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Il popolo Mapuche, la comunità indigena che da secoli lotta contro lo Stato cileno per autodeterminarsi e porre fine allo sfruttamento delle loro terre ancestrali, è ancora vittima di razzismo dopo la promessa “mancata” della nuova Costituzione cilena del 2022: di recente, la leader Mapuche-Williche Yohana Coñuecar ha denunciato i pregiudizi che ancora oggi ostacolano il riconoscimento dell’importanza degli Espacios Costeros Marinos de los Pueblos Originarios (ECMPO), negando così ai popoli indigeni i loro diritti umani di base.
Il popolo Mapuche è una comunità indigena che vive storicamente nel cosiddetto territorio di Wallmapu, tra Cile ed Argentina. Ad oggi l’unico popolo originario sopravvissuto alla colonizzazione europea, da circa 500 anni questa popolazione è in lotta contro il governo cileno in seguito alla cosiddetta Pacificazione dell’Araucanía che ha depredato la comunità del 95% del suo territorio.
Protettore di un immenso patrimonio culturale, linguistico e naturalistico, il popolo Mapuche ha vissuto una svolta a metà degli anni ’70, quando la giunta rivoluzionaria di Salvador Allende ha iniziato il processo di restituzioni delle terre ancestrali all’interno della nuova riforma agraria, poi brutalmente interrotto dalle dittature militari. È proprio in questo periodo che avviene una sorta di coscientizzazione, da cui scaturisce l’intreccio tra le rivendicazioni di autonomia e pensieri politici molto vicini alla sinistra radicale, soprattutto in termini di diritti sociali e civili.
Nel 2008 è stata approvata la cosiddetta Ley Lafkenche, che sancisce il diritto del popolo Mapuche e altri indigeni locali di usufruire delle risorse e del proprio territorio ancestrale costiero e marino. Grazie a questa legge sono nati gli Espacios Costeros Marinos de los Pueblos Originarios: si tratta di spazi marittimi delimitati la cui amministrazione è affidata alle comunità indigene che esercitano tradizionalmente un uso consuetudinario su tali aree.
Gli ECMPO si qualificano come un preziosissimo modello di inclusione, sostenibilità e rispetto delle tradizioni la cui importanza è riconosciuta persino dalle Nazioni Unite. La conservazione della biodiversità di questi luoghi si è rivelata fondamentale per il benessere e il sostentamento delle comunità indigene che li abitano e per le quali l’industrializzazione è una minaccia crescente.
Dal 2023 però il governo cileno cerca in tutti i modi di bloccare l’applicazione della Legge Lafkenche, mettendo così a repentaglio l’esistenza degli ECMPO: lo scopo in realtà è quello di rendere ancora più profittevole l’industria del salmone, che da tempo intende appropriarsi della terra indigena per espandere i propri guadagni ed è stata numerose volte accusata di danneggiare le risorse marine.
Alla fine dello scorso anno, il Senato ha approvato tramite la Legge di Bilancio un provvedimento (poi dichiarato incostituzionale) che di fatto modifica la Legge Lafkenche sospendendo per tutto il 2025 la presentazione di nuove domande per la creazione di ECMPO, facendo sorgere così nuovi conflitti e violando apertamente le normative internazionali.
Ad oggi le varie comunità Mapuche, a cui sono state negate l’80% delle commissioni marittime, continuano a lottare per proteggere i propri territori dagli abusi esterni e ad impegnarsi per il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni nel Sud del Cile e in Patagonia.
Due compagni italiani solidali con la lotta Mapuche sono in viaggio da marzo 2025 per conoscere da vicino quella realta’. Hanno prodotto recentemente alcuni audio sulla situazione repressiva che vivono le comunità ancora in lotta e che hanno inviato alla nostra Redazione. Ne è nata una trasmissione. Ascolta o scarica
Hanno anche formato un collettivo per sostenere la lotta Mapuche.
