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Gli editori svizzeri sono preoccupati per la rivoluzione che sta creando l’intelligenza artificiale ma anche per i tagli al personale che i grandi gruppi mediatici stanno operando. Fra Ringier, Tamedia e CH Media da inizio 2023 a oggi sono stati soppressi quasi 300 posti di lavoro.
Pur tenendo conto del no popolare agli aiuti ai media del 2022, gli editori chiedono ora alla politica di accelerare e portare a termine il dibattito sulle misure di sostegno a questo settore. Urge anche – dicono - una regolazione dei meccanismi di ripresa dei contenuti giornalistici sulle piattaforme online. Ma la politica ha i suoi tempi: al momento la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (CTT-N) ha posto in consultazione, fino al primo marzo 2024, una modifica della legge sulle poste che prevede 25 milioni di franchi in più, per sette anni, per favorire la distribuzione postale di giornali e riviste.
Secondo la Commissione, giornali e periodici svolgono un’importante funzione istituzionale e democratica. La stampa però si trova a dover affrontare difficoltà finanziarie e, in Svizzera, a livello locale e regionale il pluralismo dei media è in declino. Questo eventuale aiuto basterà? Quali prospettive per i media svizzeri? Chi tiene davvero il coltello dalla parte del manico?
Ne discutiamo con:
. Alessandro Colombi - direttore generale del gruppo Corriere del Ticino;
· Urs Thalmann– direttore del sindacato Impressum;
. Martin Candinas – consigliere nazionale, Il Centro, GR;
. Paolo Pamini – consigliere nazionale, UDC, TI;
Modem, dal lunedì al venerdì, su RSI, Rete Uno e LA1 alle 08:30, in replica su Rete Due alle 18:30. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app RSI e RSIPlay.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Gli editori svizzeri sono preoccupati per la rivoluzione che sta creando l’intelligenza artificiale ma anche per i tagli al personale che i grandi gruppi mediatici stanno operando. Fra Ringier, Tamedia e CH Media da inizio 2023 a oggi sono stati soppressi quasi 300 posti di lavoro.
Pur tenendo conto del no popolare agli aiuti ai media del 2022, gli editori chiedono ora alla politica di accelerare e portare a termine il dibattito sulle misure di sostegno a questo settore. Urge anche – dicono - una regolazione dei meccanismi di ripresa dei contenuti giornalistici sulle piattaforme online. Ma la politica ha i suoi tempi: al momento la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (CTT-N) ha posto in consultazione, fino al primo marzo 2024, una modifica della legge sulle poste che prevede 25 milioni di franchi in più, per sette anni, per favorire la distribuzione postale di giornali e riviste.
Secondo la Commissione, giornali e periodici svolgono un’importante funzione istituzionale e democratica. La stampa però si trova a dover affrontare difficoltà finanziarie e, in Svizzera, a livello locale e regionale il pluralismo dei media è in declino. Questo eventuale aiuto basterà? Quali prospettive per i media svizzeri? Chi tiene davvero il coltello dalla parte del manico?
Ne discutiamo con:
. Alessandro Colombi - direttore generale del gruppo Corriere del Ticino;
· Urs Thalmann– direttore del sindacato Impressum;
. Martin Candinas – consigliere nazionale, Il Centro, GR;
. Paolo Pamini – consigliere nazionale, UDC, TI;
Modem, dal lunedì al venerdì, su RSI, Rete Uno e LA1 alle 08:30, in replica su Rete Due alle 18:30. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app RSI e RSIPlay.

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