Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli.
La Pianura: Testimonianze di vita contadina
Giuseppe Fino, nato a Revello, classe 1909, contadino, operaio.
Mio padre, assieme ai due fratelli, conduceva in affitto una cascina di cento giornate.
Mia madre, pur di rimediare qualche soldo, lavorava durante l'estate alla filanda di Revello, nella campagna, nella stagione in cui giravano i bozzoli, in cui si preparavano i bozzoli per la cottura.
Sono uscito la prima volta di casa nel 1917, non avevo ancora otto anni.
Nell'estate ci siamo ricoperti di pidocchi, i pidocchi ci mangiavano, ci facevano morire.
Anche le mosche ci mangiavano, di notte ci svegliavano, era un brusio continuo, come di uno sciame di api.
Al mattino avevamo la faccia nera come il soffitto.
C'era una signora che una volta mi disse: «Vieni un po' qui che ti guardi».
Mi apre la camicia, «Oh povero bambino, come fai a vivere così?», ero tutto morsicato, una sola piaga.
È uscita la spagnola, l'hanno presa tutti meno io.
Guardate che il Signore aiuta, a certe mire c'è proprio il Signore, altrimenti dovevo morire.
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