La campagna nazionale “Per il clima , fuori dal fossile “ organizza il quarto “Climate camp” dal 17 al 20 Luglio a Ostuni-Costa Merlata ospiti della antica Masseria Refrigerio dal titolo “NO FOSSILI,NO NUCLEARE,NOGUERRE”.
Quattro giorni di confronto e progettazione politica contro il fossile, il nucleare, la militarizzazione, il riarmo e la distruzione ambientale a partire dalla Puglia per connettersi con tutto il paese. Si svolgeranno dibattiti sui temi proposti allo scopo di decidere quali iniziative intraprendere nei prossimi mesi sui temi proposti visto che il governo nazionale invece di diminuire l’utilizzo dei combustibili fossili lo aumenta, introduce il rilancio del nucleare dipingendolo come energia verde,le materie prime diventano di fatto il motivo delle guerre in cui l’Italia è profondamente impegnata.
Sabato 19 Luglio alle ore 18,00 a Brindisi ci sarà una manifestazione regionale con partenza da Piazza Crispi (stazione FS) contro il piano di riarmo europeo deciso dalla Nato, l’uso delle basi militari pugliesi nella guerra in medio oriente e un modello di sviluppo basato sull’economia fossile. Per la Palestina, la pace, la giustizia climatica e sociale.
Il campeggio è organizzato da Movimento No TAP/SNAM Brindisi, Campagna Nazionale Fuori dal Fossile, Confederazione COBAS, Emergenzaclimatica.it, Teatri Urbani Organizzati e Lavoratori Autorganizzati dello Spettacolo. Si potrà alloggiare in campeggio per il quale trovate tutte le informazioni sul sito dell’Ostuni Climate Camp.
La presentazione con Roberto Aprile della campagna nazionale “Per il clima , fuori dal fossile “ Ascolta o scarica
Ostuni Climate Camp 2025: Masseria Refrigerio 17-20 luglio
“Onda Anomala”- Notizie eventi movimenti dal clima che cambia, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto all’interno della casetta degli attrezzi del martedi pomeriggio in replica il mercoledi in apertura di trasmissioni.
“Nelle citta’ nei boschi, lungo i fiumi, gli alberi sono sempre piu’ minacciati da tagli indiscriminati e scelte dettate da speculazioni o incompetenza. Questa è un’inchiesta a tutto tondo sui problemi aperti e gli interessi in gioco. Ma anche un viaggio alla scoperta dei tanti movimenti che in Italia lottano per salvarli e di come ciascuno di noi puo’ mobilitarsi”.
Cosi’ la prima di copertina del Libro “Alberi:fermiamo la mattanza” di Linda Maggiori giornalista e attivista ambientale che censisce decine di comitati, collettivi e gruppi che in tutta Italia da nord a sud resistono e lottano a difesa degli spazi verdi. Da tutte queste esperienze nasce questo libro , con testimonianze di esperti e attivisti che raccontano l’importanza degli alberi e come difenderli. Un grande ringraziamento a ONDA (Organismo Nazionale Difesa Alberi) per il prezioso lavoro di coordinamento e sostegno ai comitati.
Linda Maggiori ai nostri microfoni Ascolta o scarica
“Chiediamo alla Sindaca di ascoltare e poi di valutare il progetto alternativo per salvare realmente la storia del Brescia calcio, per preservare la sua continuità ed il titolo sportivo della squadra; questa strada si può percorrere e può essere concreta. La scelta della sindaca comunque resterà nella storia, potrebbe salvare i 114 anni di storia del Brescia o affossarla”
L’accorato appello giunge da Diego Piccinelli portavoce del gruppo Ultras Brescia 1911 ma l’area di chi vuole verificare se esiste un’altra possibilità rispetto alla soluzione Pasini ( che consiste nel portare in città la squadra della Feralpi Salò cambiandone il nome) si sta allargando sia ad altri ultras che ad altri tifosi. Sono ore cruciali, c’è pochissimo tempo e potrebbero anche arrivare eventuali colpi di coda di Cellino anche se sono improbabili perchè dovrebbe prima ripianare i debiti. Tra l’altro questa ipotetica alternativa non sarebbe nemmeno incompatibile con il progetto dell’imprenditore Pasini. “Noi abbiamo dimostrato che si potrebbe percorrere un’altra strada ed ora tutti lo ammettono che si può fare, ma ci rispondono che non c’è nessun altro che farebbe un investimento: non è vero, non lo sappiamo! Mancano due giorni alla scadenza, può ancora succedere di tutto- aggiunge il portavoce degli ultras Brescia 1911 – la cosa più importante però in questo momento è la predisposizione o meno della sindaca di Brescia: se ha già deciso che qualsiasi progetto che venga presentato sarà bocciato allora c’è poco da fare; quindi noi chiediamo alla Castelletti di prendere in considerazione e di valutare un altro eventuale progetto che sia serio, strutturato ed ambizioso e che soprattutto abbia come primo obiettivo la continuità della storia e della tradizione del Brescia calcio.”
