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Domenica 25 maggio, alle 18.00, appuntamento con il Collettivo Rotte Balcaniche a Schio, provincia di Vicenza, nel nuovo spazio di via Manin 26 per un incontro con il Comitato “Verità e Giustizia per Moussa Diarra” e con Giulia Fabini, ricercatrice in sociologia del diritto e della devianza presso l’Università di Bologna ed autrice del libro “Polizia e migranti in città. Negoziare il confine nei contesti locali”.
Il binomio immigrazione-sicurezza è la chiave di lettura attraverso cui viene raccontata e governata la migrazione in Italia. Il controllo dell’immigrazione è, infatti, sistematicamente demandato alla polizia: dalle frontiere esterne fino alle stazioni ferroviarie, la polizia sorveglia, filtra, punisce, deporta. Proprio in una stazione ferroviaria, a Verona, il 20 ottobre 2024 Moussa Diarra veniva ucciso dalla polfer con tre colpi di pistola. Ma questa vicenda non inizia né finisce con quei tre colpi: è la storia di un ragazzo che ha trascorso gli ultimi otto anni di vita tra burocrazie impietose, documenti che scadono prima ancora di essere rilasciati, precarietà abitativa, mancanza di accesso alle cure. È una storia che ora continua nella lotta per la verità e la giustizia, ma è anche una storia come tante, che ci parla di una società razzista e securitaria dove ormai manca l’aria.
L’intervista a Giulia Fabini, ricercatrice in sociologia del diritto e della devianza presso l’Università di Bologna ed autrice del libro “Polizia e migranti in città. Negoziare il confine nei contesti locali”. Ascolta o scarica
Il “Rapporto annuale 2025. La situazione del Paese” è stato presentato mercoledì 21 maggio a Roma, presso Palazzo Montecitorio, dal Presidente dell’ISTAT Francesco Maria Chelli.
Giunto alla sua trentatreesima edizione, il Rapporto esamina i cambiamenti economici, demografici e sociali che hanno interessato il Paese nell’anno appena trascorso, offrendo un quadro informativo sulle principali sfide che l’Italia sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni.
Il Rapporto si articola in quattro capitoli: Economia e ambiente; Popolazione e società; Una società per tutte le età; Il sistema economico tra vincoli e opportunità: un confronto tra le generazioni. Per ciascuno di essi, dopo una breve introduzione, si evidenziano i principali risultati.
Dal Rapporto emerge un’Italia invecchiata e impoverita. Un quarto della popolazione (14 milioni e mezzo di persone) ha più di 65 anni, 4,6 milioni più di 80, un numero superiore ai bambini con meno di 10 anni di età, che sono 4 milioni 326mila. Mentre 25 anni fa gli under 10 erano 2,5 volte più degli over 80. I nuclei famigliari, inoltre, sono sempre più piccoli: il 36% sono persone sole e meno di una coppia su tre ha figli.
Sul fronte economico, tra il 2019 e il 2024, i salari reali hanno perso il 10,5% del potere d’acquisto. Risultato: ben il 23% della popolazione è a rischio povertà o esclusione. Un dato che al Sud è del 40%. Tra le tante conseguenze di un Paese vecchio e povero ci sono da un lato la difficoltà a curarsi di un cittadino italiano su dieci e la fuga dal Paese di 97mila giovani laureati negli ultimi 10 anni. Anche la tanto decantata crescita dell’occupazione, più volte sbandierata dalla Meloni, riguarda in realtà solo gli anziani: 8 neoassunti su 10 sono over 50.
Per analizzare e comprendere i contenuti presentati dall’ISTAT, ci siamo collegati con Tania Scacchetti segretaria generale dello SPI CGIL, il sindacato dei pensionati. Ascolta o scarica
Domenica e lunedì, 25 e 26 maggio, in 117 Comuni si vota per l’elezione di sindaco o sindaca e per il rinnovo dei consigli comunali.
Tra le principali città al voto, ci sono Genova, Taranto e Ravenna.
A Ravenna sono sette i candidati sindaci per succedere a Michele de Pascale, eletto alla presidenza della Regione Emila-Romagna: Alessandro Barattoni (Pd, Ama Ravenna, Movimento 5 Stelle, Progetto Ravenna, Partito Repubblicano Italiano e Alleanza Verdi e Sinistra); Miserocchi di Ravenna al Centro; Nicola Grandi (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Viva Ravenna); Giovanni Morgese (Democrazia Cristiana); Marisa Iannucci (Ravenna in Comune, Rifondazione comunista, Potere al Popolo, Pci); Veronica Verlicchi (La Pigna); Alvaro Ancisi (Lega-Ancisi sindaco Lista Per Ravenna-Popolo della Famiglia e Ambiente e Animali).
