Musica e Mondo

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  • Temper City, la band israeliana boicottata da Jane Remover
    Jane Remover, cantante di digicore e hyperpop del New Jersey, rinuncia al festival M3F in Arizona. Il 5 agosto scrive: "togliete quella band dell'esercito israeliano dal cartellone, o non suono". La band si chiama Temper City, trio con sede a Los Angeles ma israeliano, il cui cantante Eytan Peled ha parlato con orgoglio del proprio servizio nell'IDF. Hanno una sola canzone conosciuta, "Self Aware", esplosa su TikTok e arrivata in cima alla classifica rock alternativa di Billboard, oltre trecentocinquanta milioni di ascolti. Un mese dopo il festival aggiorna il cartellone: Jane Remover sparisce, Temper City resta, al suo posto arriva Flying Lotus. Nessuno spiega nulla. Perché una band con due canzoni diventa un caso politico? C'è il sospetto di "industry plant", un progetto costruito a tavolino, anche se nessuno ha prove. E c'è il soft power: la promozione di pop star israeliane letta come normalizzazione di uno Stato accusato di crimini gravi. L'8 settembre dodici paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, annunciano restrizioni commerciali sui prodotti delle colonie in Cisgiordania. Il Regno Unito vieta l'importazione, Israele chiude il consolato britannico a Gerusalemme est. L'Italia va nella direzione opposta: il 9 settembre riprende alla Camera il ddl 1004 sull'antisemitismo, che adotta la definizione IHRA. Amnesty International avverte che mette sullo stesso piano la critica al governo israeliano e l'odio contro gli ebrei. In piazza, duecentocinquanta organizzazioni, inclusi gruppi ebraici antirazzisti e contro la pulizia etnica portata avanti da Netanyahu.

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    7 min
  • Protect Ya Neck (from Palantir): Raekwon, la sorveglianza e il Wu Tang
    Il 21 agosto, sul profilo di Palantir, compaiono foto di Raekwon del Wu-Tang Clan con l'amministratore delegato Alex Karp. Didascalia: "non dimenticate mai i vostri OG". Il post supera il milione di visualizzazioni, i commenti sono quasi tutti dello stesso tenore: grazie per aver rovinato il Wu-Tang. Non è la prima visita: Raekwon era già andato lì nel 2010, quando Palantir era una startup sconosciuta. Il Wu-Tang Clan nasce nel 1992 a Staten Island, costruito sulla Five Percent Nation, che divide l'umanità in una massa ignara, un dieci per cento di ricchi che sa e nasconde, e un cinque per cento di poveri che ha capito. Palantir, fondata da Peter Thiel e Alex Karp, unisce banche dati che normalmente non si parlano: utenze, tabulati, spostamenti, precedenti. I clienti sono l'esercito americano, la CIA, l'ICE. Nell'ottobre 2023 l'azienda compra una pagina del New York Times con scritto solo "Palantir sta con Israele", e a gennaio 2024 tiene il consiglio di amministrazione a Tel Aviv, annunciando un accordo con il ministero della Difesa israeliano. Ma il Wu-Tang su questo non ha mai avuto una linea unica. Nel 1994 Method Man pubblica PLO Style, sull'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel 2024 Remedy, rapper ebreo affiliato al gruppo e sostenitore di Israele, litiga pubblicamente con Macklemore per la canzone Hind's Hall, dedicata alla bambina uccisa dall'IDF a Gaza il 29 gennaio 2024. Il primo singolo del Wu-Tang, nel 1992, si intitolava Protect Ya Neck. Oggi, forse, dobbiamo guardarci le spalle da Palantir.









