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Questa mattina a Genova è andata in scena la protesta dei portuali contro il possibile arrivo nel porto cittadino, tra domenica e lunedì, di una nave carica di acciaio destinato ad usi militari in Israele. L’USB ha organizzato un presidio sotto il Palazzo del Comune per chiedere che la giunta prenda posizione contro i rapporti commerciali con Israele e per reclamare che “il nostro porto sia dichiarato off limit per le navi dirette o provenienti da Israele” scrivono i lavoratori. Nel pomeriggio è stata convocata un’assemblea cittadina. La nave si trova ora a La Spezia, i portuali hanno annunciato lo sciopero immediato qualora arrivasse a Genova e dovesse provare a caricare o scaricare.
La corrispondenza da Genova con Josè Nivoi del Calp (Collettivo autonomo lavoratori portuali) e USB Ascolta o scarica
Su Radio Onda d’Urto il collegamento telefonico con la nave Handala di Freedom Flotilla Coalition, in viaggio nel Mar Mediterraneo verso le coste palestinesi per rompere l’assedio israeliano e portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. È la tarda mattinata di venerdì 25 luglio e con noi, dall’altra parte del telefono, c’è Antonio Mazzeo, saggista e attivista anti-militarista che ha deciso di unirsi all’equipaggio della nave Handala e salpare verso la Palestina.
Antonio Mazzeo riferisce che il viaggio procede tranquillo, a eccezione delle notti – in particolare quella appena trascorsa – durante le quali l’imbarcazione è stata sorvolata da numerosi droni militari. La Handala, spiega Antonio Mazzeo nel collegamento, si trova attualmente (le 12.35, circa, di venerdì 25 luglio 2025) all’altezza dei territori tra il confine tra la Libia e l’Egitto e il fiume Nilo. Questo significa, spiega l’attivista ai nostri microfoni, che l’imbarcazione è a 8 – 10 ore di navigazione dal punto in cui l’imbarcazione Madleen, durante la precedente missione di Freedom Flotilla Coalition, era stata assaltata dai militari israeliani lo scorso 8 giugno 2025. Per questo, racconta Mazzeo, “oggi siamo particolarmente pronti, in stato di allerta e di attenzione”.
L’obiettivo politico della Handala di Freedom Flotilla è quello di rompere l’assedio israeliano su Gaza, ma la barca sta anche trasportando effettivamente aiuti umanitari per la popolazione della Striscia. Non solo, nel collegamento Antonio Mazzeo racconta come nei giorni precedenti la partenza, a Siracusa e a Gallipoli molti bambini e bambine abbiano portato all’equipaggio doni per le bambine e i bambini di Gaza. “La Handala è piena di orsacchiotti, bambolotti e giochi”, racconta nella corrispondenza.
La corrispondenza di Antonio Mazzeo per Radio Onda d’Urto dalla nave Handala di Freedom Flotilla Coalition, in viaggio verso Gaza. Ascolta o scarica.
“Udine è con la Palestina: fuori Israele dalla FIFA! Appello alla mobilitazione per il 14 ottobre 2025 a Udine in vista della partita FIFA Italia – Israele”: Comitato per la Palestina Udine, Comunità Palestinese FVG e Veneto, ODV Salaam Ragazzi dell’Olivo Comitato di Trieste, BDS Italia e Calcio e Rivoluzione hanno lanciato un appello alla mobilitazione contro la partita di calcio Italia – Israele valida per le qualificazioni alla Coppa del mondo 2026, in programma il 14 ottobre 2025 a Udine. L’iniziativa si inserisce nel contesto della campagna internazionale “Show Israel the red card”.
Si tratta della seconda partita tra la nazionale di calcio italiana e quella israeliana che si disputa a Udine nel giro di un anno esatto. Già il 14 ottobre 2024, le realtà friulane solidali con la Palestina avevano organizzato un corteo contro la partita di andata. Tremila persone avevano manifestato contro il genocidio in Palestina, contro l’occupazione e per chiedere che la nazionale di Tel Aviv – utilizzata come potente mezzo di propaganda da governo ed esercito israeliani – venga esclusa dalle competizioni ufficiale internazionali così come accaduto per la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto abbiamo presentato l’appello alla mobilitazione con Davide Castelnovo, del Comitato per la Palestina di Udine. Ascolta o scarica.
Il lavoro di ricerca di Action Aid e dell’Università di Bari, ha fatto emergere nuovi dati che riguardano i 14 centri di reclusione per persone considerate non in regola con i documenti, in Italia e in Albania. Dall’analisi dei dati dai quali parte la denuncia, emergono costi elevatissimi e rimpatri ai minimi storici.
