Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

By Roberto CherubiniSociety & CultureHistory
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Maceratando, storia e poesia della città di Macerata episodes

  • La grave disgrazia allo Sferisterio (11 dicembre 1901)
    11 dicembre, la grave disgrazia allo Sferisterio. Domenica mattina circa alle 11 Marzetti Giuseppe, falegname di anni 52, addetto al molino Brizio e macchinista al teatro dell'Helvia Recina allo Sferisterio, era intento ad abbassare una tenda di un finestrone del teatro ed aveva appoggiato una scala alle imposte per salirvi. Non aveva fatto che quattro pioli quando la finestra si apre e il pover'uomo precipita a capofitto sulla piazza trascinandosi nella caduta la scala. Accorsero prontamente alcuni cittadini e guardie che costatarono la immediata morte del disgraziato Marzetti il quale fu prontamente portato all'Ospedale. Egli aveva battuto il capo e per la violenza del colpo il cranio era fracassato. La cittadinanza fu povero gravemente impressionata dal fatto luttuoso toccato al operaio. All'Helvia Recina fu sospesa la rappresentazione che doveva aver luogo quella sera. Sappiamo che per alleviare le sofferenze della disgraziata famiglia dell'operaio, l'Helvia Recina farà quanto prima una recita di beneficenza. (L'Unione, 14 dicembre).

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  • La morte dell'Onorevole Costa (30 gennaio 1900)
    La morte dell'onorevole Costa. «Roma 30 gennaio, ore 15- Stamane alle ore 11 dopo una straziante agonia è morto per vizio cardiaco il deputato Alessandro Costa>>. Il Marchese Alessandro Costa nacque a Macerata l'11 gennaio 1845, aveva appena 55 anni. Egli prese parte alla nostra Amministrazione comunale durante parecchi anni e nell'esercizio amministrativo si dimostrò capace e di indiscussa onestà. Nelle elezioni politiche del 1886 egli si presentò deputato per la provincia di Macerata, con programma conservatore. Allora vigeva lo scrutinio di lista e il Costa, se non erriamo, riuscì il primo della maggioranza: a Macerata specialmente ebbe una splendida votazione dovuta forse a qualche atto energico d'epurazione messo in opera durante il suo sindacato. Nel 1890 fu rieletto deputato e nel 92 quando fu ripristinato il collegio uninominale ebbe la rappresentanza politica di Macerata. Da allora sedette continuamente nel consesso legislativo, dando sempre invero prova di coerenza e di onestà. Noi che non siamo certo sospetti di piaggeria, avendolo combattuto nelle elezioni politiche, perchè nostro avversario politico, dobbiamo certo riconoscere in lui una grande e lodevole indipendenza di carattere. Sebbene iscritto al partito conservatore più ortodosso, l'on. Costa, infatti più volte si schierò contro i suoi stessi amici politici, quando le sue vedute personali erano diverse, e più volte ebbe a trovarsi nei voti importanti, in compagnia dei deputati di estrema sinistra. Nelle ultime votazioni di sfiducia contro il Ministero Pelloux, ad esempio, come ai tempi di Crispi fu costantemente all'opposizione. www.maceratando.com
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  • L'elezione di Maffeo Pantaleoni (1900)
    L'elezione di Maffeo Pantaleoni (1900). I presidenti delle sezioni si adunarono la mattina del 19 nella Sala Comunale. Senza contestazioni il comm. Filippo Cocchi proclama eletto il Professore Maffeo Pantaleoni con voti 1496 contro 1359 toccati al Ciccolini. Scoppia una triplice salve d'applausi ed i sostenitori del Pantaleoni si danno appuntamento per le tre in Piazza Mazzini. Le fanfare cittadine potranno suonare fuori della città, e non potranno recarsi al monumento di Garibaldi. Questo è il primo ordine della questura. Ma la folla non è scontentissima. L'avv. Martini va a conferire coll'ispettore di P.S. Mentre si attende l'esito delle pratiche che il Martini sta facendo, le fanfare seguite dai dimostranti imboccano la via delle Mura, dello Sferisterio, percorrono il Borgo S. Michele e fanno sosta nell'aia di un contadino. Qui l'avv. Antolisei pronuncia uno dei suoi più ammirevoli discorsi entusiasticamente applaudito. Giunge la notizia che la questura ha permesso l'ingresso in città. L'avvocato Martini ha operato il miracolo. Il corteo numerosissimo entra da Porta Duomo, percorre Via Gioberti, traversa Piazza Mazzini, va pel Corso Vecchio e Via Mozzi, fa sosta avanti il monumento dell'Eroe e qui l'avv. Antolisei con brevi parole inneggiando alla vittoria ed al Pantaleoni, prega i dimostranti di sciogliersi. Mai la città fu in preda a tanto entusiasmo. Pare che un'era nuova cominci, certo le idee di libertà, di moralità vinsero Domenica, contro tutte le corruzioni e le pressioni del governo, e Macerata ha degnamente onorato uno dei migliori suoi cittadini, ed ha risposto all'aspettativa di tutta Italia, che ansiosa attendeva la elezione di Maffeo Pantaleoni. (Il Risveglio).

