Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Pillole di napoletanità da «Il nostro viaggio in Italia»
    Un viaggio molto speciale nel nostro Paese, scritto a più mani da narratori che, per il Touring, hanno composto testi originali dedicati a tutte le regioni, a qualche città ad alcuni territori. 
    Un’antologia ricca che restituisce colori, sapori, profumi ed emozioni. Il bello della nostra penisola oltre i luoghi comuni.

    di Vittorio Russo

    Qui il tempo si arriccia e si scioglie, si inabissa e si inalbera, corre e scorre: un pendolo perpetuo. 
    A Napoli se uno guardando l'orologio dice dice «vaco ‘e pressa», ossia ho fretta, immediata l’eco di un'altra voce replica, «conce conce», ovvero piano piano.
    Le cose sono sempre uguali ma anche contrarie, manca il riferimento cui rapportarle perché sono costantemente un'altra cosa.
    Il napoletano cioè deve arrangiarsi a convivere con i paradossi, eredità dei capricci divini: creazione d'arte o artificio del ripiego? Poesia o filosofia? Ozio o negozio?
    Come si dice da queste parti, i vesuvi sono sempre due: quello fuori è quello che il napoletano si porta dentro.     

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    5 min
  • I sensi di Napoli da «Il nostro viaggio in Italia»
    Un viaggio molto speciale nel nostro Paese, scritto a più mani da narratori che, per il Touring, hanno composto testi originali dedicati a tutte le regioni, a qualche città ad alcuni territori. 
    Un’antologia ricca che restituisce colori, sapori, profumi ed emozioni. Il bello della nostra penisola oltre i luoghi comuni.

    di Piera Carlomagno

    Quando arrivai a Napoli, il primo senso che si attivò fu l'udito, l'informazione sonora; ricodificata, viaggiò veloce come il caffè che mi piazzarono sul bancone di un piccolo bar di via Toledo, in una tazzulella bollente come la lava del Vesuvio.

    Giù, in un unico sorso, e subito su al cervello, come una bomba. 
    Le frasi, i suoni, i rumori, il frastuono, mi invasero allo stesso modo, facendo esplodere la bolla di protezione che mi ero soffiata intorno per inopinabile paura.    

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    15 min
  • Campania, il vivido mosaico delle bizzarrie da «Il nostro viaggio in Italia»
    Un viaggio molto speciale nel nostro Paese, scritto a più mani da narratori che, per il Touring, hanno composto testi originali dedicati a tutte le regioni, a qualche città ad alcuni territori. 
    Un’antologia ricca che restituisce colori, sapori, profumi ed emozioni. Il bello della nostra penisola oltre i luoghi comuni.

    di Stefano Piedimonte

    La Campania è un territorio non soltanto enorme, ma così diverso al suo interno, così contraddittorio fra una provincia e l'altra, fra una città e l'altra - ma anche semplicemente fra una strada e l'altra! -, che raccontarla in un'unica soluzione, fosse anche un romanzo di mille pagine, è un'idea balzana: ne verrebbe fuori un mosaico di tasselli stonati: uno rosso sbiadito, preso a Pompei dalla Villa dei Misteri; uno azzurro screziato di verde, preso dal mare di Massa Lubrense; un nero, polveroso, che vira al cinereo, raccolto dalla cima del Vesuvio; un altro verde come una bottiglia, ma forse non proprio ... forse non è il paragone più azzeccato. 
    Il verde che ci serve qui non è un verde riflettente, ma immersivo: non riflette, risucchia.
    Questo tassello dovremmo raccoglierlo nel Parco degli Astroni.
    Poi ne servirebbero altri porosi e amorfi, come i tartufi che stanno sepolti nel casertano; altri ancora sarebbero marroni come il cuoio, o come la cappella di porcini che trovi nei boschi a Benevento; ancora tasselli di pietra durissima, come il marmo addomesticato da Sanmartino nel suo Cristo velato; tasselli bianco latte, come la mozzarella pannosa che trovi solo dalle parti di Eboli, Paestum, Capaccio, e che devi far presto a comprarla perché finisce subito.
    Poi servirebbe un tassello meticcio e caciarone, come le punte dei palazzi che scorgi a Napoli dal ponte della Sanità.
    L'impossibilità di imbrigliare tutta questa materia, di mettere insieme tutti questi tasselli ottenendone qualcosa di omogeneo, è sancita dalla frammentazione delle nostre menti di campani.
    La disputa fra i napoletani e salernitani, fra beneventani, casertani e avellinesi è reale e sacrosanta; e non perché uno sia migliore dell'altro, ma perché veniamo da mondi distanti.    