Anche Taranto è atteso il voto per il rinnovo di sindaco e amministrazione. Qui la commissione Antimafia ha segnalato 5 candidati consiglieri “impresentabili” a vario titolo: chi è stato condannato per corruzione, chi è accusato di turbativa o traffico di influenze. A correre per la fascia tricolore sono Bitetti (Pd-Avs), mentre il M5S propone l’unica donna, Angolano. Andando a destra invece FdI-FI puntano sullo storico boss regionale di Confagricoltura, Lazzaro; sempre di area centrodestra (Udc e dintorni) è Tacente. Ci sono poi due outsider, il civico Di Bello e Mario Cito (sovranista di destra).
E’ al voto, questa domenica e lunedì, anche Genova, dopo che a ottobre 2024 l’allora primo cittadino Marco Bucci è stato eletto presidente di Regione Liguria, a seguito del terremoto politico che ha portato l’ex presidente di Regione Toti agli arresti domiciliari. Sono sette i candidati in corsa, anche se risulta de facto una gara a due: per la coalizione di centrodestra c’è il vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi, per quella di centrosinistra Silvia Salis, vice del presidente nazionale del Coni, con un campo “larghissimo” composto da Avs al Pd, dai M5s ai renziani e ad Azione.
“Ogni giorno sul posto di lavoro muoiono lavoratori e lavoratrici. Una strage infinita con una media quotidiana di 4 vittime; emblema del sistema capitalista che in nome del profitto sacrifica la vita e la sicurezza della classe lavoratrice”. Inizia così il comunicato che invita a partecipare all’incontro “O le nostre vite o i loro profitti” di sabato 24 Maggio, ore 16, alla Casa delle Associazioni di via Cimabue 16 nel quartiere San Polo a Brescia.
Organizzano l’appuntamento Laboratorio Politico Antonio Gramsci, Fronte della Gioventù Comunista, Fronte Comunista e Unione di Lotta per il Partito Comunista.
Tra le persone che interverranno c’è Maruska Ambrosini, mamma di Mirko Serpelloni, ragazzo di 27 anni morto sul lavoro a Manerbio nel 2023, un caso di omicidio sul lavoro cui processo entrerà presto nel vivo; un’altra donna che porta avanti una battaglia di verità e giustizia e che sarà presente all’incontro è Monica Michelin, mamma di Mattia Battistetti morto a 23 anni a Montebelluna in provincia di Treviso, nel 2000; infine ci saranno anche i familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio, in provincia di Lucca, dove è avvenuto il disastro ferroviario del 2009 e che da ormai oltre 15 anni portano avanti una lotta di verità e di giustizia. Il processo, diversi gradi di giudizio, è arrivato in Cassazione; in questo caso tra gli imputati e condannati ci sono alcune delle figure apicali dello Stato, all’epoca massimi dirigenti delle Ferrovie.
Le macabre statistiche delle morti di e sul lavoro riportano “1.421 vittime nel 2024” il che conferma “un fenomeno sistemico e strutturale”, che coinvolge sempre più anche le generazioni più giovani all’interno dei progetti dell’alternanza scuola-lavoro. Per questo all’iniziativa di sabato “si ragionerà su quale iniziative di lotta portare avanti a partire dalle preziose testimonianze”, come spiega a Radio Onda d’Urto Alessandro Scattolo, del Laboratorio Politico Antonio Gramsci. Ascolta o scarica
Levante: nuova puntata, a maggio 2025, dell’approfondimento mensile di Radio Onda d’Urto sull’Asia orientale, all’interno della trasmissione “C’è Crisi”, dedicata agli scenari internazionali.
In collegamento sulle nostre frequenze Dario Di Conzo, collaboratore di Radio Onda d’Urto, co-curatore di “Levante” e dottorando alla Normale di Pisa dove si occupa di Political economy cinese e – in corrispondenza da Pechino – Fabio Lanza, docente di Storia moderna e contemporanea della Cina all’University of Arizona, negli Usa.
Nella puntata odierna ci occupiamo di Cina e del rapporto contemporaneo e biunivoco con l’Occidente e più nello specifico con gli Usa, partendo dal capitolo “What does “China” mean? La doxa americana e la “nuova guerra fredda” a firma dello stesso professor Lanza all’interno del libro “Leggere la Cina, capire il mondo. Narrazioni dominanti e discorso critico in un’era di competizione” (Mimesis, 2025).