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    11 min
  • Hare Krishna e hardcore: dai Cro-Mags al Bangladesh, la storia del KrishnaCore
    New York, primi anni Novanta: in uno scantinato una band hardcore punk suona un mantra in sanscrito. Sono Hare Krishna. Il collegamento nasce dalle regole: nel 1981 i Minor Threat inventano lo straight edge, sottoinsime dell'hardcore basato sull'astinenza da droghe e alcolici. Gli Hare Krishna, il movimento fondato a New York nel 1966 da un monaco bengalese, seguivano le stesse regole (ma per ragioni religiose). John Joseph dei Cro-Mags è il primo a passare dall'altra parte, poi Poly Styrene degli X-Ray Spex. Negli anni Novanta nascono gli Shelter e i 108, che pubblicano per l'etichetta Equal Vision gestita da devoti Krishna. Trent'anni dopo, guardiamo dove è finita quella stessa organizzazione. Agosto 2024, Bangladesh: cade la prima ministra Sheikh Hasina, iniziano le violenze contro la minoranza indù. Il volto delle proteste diventa il monaco Chinmoy Krishna Das. Arrestato a novembre per sedizione, i suoi seguaci scendono in piazza, un avvocato viene ucciso a colpi di machete fuori dal tribunale di Chittagong. La crisi diventa diplomatica: il ministero degli Esteri indiano interviene, nei cortei di Dacca risuona lo slogan del nazionalismo indù. In India, intanto, ISKCON, (la principale organizzazione Hare Krishna), ha oltre cinquecento templi, e a gennaio 2025 Modi in persona ne inaugura uno vicino Mumbai, il secondo più grande dell'Asia. Nel 1966 il movimento era fatto di ragazzi americani contro la guerra in Vietnam. Oggi è un soggetto politico a tutti gli effetti, con tutte le problematicità del caso .

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    8 min
  • Dolly Parton: 9 to 5, il country e la nostalgia inventata a tavolino
    Martedì 25 agosto, a Nashville, muore Dolly Parton, 80 anni, per le complicanze di un tumore. Nel giro di poche ore Trump ordina le bandiere a mezz'asta su tutto il territorio nazionale, per una donna che sotto la sua presidenza aveva rifiutato due volte la medaglia presidenziale della libertà. Parton nasce nel 1946 in una capanna di una stanza sugli Appalachi, quarta di dodici figli.

    La musica country non è mai stata semplicemente rurale: è una categoria commerciale inventata negli anni Venti dal talent scout Ralph Peer, che divise lo stesso repertorio in "race records" per il pubblico nero e "hillbilly" per quello bianco. Una nostalgia costruita a tavolino, come già un secolo prima aveva fatto Stephen Foster con le sue canzoni sulla piantagione. Dolly Parton ha lavorato dentro quella macchina emotiva per una vita. Nel disco 9 to 5 and Odd Jobs del 1980 mette insieme la hit sugli operai sfruttati, una canzone sui minatori e Deportee di Woody Guthrie, sui braccianti messicani morti senza nome in un incidente aereo del 1948. Ha scritto una canzone per un film su una donna transgender e ha ricevuto minacce di morte dal Ku Klux Klan. Ha rifiutato metà dei diritti di I Will Always Love You che le chiedeva il manager di Elvis, e li ha visti tutti tornare a lei quando Whitney Houston la incise per Guardia del corpo. Ma attenzione: ha anche cantato per l'esercito americano durante la guerra in Iraq. Non l'ha mai chiamata politica. L'ha sempre chiamata lavoro.

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    16 min
  • Andy Burnham a Kyiv suona Rusholme Ruffians dei The Smiths, Johnny Marr commenta (ma non troppo)
    Lunedì 24 agosto, Kiev. Il primo ministro britannico Andy Burnham, al suo primo viaggio all'estero da quando è entrato a Downing Street, prende in mano una chitarra elettrica costruita a mano da un liutaio ucraino e suona Rusholme Ruffians degli Smiths, davanti ai soldati delle Forze Culturali, l'unità dell'esercito ucraino fatta di musicisti. Burnham è stato sindaco di Manchester per quasi dieci anni, ed è appassionato di musica: ha definito Hatful of Hollow degli Smiths il disco che gli ha cambiato la vita. Johnny Marr, che da quindici anni proibisce ai politici conservatori di dire che amano gli Smiths, stavolta risponde diversamente: dice di non riuscire a capacitarsene del tutto, ma che alla fine la guarda come una vittoria per la chitarra. Morrissey, l'altra metà del gruppo, ha invece sostenuto la Brexit e si è fatto fotografare con la spilla di For Britain, partito di estrema destra. Lo stesso giorno il presidente ucraino Zelensky ringrazia pubblicamente Netanyahu per gli auguri d'indipendenza, mentre il premier israeliano ha un mandato d'arresto della Corte penale internazionale dal novembre 2024. E in Russia, nel frattempo, chi fa musica e parla contro la guerra finisce su una lista di agenti stranieri. Una settimana prima, oltre duecento musicisti britannici, da Brian Eno a Thom Yorke, avevano scritto a Burnham per bloccare il giacimento petrolifero di Rosebank.

