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Memos episodes

  • Memos di giovedì 28/05/2020
    Covid-19 e Clima, l’infezione da coronavirus e il surriscaldamento del clima a causa dell’effetto serra. Tra i due fenomeni c’è una correlazione. “Una interazione”, ha scritto recentemente l’Economist (21 maggio 2020). Secondo il settimanale britannico “la chiusura di alcuni settori dell’economia ha portato a enormi tagli – ai livelli più alti dalla seconda guerra mondiale - delle emissioni di gas a effetto serra”. Ma contrastare il Covid-19 può entrare in conflitto con l’obiettivo di riduzione dei gas serra. Lo sostiene lo studioso di sistemi urbani, di trasformazioni delle città e del lavoro, Richard Sennet. Di fronte al decisore politico può presentarsi un dilemma: dover scegliere la “disaggregazione”, il distanziamento sociale, oppure optare per la “densificazione” che favorisce l’efficienza e la conservazione. Memos ne ha parlato oggi con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e co-autore di “Le trappole del clima” (Edizioni Ambiente, 2020). Chiude la puntata di oggi il messaggio Loredana Taddei, tra le fondatrici di “Se non ora quando”, ex responsabile nazionale politiche femminili della Cgil.
    27 min
  • Memos di gio 28/05/20
    Covid-19 e Clima, l’infezione da coronavirus e il surriscaldamento del clima a causa dell’effetto serra. Tra i due fenomeni c’è una correlazione. “Una interazione”, ha scritto recentemente l’Economist (21 maggio 2020). Secondo il settimanale britannico “la chiusura di alcuni settori dell’economia ha portato a enormi tagli – ai livelli più alti dalla seconda guerra mondiale - delle emissioni di gas a effetto serra”. Ma contrastare il Covid-19 può entrare in conflitto con l’obiettivo di riduzione dei gas serra. Lo sostiene lo studioso di sistemi urbani, di trasformazioni delle città e del lavoro, Richard Sennet. Di fronte al decisore politico può presentarsi un dilemma: dover scegliere la “disaggregazione”, il distanziamento sociale, oppure optare per la “densificazione” che favorisce l’efficienza e la conservazione. Memos ne ha parlato oggi con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e co-autore di “Le trappole del clima” (Edizioni Ambiente, 2020). Chiude la puntata di oggi il messaggio Loredana Taddei, tra le fondatrici di “Se non ora quando”, ex responsabile nazionale politiche femminili della Cgil.
    27 min
  • Memos di mercoledì 27/05/2020
    La città in-attesa. E’ la città che spera di uscire dall’emergenza Covid-19. E’ una città che sta aspettando qualcosa di nuovo. Ma cosa? La sua rigenerazione come luogo di relazioni riqualificate, oppure un definitivo declino perché la città-metropoli è sinonimo di vicinanze, di promiscuità incompatibili con la convivenza con il virus che chiede distanziamento, separazione. A Memos si sono incontrati Alessandra Casu, urbanista dell’università di Sassari; e Gabriele Pasqui che insegna Politiche Urbane al Politecnico di Milano. Pasqui è stato anche il primo ospite del ciclo di seminari dell’università di Sassari intitolato “La città in-attesa”.
    27 min
  • Memos di mer 27/05/20
    La città in-attesa. E’ la città che spera di uscire dall’emergenza Covid-19. E’ una città che sta aspettando qualcosa di nuovo. Ma cosa? La sua rigenerazione come luogo di relazioni riqualificate, oppure un definitivo declino perché la città-metropoli è sinonimo di vicinanze, di promiscuità incompatibili con la convivenza con il virus che chiede distanziamento, separazione. A Memos si sono incontrati Alessandra Casu, urbanista dell’università di Sassari; e Gabriele Pasqui che insegna Politiche Urbane al Politecnico di Milano. Pasqui è stato anche il primo ospite del ciclo di seminari dell’università di Sassari intitolato “La città in-attesa”.
    27 min
  • Memos di martedì 26/05/2020
    La colonizzazione dello spazio extra-terreste fa un notevole passo avanti. Dopo le imprese realizzate dalle grandi agenzie spaziali governative, ora tocca ai privati. E così domani la SpaceX, società del miliardario sudafricano Elon Musk, spedirà sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per la prima volta due astronauti (finora aveva spedito rifornimenti per la stazione). Con il lancio di domani dalla base di Cape Canaveral Elon Musk metterà alla prova la capacità della sua azienda di progettare e realizzare un taxi dello spazio. La missione di domani segna anche il ritorno degli statunitensi (privati) nei viaggi verso la ISS con astronauti a bordo. Negli ultimi dieci anni piloti, ingegneri, astrofisici degli Stati Uniti avevano dovuto utilizzare e pagare l’affitto di veicoli spaziali russi. Memos oggi ha ospitato Umberto Guidoni, astrofisico e astronauta dell’agenzia spaziale italiana e di quella europea. Guidoni ha partecipato a due missioni spaziali a bordo dello Space Shuttle della Nasa (nel 1996 e nel 2001, in quest’ultima è stato a bordo della ISS).Tra il 2004 e il 2009 è stato parlamentare europeo. E Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera e responsabile delle pagine del Corriere Innovazione, il magazine di culture, scienze e tecnologie (in versione cartacea e digitale).