Ai nostri microfoni Diego Piccinelli portavoce del gruppo Ultras Brescia 1911 e Manuel Colosio della nostra redazione e collaboratore del Corriere della sera-dorso bresciano Ascolta o scarica
La Zaf, storica azienda milanese di Zibido San Giacomo da 70 anni di proprietà della famiglia Zentile, ha avviato ieri, senza alcun preavviso, una procedura di cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività. La fabbrica, che occupa 50 dipendenti, produce scaffalature metalliche per grandi magazzini.
Negli ultimi anni ha visto un calo degli ordinativi e il susseguirsi di amministratori “mentre quello di cui non c’è stata traccia sono stati gli investimenti indispensabili per la continuità produttiva”, denuncia la Fiom.
All’annuncio dei licenziamenti e della chiusura del sito i lavoratori sono scesi in sciopero con la Fiom Cgil e hanno organizzato un presidio. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Emanuela Morosi, Fiom Milano. Ascolta o scarica.
Indetta una manifestazione domenica 20 luglio, in opposizione allo sfruttamento delle acque del lago d’Idro che vorrebbe Regione Lombardia. Organizzano gli Amici della Terra lago d’Idro e Valle Sabbia, con la partecipazione della Federazione del Chiese e del Comune di Idro (provincia di Brescia).
L’appuntamento è ad Idro, alle ore 18, in via Trento, via principale che costeggia il lago.
I gruppi ambientalisti, sostenuti anche dagli operatori turistici del territorio, si dicono contrari al progetto regionale che vedrebbe, tramite opere di regolazione, prelevare 3,5 metri verticali di acque ogni estate per cederli agli agricoltori delle basse lombarde. Si tratterebbe di un prelievo che irrigherebbe oltre 45 mila ettari di aree agricole, di cui molte coltivate a mais da trinciare per alimentare le mucche negli allevamenti intensivi.
Dal lago d’Idro se ne andrebbero quindi 40 milioni di metri cubi di acqua ogni estate, per essere utilizzati dall’agricoltura tramite la tecnica irrigua a scorrimento, cioè inondando i campi, comportando un consistente spreco di acqua.
Ci spiega le ragioni della manifestazione Gianluca Bordiga, presidente dell’associazione Amici della Terra lago d’Idro e Valle Sabbia e della Federazione del Chiese. Ascolta o scarica
Sale a 135 morti il bilancio degli scontri settari nel sud-ovest della Siria. I combattimenti sono iniziati tra le milizie della comunità drusa e quelle beduine dopo il sequestro di un giovane druso da parte di una banda beduina di Dar’a. In seguito, è intervenuto l’esercito del cosiddetto governo di transizione dell’autoproclamato presidente siriano – il post-jihadista Al Shaara – in teoria per tentare di porre fine ai combattimenti. In realtà, diversi video mostrano miliziani jihadisti (alcuni con le patch di Daesh sulle divise) impegnati in violenze e torture nei confronti di combattenti e civili drusi.