Un volume a più voci, che cerca in maniera inedita di costruire strumenti utili, dentro il confronto fra studiosi di ambiti disciplinari diversi, con l’intento di promuovere una “sinologia critica” capace di unire lo studio specialistico della Cina alle riflessioni sul presente.
Nello specifico, il lavoro del professor Lanza si concentra sull’evoluzione storica e politica della relazione e delle modalità con cui Washington guarda Pechino (e viceversa), con un punto di rottura individuato nella reazione cinese alla crisi del sistema capitalista post-2008, individuata come minacciosa, per la prima volta a livello anche sistemico, per la stabilità interna di Pechino.
In chiusura di puntata, cerchiamo di capire quale sia, oggi, la situazione a Pechino, anche dal punto di vista della vita di tutti i giorni nella Repubblica popolare cinese e di come questa sia cambiata tra il lungo post-pandemia da Covid19 e l’inizio della guerra commerciale lanciata da Donald Trump.
La puntata di maggio 2025 di “Levante” con Fabio Lanza e Dario Di Conzo, dedicata al rapporto tra Cina e Usa. Ascolta o scarica
Le lavoratrici ed i lavoratori della sanità privata scioperano domani per il contratto scaduto da anni e per avere retribuzioni e diritti pari a quelli della sanità pubblica. Attualmente i loro stipendi sono inferiori anche di 200-300 euro rispetto a dipendenti con pari mansione del pubblico. Nel bresciano dove sono numerose le strutture sanitarie private le lavoratrici e lavoratori interessati sono 3500-4000. Nella giornata di mobilitazione ci sarà un presidio davanti alla regione Lombardia a Milano.
L’intervista con Nadia Lazzaroni segretaria sanità funzione pubblica Cgil Ascolta o scarica
Altro giovane morto per le strade del Corvetto, Milano, a seguito di un inseguimento di polizia.
Un giovane 21enne, Mahmoud Mohamed, si trovava a bordo dello scooter all’alba di questa mattina quando, vedendo una pattuglia di polizia, ha cambiato direzione. Inseguito dagli agenti sarebbe finito contro un semaforo, rimanendo ferito gravemente. Trasportato al pronto soccorso della Humanitas di Rozzano (a sud di Milano) è morto per le ferite riportate.
Non si conoscono ancora le dinamiche precise dell’inseguimento. Smentita comunque la notizia sui presunti “disordini” creati dai famigliari al pronto soccorso di Rozzano.
Rabbia per le strade del Corvetto, nello stesso quartiere in cui pochi mesi prima è morto, in circostanze simili, Ramy Elgaml. Mahmoud, il ragazzo 21enne che ha perso la vita stanotte, era amico dello stesso Ramy (entrambi in foto), il giovane 19enne morto la notte del 24 novembre 2024 dopo lo speronamento volontario dei carabinieri contro lo scooter su cui viaggiava e guidato da Fares Bouzidi, 22enne rimasto gravemente ferito nello stesso schianto, arrivato al termine di 8 chilometri di inseguimento per mezza Milano.
Su Radio Onda d’Urto Luigi Mastrodonato, giornalista esperto di carcere e abusi di potere, nonché ideatore di Malapolizia. Ascolta o scarica.
Il commento a caldo sempre su Radio Onda d’Urto di Chiara Martinelli del Collettivo Rebelot di Milano Ascolta o scarica
Questa mattina presso il tribunale de L’Aquila si è tenuta una nuova udienza all’interno del processo contro gli attivisti palestinesi Anan, Alì e Mansour. Sono accusati di terrorismo per aver, secondo accuse formulate dalle autorità israeliane, finanziato la Brigata Tulkarem, attiva nella resistenza palestinese nei territori occupati. Le prossime udienze saranno il 18, 25, 26 e 27 giugno, 9 e 10 luglio. Fuori dal tribunale de L’Aquila un presidio di solidarietà.
Da qui sentiamo Luigia, coordinamento abruzzese per la Palestina e l’Avvocato Flavio Rossi Albertini Ascolta o scarica
“Liberta’ per Tarek”. Lo slogan del presidio che si svolgera’ a Roma giovedi 22 maggio di fronte al carcere di Regina Coeli al Faro del Gianicolo alle 17.30. Tarek è un ragazzo tunisino arrivato in Italia nel 2008 e che il 5 ottobre, giorno della manifestazione nazionale a Roma per la Palestina, “quando ha visto la polizia caricare le bandiere della Palestina, non ha avuto dubbi su che parte prendere”. Fermato e arrestato in quella occasione è stato condannato a 4 anni e 8 mesi con rito abbreviato (più di quanto avesse chiesto il pm) per il reato di resistenza.