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  • La pista dell'ippodromo (22 ottobre 1899)
    La pista dell'ippodromo. Il campo boario per cui vennero spese ben 110 mila lire, era stato ridotto anche ad uso di ippodromo, in modo che nei giorni di mercato il bestiame doveva essere collocato nel prato, lasciandosi libera la pista. Ma a qualcuno è sembrato più utile per le finanze comunali ridurre il prato a campo di fieno e ripristinare la pista per i mercati, cosicché, se qualche associazione volesse promuovere delle corse, dovrebbe accontentarsi del viale delle mura, giacchè la pista autentica è difformata dai carri e dal bestiame, mentre il prato serve a fare il fieno per i somari del Municipio. (La Provincia maceratese, 22 ottobre).

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  • La gara delle fanfare allo Sferisterio (14 maggio 1899)
    La gara delle fanfare allo Sferisterio. Annunciata da tempo, Domenica 14 Maggio è stata tradotta in effetto la gara interregionale tra le fanfare delle Marche, dell'Umbria, dell'Emilia e della Romagna. Fin dalle ore prime della Domenica si notava un movimento insolito, straordinario dovuto nella maggior parte a gente accorsa dai paesi limitrofi. Le fanfare, che avevano data già precedentemente la loro adesione, fatta una debole eccezione, non mancarono all'appello e prima delle ore 9 erano per le vie a rallegrare la popolazione maceratese. Ad accrescere poi solennità all'avvenimento bandiere tricolori sventolavano su pubblici e privati edifici, drappi dai rutilanti colori adornavano i balconi sui quali potemmo ammirare il fiore del gentil sesso. Alle 10 circa, il corteo delle fanfare formatosi al Teatro Lauro Rossi, si recò ad apporre una corona al monumento di Garibaldi dove eseguirono molto egregiamente uno squisito concerto obbligatorio per tutti. Finalmente alle ore 11 avemmo la gara allo Sferisterio. Tutte suonarono con moltissima abilità, e davvero non avrei saputo a chi dare il premio, però a me fece impressione, specie per la scelta della musica, una fanfara di paese sì vicino che, benchè non della nostra provincia, può chiamarsi quasi maceratese, voglio dire quella della vicina M. Giorgio. Fu una vera sorpresa, mentre sino a qualche tempo fa nessuno sapeva che a M. Giorgio esistesse una vera e propria fanfara; oggi invece abbiamo veduto un nucleo, sia pur non numeroso di giovanotti, cimentarsi con fanfare già provette e sperimentate, ed uscire completamente vittorioso. Dopo mezzogiorno altro gran lusso di suoni, movimento straordinario, eccezionale, ed alle 6 la tradizionale Tombola allo Sferisterio. E veniamo al clou della giornata, alla premiazione delle fanfare nel Politeama Marchetti dopo uno spettacolo di prosa. L'aspettativa per questa premiazione fu grandissima durante la serata, e varie le impressioni. Il giudizio del giury rispose veramente alla impressione di tutti: le fanfare furono così premiate: 1. Fano; 2. Montegiorgio; 3. Narni; 4. Sinigaglia; 5. Monte San Giusto; 6. Fabriano. A tutte le nostre congratulazioni, specie a quella di Fano che fu a giudizio universale la migliore, e a quella di M. Giorgio, del cui successo in così poco tempo ottenuto meritano lode quei volenterosi giovani, e specialmente il Direttore Lombardi e il Cav. Pagani che ne è solerte presidente: auguri ancora di sempre nuove vittorie. In complesso una festa riuscitissima di cui va data lode al solerte comitato della Garibaldi. (Fil., La Provincia maceratese).

