenza del solito il tema generale dei discorsi era la morte di Pietroni. Alle 5 1/2 del dopo pranzo si estrasse in piazza Scalo la tombola di L. 500 in mezzo ad una folla numerosissima ed al solito i vincitori dovettero fuggire fra i fischi ed i clamori del popolino. Alle 6 1/2 la Cuccagna giuoco molto divertente e curioso. Alle 8 1/2 venne innalzato un'elegante pallone ed alle 9 chiuse la festa l'accensione di un fuoco d'artificio bellissimo. Durante la sera la banda portese diretta dall'esimio maestro Capitani, e quella di Recanati rallegrarono con scelte melodie assai bene interpretate. Vanno però rese lodi al Capitani che in poco tempo è riuscito a mettere insieme un corpo filarmonico ben composto e del tutto intonato. Avemmo al porto anche i componenti della banda Lauro Rossi di Macerata, cortesemente venuta, la quale però non suonò stante la morte dell'areonauta Pietroni loro concittadino, di cui verso le 3 se ne trovò finalmente il cadavere ed ecco come. Un ragazzo di 12 anni di Fontespina abitante dinanzi al primo Casello, stando in finestra vide cullato dalle onde qualcosa che aveva del corpo umano. Avvisati i genitori scese al mare e datosi a nuotare afferrò il cadavere, che era quello del Pietroni ed ajutato da altri lo trascinò a riva adagiandolo all'ombra di un casotto. Lo sfortunato areonauta non è per nulla gonfio solo il mento il naso, le orecchie e le occhiaje sono state rosicchiate dai pesci: il resto è intatto. Ieri dalle 3 in poi è stato un continuo pellegrinaggio dal Porto a Fontespina per vedere il cadavere, il quale verso notte messo su di una barella e coperto da un lenzuolo venne portato al Porto per procedere all'autopsia ed alla tumulazione. (Vessillo delle Marche).

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    5 min
  • Inaugurazione Politeama Marchetti (14 giugno 1891)
    14 GIUGNO 1891. Macerata Inaugurazione del Politeama Marchetti. Il Sig. Anastasio Marchetti ha sortito dalla natura uno spirito intraprendente. Egli non può star fermo, ha bisogno di moto. Non sfuggì al suo acume il nuovo sistema delle Fornaci Offemann e ne costruì subito una in Contrada Moje sul lato destro di via Cairoli terreno di sua proprietà ma non ottenne il risultato che si aspettava e varie furono le cause. Da vario tempo questa fornace rimaneva inoperosa e nacque nella mente del Signor Marchetti l’idea di trasformare questo fabbricato in un Teatro-Politeama. Senza pensarci tanto, in brevissimo tempo l’idea venne tradotta in fatto ed oggi il Politeama è compiuto, è benissimo arredato ed ha bellissimi scenari. Questo Politeama ha incontrato le simpatie di tutti, da chiunque lo esamina, si sente esclamare bello, bello; questo veramente mancava a Macerata e tutti concludono con un, bravo Signor Marchetti ed io oggi, giorno della sua inaugurazione faccio il mio lungo applauso. Il signor Marchetti sono certo che nulla trascurerà per corredare questa sua opera di tutti gli altri locali che si rendono necessari per la comodità e decenza. Io intanto mi permetto raccomandare la costruzione della Galleria, e se fosse possibile un aumento di Luce. Prima di dire al pubblico la mia impressione sullo spettacolo Il Barbiere di Siviglia col quale venne inaugurato la sera del 14 corrente  voglio dire una parola sul servizio del Caffè e del Ristoratore. Al Ristoratore diretto dal bravo cuoco Pompeo Ferrucci si ha un eccellente pasto, e buonissimo Vino e se il servizio non può dirsi inappuntabile, è però soddisfacente, e basterebbe solo l’aggiunta di un inserviente che fosse pure della specie dei Camerieri. Al Caffè il servizio non va, e il Sor Giggi converrà con me che la prima sera specialmente era uno scandolo; per certi servizi non si può essere attaccati alla Parrocchia; per esempio, il Parmigiano bisogna acquistarlo a Lodi ect.ect. Ci fu un momento che quella confusione si convertì in un quadretto allegro, da un lato il Sig.Prof.Piersantelli con la sua placida sofferenza si raccomandava a Giggi per avere una Gazzosa onde dissetare i suoi due bambini, e Giggi rispondeva Io non ve pozzo fa gnente-quindi urlava Rescotate-rescotate-. Dall’altro lato un burbero allegro, mi disser essere il Sig.Rocchetti, batteva furiosamente per essere servito, ma inutilmente. (il gelato caro Giggi era caldo e viceversa poi il caffè era gelato) in conclusione bisognava provvedere. (La Campana 19 giugno)