Ci racconta la vicenda Lorenzo compagno romano Ascolta o scarica
LIBERTÀ PER TAREK, ANAN, ALÌ E MANSOUR
Il 5 ottobre è piovuto tantissimo. Finita la pioggia, i lacrimogeni: hanno fatto di tutto per impedire che il sole illuminasse le bandiere della Palestina. Hanno fatto di tutto affinché in quella giornata, a Roma, non ci fosse una manifestazione contro il genocidio. Hanno fatto di tutto e nonostante ciò, non ci sono riusciti. Lo Stato italiano ha scelto quel giorno da che parte stare, ma lo ha scelto anche il giorno in cui ha deciso di arrestare Anan, Ali e Mansour, perché facenti parte della resistenza palestinese. È chiara la scelta di campo.
In un contesto generale così radicale, fatto di migliaia di morti, altrettanti che resistono e lo Stato italiano che attacca la solidarietà, non c’è spazio per ambiguità. Ci possono essere differenze, diversi modi, ma è indubbia la scelta di campo e il processo al quale appartengono. Non è filosofia quanto realtà concreta.
La storia di Tarek racconta questa realtà qui: molto chiara, molto concreta, molto ingiusta. Un ragazzo tunisino, arrivato in Italia nel 2008 e che il 5 ottobre, quando ha visto la polizia caricare le bandiere della Palestina, non ha avuto dubbi su che parte prendere. Si è messo in mezzo, come poteva, come ha creduto più opportuno. Racconta la storia di un ragazzo come tanti, uno dei tanti dannati di questa terra, che in quanto tale, per un reato di resistenza, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi con rito abbreviato (più di quanto avesse chiesto il pm). Tarek è la storia di questo tempo, di questa democrazia coloniale, perché non è ricco, non è bianco, non ha reti di solidarietà, e quel giorno ha preso parte a una manifestazione per la Palestina in cui ci sono stati scontri con le f.d.o. Quanto basta per esercitare tutta la (“legittima”) violenza di uno Stato occidentale e colonialista. Quello che però racconta quella giornata è anche un’altra realtà, fatta di persone che a questo stato di cose non ci stanno. Che contro i valori razzisti e prevaricatori di questo mondo hanno sfidato i filtri della polizia, preso le botte, respirato l’odore acre dei lacrimogeni.
Dire che in quella piazza c’eravamo tutti e tutte non è solo uno slogan, eravamo realmente tantissim*. Come anche tantissime sono le persone che in piazza non sono mai riuscite ad arrivare, a causa della militarizzazione della città, ma quel giorno c’erano ugualmente.
CI VEDIAMO MERCOLEDÌ 21 MAGGIO ORE 9:30 AL TRIBUNALE A L’AQUILA PER IL PROCESSO DI ANAN, ALÌ E MANSOUR.
CI VEDIAMO GIOVEDÌ 22 MAGGIO ORE 17:30 AL FARO DEL GIANICOLO PER ROMPERE IL SILENZIO E PORTARE SOLIDARIETÀ A TAREK.
E’ stato approvato l’emendamento presentato il 29 aprile in Commissione cultura del Senato da Mario Occhiuto e dalla senatrice a vita Elena Cattaneo. L’emendamento prevede l’introduzione di due nuove figure contrattuali ‘incarico post-doc’ e ‘incarico di ricerca’. Ora bisognerà attendere il voto dell’Aula del Senato e il voto finale sul decreto legge, che dovrà essere convertito in legge dalla Camera dei Deputati entro il 6 giugno.
L’emendamento di fatto reintroduce due figure di posizioni precarie sottopagate e senza tutele: la prima posizione è in sostanza un rapporto di lavoro da uno a tre anni a cui saranno attribuiti anche compiti didattici; l’altro è di fatto un contratto Co.Co.Co. senza garanzie simile all’assegno di ricerca che era stato abolito da Draghi. In sostanza invece di ridurre il numero di figure precarie e finanziare adeguatamente la ricerca è stata scelta la strada opposta.
Il commento di Matteo dell’Assemblea Precaria Universitaria di Torino Ascolta o scarica
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