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    4 min
  • Cronaca della tumultuosa dimostrazione pel rincaro del pane (1898)
    Cronaca della tumultuosa dimostrazione pel rincaro del pane. Un vivo malcontento serpeggiava da parecchio tempo fra le classi povere della nostra città per l'aumentato prezzo delle farine. La miseria, resa più acuta dalla mancanza di lavoro, faceva più fortemente sentire le conseguenze disastrose del rincaro. Una folla minacciosa cominciò mercoledì, giorno di mercato, a reclamare ad alte grida il ribasso dei prezzi. I più facinorosi recatisi sul posto ove lavorano molti operai per l'erigenda caserma dei carabinieri, costrinsero i lavoratori ad abbandonare l'opera per unirsi ai dimostranti. La schiera così ingrossata di numero si recò al Foro Annonario, ove si dette a saccheggiare il grano posto in vendita. Una fitta sassaiola fu diretta contro gli agenti della forza pubblica. E doveroso notare che il contegno degli agenti fu correttissimo. E fu notato il sangue freddo ammirevole del tenente dei carabinieri, che, sebbene fatto segno a ingiurie e vie di fatto, non perdette un sol momento la calma. Intervenuta la truppa si procedette ad arresti, taluni dei quali, bisogna pur dirlo, fatti a casaccio nel trambusto del momento. La folla sempre più crescente e minacciosa cominciò ad alte grida a volere il rilascio degli arrestati, i quali infatti furono uno dopo l'altro liberati tutti. Non per questo cessarono i tumulti. Parecchi si recarono sotto la casa del sindaco a lanciare sassate: il grosso della folla dimostrante si riunì sotto il palazzo comunale, emettendo grida di: Fuori il Sindaco. Il quale non uscendo, si ricominciò a lanciare sassi che facevano cadere in frantumi i vetri delle finestre. Il momento diventava veramente terribile per l'agglomeramento delle persone e l'eccitazione degli animi. Molti cittadini cercavano di mettere calma per evitare conseguenze disastrose. Trovata una panca invitarono lo studente Adinolfi ad arringare la folla tumultuante e minacciosa, per richiamarla a miti propositi. «Un popolo civile, egli disse, il quale si rispetta non deve trascendere ad atti di inutile violenza. Dalla parte vostra militano il buon diritto e la giustizia, ma se volete con simili metodi ottenere il vostro trionfo, allontanate da voi le simpatie degli onestis. Spiegò quindi che la colpa del rincaro non va attribuita agli esercenti, ma agli incettatori e ai dazi doganali di frontiera, ed affermò che solo con la partecipazione del popolo alla vita politica per patrocinare i suoi interessi, si possono estirpare i danni lamentati. Concluse, applaudito, chiedendo che si scegliesse una Commissione per parlare al Prefetto ed esprimergli i voti della popolazione maceratese. Della Commissione fanno parte l'Adinolfi, Gino Boriosi, Pietro Natali, il rag. Poloni e parecchi operai e donne. Passata a stento la Commissione attraverso la folla, si recò sul palazzo della prefettura, dove fu esposto il tutto al rappresentante del governo, il quale promise d'interessarsi della questione e di telegrafare al Governo il voto espresso per l'abolizione del dazio doganale. Uscita la Commissione, in piazza, per mezzo dell'Adinolfi, preso sulle spalle da parecchi, fece nota la risposta del prefetto. Recatasi quindi in mezzo alla ressa sul palazzo comunale, la Commissione espose al Sindaco Lazzarini la necessità di prendere provvedimenti solleciti per calmare l'agitazione. Il Sindaco promise di richiamare in vigore un regolamento comunale per la vigilanza sui prezzi del pane e delle farine, e di istituire, occor rendo, il calmiere. La risposta fu comunicata dall'Adinolfi all'enorme folla che attendeva. E dopo l'invito di questi alla calma lentamente i manifestanti abbandonarono la piazza. I negozi, le farmacie, i caffè restarono chiusi per tutta la giomata per timore di ulteriori disordini. Nella notte giunse un rinforzo di cento soldati di fanteria; e nella seguente mattina giunsero quaranta carabinieri. (Vessillo delle Marche).

