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  • Memos di venerdì 05/06/2020
    Cina e Stati Uniti. La stretta autoritaria di Pechino su Hong Kong (HK) e la rivolta antirazzista contro l’assassinio di George Floyd, il cittadino afroamericano ucciso da un poliziotto bianco a Minneapolis. Memos ne ha parlato con l’economista Alessia Amighini dell’università del Piemonte Orientale, co-direttrice dell’Osservatorio Asia dell’Ispi; e con Mattia Diletti, docente di Scienza politica all’università “La Sapienza” di Roma, studioso del sistema politico americano. Racconta l’economista Amighini: “la svolta imprevista, autoritaria, ad HK accelera il ritorno alla Repubblica Popolare Cinese previsto per il 2047 dal trattato con la Gran Bretagna del 1997. Questa svolta – prosegue Amighini - rappresenta anche un monito verso Taiwan dove nel gennaio scorso c’è stata la vittoria elettorale schiacciante del Partito progressista democratico (PDD)”. Negli Stati Uniti, invece, c’è un presidente, Trump, che minaccia di reprimere la rivolta antirazzista con l’esercito, che invita i governatori a “dominare i manifestanti”. Per questa ragione si è tirato addosso le critiche di una parte dell’establishment americano. Da Barack Obama all’ex presidente repubblicano George W. Bush, dal capo del Pentagono Mark Esper al suo predecessore James Mattis, all’ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, anch’egli repubblicano. “L’isolamento di Trump è dovuto a molte scelte che anche i repubblicani criticano”, sostiene Mattia Diletti che aggiunge: “anche nel 2016 Trump non aveva l’establishment repubblicano dalla sua parte. Oggi il presidente è in difficoltà nei sondaggi. Trump pensa di ricompattare un pezzo di elettorato attorno a “legge e ordine” e all’uso della forza. Il capo della Casa Bianca – prosegue Diletti - parla ad un elettorato repubblicano che, secondo i sondaggi, è convinto che negli Stati Uniti siano discriminati i bianchi piuttosto che gli afroamericani. C’è un conflitto molto forte fra due parti di società che Trump alimenta trovando sempre un nemico. Prima era la Cina. Oggi sono i cosiddetti “antifa”. Da un presidente, però, ci si aspetta altro, ad esempio che tenga insieme la comunità. Ma non è lo stile di Trump. Inoltre – conclude Mattia Diletti - negli Stati Uniti c’è un processo di polarizzazione del sistema politico che ormai sembra arrivato ad un punto di non ritorno”.
    29 min
  • Memos di ven 05/06/20
    Cina e Stati Uniti. La stretta autoritaria di Pechino su Hong Kong (HK) e la rivolta antirazzista contro l’assassinio di George Floyd, il cittadino afroamericano ucciso da un poliziotto bianco a Minneapolis. Memos ne ha parlato con l’economista Alessia Amighini dell’università del Piemonte Orientale, co-direttrice dell’Osservatorio Asia dell’Ispi; e con Mattia Diletti, docente di Scienza politica all’università “La Sapienza” di Roma, studioso del sistema politico americano. Racconta l’economista Amighini: “la svolta imprevista, autoritaria, ad HK accelera il ritorno alla Repubblica Popolare Cinese previsto per il 2047 dal trattato con la Gran Bretagna del 1997. Questa svolta – prosegue Amighini - rappresenta anche un monito verso Taiwan dove nel gennaio scorso c’è stata la vittoria elettorale schiacciante del Partito progressista democratico (PDD)”. Negli Stati Uniti, invece, c’è un presidente, Trump, che minaccia di reprimere la rivolta antirazzista con l’esercito, che invita i governatori a “dominare i manifestanti”. Per questa ragione si è tirato addosso le critiche di una parte dell’establishment americano. Da Barack Obama all’ex presidente repubblicano George W. Bush, dal capo del Pentagono Mark Esper al suo predecessore James Mattis, all’ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, anch’egli repubblicano. “L’isolamento di Trump è dovuto a molte scelte che anche i repubblicani criticano”, sostiene Mattia Diletti che aggiunge: “anche nel 2016 Trump non aveva l’establishment repubblicano dalla sua parte. Oggi il presidente è in difficoltà nei sondaggi. Trump pensa di ricompattare un pezzo di elettorato attorno a “legge e ordine” e all’uso della forza. Il capo della Casa Bianca – prosegue Diletti - parla ad un elettorato repubblicano che, secondo i sondaggi, è convinto che negli Stati Uniti siano discriminati i bianchi piuttosto che gli afroamericani. C’è un conflitto molto forte fra due parti di società che Trump alimenta trovando sempre un nemico. Prima era la Cina. Oggi sono i cosiddetti “antifa”. Da un presidente, però, ci si aspetta altro, ad esempio che tenga insieme la comunità. Ma non è lo stile di Trump. Inoltre – conclude Mattia Diletti - negli Stati Uniti c’è un processo di polarizzazione del sistema politico che ormai sembra arrivato ad un punto di non ritorno”.
