Pelo nell'uovo

Pelo nell'uovo

By Ginevra RutherfordArts
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Pelo nell'uovo episodes

  • #20. Behind the Iron Curtain: l’arte di confine dell’Europa dell’Est
    Ciò che divideva l’Europa in blocchi (occidentale e orientale) - prima della Caduta del Muro di Berlino - era la Cortina di ferro: linea di divisione e di confine.

    Tuttavia, il confine oltre che “frontiera”, era anche limite, soglia: luogo sì di separazione, ma anche di riflessione e immaginazione.

    Dietro la cortina di ferro, gli artisti tematizzavano il confine, rendendolo tangibile nelle loro opere. Per le artiste, inoltre, il confine trattato aveva una connotazione differente: non era solo politico, ma soprattutto sociale, culturale ed esistenziale.


    Per la bibliografia/sitografia visitate il mio canale Ko-Fi, per vedere le immagini e i riferimenti citati in questo episodio, mi trovate su Instagram @pelo.nell.uovo e, se vi va, seguitemi per rimanere sempre aggiornati!
    15 min
  • #19. Ewa Partum e Magdalena Abakanowicz: il corpo nella sfera pubblica della Polonia socialista
    Ewa Partum (1945, Grodzisk Mazowiecki, Polonia) e Magdalena Abakanowicz (20 giugno 1930, Falenty, Polonia - 20 aprile 2017, Varsavia, Polonia) sono due artiste polacche che, oltre al paese d’origine, hanno apparentemente ben poco in comune: la prima è considerata tutt’oggi una delle più grandi pioniere dell’arte femminista dell’Europa dell’est mentre, la seconda, un’importante artista installativa che, al contrario, mai si è voluta definire femminista.

    In realtà qualcosa in comune ce l’hanno e nell’episodio di oggi cercheremo di approfondirlo: seppur in modo differente, nei lavori di entrambe emerge la tematica del corpo, inteso come elemento rappresentativo dei valori di una Polonia devastata e sconvolta non solo dalla Seconda guerra mondiale ma anche dalla rivoluzione comunista (che ha portato a circa quarantacinque anni di regime).

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    17 min
  • #18. Milli Gandini e il gruppo Immagine: dialogo con Manuela Gandini
    “Artista, gallerista, femminista, agitatrice culturale”: è così che Manuela Gandini descrive sua madre, Milli Gandini (1941-2017), fondatrice del gruppo femminista Immagine di Varese.

    In questo episodio, Manuela ci permette di ripercorrere alcuni aspetti della vita dell'artista: a partire dalla sua adolescenza, che coincide con la scelta - poi all’ultimo abbandonata - di farsi suora; al momento in cui si avvicina al femminismo; fino ad arrivare alla sua iconica performance “La mamma è uscita” in cui deliberatamente smette di pulire, di cucinare, di prendersi cura della casa e della famiglia. Chiama poi Mirella Tognola - un’altra artista del gruppo - che, nella polvere sedimentata sui mobili, traccia con il dito la scritta “salario al lavoro domestico” e il simbolo femminista creando, come direbbe Manuela, dei << graffiti interni, non urbani, graffiti familiari >>.

    Un’arte-arma quella di Milli Gandini: sovversiva, arrabbiata e ribelle. Un’arte che, anche quarant’anni più tardi, non perde la sua energia né tantomeno la sua freschezza.

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    31 min
  • #17. VALIE EXPORT si scrive tutto in maiuscolo
    VALIE EXPORT (17 maggio 1940, Linz, Austria) si scrive tutto in maiuscolo. E questo non vale solo per il suo nome, ma anche per la sua persona: un’artista sfrontata, provocatoria, ribelle e controcorrente fin da bambina.

    All’età di 27 anni deciderà di cambiare all’anagrafe il suo nome di battesimo (Waltraud Lehner) in VALIE EXPORT: slegandosi così non solo dal cognome del padre - Lehner, appunto - ma anche da quello dell’ex marito - Hollinger - che aveva sposato all’età di 18 anni e dal quale aveva avuto una figlia.

    Libera, indipendente e slegata dalle imposizioni sociali maschiliste, VALIE EXPORT inizia la sua carriera d’artista, facendosi coraggiosamente strada in un’Austria intrisa di perbenismo e ipocrisia.

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    20 min
  • #16. Un uomo può parlare di femminismo?: dialogo con Alessio Maronn
    Sui suoi canali social (soprattutto TikTok) l’ospite di oggi, @alessiomaronn, denuncia quotidianamente prevaricazioni, prepotenze e ingiustizie morali, sociali e culturali che relegano la donna - e non solo - in uno radicato stato di subordinazione ed emarginazione (le stesse che Pelo nell’uovo approfondisce nel contesto dell’arte).

    Scommetto che qualcun* di voi, leggendo queste poche righe, avrà esordito con: << Mansplaing! >> e invece vi posso assicurare che non è affatto così: con la sua divulgazione, Alessio si autodecostruisce ancor prima di decostruire e si interroga sul suo effettivo ruolo nella società, senza mai negare l’esistenza del suo privilegio maschile.

    Grazie di cuore @alessiomaronn per quello che fai, per quello che porti avanti ogni giorno e per la persona che sei! E grazie per avvicinare sempre più persone alla consapevolezza di queste tematiche!