Nel frattempo sono 287 i migranti giunti a Lampedusa dopo che le motovedette di guardia costiera, Frontex e Guardia di Finanza hanno soccorso 5 barconi. Due dei migranti, con intossicazione da idrocarburi, sono stati trasferiti in elisoccorso al Civico di Palermo. Sui barconi, salpati da Zuwara e Zawija in Libia, gruppi di egiziani, siriani, iraniani, bengalesi, eritrei, pakistani e somali.
“Il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane”. Con queste parole ActionAid e l’Università degli studi di Bari definiscono il CPR di Gjader che, nel 2024, è stato “effettivamente operativo” per appena 5 giorni per un costo giornaliero di 114 mila euro. Il dossier, pubblicato sul portale “Trattenuti”, esamina i costi e l’efficienza del centro albanese, nato in seguito alla stipula del discusso protocollo tra Roma e Tirana.
A fine marzo 2025, spiegano ActionAid e Unibari – a Gjader erano stati realizzati 400 posti. “Per la sola costruzione (compresa la struttura non alloggiativa di Shengjin) sono stati sottoscritti contratti, con un uso generalizzato dell’affidamento diretto, per 74,2 milioni – si legge nella ricerca. L’allestimento di un posto effettivamente disponibile in Albania è costato oltre 153mila euro. Il confronto con i costi per realizzare analoghe strutture in Italia è impietoso: nel 2024 il Cpr di Porto Empedocle è costato 1 milione di euro per realizzare 50 posti effettivi (poco più di 21.000 euro a posto)”. Inoltre, secondo i dati pubblicati sul portale, per l’ospitalità e la ristorazione delle forze di polizia impiegate sul territorio albanese, l’Italia ha speso una cifra che si aggira attorno ai 528 mila euro.
Nell’aggiornamento dei dati su tutti i Cpr presenti in Italia, ActionAid e l’Ateneo pugliese evidenziano inoltre come nel 2024 si sia registrato il minimo storico dei rimpatri negli ultimi dieci anni.
Ci espone i dati della ricerca di ActionAid ed UniBari, Fabrizio Coresi, esperto migrazione di Action Aid. Ascolta o scarica
Nell’intervista che vi proponiamo abbiamo chiesto a Martina di dipingere il quadro del genocidio al quale ha assistito. Si tratta di uno spaccato estremamente duro e desolante, nel quale tuttavia si cerca con difficoltà di restare umani.
Martina Marchiò è responsabile delle attività mediche per l’ONG francese, vi proponiamo la sua testimonianza (23 minuti).Ascolta o scarica
Martina Marchiò è anche autrice di diversi libri. Lo scorso anno Infinito edizioni ha pubblicato la sua ultima opera intitolata: “Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a Gaza”.
La procura di Ivrea ha chiuso oggi, giovedì 24 agosto, le indagini sulla strage operaia di Brandizzo (Torino) costata la vita a cinque operai: Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera, travolti e uccisi da un treno in transito sulla linea Milano-Torino la sera del 30 agosto 2023, mentre lavoravano sui binari nella stazione di Brandizzo.
Salgono a 24 gli indagati: 21 persone – tra cui due ex amministratori di Rfi – e tre aziende – la Rfi, la Sigifer di Borgo Vercelli e la Clf di Bologna -, tutte a vario titolo accusate di omicidio colposo. Cade tuttavia l’accusa più grave ipotizzata all’inizio delle indagini, ovvero quella di omicidio volontario con dolo eventuale.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, le valutazioni e il commento di Giorgio Airaudo, segretario generale Cgil Piemonte Ascolta o scarica
Le forze dell’ordine spagnole hanno identificato “circa 300 persone” nell’ambito delle indagini sui pestaggi avvenuti due settimane fa nella località di Torre Pacheco (Murcia), dove ci sono stati episodi di raid anti-migranti da parte di gruppi dell’estrema destra locale. Diversi arresti erano scattati anche nei giorni stessi dei raid nella cittadina (avvenuti in particolare tra l’11 e il 13 luglio). Secondo l’Osservatorio spagnolo contro il razzismo e la xenofobia, citato da radio Cadena Ser e l’agenzia Efe, tra il 6 e il 22 luglio sono circolati sui social almeno 138.000 messaggi d’odio contro migranti, di cui solo il 22% è stato rimosso.
