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Memos episodes

  • Renzi e l'Italicum: un plebiscito per il governo del leader? Intervista con Bruno Simili.
    Cosa succederà con la nuova legge elettorale approvata, ieri alla Camera, dalla sola maggioranza renziana del Pd? Siamo di fronte all'introduzione “di fatto” dell'elezione diretta del capo del governo? Perchè tanta urgenza nel volerla approvare, a costo di una raffica di voti di fiducia che hanno preoccupato anche gli osservatori più sensibili alla causa di Renzi? Sono alcune delle domande che Memos ha girato oggi a Bruno Simili, vicedirettore della rivista Il Mulino, storica rivista di cultura e politica che da Bologna ha diffuso in tutto il paese, in oltre sessant'anni, una parte rilevante della cultura democratica e progressista italiana. La nuova legge elettorale rappresenta una svolta nella politica italiana, perchè imprime una decisa accelerazione nel rafforzamento dei poteri del governo sul parlamento, senza prevedere contrappesi istituzionali al ruolo accresciuto dell'esecutivo. Con Bruno Simili (curatore della versione digitale del Mulino, http://rivistailmulino.it) Memos ha parlato anche delle trasformazioni del Pd impresse dalle svolte di Renzi.
    28 min
  • Renzi e l'Italicum: un plebiscito per il governo del leader? Intervista con Bruno Simili.
    Cosa succederà con la nuova legge elettorale approvata, ieri alla Camera, dalla sola maggioranza renziana del Pd? Siamo di fronte all'introduzione “di fatto” dell'elezione diretta del capo del governo? Perchè tanta urgenza nel volerla approvare, a costo di una raffica di voti di fiducia che hanno preoccupato anche gli osservatori più sensibili alla causa di Renzi? Sono alcune delle domande che Memos ha girato oggi a Bruno Simili, vicedirettore della rivista Il Mulino, storica rivista di cultura e politica che da Bologna ha diffuso in tutto il paese, in oltre sessant'anni, una parte rilevante della cultura democratica e progressista italiana. La nuova legge elettorale rappresenta una svolta nella politica italiana, perchè imprime una decisa accelerazione nel rafforzamento dei poteri del governo sul parlamento, senza prevedere contrappesi istituzionali al ruolo accresciuto dell'esecutivo. Con Bruno Simili (curatore della versione digitale del Mulino, http://rivistailmulino.it) Memos ha parlato anche delle trasformazioni del Pd impresse dalle svolte di Renzi.
    28 min
  • Principi fondamentali, articolo 32. Conversazioni sulla Costituzione. Con Vittorio Angiolini.
    Dodicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos prosegue con l'esame di altri articoli della nostra Carta. Tema di oggi, l'articolo 32: la salute, diritto dell'individuo e interesse della collettività . Ospite: Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Milano. La conversazione con il professor Angiolini parte dalla descrizione del “diritto fondamentale alla salute” che i costituenti hanno voluto riconoscere in capo alla persona. A questo diritto spetta un primato assoluto rispetto all'”interesse” alla salute riconosciuto all'intera collettività: si tratta di un interesse che sta alla base dei trattamenti sanitari obbligatori, previsti per legge. L'articolo 32 prevede anche un divieto a quei trattamenti sanitari che non rispettano la “persona umana”: è la fonte del diritto al rifiuto delle cure stabilito dalla giurisprudenza (caso Englaro). Secondo Vittorio Angiolini, però, il diritto al rifiuto delle cure è altro rispetto all'eutanasia:«il diritto al rifiuto delle cure non implica un diritto di morire – come ha stabilito la Cassazione - ma soltanto di lasciarsi morire».
    28 min
  • Principi fondamentali, articolo 32. Conversazioni sulla Costituzione. Con Vittorio Angiolini.
    Dodicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos prosegue con l'esame di altri articoli della nostra Carta. Tema di oggi, l'articolo 32: la salute, diritto dell'individuo e interesse della collettività . Ospite: Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Milano. La conversazione con il professor Angiolini parte dalla descrizione del “diritto fondamentale alla salute” che i costituenti hanno voluto riconoscere in capo alla persona. A questo diritto spetta un primato assoluto rispetto all'”interesse” alla salute riconosciuto all'intera collettività: si tratta di un interesse che sta alla base dei trattamenti sanitari obbligatori, previsti per legge. L'articolo 32 prevede anche un divieto a quei trattamenti sanitari che non rispettano la “persona umana”: è la fonte del diritto al rifiuto delle cure stabilito dalla giurisprudenza (caso Englaro). Secondo Vittorio Angiolini, però, il diritto al rifiuto delle cure è altro rispetto all'eutanasia:«il diritto al rifiuto delle cure non implica un diritto di morire – come ha stabilito la Cassazione - ma soltanto di lasciarsi morire».
    28 min
  • Principi fondamentali, articolo 32. Conversazioni sulla Costituzione. Con Vittorio Angiolini.
    Dodicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos prosegue con l'esame di altri articoli della nostra Carta. Tema di oggi, l'articolo 32: la salute, diritto dell'individuo e interesse della collettività . Ospite: Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Milano. La conversazione con il professor Angiolini parte dalla descrizione del “diritto fondamentale alla salute” che i costituenti hanno voluto riconoscere in capo alla persona. A questo diritto spetta un primato assoluto rispetto all'”interesse” alla salute riconosciuto all'intera collettività: si tratta di un interesse che sta alla base dei trattamenti sanitari obbligatori, previsti per legge. L'articolo 32 prevede anche un divieto a quei trattamenti sanitari che non rispettano la “persona umana”: è la fonte del diritto al rifiuto delle cure stabilito dalla giurisprudenza (caso Englaro). Secondo Vittorio Angiolini, però, il diritto al rifiuto delle cure è altro rispetto all'eutanasia:«il diritto al rifiuto delle cure non implica un diritto di morire – come ha stabilito la Cassazione - ma soltanto di lasciarsi morire».
    28 min
  • Marchionne Beat: “confessioni di un drogato da capitale”. Intervista con Sandro Trento.
    Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler (FCA), ha presentato ieri un documento “visionario” sul futuro mondiale del settore dell'auto e a cui ha voluto dare un titolo cult della beat generation (ispirandosi a William Burroghs) : “Confessions of a Capital Junkie”. Cosa sostiene Marchionne, qual è la dipendenza da capitale annunciata nel titolo? E' la dipendenza, la necessità e anche lo spreco di capitale fisso che – spiega Marchionne – hanno tutte le grandi aziende automobilistiche nel mondo: uniamoci – dice nella sostanza l'ad di FCA – perchè divisi consumiamo troppo capitale fisso e bruciamo valore per gli azionisti. Unendo le piattaforme di base “avremo benefici impossibili da ignorare”. Memos ha chiesto oggi a Sandro Trento, economista dell'Università di Trento, di commentare le parole del capo azienda della Fiat Chrysler: «Marchionne con questo documento dice agli altri leader mondiali dell'auto “possiamo risparmiare corposi investimenti in ricerca e sviluppo, 5 miliardi l'anno, se noi condividiamo alcuni componenti del prodotto”. Si tratta di componenti come i sistemi di trasmissione, i freni che non sono visibili al consumatore, che non rientrano nei criteri di scelta». Quanto è rappresentativa questa visione di Marchionne nel capitalismo italiano, a quali attori sta parlando, cosa ispira questa proposta? Le parole dell'amministratore delegato Fiat sono l'occasione per raccontare nella puntata di oggi di Memos le caratteristiche del capitalismo italiano, la permanenza dei suoi vizi (i pochi investimenti, il sistema delle relazioni), il peso della crisi e le possibilità di recupero dopo i danni provocati dalla recessione di questi anni. Sandro Trento è autore di: “Il capitalismo italiano”, 2012, Il Mulino.
    30 min
  • Marchionne Beat: “confessioni di un drogato da capitale”. Intervista con Sandro Trento.
    Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler (FCA), ha presentato ieri un documento “visionario” sul futuro mondiale del settore dell'auto e a cui ha voluto dare un titolo cult della beat generation (ispirandosi a William Burroghs) : “Confessions of a Capital Junkie”. Cosa sostiene Marchionne, qual è la dipendenza da capitale annunciata nel titolo? E' la dipendenza, la necessità e anche lo spreco di capitale fisso che – spiega Marchionne – hanno tutte le grandi aziende automobilistiche nel mondo: uniamoci – dice nella sostanza l'ad di FCA – perchè divisi consumiamo troppo capitale fisso e bruciamo valore per gli azionisti. Unendo le piattaforme di base “avremo benefici impossibili da ignorare”. Memos ha chiesto oggi a Sandro Trento, economista dell'Università di Trento, di commentare le parole del capo azienda della Fiat Chrysler: «Marchionne con questo documento dice agli altri leader mondiali dell'auto “possiamo risparmiare corposi investimenti in ricerca e sviluppo, 5 miliardi l'anno, se noi condividiamo alcuni componenti del prodotto”. Si tratta di componenti come i sistemi di trasmissione, i freni che non sono visibili al consumatore, che non rientrano nei criteri di scelta». Quanto è rappresentativa questa visione di Marchionne nel capitalismo italiano, a quali attori sta parlando, cosa ispira questa proposta? Le parole dell'amministratore delegato Fiat sono l'occasione per raccontare nella puntata di oggi di Memos le caratteristiche del capitalismo italiano, la permanenza dei suoi vizi (i pochi investimenti, il sistema delle relazioni), il peso della crisi e le possibilità di recupero dopo i danni provocati dalla recessione di questi anni. Sandro Trento è autore di: “Il capitalismo italiano”, 2012, Il Mulino.
    30 min
  • Marchionne Beat: “confessioni di un drogato da capitale”. Intervista con Sandro Trento.
    Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler (FCA), ha presentato ieri un documento “visionario” sul futuro mondiale del settore dell'auto e a cui ha voluto dare un titolo cult della beat generation (ispirandosi a William Burroghs) : “Confessions of a Capital Junkie”. Cosa sostiene Marchionne, qual è la dipendenza da capitale annunciata nel titolo? E' la dipendenza, la necessità e anche lo spreco di capitale fisso che – spiega Marchionne – hanno tutte le grandi aziende automobilistiche nel mondo: uniamoci – dice nella sostanza l'ad di FCA – perchè divisi consumiamo troppo capitale fisso e bruciamo valore per gli azionisti. Unendo le piattaforme di base “avremo benefici impossibili da ignorare”. Memos ha chiesto oggi a Sandro Trento, economista dell'Università di Trento, di commentare le parole del capo azienda della Fiat Chrysler: «Marchionne con questo documento dice agli altri leader mondiali dell'auto “possiamo risparmiare corposi investimenti in ricerca e sviluppo, 5 miliardi l'anno, se noi condividiamo alcuni componenti del prodotto”. Si tratta di componenti come i sistemi di trasmissione, i freni che non sono visibili al consumatore, che non rientrano nei criteri di scelta». Quanto è rappresentativa questa visione di Marchionne nel capitalismo italiano, a quali attori sta parlando, cosa ispira questa proposta? Le parole dell'amministratore delegato Fiat sono l'occasione per raccontare nella puntata di oggi di Memos le caratteristiche del capitalismo italiano, la permanenza dei suoi vizi (i pochi investimenti, il sistema delle relazioni), il peso della crisi e le possibilità di recupero dopo i danni provocati dalla recessione di questi anni. Sandro Trento è autore di: “Il capitalismo italiano”, 2012, Il Mulino.
    30 min
  • La povertà e il lavoro che non basta per uscirne. Intervista con Chiara Saraceno.
    Il prossimo primo maggio entrano in vigore le nuove norme sugli ammortizzatori sociali volute dal governo Renzi. Ci saranno nuove tipologie di sussidio per chi perde il lavoro, nuovi acronimi (Naspi, Dis-Call, Asdi) per definirli. In che direzione si sta muovendo il welfare italiano? Verso una copertura universalistica, per tutti, oppure verso una suddivisione degli aiuti per categorie? Chiara Saraceno, sociologa, ne ha parlato oggi a Memos: «la Naspi, il sussidio per i lavoratori dipendenti che perdono il lavoro, si muove verso una logica universalistica – sostiene la professoressa Saraceno – Limitazioni sono poste, invece, nell'indennità per i collaboratori coordinati e continuativi (Dis-Call) che ad esempio esclude le partite Iva. Ci sono poi altri provvedimenti come l'Asdi (assegno di disoccupazione per chi ha esaurito i benefici previsti dalla Naspi) che vanno nella direzione della categorializzazione». Oltre all'aiuto e ad un reddito per chi perde il lavoro, c'è poi il tema del sostegno per coloro che si trovano in povertà. Saraceno sostiene che un assegno per tutti i sei milioni di cittadini italiani che vivono in povertà assoluta costerebbe 7 miliardi, meno dei 10 miliardi utilizzati dal governo per finanziare lo sconto fiscale da 80 euro che esclude tutti i cittadini incapienti». Chiara Saraceno ha appena raccolto in un libro una sua ricerca sulla povertà e il lavoro: “Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi» (Feltrinelli).
    27 min
  • La povertà e il lavoro che non basta per uscirne. Intervista con Chiara Saraceno.
    Il prossimo primo maggio entrano in vigore le nuove norme sugli ammortizzatori sociali volute dal governo Renzi. Ci saranno nuove tipologie di sussidio per chi perde il lavoro, nuovi acronimi (Naspi, Dis-Call, Asdi) per definirli. In che direzione si sta muovendo il welfare italiano? Verso una copertura universalistica, per tutti, oppure verso una suddivisione degli aiuti per categorie? Chiara Saraceno, sociologa, ne ha parlato oggi a Memos: «la Naspi, il sussidio per i lavoratori dipendenti che perdono il lavoro, si muove verso una logica universalistica – sostiene la professoressa Saraceno – Limitazioni sono poste, invece, nell'indennità per i collaboratori coordinati e continuativi (Dis-Call) che ad esempio esclude le partite Iva. Ci sono poi altri provvedimenti come l'Asdi (assegno di disoccupazione per chi ha esaurito i benefici previsti dalla Naspi) che vanno nella direzione della categorializzazione». Oltre all'aiuto e ad un reddito per chi perde il lavoro, c'è poi il tema del sostegno per coloro che si trovano in povertà. Saraceno sostiene che un assegno per tutti i sei milioni di cittadini italiani che vivono in povertà assoluta costerebbe 7 miliardi, meno dei 10 miliardi utilizzati dal governo per finanziare lo sconto fiscale da 80 euro che esclude tutti i cittadini incapienti». Chiara Saraceno ha appena raccolto in un libro una sua ricerca sulla povertà e il lavoro: “Il lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi» (Feltrinelli).
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