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    17 min
  • Molise, il transumante da «Il nostro viaggio in Italia»
    Un viaggio molto speciale nel nostro Paese, scritto a più mani da narratori che, per il Touring, hanno composto testi originali dedicati a tutte le regioni, a qualche città ad alcuni territori. 
    Un’antologia ricca che restituisce colori, sapori, profumi ed emozioni. Il bello della nostra penisola oltre i luoghi comuni.

    di Adelchi Battista

    Una volta qui c'era una città.
    Sotto questo grano verde, seminato a perdita d'occhio lungo il declivio e fino al margine del fiume, riposano ancora le spoglie di mille guerrieri, che combatterono una battaglia di questo luogo magico.
    Qui c'era una dogana, poi un borgo, infine il paese chiamato Civitate.
    Da laggiù, al di là del fiume, comincia il Molise.
    Le bestie lo sentono, riconoscono il corso d'acqua, si affannano a superarlo nel guado conosciuto e si bagnano in fretta, perché l'acqua è ancora gelida.
    Poi riprendono la strada millenaria che le riporta a casa, muggiscono euforiche, belano esaltate, tanto che i cani fanno fatica a tenerle insieme.
    La strada è sempre stata qui: gli animali l'hanno tracciata prima ancora che l'uomo li allevasse.
    Adesso si chiama tratturo, una parola che viene dal latino trahere, perché l'uomo è convinto di essere lui a tirare gli animali.
    La strada invece è un monumento naturale; larga più di un'autostrada a quattro corsie, esisteva ai tempi di mio padre e di mio nonno, esisteva ai tempi di Civitate, percorsa dai truppe normanne e da quelle del Papa Leone, ormai mille anni fa, e ancora prima quando il passaggio delle mandrie guidate dal solo istinto ha modellato le colline, ha aperto i boschi e le foreste, ha creato le forme del paesaggio.
    Il transumante non dimora.
    Gli è impossibile l’affezione al luogo, e la generazione e la successione, che pure esercita per istinto di natura, venivano da attrazione di luna e orrore del vuoto.    

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    18 min
  • L'Abruzzo è un colore da «Il nostro viaggio in Italia»
    Un viaggio molto speciale nel nostro Paese, scritto a più mani da narratori che, per il Touring, hanno composto testi originali dedicati a tutte le regioni, a qualche città ad alcuni territori. 
    Un’antologia ricca che restituisce colori, sapori, profumi ed emozioni. Il bello della nostra penisola oltre i luoghi comuni.

    di Giovanni D’Alessandro

    L'Abruzzo è un colore, il verde.
    Presente già nella denominazione che da mezzo secolo segue, come in un’endiadi, il suo nome, con le parole "regione verde d'Europa”, al punto che le si pensano tutte, oramai, come indistinguibili.
    Oltre il 70% del territorio è infatti costituito da parchi nazionali, parchi regionali, riserve e aree protette: un immenso, respirante manto di verde.
    A un parco nazionale, quello d'Abruzzo (il più antico d'Italia, istituito circa un secolo fa, e che vent'anni or sono ha mutato il suo nome in Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, per le adiacente nelle contigue regioni), sono andati affiancandosi nei decenni il parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e il parco della Majella, nome che pare rievochi la dea Maja, richiamante quello di madre e di mammella, per la forma tondeggiante dell'omonimo massiccio montuoso.
    Molti sarebbero i nomi del verde abruzzese di cui dar conto, ma non avrebbe senso, perché tutti li supera una constatazione: che il verde non ha confini.    