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    8 min
  • Terrorista per gli USA: Autistici/Inventati e la musica alternativa in Italia
    Mercoledì 26 agosto gli Stati Uniti mettono il collettivo italiano Autistici/Inventati nella lista dei terroristi globali. Non ha una sede, non ha stipendi: dal 2001 volontari sparsi in diversi paesi regalano caselle mail, siti e mailing list a chi glieli chiede. Il segretario di Stato Marco Rubio parla di terrorismo di estrema sinistra, il segretario al Tesoro Scott Bessent di estremisti e facilitatori. Nello stesso pacchetto ci sono Palestine Action e la rete Masar Badil. In Italia non esiste nessuna sentenza. Ma una designazione americana basta a obbligare banche, provider e gestori di server a tagliare i ponti. Per capire cosa c'è in gioco bisogna tornare indietro.

    Firenze, 1998: nasce il primo hackmeeting italiano dentro un centro sociale occupato, con un concerto di musicisti sperimentali giapponesi davanti a chi il giorno dopo avrebbe parlato di protocolli di rete. Roma, 1986: nasce il Forte Prenestino, che diventerà uno dei nodi telematici del movimento italiano. I centri sociali, dagli anni Ottanta, sono stati l'infrastruttura fisica della musica indipendente: sale prove, concerti, le mailing list su cui si è retto per trent'anni il circuito punk e hardcore europeo. E in Italia, nel frattempo, il decreto anti-rave del 2022 ha introdotto la confisca di casse, mixer e strumenti per chi organizza raduni non autorizzati. Una legge italiana che porta via l'impianto, un provvedimento americano che spegne il server. La stessa tenaglia, da due lati diversi.

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    10 min
  • "Woke 1 era una follia": Alexandra Ocasio Cortez, Bob Vylan e il vero prezzo della protesta
    Domenica 9 agosto, ABC, il giornalista Jonathan Karl intervista Alexandria Ocasio-Cortez riguardo la candidata Francesca Hong, che nel 2020 chiedeva di abolire la polizia e cancellare la Festa del  Ringraziamento. AOC ride e cita un consigliere comunale: "Woke 1 era una follia". Torniamo al 2 giugno 2020: due dirigenti nere di Atlantic Records lanciano The Show Must Be Paused, l'industria musicale si ferma per un giorno. In ventiquattro ore diventa Blackout Tuesday, un quadrato nero postato da Universal, Sony, Taylor Swift, Beyoncé: ventotto milioni di quadrati che seppelliscono le informazioni utili sotto l'hashtag Black Lives Matter per trovare i presidi e le manifestazioni delle organizzazioni politiche. Da gennaio 2025 Trump smonta i programmi DEI. Le donne nere perdono trentottomila posti di lavoro in un mese. Nel frattempo chi decide riguardo le armi non cambia mai, e su quello destra e sinistra spesso votano insieme. A febbraio 2025 Kendrick Lamar fa il Super Bowl con un pezzo politico davanti a Trump in tribuna: un messaggio potente, ma sull'identità. Cosa succede a chi parla di guerra? Il 28 giugno 2025, a Glastonbury, i Bob Vylan guidano un coro contro l'esercito israeliano. Perdono l'agenzia, i visti americani, i festival, e a giugno 2026 il cantante viene fermato ed espulso da Berlino, con il divieto ritirato a fine luglio senza spiegazioni. Un quadrato nero non costa(va) niente. Una frase su Gaza oggi costa tutto.