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    35 min
  • #15. La censura è uguale per tutti?
    Si sa, nel corso della storia dell’umanità la censura ha portato all’oscuramento di linguaggi, pensieri e prese di posizione.

    Nell’arte, però, quasi per assurdo, ha significato la spinta della curiosità del pubblico e dell’interesse della critica verso gli artisti censurati, aumentando il valore artistico ed economico delle loro opere (basi pensare a Egon Schiele, Èdouard Manet, Gustave Courbet e molti altri…).

    Tuttavia, per le artiste censurate, non è stato proprio così: la censura non ha dato loro nessun aiuto, anzi, spesso ha determinato il decadimento della loro carriera.
    Per le artiste la censura non è stata solo sinonimo di cancellazione, di privazione di una voce e di un pensiero, ma anche di un ruolo, oscurando sia il loro lavoro, che la loro persona.

    In questo episodio parleremo di tre casi di censura in particolare: Anita Steckel (24 febbraio 1930, Brooklyn, New York - 16 marzo 2012, Manhattan, New York); Dorothy Iannone (9 agosto 1933, Boston, Stati Uniti - 26 dicembre 2022, Berlino, Germania) e Penny Slinger (1947, Londra, Regno Unito).

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    16 min
  • #14. La micronazione “Ceneria”: dialogo con l’artista Elisa Ceneri
    Nel nord ovest dell’Italia, al confine tra Liguria e Toscana in un luogo chiamato Lunigiana, si trova Castelnuovo. Nei suoi pressi è sorto un piccolo territorio indipendente: si tratta di “Ceneria”, il primo regno libero fatto a mano, ateo e dell’arte. Così lo definisce la sua fondatrice Elisa Ceneri, artista visiva e regina del regno.
    Una terra che rispecchia la fatica ma anche l’armonia e la cooperatività, la felicità e la pace; “un luogo per me e per i miei amici, ma anche a tutte quelle persone che vogliono estraniarsi dal contesto culturale in cui vivono”.
    Ma il regno di Ceneria, come ci racconterà l’artista stessa, non è una monarchia come le altre, ma un regno libero e svincolato dai concetti competitivi e egocentrici del mondo in sintonia con la natura e il con il rispetto del luogo; terra di libertà e di cultura; territorio di arte nella sua dimensione più ampia e pura. Questo e molto altro è Ceneria.

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    31 min
  • #13. Molto più che musa: la storia di Lee Miller
    In questo episodio vedremo, partendo dall’inizio, la storia di Lee Miller (23 aprile 1907, New York - 21 luglio 1977, Chiddingly): modella, grande fotografa, pioniera della fotografia surrealista e prima donna reporter di guerra, ricordata quasi esclusivamente come amante e musa di Man Ray.

    Quella di Lee Miller è solo una delle tante storie che stiamo affrontando su Pelo nell’uovo, storie di grandi donne, di grandi artiste relegate all’ombra dei loro amanti, mariti o padri.

    È ora di prendere consapevolezza, di prendere voce e non per riscrivere la storia, quanto piuttosto, per rileggerla.


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    21 min
  • #12. Zoo umani: chi è il vero animale?
    In questo episodio, dal taglio più storico, introdurremo quello che nella storia e nell’arte è un argomento di cui potremmo parlare all’infinito: il colonialismo.
    Ci soffermeremo, nel particolare, su alcuni dei fenomeni più vergognosi degli ultimi secoli: gli zoo umani, delle vere e proprie esposizioni in recinti o gabbie dove al posto di animali esotici, vi si trovavano persone provenienti dalle parti più disparate del mondo (etiopi, eritrei, nubiani, eschimesi, portoricani…).

    Nel 1992, gli artisti Coco Fusco e Guillermo Gómez-Peña, realizzano la performance The Couple in a Cage in cui si fanno rinchiudere in una gabbia, simulando due amerindi provenienti da un’isola immaginaria.
    Sebbene l’intento degli artisti fosse quello di creare un commento satirico e critico sulla scoperta dell’America, si sono presto resi conto che molti dei loro spettatori credevano alla finzione e pensavano che gli artisti fossero dei “veri selvaggi” proprio come accadeva negli zoo umani.

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    15 min
  • #11. Arte ed emarginazione sociale: dialogo con Giulia Ariganello
    Oggi mi trovo con Giulia Ariganello (@educazione.rgn), educatrice e content creator, per riflettere sul rapporto tra arte ed emarginazione sociale.
    Come scopriremo in questo episodio, infatti, sono due mondi profondamente interconnessi: basti pensare allo stesso artista, l’emarginato sociale per eccellenza, o anche all’emarginazione sociale come oggetto di opere d’arte.

    Un esempio tra i più celebri è “Seconda soluzione di immortalità (l’universo è immobile)”, esposta a Venezia durante la Biennale di Venezia del 1972, in cui l’artista Gino De Dominicis (1 aprile 1947, Ancona - 29 novembre 1998, Roma) espone un ragazzo down, Paolo Rosa, che fissa tre sue opere.
    È subito scandalo: l’opera dura poco più di mezz’ora, l’artista viene accusato di sottrazione di incapace e la stampa esordisce, senza un briciolo di umanità, definendolo “subnormale”, “minorato”, “mongoloide messo all’angolo”.
    L’opera di De Dominicis, in realtà, era l’esatto opposto: una denuncia sociale a quella stessa disumanità gratuitamente ricevuta.

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    35 min

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