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    4 min
  • Teatro vuoto a causa del Curato (30 marzo 1890)
    Teatro Lauro Rossi. È inutile il dire, è inutile il fare. Macerata è sempre Macerata. Prima la Compagnia o meglio il genere delle rappresentazioni non piaceva: e il marito non conduceva a teatro la casta Susanna, il padre le innocenti figliuole. Adesso la Compagnia piace: il complesso è discreto... ma è quaresima, il curato ha minacciato di non darci l'assoluzione, e noi piuttosto che esporci al pericolo di essere abbrustoliti in eterno, preferiamo starcene a casa, e sonnecchiare annoiati. E il teatro è sempre sfollato: quasi deserto per le nebbie, i pregiudizi, la ignoranza che sovrana regna nella Città civile delle Marche. Oh il prete! Oh il prete! (Il Risveglio, 30 marzo).

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    2 min
  • Allarghiamo Piazza Vittorio Emanuele - Restauto Prefettura (20 aprile 1890)
    Allarghiamo Piazza Vittorio Emanuele! Persona bene informata ci riferisce che l'Amministrazione Provinciale di Macerata ha stanziato nel suo bilancio una fortissima somma per restaurare il decrepito Palazzo della Prefettura. Trattandosi di una spesa fatta col pubblico denaro, ci permettiamo di fare una semplice osservazione. Macerata Capoluogo di una florida Provincia, sede di un'antica Università, città di second'ordine, di terzo, magari di quarto se vogliamo, ma pur sempre una delle più considerevoli città dell'Italia Centrale, non ha nell'interno del suo abitato, una piazza che veramente possa dirsi tale. È vero che le condizioni topografiche della città nostra, costruita sulla sommità e sui versanti di un'erta collina, difficilmente si prestano alla sistemazione di piazze regolari e grandiose: ma pure, se si volesse, si potrebbe ottenere con poca spesa e con poco lavoro una magnifica piazza, abbattendo precisamente quel palazzo che si vuole restaurare, e ricostruendolo un 40 o 50 metri indietro nell'area adesso occupata dall'orto, il quale è attualmente adebito alla prosaica coltura di qualche centinaio di cavoli. L'unica parte di quel palazzo che meriterebbe di essere assolutamente conservata, e restaurata colla massima cura, sarebbe il braccio di Ponente, conosciuto generalmente sotto il nome di Loggia del Caffè. Le basi di quelle colonne sono mancanti e scalzate, i cornicioni dell'edificio trascurati e cadenti, i gradini dal lato della Piazza, favorito ritrovo delle rivendugliole, sono spezzati e sconnessi. Eppure quella Loggia è un pregevolissimo lavoro di architettura del secolo XIII. Ebbene chi lo crederebbe? A quanto ci si afferma, quella Loggia non trovasi affatto compresa negli imminenti lavori di restauro. Ritornando al primitivo argomento, possiamo asserire che la spesa per la sistemazione di quella piazza, non è poi così ingente, come a prima vista sembrerebbe, giacchè devesi calcolare che non solo si avrebbe gratis l'area e l'enorme quantità di materiale proveniente dalla demolizione dell'attuale palazzo, ma dovrebbesi eziandio considerare che un grandioso edificio di moderna costruzione e situato in quella località, renderebbe altresì alla Provincia non poche migliaia di lire. Qualcuno dirà e i denari? Oh, i denari ci sono. E come potrebbero mancare i denari alla nostra Amministrazione Provinciale, la quale nientemeno si è assunta l'obbligo, qualora si costruisse la Ferrovia Visso-Terni, di sborsare la bagatella di 50mila lire all'anno per la durata di 50 anni. (Il Risveglio, 20 aprile).