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    8 min
  • Salvini fischiato al tributo a De André, Meloni cita Guccini e Vannacci usa la musica AI
    Mercoledì 5 agosto Salvini pubblica un video sui ritardi dei treni. Giovedì 6 muore Francesco Guccini, 86 anni. Meloni scrive di aver amato la sua musica, cita "Cirano" e "Cristoforo Colombo", e aggiunge che continuerà a cantarlo nonostante le sue "dichiarazioni livorose" verso di lei. Domenica 9 agosto, all'Agnata, la tenuta sarda di Fabrizio De André, va in scena il concerto tributo del festival Time in Jazz. Salvini è seduto in prima fila accanto a Dori Ghezzi. Una ragazza si alza, dice di sentirsi offesa dalla sua presenza, se ne va tra fischi e applausi. Parla Dori Ghezzi: la musica deve unire. Parla Diodato: non sono il padrone di casa. Lunedì Alice De André, nipote di Fabrizio, pubblica un video ironico: si chiede cosa Salvini abbia davvero capito dei testi di suo nonno, e se De André non sia diventato un santino nazionale, citato da tutti senza applicarne le idee. Salvini risponde rivendicando il diritto di ascoltare chi vuole. Ma Guccini non era di "supersinistra", lo ha detto lui stesso. E con De André il meccanismo è identico: si cantano le canzoni, si lascia fuori  i ladri, il conflitto, i rom di Khorakhanè. Mentre l'Italia discute chi abbia diritto alla prima fila, un pezzo della destra il problema del repertorio se l'è già tolto: a luglio i canali di Vannacci hanno diffuso un video con canzoni generate dall'intelligenza artificiale. Quella roba non ha vedove da convincere, né nipoti che si arrabbiano.

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    9 min
  • Brooklyn Vegan chiude: Live Nation e la fine della critica musicale
    Il 30 luglio Live Nation, la più grande società di musica dal vivo del mondo, pubblica i conti del secondo trimestre: sette miliardi di dollari di ricavi, utile netto in crescita del trentatré per cento. Cinque giorni dopo, di notte, senza comunicato né preavviso ai lavoratori, cinque testate musicali storiche vengono svuotate del personale: BrooklynVegan, Alternative Press, Revolver, Metal Edge, Goldmine. Centoquarantacinque anni di archivio giornalistico, dal punk agli anni Ottanta dell'hair metal. Chi le possedeva? Veeps, piattaforma di concerti in streaming fondata nel 2017 da Joel e Benji Madden, i gemelli dei Good Charlotte, la band che nel 2002 cantava contro i ricchi e finiva in copertina su Alternative Press. Nel 2021 Live Nation compra la maggioranza di Veeps. Live Nation organizza i concerti, possiede Ticketmaster, gestisce le arene, fa management degli artisti. E per un paio d'anni possedeva anche i giornali che recensivano quei concerti: si chiama integrazione verticale. Il 15 aprile 2026 una giuria federale ha dichiarato Live Nation colpevole all'unanimità di monopolizzazione del mercato dei biglietti, con un sovrapprezzo calcolato di un dollaro e settantadue centesimi a biglietto. In Italia il mercato è diviso tra Live Nation e la tedesca CTS Eventim, che controlla TicketOne e i promoter più grandi. Su questo, in Italia, non è stata aperta nessuna istruttoria.

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    11 min
  • Black Gold: come il rap ha fatto l'aliyah in Israele e ha cancellato i palestinesi. Tamer Nafar e Kobi Shimoni
    Dal 21 luglio la televisione pubblica israeliana trasmette Black Gold, docu-serie in sette puntate sui quarant'anni di hip hop israeliano. Nella scheda di presentazione c'è una parola precisa: aliyah, l'immigrazione ebraica in Israele, alla lettera "ascesa". Il testo dice che il genere, in Israele, ha fatto la aliyah. Il 2 agosto uno dei rapper che quella scena l'ha fondata spiega su Haaretz perché ha rifiutato di comparire. Si chiama Tamer Nafar, palestinese con cittadinanza israeliana, nato nel 1979 a Lod. Nel 2000 fonda i DAM, probabilmente il primo gruppo hip hop palestinese di sempre. Nel suo articolo usa un paragone netto: immaginate un rapper bianco che racconta la storia dell'hip hop senza mai nominare schiavitù, segregazione, polizia. L'hip hop israeliano, dice, vuole l'estetica della protesta senza la sua politica. C'è un precedente che rende tutto più pesante. Nel 2003 esce Channels of Rage, di Anat Halachmi: segue proprio Nafar e Subliminal, la voce più nazionalista del rap israeliano, amici prima della seconda Intifada, poi separati dalla politica. Quel film vinse un premio in Israele. Ventitré anni dopo, la stessa storia non si può più raccontare allo stesso modo. Nel mezzo, lo scontro del 2016 con la ministra della Cultura Miri Regev, che chiese di escludere Nafar da un festival pubblico.

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    9 min

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La musica come punto di vista sul mondo. Sono Giovo, racconto del pianeta terra attraverso le sette note.