    29 min
  • Memos di giovedì 04/06/2020
    La mappa del potere economico e finanziario in Italia potrebbe essere in corso di ridefinizione. Diversi indizi portano in questa direzione. Almeno quattro. 1) Il tentativo di Leonardo Del Vecchio di Luxottica di salire al 20% nel capitale di Mediobanca, assumendo di fatto il controllo non solo di piazzetta Cuccia, ma anche della controllata più importante, le Generali. 2) Il blitz di Intesa San Paolo (prima banca italiana) su Ubi Banca (quarta banca italiana); un tentativo di acquisizione che Unicredit (secondo banca del paese) sta cercando di ostacolare nel procedimento in corso davanti all’antitrust. Chi uscirà vincitore da questa partita consoliderà in modo rilevante la propria posizione di potere in Italia. 3) L’ascesa di Carlo Bonomi ai vertici di Confindustria renderà più assertiva la manifestazione di potere degli industriali e la collocherà in opposizione netta al governo PD-M5S. 4) Ultimo indizio, si fa per dire: il ribaltone alla testa del gruppo Gedi (Repubblica-Stampa, Espresso, giornali locali, radio, siti). E’ uscito di scena quel che restava della famiglia De Benedetti ed è arrivata al suo posto la Exor, la famiglia Agnelli-Elkann. Un terremoto politico-editoriale: licenziato il vecchio direttore Verdelli sostituito con Molinari, cambiata di fatto la linea politica-editoriale del giornale con una sterzata a destra. Sono quattro indizi che permettono di intravedere i confini labili, le sagome sfumate, di nuove alleanze di potere tra gruppi e società del capitalismo economico e finanziario italiano. Il tutto mentre in Italia stanno arrivando, e ancora arriveranno nei prossimi mesi, miliardi di euro di stanziamenti, fondi, prestiti, aiuti. Memos oggi ha ricostruito questa mappa del potere, guardando ai soggetti che cercheranno di occupare il crocevia dei flussi di denaro diretti verso l’Italia. Ospite della puntata il giornalista Gianni Dragoni, autore di un blog di analisi economiche e finanziarie dal titolo “Poteri deboli” (giannidragoni.it). Chiude la trasmissione di oggi il messaggio della sociologa Giorgia Serughetti dell’università Milano-Bicocca.
    27 min
  • Memos di gio 04/06/20
    La mappa del potere economico e finanziario in Italia potrebbe essere in corso di ridefinizione. Diversi indizi portano in questa direzione. Almeno quattro. 1) Il tentativo di Leonardo Del Vecchio di Luxottica di salire al 20% nel capitale di Mediobanca, assumendo di fatto il controllo non solo di piazzetta Cuccia, ma anche della controllata più importante, le Generali. 2) Il blitz di Intesa San Paolo (prima banca italiana) su Ubi Banca (quarta banca italiana); un tentativo di acquisizione che Unicredit (secondo banca del paese) sta cercando di ostacolare nel procedimento in corso davanti all’antitrust. Chi uscirà vincitore da questa partita consoliderà in modo rilevante la propria posizione di potere in Italia. 3) L’ascesa di Carlo Bonomi ai vertici di Confindustria renderà più assertiva la manifestazione di potere degli industriali e la collocherà in opposizione netta al governo PD-M5S. 4) Ultimo indizio, si fa per dire: il ribaltone alla testa del gruppo Gedi (Repubblica-Stampa, Espresso, giornali locali, radio, siti). E’ uscito di scena quel che restava della famiglia De Benedetti ed è arrivata al suo posto la Exor, la famiglia Agnelli-Elkann. Un terremoto politico-editoriale: licenziato il vecchio direttore Verdelli sostituito con Molinari, cambiata di fatto la linea politica-editoriale del giornale con una sterzata a destra. Sono quattro indizi che permettono di intravedere i confini labili, le sagome sfumate, di nuove alleanze di potere tra gruppi e società del capitalismo economico e finanziario italiano. Il tutto mentre in Italia stanno arrivando, e ancora arriveranno nei prossimi mesi, miliardi di euro di stanziamenti, fondi, prestiti, aiuti. Memos oggi ha ricostruito questa mappa del potere, guardando ai soggetti che cercheranno di occupare il crocevia dei flussi di denaro diretti verso l’Italia. Ospite della puntata il giornalista Gianni Dragoni, autore di un blog di analisi economiche e finanziarie dal titolo “Poteri deboli” (giannidragoni.it). Chiude la trasmissione di oggi il messaggio della sociologa Giorgia Serughetti dell’università Milano-Bicocca.
    27 min
  • Memos di mercoledì 03/06/2020
    Il Covid-19 e le città. Come la pandemia cambia la vita urbana? Il caso di Napoli oggi a Memos con il sindaco Luigi De Magistris. La densità di popolazione più alta d’Italia come si concilia con l’imperativo del distanziamento sociale? E poi, le differenze nella diffusione del contagio, la frattura nord-sud, quanto peserà sul dopo-emergenza? De Magistris a Memos affronta anche il tema dei poteri dei sindaci, la loro perdita di autorità a causa di quello che De Magistris ha definito nei giorni scorsi “un disegno eversivo dell’ordine costituzionale”.