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  • Inaugurazione acquedotto (6 settembre 1889)
    L’inaugurazione dell’Acquedotto. Macerata domenica 1° corrente sembrava trasfigurata, le sue vie e le sue piazze per solito tranquille, brulicavano di persone, i caffè i restaurants gli alberghi, le osterie rigurgitavano di una folla chiassosa, allegra festeggiante la gran data cittadina, ed il brulichio di persone e l’affluenza ai pubblici ritrovi si mantennero animate sino a tarda notte. In alto i cuori!!…ed il cuore di ogni buon Maceratese oggi esulta di giubilo, di soddisfazione, di amore per questa vecchia ma pur simpatica città, di questa città che fu per tanto tempo, sebbenesotto l’abborrito potere temporale, alla avanguardia della civiltà, e che oggi davanti alla colonna d’acqua di Piazza Vittorio Emanuele sente scorrere maggior sangue nelle sue vene, rinvigorirsi la vita. Evviva! Evviva! Gridano i nostri vecchi aleggianti nello spazio. Fin dalle prime ore del mattino la città è imbandierata. La Piazza Vittorio Emanuele tutta addobbata da antenne e ad arazzi presentava un bel colpo d’occhio. Nel palazzo Municipale erasi costruito dalla Ditta Enrico Pacioni e C. un elegantissimo padiglione al dispora della loggia che prospetta su piazza, i cui drappi in bleu-ciel risaltavano gaiamente in mezzo al rosso degli arazzi e delle antenne. La banda di Città S.Angelo in prossimità del teatro, fatto circolo, suonava scelti pezzi di musica, che venivano applauditi dalla popolazione. Intanto lo spazio venivasi popolando e la massa attorniava la fontana costruita in mezzo alla piazza. Essa è di forma circolare, ad uso di vasca, le cui pareti esterne sono adorne di stalattiti; nel mezzo vi è il cannello rivestito pue di simili pietre. Alle 11.45 ad un segnale del Sindaco la colonna d’acqua irruppe dal centro della fontana in mezzo ad uno splendore di luce e di sole. La folla proruppe in un vero grido di gioja, si battevano le mani si sventolavano i fazzoletti si gridavano da mille e mille bocche gli evviva i più cordiali ed entusiastici, mentre le bande musicali intuonavano la marcia reale accolta da applausi e le campane della torre Municipale suonavano a festa. Fu un momento solenne, sublime in cui l’aspettativa di questo nostro buon popolo si sprigionò tutta intera prorompendo in clamori di gioja e di giubilo. La colonna d’acqua intanto, che raggiungeva la rispettabile altezza di circa 26 metri saliva su, su imponente rompendosi alla cima in un bel pennacchio bianchissimo che un leggero venticello di levante sminuzzava in un pulviscolo sottilissimo e trasportava in leggiere volute dalla parte opposta della piazza. Le campane della torre finalmente cessarono di suonare e tutti aspettavano che fosse data la stura ai discorsi, ma le Autorità credettero bene di non parlare al pubblico, sebbene di rientrare. Lo che se fu un bene perché i discorsi finiscono sempre per affliggere e togliere ad una festa popolare la sua principale caratteristica non toglie che dall’Autorità Municipale potevasi dire brevi parole di circostanza anche per elogiare la Società costruttrice ed i bravi suoi ingegneri signori Lignori, Sanchini e Pascali che hanno saputo con somma maestria condurre a termine un’opera così grandiosa qual è appunto la conduttura dell’acqua dalla lontana sorgente a Macerata. Colà dentro parlò il Prof.Santini facendo la storia dell’opera e descrivendo le buone qualità dell’acqua da lui sottoposta ad analisi, e disse brevi parole il ff.di Sindaco. La folla intanto non si stancava di ammirare la colonna d’acqua che maestosa si elevava in alto, in mezzo ai concerti delle tre bande che suonavano alternativamente. Ed ora sia lecito a noi di fare un augurio, che come l’acqua potabile apporterà a Macerata un grande vantaggio all’igiene pubblica, sia anche la fonte da cui trar forza per maggiori assenzi sulla via del progresso. (Guy, Vessillo delle Marche, 6 settembre 1889)

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  • Elettricità a Macerata (17 luglio 1889)
    17 luglio 1889. Illuminazione. Questa sera 17 luglio la Banda Lauro Rossi suonerà al Borgo San Giovanni Battista che sarà illuminato straordinariamente. Apriamo una parentesi, per dimostrare anche una volta come l’illuminazione non solo dei borghi, ma del centro della Città lascia moltissimo  a desiderare, ed in queste sere in specie se n’è maggiormente constatata la vera insufficienza. L’abbiamo ripetuto più volte che è una cosa cui devesi pensare seriamente giacché il presente stato di cose è indegno di un capoluogo di provincia. L’altra sera il Comune durante il suono della banda fuori la barriera di Porta Romana fece ai cittadini un regalo, giacché bisogna chiamarlo così, facendo accendere quei quattro o cinque lampioni disposti attorno la passeggiata delle mura. Non l’abbiamo ancora constatato, ma siamo sicuri che i lampioni sono stati già tolti, e le sole aste seguitano come per lo passato ad illuminare i buoni Maceratesi che in questa stagione preferiscono di passare sotto il Viale al fresco qualche ora della sera. E’ vero che dei vandali hanno più volte messo in opera in quel posto le loro tendenze distruttrici, ma è pur vero che si potrebbe stabilire un opportuno servizio di sorveglianza perché tali fatti indegni di una Città civile non abbiano a ripetersi. (Vessillo delle Marche, supplemento del 17 luglio 1889)