    29 min
  • Memos di mar 26/05/20
    La colonizzazione dello spazio extra-terreste fa un notevole passo avanti. Dopo le imprese realizzate dalle grandi agenzie spaziali governative, ora tocca ai privati. E così domani la SpaceX, società del miliardario sudafricano Elon Musk, spedirà sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per la prima volta due astronauti (finora aveva spedito rifornimenti per la stazione). Con il lancio di domani dalla base di Cape Canaveral Elon Musk metterà alla prova la capacità della sua azienda di progettare e realizzare un taxi dello spazio. La missione di domani segna anche il ritorno degli statunitensi (privati) nei viaggi verso la ISS con astronauti a bordo. Negli ultimi dieci anni piloti, ingegneri, astrofisici degli Stati Uniti avevano dovuto utilizzare e pagare l’affitto di veicoli spaziali russi. Memos oggi ha ospitato Umberto Guidoni, astrofisico e astronauta dell’agenzia spaziale italiana e di quella europea. Guidoni ha partecipato a due missioni spaziali a bordo dello Space Shuttle della Nasa (nel 1996 e nel 2001, in quest’ultima è stato a bordo della ISS).Tra il 2004 e il 2009 è stato parlamentare europeo. E Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera e responsabile delle pagine del Corriere Innovazione, il magazine di culture, scienze e tecnologie (in versione cartacea e digitale).
    29 min
  • Memos di venerdì 22/05/2020
    Capaci, 28 anni dopo la strage siamo ancora alla ricerca dei moventi dell’assassinio di Giovanni Falcone. Domani 23 maggio si ricordano le vittime di quel massacro: oltre al giudice, a Capaci morirono sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Memos ha riproposto oggi una parte della testimonianza di Giovanni Costanza, l’autista di Falcone sopravvissuto alla strage, ospite nel febbraio scorso di Radio Popolare per il ciclo “Lezioni di Antimafia” (Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”). A Memos oggi Pierpaolo Farina, sociologo, fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia online sulle mafie. Wikimafia ha organizzato questa settimana diversi incontri via web, ad esempio sulla memoria del giudice Falcone con il sociologo Nando dalla Chiesa; sulle verità svelate e ancora da svelare con l’ex pm Vittorio Teresi, il giornalista Enrico Bellavia e Giovanni Montinaro, figlio dell’agente ucciso a Capaci. Vittorio Teresi è stato procuratore a Palermo, uno dei pm del processo sulla trattativa stato-mafia: “chi ha ucciso Falcone? I suoi nemici – dice l’ex pm a Wikimafia – Chi erano i nemici di Falcone? Certamente i mafiosi, ma anche quegli uomini dello stato collusi con la mafia che sapevano bene una cosa: che se Giovanni avesse potuto continuare nella sua opera all’interno del ministero avrebbe fatto emanare quelle leggi che aveva in mente. Inoltre, i nemici erano quelli che sapevano un’altra cosa: che se Falcone fosse diventato procuratore nazionale antimafia , con quegli strumenti normativi in mano, avrebbe potuto ottenere quel risultato che tutti coloro che si occupano di combattere la mafia vogliono, e cioè la distruzione totale della mafia. L’obiettivo della fine totale, irreversibile delle mafie – conclude il magistrato Teresi - non è un obiettivo comune voluto da molti stati e da esponenti di questo stato”.