    26 min
  • Memos di mer 03/06/20
    Il Covid-19 e le città. Come la pandemia cambia la vita urbana? Il caso di Napoli oggi a Memos con il sindaco Luigi De Magistris. La densità di popolazione più alta d’Italia come si concilia con l’imperativo del distanziamento sociale? E poi, le differenze nella diffusione del contagio, la frattura nord-sud, quanto peserà sul dopo-emergenza? De Magistris a Memos affronta anche il tema dei poteri dei sindaci, la loro perdita di autorità a causa di quello che De Magistris ha definito nei giorni scorsi “un disegno eversivo dell’ordine costituzionale”.
    26 min
  • Memos di martedì 02/06/2020
    Il Covid-19 e le città. Come la pandemia cambia la vita urbana? Il caso di Napoli oggi a Memos con il sindaco Luigi De Magistris. La densità di popolazione più alta d’Italia come si concilia con l’imperativo del distanziamento sociale? E poi, le differenze nella diffusione del contagio, la frattura nord-sud, quanto peserà sul dopo-emergenza? De Magistris a Memos affronta anche il tema dei poteri dei sindaci, la loro perdita di autorità a causa di quello che De Magistris ha definito nei giorni scorsi “un disegno eversivo dell’ordine costituzionale”.
    26 min
  • Memos di mar 02/06/20
    Il Covid-19 e le città. Come la pandemia cambia la vita urbana? Il caso di Napoli oggi a Memos con il sindaco Luigi De Magistris. La densità di popolazione più alta d’Italia come si concilia con l’imperativo del distanziamento sociale? E poi, le differenze nella diffusione del contagio, la frattura nord-sud, quanto peserà sul dopo-emergenza? De Magistris a Memos affronta anche il tema dei poteri dei sindaci, la loro perdita di autorità a causa di quello che De Magistris ha definito nei giorni scorsi “un disegno eversivo dell’ordine costituzionale”.
    26 min
  • Memos di venerdì 29/05/2020
    Fondo per la ripresa, 750 miliardi di euro tra prestiti e sussidi per i paesi più colpiti dalla pandemia di Covid-19. E’ la proposta della Commissione europea. La presidente Ursula Von der Leyen l’ha presentata come un piano emergenziale anti-recessione. Centinaia di miliardi (172 all’Italia, 140 alla Spagna) per tentare di far riprendere i paesi più colpiti dal disastro economico e sociale provocato dai blocchi alle produzioni e alla mobilità. Da dove arriveranno i soldi per finanziare le ricostruzioni? Verranno raccolti sui mercati finanziari attraverso l’emissione di bond europei. Proprio così. Se i dettagli della proposta non contraddiranno gli annunci generali di queste ore , si tratta di un risultato politicamente importante. Le obbligazioni europee non sembravano minimamente alla portata della Commissione Von der Leyen. Eppure, insieme all’uso delle web tax e plastic tax per rimborsare i bond in scadenza, è uno dei punti più avanzati della proposta di Bruxelles. Una proposta che supera ampiamente l’andazzo neoliberista a cui ci avevano abituato le ultime commissioni Barroso e Juncker. Memos ha ospitato oggi lo storico dell’Europa Piervirgilio Dastoli e l’economista Laura Pennacchi (autrice di una proposta per progetti di investimento per il lavoro e un nuovo modello di sviluppo, scritta di insieme a Daniele Archibugi e Edoardo Reviglio e pubblicata su https://collettiva.it).
    27 min
  • Memos di ven 29/05/20
    Fondo per la ripresa, 750 miliardi di euro tra prestiti e sussidi per i paesi più colpiti dalla pandemia di Covid-19. E’ la proposta della Commissione europea. La presidente Ursula Von der Leyen l’ha presentata come un piano emergenziale anti-recessione. Centinaia di miliardi (172 all’Italia, 140 alla Spagna) per tentare di far riprendere i paesi più colpiti dal disastro economico e sociale provocato dai blocchi alle produzioni e alla mobilità. Da dove arriveranno i soldi per finanziare le ricostruzioni? Verranno raccolti sui mercati finanziari attraverso l’emissione di bond europei. Proprio così. Se i dettagli della proposta non contraddiranno gli annunci generali di queste ore , si tratta di un risultato politicamente importante. Le obbligazioni europee non sembravano minimamente alla portata della Commissione Von der Leyen. Eppure, insieme all’uso delle web tax e plastic tax per rimborsare i bond in scadenza, è uno dei punti più avanzati della proposta di Bruxelles. Una proposta che supera ampiamente l’andazzo neoliberista a cui ci avevano abituato le ultime commissioni Barroso e Juncker. Memos ha ospitato oggi lo storico dell’Europa Piervirgilio Dastoli e l’economista Laura Pennacchi (autrice di una proposta per progetti di investimento per il lavoro e un nuovo modello di sviluppo, scritta di insieme a Daniele Archibugi e Edoardo Reviglio e pubblicata su https://collettiva.it).
    27 min

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