Lorenzo Tecleme giornalista freelance da Madrid Ascolta o scarica
AGGIORNAMENTO:
Si è svolto di fronte al rettorato dell’Università di Pisa questa mattina, giovedì 24 luglio, il presidio chiamato dal movimento degli Studentə per la Palestina – Pisa in concomitanza della votazione del Consiglio di Amministrazione di UniPi in merito alla rescissione di una parte (minima) degli accordi in essere tra Israele e l’ateneo pisano.
Secondo studenti e studentesse, la dirigenza dell’UniPi aveva già dimostrato di non voler rappresentare la volontà della propria comunità accademica di prendere posizione a favore della Palestina rompendo gli accordi con quelle istituzioni ed aziende israeliane con cui l’università da tempo intrattiene rapporti, e di fatto così è andata.
“Anche questa volta, la governance universitaria ha trovato modi per svincolarsi dalle sue responsabilità, riempiendosi la bocca di parole di pace, giustizia e solidarietà – scrivono sui propri profili social gli Studentə per la Palestina di Pisa al termine del presidio – La discussione che è avvenuta oggi in Senato è frutto di un mese di attivazioni per la Palestina che si sono create nei poli e nei corsi di laurea del nostro Ateneo, a partire dall’iniziativa del dipartimento di Chimica che già al suo interno ha deliberato per la rottura degli accordi. Il Senato accademico oggi ha di nuovo mostrato di essere lontano dalle esigenze di chi vive l’Università, bocciando la richiesta di boicottaggio. Nella mozione deliberata si legge che gli accordi con enti israeliani “dovranno essere oggetto di attenta valutazione”. Noi sappiamo che non serve nessuna valutazione di fronte a chi porta avanti un genocidio e una colonizzazione violenta da più di 70 anni”.
A essere sospesi, e non recisi, solo gli accordi quadro con la Reichmann University e l’Hebrew University, tuttavia, come ribadiscono studenti e studentesse solidali con la popolazione palestinese “Anche se l’esito del Senato è stato negativo, confermando il disimpegno che la nostra Università nutre per le parole come “pace” e “giustizia” che pure così tanto vengono enunciate, è stato un passo avanti per unire chi nell’Università vuole dire la propria e far contare la sua voce per la Palestina. Non più divis3 nei propri dipartimenti, o nel virtuale, questa mattina in tantə abbiamo preso l’impegno di animare un presidio di fronte al Rettorato, che mostrasse il consenso che c’è nella sua comunità per il boicottaggio e la determinazione con cui intendiamo ottenere ciò che vogliamo”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il resoconto di Carla del movimento degli Studentə per la Palestina – Pisa Ascolta o scarica
La Cina si è detta “profondamente preoccupata dagli attuali sviluppi” con gli scontri tra militari al confine tra Cambogia e Thailandia, nell’ambito dell’impennata delle tensioni tra i due Paesi legata alle irrisolte dispute territoriali, invitando le parti “ad accomodare le differenze attraverso il dialogo e le consultazioni”. Stamattina si sono verificati pesanti scontri lungo vari punti del confine tra Cambogia e Thailandia, con l’uso segnalato di lanciarazzi, mezzi corazzati e carri armati. Media thailandesi riferiscono che l’esercito cambogiano avrebbe attaccato l’ospedale Phanom Dong Rak a Chek Daek, causando diverse vittime. Secondo l’esercito reale thailandese, il bilancio delle vittime in Thailandia è salito a 12. Sono rimasti feriti anche 24 civili e sette militari.
Emanuele Giordana, giornalista e direttore di AtlanteGuerre.it Ascolta o scarica
Il Senato ha approvato all’unanimità, nel pomeriggio di mercoledì 23 luglio 2025, il disegno di legge del governo Meloni sul femminicidio. Il provvedimento passerà ora alla Camera. La nuova norma introduce l’articolo 577-bis del codice penale e punisce con l’ergastolo chiunque provochi la morte di una donna “commettendo il fatto con atti di discriminazione, di odio o di prevaricazione, ovvero mediante atti di controllo, possesso o dominio verso la vittima in quanto donna”.
Nel paese reale, però, la strage dei femminicidi continua. L’ultimo caso si è verificato ieri, martedì 22 luglio 2025, nel quartiere di Sant’Ermete a Pisa. Samantha Del Gratta, 45 anni, è stata uccisa da un uomo di 50, il suo compagno, una guardia giurata, che le ha sparato con la pistola d’ordinanza.
“Ci vogliamo vive*, per Samantha, per tutte*”: con queste parole d’ordine la Comunità di quartiere di Sant’Ermete ha organizzato per questa sera, 23 luglio, alle 21, una fiaccolata.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta Carla, della Comunità di Quartiere di Sant’Ermete. Ascolta o scarica.
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