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  • Il Primo Maggio (1 maggio1897)

    Il primo Maggio. Malgrado lo sfoggio di forza pubblica, la giornata del 1° Maggio è passata, come sempre calmissima anche a Macerata. Nel pomeriggio un centinaio di socialisti, tra i quali alcuni rappresentanti di Pollenza e di Tolentino si riunirono nell'osteria di Sforzacoste, dove era pronta una carciofolata. Inutile dire che la riunione fu oltremodo allegra e fraterna e che l'intervento di alcuni carabinieri a cavallo, comandati dal tenente, i quali avevano preso le posizioni sulle colline circonvicine, pronti a dar l'assalto... ai carciofi al forno, non fece che provocare la più schietta allegria dei convenuti. Il sig. Giuseppe Pannelli brindò al trionfo del socialismo internazionale, parlarono poi lo studente Martini, il quale spiegò il significato del 1° Maggio, e, dietro le insistenze dei presenti, l'avv. Antolisei, che raccomandò ai socialisti una continua ed efficace organizzazione; il 1° Maggio, egli disse, non deve degenerare in un'accademia, ma deve invece essere la data, nella quale vengono passate in rassegna le forze del partito, per trarre da esse nuova lena a progredire in numero ed in potenza. Gli oratori furono applauditissimi. Venne pure raccolta una discreta sommetta a favore del giornale Avanti, per i numerosi sequestri subiti sotto la paterna vigilanza del ministero Starabba. I convitati fecero alla sera, col massimo ordine, ritorno a casa. (La Provincia maceratese). www.maceratando.com

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  • L'omicidio a Villa Potenza (17 ottobre 1896)

    L'omicidio a Villa Potenza. Domenica scorsa circa le ore 19 si svolgeva a Villa Potenza un pietoso fatto di sangue. Senza dilungarci in particolari, dei quali la sola Giustizia necessita sapere, narreremo il fatto in poche parole. Nell'Osteria della Speranza, si trovano alcune persone, fra queste Ferdinando Alfonsi e Adolfo Campetti. Avendo quest'ultimo attaccato lite, per motivo della restituzione di una scure, con una terza persona, l'Alfonsi Ferdinando sopravvenne al diverbio e rivolse al Campetti alcune parole, per le quali questo si irritò talmente che senza aver tempo per riflettere, estrasse la rivoltella e ne esplose tre colpi contro l'Alfonsi quasi a bruciapelo, rendendolo all'istante cadavere. L'omicida commesso il delitto corse in sua casa, e da questa in quella di un agente di campagna e si trattenne fino a mercoledì -14- giorno in cui si consegnò al delegato Moretti. Noi ci asteniamo dal fare commenti sull'omicidio che ha impressionato non solo gli abitanti del luogo dove si è svolto, ma anche quelli di Macerata e paesi vicini; solo ci auguriamo che si conceda una buona volta, a Villa Potenza, la brigata dei Reali Carabinieri, i quali il più delle volte, riescono a impedire che si commettano gravi delitti. (L'Eco delle Marche, 17 ottobre).