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    18 min
  • La donna non figurava ma comandava da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Bartolomeo Spada, detto Tumé ‘d Rubatin, nato a Vignolo, classe 1878, negoziante di bovini. 

    Contavamo un po' di frottole.
    Prima cercavamo l'uomo che era stimato, gli pagavamo bene la sua bestia, gli davamo la buona mano, la mancia.
    Poi quello convinceva gli altri a vendere.
    Era ancora bel da dominare.
    Se la donna era decisa a vendere compravamo a buon prezzo: se la donna diceva al marito di non vendere, non c'era più niente da fare.
    La donna non figurava ma comandava.
    Una volta, in un giro solo, abbiamo comprato 77 vacche.
    Allora c'erano le bestie ...
    Il giorno della fiera sulla piazza dei Demonte si contavano 34.000 bestie di lusso.
    Venivano fin da Alessandria a comprare.    

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    8 min
  • Con i proverbi dei vecchi i giovani morirebbero di fame da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Giuseppe Macario, detto Beppe ‘l Frè nato a Robilante, classe 1929, artigiano.

    Con l'arrivo dell'Industria la nostra collina si è spopolata, ormai i giovani sono scappati tutti, i giovani di oggi non ragionano più come i loro padri. 
    Nel passato i contadini parlavano con i proverbi, regolavano la loro vita con i proverbi.
    Oggi i giovani dicono: «Con i proverbi dei vecchi oggi i giovani morirebbero di fame».    

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    18 min
  • Entravamo e uscivamo dal fornello di casa da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Anna Lucia Giordanengo, detta Lusiota, nata alla frazione Montasso di Robilante, classe 1891, contadina. 

    La mia frazione era di quattro case e tanti ciabot sparsi attorno, ogni famiglia aveva la stalla e ‘l casot, ‘l casot era l'essiccatoio delle castagne che serviva anche da cucina, una baita senza soffitto e senza camino: no, il soffitto veramente c'era, era fatto di rami intrecciati come una rete, e sopra ci mettevamo le castagne a seccare.
    Sul pavimento in terra del casot accendevamo il fuoco, così il calore e il fumo seccavano le castagne.
    Nel pentolone della minestra cadevano i vermetti, non facevano mica schifo, erano una cosa familiare!
    Ha mai sentito dire che i contadini una volta entravano e uscivano dal fornello di casa?
    Era proprio così: uscivamo dalla porta del casot che funzionava anche da fornello, come si arriva alla porta il fumo faceva «puf».
    Nella nostra frazione c'era una sola famiglia che aveva una vera cucina: tutti gli altri vivevano nei casot.    

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    9 min
  • Mettere i generali soldati, e i soldati generali da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Antonio Giraudo, detto Toni d’ Tunon, nato a Roccasparvera, classe 1883, contadino. 

    Il governo? 
    A mio giudizio bisognerebbe toglierli e metterli loro al posto dei poveri diavoli, eh, a lavorare, mettere i Generali soldati e i soldati Generali, più che è giusto.
    Una volta fanno uno scandalo, poi altro scandalo, poi un altro, ma quelli là li mettono in tasca e non li tirano mica più fuori.    

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    15 min
  • Chi non andava in Francia non era gente da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Michele Giuseppe Lucchese, nato a Roccasparvera, classe 1885, contadino.
     
    Chi non andava in Francia non era mica gente, Oh per carità, chi non andava in Francia non era pregiato. 
    Ci andavano rami e ramaglie, uomini e donne e bambini.
    Le donne? Partivano di qui, andavano in Francia a raccogliere i fiori a Hyères di Tolone, otto dieci donne in gruppo andavano in là a piedi.
    Mio fratello del 1887, Bertu, è stato in Francia a Barcellona a piedi, ma non ha trovato lavoro ed è tornato in qua a piedi, aveva 50 soldi in tasca, due lire e cinquanta, tutto il suo avere, è arrivato e cadeva, crollava della stanchezza.
    Eh, la miseria!
    In quei tempi là c'era Giolitti che governava, Giolitti era un grande uomo, rispettato all'interno e all'esterno, con un passaporto da quattro soldi la gente andava tutto dove voleva.    

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    22 min

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