    31 min
  • Memos di ven 22/05/20
    Capaci, 28 anni dopo la strage siamo ancora alla ricerca dei moventi dell’assassinio di Giovanni Falcone. Domani 23 maggio si ricordano le vittime di quel massacro: oltre al giudice, a Capaci morirono sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Memos ha riproposto oggi una parte della testimonianza di Giovanni Costanza, l’autista di Falcone sopravvissuto alla strage, ospite nel febbraio scorso di Radio Popolare per il ciclo “Lezioni di Antimafia” (Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”). A Memos oggi Pierpaolo Farina, sociologo, fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia online sulle mafie. Wikimafia ha organizzato questa settimana diversi incontri via web, ad esempio sulla memoria del giudice Falcone con il sociologo Nando dalla Chiesa; sulle verità svelate e ancora da svelare con l’ex pm Vittorio Teresi, il giornalista Enrico Bellavia e Giovanni Montinaro, figlio dell’agente ucciso a Capaci. Vittorio Teresi è stato procuratore a Palermo, uno dei pm del processo sulla trattativa stato-mafia: “chi ha ucciso Falcone? I suoi nemici – dice l’ex pm a Wikimafia – Chi erano i nemici di Falcone? Certamente i mafiosi, ma anche quegli uomini dello stato collusi con la mafia che sapevano bene una cosa: che se Giovanni avesse potuto continuare nella sua opera all’interno del ministero avrebbe fatto emanare quelle leggi che aveva in mente. Inoltre, i nemici erano quelli che sapevano un’altra cosa: che se Falcone fosse diventato procuratore nazionale antimafia , con quegli strumenti normativi in mano, avrebbe potuto ottenere quel risultato che tutti coloro che si occupano di combattere la mafia vogliono, e cioè la distruzione totale della mafia. L’obiettivo della fine totale, irreversibile delle mafie – conclude il magistrato Teresi - non è un obiettivo comune voluto da molti stati e da esponenti di questo stato”.
    31 min
  • Memos di giovedì 21/05/2020
    Chi ha paura dello stato imprenditore? E perché? Dopo 40 anni di delegittimazione dell’intervento statale (“lo stato non è la soluzione, ma è il problema”, diceva Ronald Reagan all'inizio degli anni ‘80), oggi lo stato sembra riguadagnare punti. Sotto la pressione della durissima crisi sanitaria ed economica si registrano forme di rivalutazione del suo ruolo. Dello stato sono gli aiuti, i sussidi, i prestiti, le garanzie. Alle persone, così come alle imprese. Il pubblico riemerge, mentre l’eccellenza del privato finisce nella polvere. E’ quanto riferisce la narrazione corrente, in questi tempi di pandemia. La nozione di “stato imprenditore” è il fortunato ritrovato scientifico dell’economista Mariana Mazzucato (“Lo Stato innovatore”, Laterza 2014) e dei suoi studi di questi ultimi anni. Una nozione che fa paura, ad esempio, al nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “non abbiamo bisogno di uno Stato imprenditore, ne conosciamo fin troppo bene i difetti” (Corriere, 4 maggio 2020). E poi è bastato che Mazzucato fosse nominata nella task force guidata da Vittorio Colao, e consulente del governo Conte per le politiche industriali, per scatenare dimostrazioni (non richieste) e atti di fede pro “economia di mercato” e contro “statalismo, interventismo, populismo” (vedi “Appello a Mattarella” di Sgarbi, Henry-Levy, Vargas Llosa, Luttwak, Loewenthal, e altri – Repubblica.it 2 maggio 2020). Di tutto questo Memos oggi ha parlato con Filippo Barbera, sociologo dell’università di Torino. Chiude la puntata il messaggio di Giorgia Serughetti, sociologa a Milano-Bicocca, sui bambini e gli adolescenti, i dimenticati della #fase2.
    30 min
  • Memos di gio 21/05/20
    Chi ha paura dello stato imprenditore? E perché? Dopo 40 anni di delegittimazione dell’intervento statale (“lo stato non è la soluzione, ma è il problema”, diceva Ronald Reagan all'inizio degli anni ‘80), oggi lo stato sembra riguadagnare punti. Sotto la pressione della durissima crisi sanitaria ed economica si registrano forme di rivalutazione del suo ruolo. Dello stato sono gli aiuti, i sussidi, i prestiti, le garanzie. Alle persone, così come alle imprese. Il pubblico riemerge, mentre l’eccellenza del privato finisce nella polvere. E’ quanto riferisce la narrazione corrente, in questi tempi di pandemia. La nozione di “stato imprenditore” è il fortunato ritrovato scientifico dell’economista Mariana Mazzucato (“Lo Stato innovatore”, Laterza 2014) e dei suoi studi di questi ultimi anni. Una nozione che fa paura, ad esempio, al nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “non abbiamo bisogno di uno Stato imprenditore, ne conosciamo fin troppo bene i difetti” (Corriere, 4 maggio 2020). E poi è bastato che Mazzucato fosse nominata nella task force guidata da Vittorio Colao, e consulente del governo Conte per le politiche industriali, per scatenare dimostrazioni (non richieste) e atti di fede pro “economia di mercato” e contro “statalismo, interventismo, populismo” (vedi “Appello a Mattarella” di Sgarbi, Henry-Levy, Vargas Llosa, Luttwak, Loewenthal, e altri – Repubblica.it 2 maggio 2020). Di tutto questo Memos oggi ha parlato con Filippo Barbera, sociologo dell’università di Torino. Chiude la puntata il messaggio di Giorgia Serughetti, sociologa a Milano-Bicocca, sui bambini e gli adolescenti, i dimenticati della #fase2.
    30 min

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