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Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, è in subbuglio. Alcuni studiosi si sono dimessi, come l’ex capo di stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, Vincenzo Camporini: “Informo i pochi cui può interessare che sono uscito dal Consiglio Scientifico di Limes, per incompatibilità con la linea politica di mancato sostegno ai principi del Diritto Internazionale, stracciati dall’aggressione russa all’Ucraina”. Non è l’unico.
Oggi nella seconda parte dedicata al cammino verso le elezioni politiche del 2027 mi occuperò della coalizione di destra centro e dell’agenda di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio non ha nessuno dei problemi che ha attualmente il Campo Largo. È alla guida di una coalizione in cui le incomprensioni sono sì all’ordine del giorno ma tutto sommato Giorgia Meloni è il collante, la garante, della maggioranza di governo
Elly Schlein e Giorgia Meloni si sono fronteggiate a distanza, come ampiamente annunciato, domenica scorsa, a Roma. Una dal pulpito della assemblea nazionale del Partito Democratico, l’altra dal pulpito di Atreju, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia che è diventata nel frattempo la festa della destra italiana. Per entrambe è iniziata la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027.
Il duello tra i riformisti - una parte rimasta fedele a Stefano Bonaccini, un’altra no - passa dalla Toscana e si incrocia con la battaglia sulla riforma della giustizia.
La pace sembra avere un prezzo e quel prezzo lo fissa Vladimir Putin: la cessione dei territori alla Russia. Come il Donbas. È ragionevole pagare quel prezzo? Ce lo dica chi ora afferma che bisogna lasciare la trattativa in mano agli Stati Uniti di Donald Trump (citofonare Beppe Conte)
Oggi torno a parlare di calcio. No, non dell’incredibile partita rubata all’Inter contro il Liverpool dell’altra sera. Il rigore non dato ai nerazzurri, quello concesso ai Reds. No. Parlo di nuovo di Fiorentina, il che può sembrare abbastanza bizzarro visto che, come sanno gli ascoltatori del podcast, sono interista. Sono però enormemente dispiaciuto per la squadra viola
Le elezioni politiche si avvicinano ed è dunque arrivata l’ora dei riposizionamenti. I partiti, secondo l’ultimo rilevamento dell’Istat, non godono di grande consenso (sono ultimi in graduatoria: oltre una persona di 14 anni e più su cinque è completamente sfiduciata, ossia assegna un voto pari a zero; almeno una su due invece assegna un voto da 1 a 5). Sicché trionfa il civismo, vero o presunto.
Ci vanno proprio tutti o quasi ad Atreju, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia diventata ormai la festa della destra, in programma a Roma dal 6 al 14 dicembre.
È dunque finita così. La presidente della commissione Pace e Diritti del Comune di Firenze, Stefania Collesei ha preso atto che non ci sono né le condizioni né i numeri per la cittadinanza fiorentina a Francesca Albanese proposta da una risoluzione presentata da Dmitri Palaji di Sinistra Progetto Comune. Il voto è stato dunque rinviato
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