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  • I tre archi (18 settembre 1889)
    I tre archi. Per chi non lo sa oltre essere goffi e di una costruzione veramente indecente, sono anche causa di parecchi inconvenienti. Noi abbiamo avuto molte volte causa di parlare della necessità di abbattere quella mostruosità, più manifesta ora per essersi fabbricata tutta intera la via Cavour, in causa di inconvenienti prodotti o dal cozzo di vetture tra loro perchè l'angolo che fa la via Cavour con la strada per Tolentino, la più frequentata, è abbastanza acuto da generare quindi delle facili ribaltature come è occorso più volte. Anche l'altro giorno assistemmo ad uno di questi inconvenienti e fortuna volle che nulla accadesse di serio. Noi crediamo quindi che il meglio a fare, sarebbe quello di gettare a terra quel muraglione colle relative tre aperture, destinato a far nascere un giorno o l'altro, qualche seria disgrazia, e dicendo così crediamo d'indovinare il pensiero della maggior parte della cittadinanza non codina, poichè volere o no quegli archi, privi di qualunque pregio artistico, non ci rappresentano altro che la venuta a Macerata di un papa che non ricordiamo chi fosse stato, ne ci curiamo di indagarne il nome. Solo qualche canonico di Santa Romana Chiesa ne sosterrà la sua esistenza altrettanto mostruosa quanto generatrice d'inconvenienti. Non sappiamo poi per qual ragione fu od è sottoposta ancora la questione alla Commissione Conservatrice dei Monumenti della provincia, poichè del monumento, a dir la verità, siamo lontani mille miglia, nè perchè si debba tenere in niun conto una domanda avanzata al Consiglio Comunale da moltissimi cittadini che desiderano vedere abbattuta quella muraglia ... della China. Ma i nostri padri coscritti, c'hanno altre cose da pensare! Che pensino in tale questione a voler diventare tanti ... santi padri?!!! (Vessillo delle Marche, 18 settembre).

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  • Le Giuseppine (29 maggio 1889)
    Istituto Normale femminile di S. Giuseppe. Ormai volge al termine il primo anno scolastico di questo Istituto e molti in Macerata ancora non sanno che tra le mura della nostra città è sorta questa scuola femminile superiore. È sgradevole che si debba trattare con tanta indifferenza un Istituto che per la nostra città è di un vantaggio notevolissimo! Avviare le nostre figlie al di là delle scuole elementari, fornirle di una coltura più estesa, arricchirle di un più completo corredo di cognizioni, ecco il vantaggio segnalato che ha procurato alla nostra Macerata l'attuale nuova Superiora di S. Giuseppe, suora Agnese, così piena di modestia come di intelligenza e di spirito di iniziativa. (Vessillo delle Marche, 29 maggio)

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  • Piazza Vittorio Emanuele (30 agosto 1888)
    Macerata da lungo tempo vegheggia l'idea di costruire una bella piazza, che corrisponda, per ampiezza ed estetica, alle diverse contrade della città, le quali hanno superbi palazzi, come quelli di Costa, Torri, Marefoschi ed altri. L'attuale Piazza Maggiore, oltre all'essere scoscesa, ti dà l'idea d'una donna che stia continuamente cogli occhi chiusi. Perchè? Da un lato il teatro con l'antica torre del comune; di fronte il palazzo prefettizio, di sopra la residenza municipale, di sotto la chiesa di S. Paolo; cosicchè non un sorriso gentile, non uno sguardo amoroso da quei palazzi, ove non si affacciano che uomini seri e vecchie autorità; nulla, nulla, che rompa l'eterno sonno glaciale di quegli edifici. Al contrario: - da questa piazza così severa parte il Corso Vittorio Emanuele, gaio, animato da botteghe e uffizi, ed alla fine di questo Corso dovrebbe farsi la nuova piazza, che, situata in un perfetto piano, ampia e popolata all'intorno da splendidi negozi, diventerà il centro della vita cittadina. Questo progetto, da lungo tempo vagheggiato, sta per essere una realtà. Diamo lodi perciò a tutti quei cittadini, che v'interposero i loro uffici, massime all'attuale presidente della Congregazione di Carità, Sig. Luigi Aleandri, il quale, facilitando nella sua qualifica la demolizione del caseggiato di fronte alla Biblioteca Comunale, rende vane le mene di coloro, che, per interessi privati, non vorrebbero questo miglioramento per la nostra città. (Vessillo delle Marche, 30 agosto).

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