Venaus, Val di Susa. Sabato notte sul palco ci sono i Queen of Saba, e dicono una frase che in quella valle conoscono tutti: avevamo ragione ieri, abbiamo ragione oggi, avremo ragione domani. È Alta Felicità, il festival del movimento No Tav, decima edizione, gratuito, senza sponsor, autofinanziato. Quest'anno sul palco 99 Posse, Asian Dub Foundation, Assalti Frontali, gli Statuto, Shablo. Negli anni Modena City Ramblers, Africa Unite, Mondo Marcio. Willie Peyote ha testimoniato in tribunale di aver suonato lì gratis, in solidarietà al movimento. Sabato pomeriggio dal festival parte una marcia di ventimila persone verso i cantieri della Torino-Lione. A Chiomonte centinaia di manifestanti superano le reti: bombe carta, bottiglie, mezzi bruciati. Le forze dell'ordine contano oltre 120 feriti, un milione di euro di danni secondo Telt. Lunedì il movimento non prende le distanze. Lo stesso giorno Giorgia Meloni e il ministro Piantedosi atterrano in elicottero a Chiomonte: parlano di violenza organizzata. In valle vengono identificate oltre milleduecento persone. E qui il racconto si allarga. Sull'altra sponda dell'Adriatico, in Albania, un'altra area protetta viene recintata per un resort legato a Jared Kushner. La protesta prende il nome di Rivoluzione dei fenicotteri, e in Italia riceve simpatia unanime. In Val di Susa lo stesso copione, un'area protetta, una recinzione, un capitale enorme, diventa devastazione e saccheggio. Due pesi e due misure. E un movimento che dura trent'anni ha bisogno di un posto dove la memoria passa di mano in mano: quel posto, in Val di Susa, è un palco musicale.
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