Ne ha “approfittato” di nuovo Israele, che occupa ancora un pezzo di Siria, fino alle porte di Damasco. Con la scusa di “difendere i drusi”, l’esercito israeliano ha bombardato le vicinanze di una colonna di carri armati di Hayat Tahrir al Sham che si apprestavano a entrare nella roccaforte drusa di Suwayda. “Un avvertimento al governo di Damasco”, affermano da Tel Aviv. L’esercito israeliano, che è impegnato in colloqui indiretti con il governo di transizione siriano per raggiungere una “normalizzazione” dei rapporti, non è andato oltre l’avvertimento, e i militari fedeli al governo siriano sono poi entrati a Suwayda, dove secondo quanto riportato dal ministero della Difesa di Damasco sarebbe entrato in vigore un cessate il fuoco.
L’Amministrazione autonoma della Siria del nord e dell’est e le Forze siriane democratiche hanno invitato tutte le parti a cessare il fuoco immediatamente, ricordando in un comunicato “la necessità di rispettare il pluralismo nazionale siriano, riconoscendo i diritti di tutte le componenti senza discriminazioni ed evitando qualsiasi retorica o pratica che prenda di mira un gruppo specifico per motivi politici, religiosi o etnici”.
“La Siria a cui aspiriamo – si legge nel comunicato sulle violenze settarie – dev’essere uno Stato per tutti, senza emarginazione o esclusione, costruito su basi democratiche che garantiscano l’effettiva partecipazione di tutta la popolazione alla gestione degli affari del Paese”. Le istituzioni confederali del Rojava hanno inoltre esortato tutte le parti “ad adottare approcci realistici che rispettino la natura della società siriana e a lavorare con serietà per costruire un modello politico moderno e democratico basato su giustizia, uguaglianza e diritti umani“.
“La soluzione in un paese multietnico come la Siria – aggiunge in un comunicato il Kongra-Starr, Movimento delle donne della Siria del nord-est – è un’amministrazione decentralizzata, federale e democratica con al centro le donne”. “Il popolo – prosegue la nota – ha bisogno di pace e di una società democratica”.
Di tutt’altro avviso sembrerebbe essere il governo di transizione di Al Shaara (Al Jolani), ma anche l’inviato speciale Usa per la Siria Tom Barrack. Venerdì scorso, dopo un importante incontro tra Damasco e l’Amministrazione autonoma del Rojava, il diplomatico statunitense ha dichiarato: “Una nazione, un popolo, un esercito, una Siria. Le Forze Siriane Democratiche sono lente nell’accettare, negoziare e procedere in questa direzione. C’è solo una strada e quella strada è Damasco”. I recenti incontri si inseriscono nel quadro del negoziato in corso dallo scorso mese di marzo 2025.
L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale ha rilasciato una dichiarazione: “La diversità in Siria non è una minaccia per la sua unità, ma piuttosto una fonte di forza che deve essere protetta e consolidata”, si legge nel comunicato. “Le richieste che avanziamo oggi per un sistema democratico pluralistico, per la giustizia sociale, per l’uguaglianza di genere e per una costituzione che garantisca i diritti di tutte le componenti non sono nuove; – ricordano le istituzioni confederali del nord-est – sono il cuore della lotta dei siriani dal 2011. Etichettarle come secessionismo è una distorsione della verità della lotta siriana contro la tirannia”.
Per fare il punto della situazione nel sud-ovest siriano e sui colloqui tra Damasco e DAANES, su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio Informazione Kurdistan in Italia. Ascolta o scarica.
Continua il viaggio della nave Handala della Freedom Flotilla, destinazione Gaza dove mira a rompere il blocco imposto dalle autorità israeliane. Lo scopo dell’iniziativa è anche continuare a parlare di quello che accade, con il brutale genocidio in corso.
La nave oggi è arrivata a Gallipoli, dopo essere partita domenica da Siracusa: una tappa importante. Ne parliamo con Michele Borgia, responsabile comunicazione della Freedom Flotilla. Ascolta o scarica.
