Il 5 maggio 2026, a Yerevan, Emmanuel Macron prende il microfono e canta La Bohème di Charles Aznavour.
Dietro la batteria c'è Nikol Pashinyan, primo ministro dell'Armenia. È l'ottavo vertice della Comunità Politica Europea, il primo mai ospitato sul suolo armeno.
La Bohème non è una canzone qualsiasi. L'ha scritta Aznavour, figlio di armeni fuggiti dal genocidio ottomano, cresciuto a Parigi. È una canzone sulla nostalgia, su un mondo perduto. Cantarla a Yereva, significa una contraddizione enorme: l'Europa firma da anni accordi sul gas con l'Azerbaigian, lo stesso paese che nel 2023 ha svuotato il Karabakh di oltre centomila armeni. Nel frattempo in Kenya, il cantante Bien-Aimé Baraza finisce nella bufera per una foto con Macron durante una visita ufficiale. I suoi fan lo accusano di tradimento. Lui si difende. Ma la rabbia dice qualcosa di preciso. Musica,soft power, memoria, diaspora: fino a dove un gesto simbolico può coprire una contraddizione politica?
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