
Sign up to save your podcasts
Or


Ci sono relazioni in cui non servono urla perché qualcosa faccia male. A volte si impara semplicemente a camminare in punta di piedi, a misurare ogni parola, a chiedere scusa per mantenere la pace e, poco alla volta, a dubitare persino di ciò che si prova.
In questo episodio ho parlato con Chris Wasko, che si occupa di recupero dal trauma e dalle relazioni narcisistiche ed emotivamente abusive. Chris conosce questo tema anche attraverso la propria storia familiare e mi ha raccontato il momento in cui ha iniziato a riconoscere certi schemi e ha deciso di interromperli per proteggere sé e i propri figli.
Abbiamo parlato di gaslighting, ipervigilanza, confini, senso di colpa e di quei segnali che, quando siamo dentro una relazione, possono essere molto più difficili da riconoscere. Ma soprattutto abbiamo parlato di ciò che viene dopo: quel periodo in cui si può sentire la mancanza persino di chi ci ha fatto soffrire e bisogna lentamente imparare a fidarsi di nuovo della propria voce.
Una frase di Chris mi è rimasta particolarmente impressa: per gran parte della sua vita ha scelto ciò che manteneva tranquilli gli altri. Oggi sceglie ciò che porta pace a sé e ai suoi figli.
Questo episodio parla proprio di quel passaggio: riconoscere la gabbia e, un giorno alla volta, ricostruire la propria casa.
E alla fine rimane una domanda, forse la più importante:
Se nessuno dovesse approvarlo, che cosa sceglieresti oggi, per te?
Trent’anni fa moriva Tupac Shakur. Ma prima del rapper, dell’icona e della leggenda, c’era un bambino cresciuto accanto a una donna dalla storia straordinaria: sua madre, Afeni Shakur.
Membro delle Black Panthers, imputata nel processo dei “Panther 21” e assolta dopo essersi difesa anche in prima persona in tribunale, Afeni attraversò lotta politica, povertà, dipendenza e rinascita. E lasciò a suo figlio qualcosa che sarebbe entrato profondamente nella sua musica: la capacità di trasformare rabbia, dolore e ingiustizia in parole.
In questa puntata di Milly Podcast – Italiano Vero, Storie Vere, torniamo alle radici di Tupac per scoprire la donna che venne prima del mito.
Perché dietro Dear Mama non c’è soltanto una delle canzoni più intense di Tupac. C’è una madre. C’è una storia americana. E c’è una voce che merita di essere ricordata.
Cosa significa lavorare ogni giorno accanto alla morte?
In questa puntata intervisto Wade Simmons, filmmaker indipendente e professionista del settore funebre da quasi diciassette anni. La sua è una storia particolare: cresciuto nella West Side di Chicago, fin da bambino sognava due mestieri apparentemente lontanissimi, il cinema e le pompe funebri. Negli anni ha seguito entrambe le strade, si è diplomato in scienze mortuarie e alla scuola di cinema e si è persino allenato per il wrestling professionistico.
Partendo dalla serie Six Feet Under, parliamo di quanto la televisione riesca davvero a raccontare il mondo delle pompe funebri e di ciò che, invece, si comprende soltanto quando ci si trova davanti a una famiglia che ha appena perso qualcuno.
Wade racconta anche i momenti più umani del suo lavoro: le volte in cui si finisce inaspettatamente per ridere durante un funerale, ma soprattutto alcune storie che, dopo tanti anni, non è ancora riuscito a dimenticare. Una giovane promessa del basket morta in un incidente. Un uomo incontrato al funerale della madre e ritrovato, appena tre settimane dopo, dentro una bara. E la perdita improvvisa del suo ex datore di lavoro, una ferita ancora recente.
Ma questa intervista non parla soltanto di morte. Parla soprattutto delle persone che rimangono, di fede, creatività, cinema e del valore che Wade attribuisce a ogni singola esistenza.
Perché c’è una frase che ritorna continuamente nelle sue parole:
“Everyone has a story.” — Ognuno ha una storia.
Alla fine dell’intervista ho scelto di lasciare spazio direttamente alla voce di Wade. Senza traduzione e senza altre domande: alcuni suoi pensieri personali sul cinema, sull’arte, su Dio e sulle storie delle persone.
Un episodio sulla morte che, forse, parla soprattutto di come guardiamo la vita.
La Famiglia Addams è molto più di una serie televisiva o dei celebri film degli anni Novanta. In questo episodio ripercorriamo la vera storia della loro nascita: dalle vignette senza parole di Charles Addams pubblicate sul New Yorker nel 1938, fino ai film, ai musical e al successo mondiale di Mercoledì. Scopriremo perché Morticia, Gomez, Mercoledì e gli altri non sono mai stati pensati come mostri, ma come una brillante satira della famiglia perfetta americana. Una storia fatta di umorismo nero, cultura pop e un’idea rivoluzionaria di normalità che continua a conquistare il pubblico dopo quasi novant’anni.
Ci sono numeri che sembrano troppo grandi per essere compresi. E poi ci sono numeri che raccontano la storia del mondo.
In questa puntata partiamo da un grafico che mostra le emissioni cumulative di CO₂ dal 1850 a oggi, per capire quali paesi hanno contribuito maggiormente al cambiamento climatico e perché, ancora oggi, si parla di debito climatico.
Ma questa non è una puntata per distribuire colpe. È una riflessione su un’eredità che attraversa le generazioni, sul rapporto tra responsabilità e giustizia e su cosa significhi vivere in un mondo dove chi ha contribuito meno alla crisi climatica è spesso il primo a subirne le conseguenze.