“I dazi di Trump potranno essere ritirati o aumentati ma in realtà se andiamo all’osso della questione gli Stati Uniti stanno dicendo agli altri paesi: noi non possiamo fare i consumatori di ultima istanza, assumetevi le vostre responsabilità; ed è un gioco molto complicato perchè nella misura in cui l’Europa non si assume le proprie responsabilità aumentando la propria domanda interna e facendo una politica industriale degna di questo nome, non trovando degli equilibri nel sud-est asiatico, nei paesi Brics, diventa una partita fondata sul potere della minaccia.” Roberto Romano, ricercatore economico della CGIL Lombardia e collaboratore di Sbilanciamoci, a proposito dei dazi al 30% annunciati da Trump a partire dal 1 agosto 2025 per i prodotti provenienti dall’Unione europea esportati negli USA, in un’articolata analisi ai microfoni di Radio onda d’urto afferma che “il problema del deficit nordamericano rispetto all’Europa non è stata sollevata solo da Trump ma anche da Obama e da Biden perchè l’UE ha questa posizione di surplus commerciale molto alto che ha permesso all’Ue di crescere fondando la crescita del proprio prodotto interno lordo legato solo sull’esportazione e non alla domanda interna.”
Romano osserva però che l’Europa non esporta negli Stati Uniti solo beni di consumo che possono essere sostituiti con beni e servizi prodotti negli Usa ma ci sono anche prodotti indispensabili per produrre i loro beni di consumo: “se si bloccano alcune esportazioni si danneggiano le aziende nordamericane che non possono rinunciare ad alcuni beni e servizi.” Ma i dazi saranno efficaci? Quale sarà la risposta europea? “Non so quale sia lo sbocco, è indubbio che questo caos apparente in realtà è il terreno di riflessione su cui tutti gli stati o le aree economiche devono misurarsi; detto in altri termini nessuno potrà fare a meno degli Stati Uniti, nessuno potrà fare a meno dell’Europa e nessuno potrà fare a meno della Cina, anche perchè gli uni e gli altri sono interdipendenti e dazi o non dazi i sistemi economici rimangono integrati. Non facciamoci spaventare dai dazi al 30%, in realtà la risposta è davanti a noi: l’Europa deve fare l’Europa con una propria politica economica pubblica a livello europeo, capace di misurarsi con Cina e Stati Uniti.”
L’intervista a Roberto Romano, ricercatore economico della CGIL Lombardia e redattore di Sbilanciamoci Ascolta o scarica
Violente cariche di polizia ai cancelli della Gruppo 8 di Forlì, dove i lavoratori sono in sciopero e picchetto supportati dal sindacato di base Sudd Cobas.
Da undici giorni lavoratori e sindacalisti presidiano i cancelli della fabbrica del Gruppo 8, azienda che produce divani di lusso che vengono venduti anche a 100mila euro l’uno. Difendono il loro posto e contratto di lavoro, “conquistato dopo anni di lotte”, sottolineano dal sindacato. Fino a dicembre, infatti, i lavoratori di questa azienda erano costretti a vivere dentro il capannone, dove cucinavano anche, con le bombole del gas e i cavi elettrici scoperti. Grazie alla lotta, hanno ottenuto condizioni di lavoro almeno dignitose. Per questo i padroni della multinazionale HTL, con sede a Singapore, ora vogliono chiudere lo stabilimento e delocalizzare la produzione in Cina, licenziando quindi gli operai.
Oggi, lunedì 14 luglio 2025, la polizia ha attaccato il presidio permanente degli operai ai cancelli di Gruppo 8 con l’obiettivo di consentire all’azienda lo svuotamento del magazzino: un’operazione impedita finora dal blocco operaio. Il bilancio, al momento, è di almeno tre lavoratori feriti e portati in ospedale. Nonostante la violenza e le cariche, il picchetto continua a resistere.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervento di Arturo Gambassi, del sindacato di base Sudd Cobas. Ascolta o scarica.
La corrispondenza delle 18.00 con Luca Toscano, del sindacato di base Sudd Cobas. Ascolta o scarica.
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