Il Ticino si prepara a quello che, a detta dei sindacati, potrebbe essere il più grande sciopero del settore pubblico e para-pubblico (sono 20’000 i lavoratori interessati) mai visto sin qui. La politica rimarrà a guardare, convinta di quanto sia già stato deciso o i manifestanti riusciranno ad ottenere qualcosa in più? Il margine di manovra, dopo il voto sul preventivo 2024 del Cantone, sembra lasciare poco spazio alle richieste della piazza. È normale quindi chiedersi se si stia parlando di rivendicazioni legittime o se, come sostenuto da alcuni partiti, tutto sommato si tratti di una sorta di capriccio.
Sta di fatto che oggi, scioperanti e manifestanti, chiederanno al Governo di rinunciare alla non sostituzione del 20% del personale partente, ribadiranno che 400 fr. una tantum e due giorni e mezzo di vacanza non bastano per compensare l’aumento del costo della vita. Più in generale chiederanno uno stop ai tagli nel settore pubblico e in particolare nelle scuole, nel settore sociosanitario e in quello socioeducativo (anche in vista del preventivo 2025).
Il personale statale quindi torna in piazza e lo fa nonostante le concessioni fatte dal parlamento dopo la manifestazione “stop ai tagli” del 20 gennaio, grazie (probabilmente in parte) alla quale si è rinunciato ai tagli previsti per i sussidi ai premi di cassa malati e si è rinunciato al taglio del 2% sui salari del personale dello Stato che superano i 60’000 franchi l’anno.
Questo sciopero servirà ancora a qualcosa o non farà altro che alimentare il fuoco di chi crede che ci sia una classe di lavoratori privilegiata, quella degli statali, e gli altri, che arrancano e lo fanno in silenzio?
Ne discutiamo con:
Xavier Daniel, segretario del sindacato OCST;
Alessandro Speziali, presidente del PLR ticinese e deputato in Gran Consiglio.
Interventi registrati di:
Sabrina Aldi, deputata in Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi;
Enrico Quaresmini, portavoce della rete ErreDiPi.
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