Perché i numeri non raccontano soltanto il passato. Ci chiedono anche cosa vogliamo fare del futuro.
Buon ascolto.
Berlino, agosto 1961.
Sophie e Konrad hanno vent’anni, sono innamorati e immaginano di avere tutta la vita davanti.
Poi, in una sola notte, Berlino viene divisa.
Lei riesce a fuggire a Ovest. Lui rimane a Est.
Tra loro nasce un confine fatto di cemento, filo spinato, soldati e controlli. Un confine che resterà in piedi per ventotto anni.
“La promessa” (Das Versprechen), film del 1995 diretto da Margarethe von Trotta, racconta la Guerra Fredda attraverso qualcosa di molto più intimo della politica: due persone che continuano ad amarsi mentre la Storia decide dove possono vivere, incontrarsi e persino sognare.
Da Berlino alla Primavera di Praga del 1968, dalla sorveglianza della Stasi fino alla caduta del Muro nel novembre 1989, seguiamo Sophie e Konrad attraverso quasi trent’anni di separazioni, incontri rubati e speranze continuamente rimandate.
Ma quando finalmente il Muro cade, rimane una domanda ancora più difficile:
basta eliminare un confine per cancellare tutto ciò che quel confine ha provocato?
In questo episodio vi porto alla scoperta di un film poco conosciuto fuori dalla Germania, ma capace di raccontare con straordinaria delicatezza cosa accade quando la grande Storia entra nella vita privata delle persone.
Perché una promessa non è la certezza che qualcosa accadrà.
È scegliere di continuare a crederci quando tutto intorno sembra dirti di smettere.
Simon Wolf è partito per il Brasile senza sapere che quel viaggio avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Prima l’amore, una nuova casa e un Paese capace di conquistarlo. Poi la fine di una relazione e un evento drammatico: un sequestro che lo ha privato della libertà e lasciato ferite profonde, nel corpo e nella memoria.
Simon è sopravvissuto. Ha raccontato la sua esperienza in tre libri autobiografici, ma soprattutto ha compiuto una scelta sorprendente: non permettere alla parte più dolorosa della sua storia di cancellare tutto ciò che aveva amato del Brasile.
In questa intervista parliamo di ciò che accade dopo: di identità, ferite, rinascita e del momento in cui si smette di essere soltanto un sopravvissuto e si ricomincia, lentamente, a sentirsi vivi.
Il Brasile che ho scelto di continuare ad amare — Intervista a Simon Wolf
Una storia vera sulla forza di ricominciare senza dimenticare.
Una madre che sceglie di parlare. Una figlia che trova il coraggio di continuare ciò che sua madre aveva iniziato.
Lea Garofalo voleva per Denise una vita lontana dalla ’ndrangheta e dalle sue regole di silenzio. Per questo decise di raccontare ciò che sapeva alla giustizia. Una scelta che avrebbe pagato con la vita.
Ma la sua voce non scomparve con lei.
A soli diciannove anni, Denise trovò la forza di entrare in un’aula di tribunale, testimoniare contro suo padre e contribuire a fare giustizia per sua madre. Da allora ha vissuto per anni sotto protezione, portando con sé un’eredità difficile e straordinaria.
Oggi, dopo la prematura scomparsa di Denise, Milly Podcast – Italiano Vero, Storie Vere racconta la storia di due donne unite non soltanto dal dolore, ma soprattutto dalla stessa scelta: rompere il silenzio.
Una storia di verità, coraggio e memoria. Perché ci sono fiamme che il fuoco non riesce a spegnere.
Esistono festival che riempiono le strade di rumore.
E poi ce ne sono altri che sembrano parlare sottovoce.
Mara porta Lina in un piccolo mondo fatto di musica, fotografie, luci tra gli alberi e persone che non chiedono “Che cosa fai nella vita?”, ma qualcosa di molto più difficile:
“Che cosa ti muove?”
Lina non conosce ancora la risposta.
Poi, dal piccolo palco vicino al Reno, comincia una melodia.
Tre accordi. Poi quattro.
Una canzone che conosce.
Una persona che non è lì.
E un pezzo del viaggio che credeva di essersi lasciata alle spalle.
Nel cuore del Mendrisiotto c’è un luogo in cui il rumore delle macchine da cucire racconta una storia lunga più di sessant’anni.
Nel 2020, mentre il mondo si fermava, tre donne — Line Michel, Michela Quadri e Giulia Fratini — hanno scelto di andare controcorrente: rilevare una storica realtà tessile destinata a chiudere e impedire che insieme a quelle macchine scomparisse anche un sapere fatto di mani, esperienza e gesti tramandati nel tempo.
Nasce così Punto 301, una sartoria industriale ticinese dove tradizione e presente continuano a incontrarsi ogni giorno.
In questo episodio parliamo di moda, qualità, produzione locale e sostenibilità, ma soprattutto del valore del saper fare. Perché quando scompare un mestiere artigianale non perdiamo soltanto un’azienda: rischiamo di perdere una lingua fatta di gesti, precisione, errori, correzioni e conoscenze che nessuna macchina può semplicemente ricreare.
Quanto vale davvero un capo realizzato con cura? E quanto ci costa, invece, perdere la capacità di farlo?
Una storia di tre donne, di una tradizione salvata e di un filo che, nonostante tutto, non si è spezzato.
From the publisher's feed