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  • I progetti per la nuova fontana in Piazza Vittorio Emanuele esposti in Municipio (26 agosto 1896)
    I progetti per la nuova fontana in Piazza V.E. esposti in Municipio. Quattro sono stati i concorrenti e cioè: lo scultore Sestilio Rosa che ha presentato due progetti, l'Ing. Giulio Benedettelli, l'Ing. Graziani e il Prof. Salvatore Giarrizzo che ne ha presentati sette. Il primo presentato dal Rosa è geniale e pregevole, ma importerebbe una spesa di molto superiore a quella preventivata dal Comune. Su una base rettangolare con vasche laterali, due teste di delfini gettano acqua: superiormente quattro leoni in bronzo reggono un piedistallo su cui poggia la figura allegorica dell'Acqua che da una conchiglia getta al di sotto il liquido elemento. Grande e ornamentale è il bozzetto del Graziani. In mezzo ad una vasca ovale con gradinata e sormontata da 8 merli sopra 4 dei quali poggiano dei puttini con frecce, sorgono 4 grossi delfini attorcigliati, che reggono con la coda una conca sopra la quale altri quattro delfini più piccoli gettano acqua: superiormente un altro piedistallo che regge una conca più piccola, dalla quale esce un getto. Ai quattro lati della vasca stanno quattro mascheroni gettanti acqua su altrettante vaschette di pietra. Tra una vaschetta e l'altra è scolpito lo stemma di Macerata. Semplicissimo ed elegante è il bozzetto del nostro concittadino Ing. Lucio Benedettelli. Nel mezzo di una vasca rettangolare, terminata da quattro semicerchi a due a due uguali, si inalza il piedistallo portante una tazza sormontata da un altro piccolo piede e tazza. Ai 4 angoli della vasca stanno 4 sfingi alate di ghisa e due mascheroni agli estremi della fontana danno acqua potabile. Intorno alla vasca come una gradinata destinata a formare il basamento dell'opera ed a costituire il piano del bacino. Il Prof. Giarrizzo, come abbiamo detto ne ha presentati molti, e parecchi di essi sono elegantissimi ed artistici. Ricorderemo la fontana dei delfini che consta di un basamento con 4 vasche laterali ed una maggiore sopra la quale, retta da quattro picco- lissimi delfini, si inalza un obelisco terminante con un gruppo di altri delfini gettanti acqua. (La Provincia maceratese, 26 agosto). www.maceratando.com
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  • Echi del Carnevale (25 febbraio 1896)
    Echi del Carnevale. A feste finite da qualche giorno non è cosa di certo molto facile fare un po' di cronaca del carnevale maceratese. A farla breve però, bisogna confessare che il nostro carnevale si potrebbe riassumere in una lunga serie di feste da ballo con o senza maschere, veglioncini e veglioni, perchè dei così detti pubblici divertimenti non si sono avuti che quelli dati dalla Società Borghigiana nel Giovedì grasso e una parodia di corse al fantino martedì scorso. Maschere ci sono state e se di alcune il tacere è bello, non bisogna dimenticare i due carri allestiti dalla suddetta Società (rappresentanti uno l'allegria che saluta il commercio, l'altro la pace assisa in un trofeo di guerra), ed infine quello di martedì, composta da una nidiata di bambini, guidati da un pover'uomo che continuamente si sforzava d'inneggiare al carnevale e ... alla miseria. Non sono mancati una lotteria gastronomica, gettito di fiori e coriandoli e le scelte melodie delle tre bande cittadine. Il tutto condito con la massima indifferenza del pubblico e non poca musoneria. Il carnevale dunque, dicevamo, si può riassumere nelle numerose feste da ballo e, tanto per dirne qualche cosa, andremo per ordine cominciando dal Teatro Lauro Rossi, in cui i tre Veglioni dati la sera del 2, a beneficio del Ricreatorio festivo XX Settembre, la sera del 9 e del 18 corr. non potevano riuscire più brillanti sia per il concorso del pubblico, sia per numerose ed eleganti mascherine. In quello poi del 18 vi fu, come sorpresa, il popolare Saltarello, suonato dal solito valente e gioviale Amos Buttafoco, accompagnato, con una musica di nacchere, caccavelle, campanelli et similia, da una scelta corona di buontemponi. Al Politeama Marchetti animatissimo giovedì grasso. Agl'Impiegati, alla Filarmonica riuscitissime specialmente le ultime feste. All'Elvia Recina non si poteva desiderare proprio di meglio nei due veglioni dati nelle sere del 1° e del 15 corr. Chi non c'è stato non può farsi un'idea del magnifico colpo d'occhio che presentava la sala dello Sferisterio addobbata con gusto squisito dal noto e bravo tappezziere Paolo Perugini, il quale volle farne un lavoro d'impegno e ci riuscì perchè trasformò addirittura la sala in un vero e splendido padiglione orientale. Luce a profusione, fiori dappertutto, dame numerose ed elegantissime, largo concorso di soci ed invitati, buffet e restaurant forniti di tutto punto ed infine, come valido coefficiente per ben divertirsi, un affiatamento, più unico che raro. Il Presidente sig. Angelo Masini e Vice-Presidente sig. Pierucci, insieme a tutti i componenti il Comitato, possono essere ben soddisfatti se, per opera loro, la fiorente Società Elvia Recina ha saputo dare delle feste veramente splendide e memorabili. Un'altra festa da ballo che già immaginavamo doveva riuscire benissimo, perchè data da quei bravi giovani che compongono la Banda Cittadina Lauro Rossi, fu quella tenuta la sera di lunedì 17 corr. nei locali di musica siti nel fabbricato Pannelli. La sala splendidissima era insufficiente a contenere tutti gl'intervenuti. Numerosissimo il sesso gentile. Anche allo Sferisterio il veglione dato dalla Banda Borghigiana riuscì molto bene. Che dire poi dei balli dati dal Circolo Excelsior nelle cui sale per parecchie sere si è riversato sempre un pubblico animato, allegro, vivace! Innumerevoli sono state le feste private e noi non vogliamo chiudere queste note senza ricordare le feste date in casa del sig. Ignazio Tomassini che aprì ai numerosi amici le sue splendide sale, le quali, per parecchie sere, specialmente martedì, accolsero un gran numero d'invitati, ricevuti dagli ospiti con ogni sorta di gentilezze. E così senza infamia e senza lode si è spento Carnevale, non lasciando che nei giovani largo desiderio di sè. Parce sepulto! (L'Eco delle Marche, 25 febbraio).

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