Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Io son di Prato vo' esser rispettato e posa il sasso, sai - «Maledetti toscani» - Curzio Malaparte
    Perché, di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio? 
    Risposta ovvia, per Malaparte: di gran lunga più intelligente degli altri italiani, e libero - la libertà dipende dall'intelligenza -, il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità. 

    È Pasqua, la testa di toro sul davanzale della finestra, il bue squartato appeso ai ganci, l'agnello sgozzato disteso sul banco di marmo. 
    Questo odore di sangue, di carne rossa è Pasqua.
    Tutte le volte che torno a Prato, sento che l'occhio del Toro mi guarda: non so di dove, è come se fosse dappertutto e in nessun luogo.
    Eppure non vi è nulla di feroce, né di sanguigno, nell'area di Prato.
    Fra tutte le città della Toscana, Prato è chiara: chiara come Pisa.
    I pratesi, contro la loro fama, son lisci come ciottoli del Bisenzio.
    E fama peggiore non potrebbero avere, almeno a dare ascolto agli empolesi che, insieme con i pistoiesi, sono i nemici naturali di Prato.
    Io sono di Prato, ma contento d'esser di Prato, e se non fossi nato Pratese vorrei non essere venuto al mondo, tanto compiango coloro che, aprendo gli occhi alla luce, non si vedono intorno le pallide, grigie, canzonatorie facce pratesi, dagli occhi piccoli e dalla bocca larga, ma avere la bocca larga, a Prato, non vuol dire, come altrove, esser boccalone.
    E questo dico non perché son Pratese, ma perché penso che il solito difetto dei Toscani sia quello di non essere tutti pratesi.
    E qui mi par cosa onesta di dire che, se fra i toscani, i quali son tutti degnissimi di rispetto, ce ne sono alcuni più rispettabili degli altri, quelli sono i pratesi, anche se, non conoscendoli, la gente ne parla male, e peggio ne parlerebbe, bontà sua, si riconoscesse: tanto gli uomini son pieni di invidia e di maldicenza.

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    26 min
  • Barletta e il sole di pietra - «Viaggio in Puglia» di Raffaele Nigro
    Il libro del viaggiAutore Raffaele Nigro, uscì nel 1991, uno scrittore, il fascino di una terra antica, un appassionante affondo antropologico in una regione dai mille volti.
    Senza dimenticare la grande Puglia dei miti, dei riti, del mare, della civiltà letteraria e quella del nuovo millennio, dove convivono valori e ritmi di vita tradizionali e ansie di ammodernamento, diffuse macchie di povertà e sfacciate sacche di ricchezza.

    Un’abbuffata di pesce, triglie e orate che ancora saltavano nelle ceste, poi a piedi alla Pinacoteca comunale.
    Sono centosettantuno, un patrimonio, le opere che Leontine Gruville, la vedova di Giuseppe De Nittis, ha donato, forse per volontà del marito, al comune di Barletta.
    Perso a trentotto anni, nel 1884, macchiaiolo in Italia, impressionista in Francia, De Nittis si è lasciato sempre guidare dall’impulso.
    La sera cala rapida sulla città di pietra.
    Ma la Puglia che ho visitato, mi accorgo, non è quella monumentale, anche se la monumentalità è onnipresente.
    Ho capito da questo viaggio che c’è una Puglia meno appariscente, che non puoi cogliere in un’occhiata, un paese che devi vivere e frequentare, un paese di uomini.
    E ho capito anche che la mia disposizione non tende ad ammirare le pietre, l’arte, la bellezza, ma l’uomo sta loro dietro.
    L’artefice silenzioso.
    Ho visto una nuova Puglia, godereccia, ricca e piena di meraviglie.Il mare per lunghi tratti è ancora bello qui, non ci sono alghe, non c’è molta immondizia.
    La costa se la sta divorando il cemento, ma il mare, da Monopoli in giù è meno sporco che altrove.
    D’estate diventa una babele di lingue, hanno capito che qui costa ancora poco ed è meno inquinato.
    Anche se mancano le strutture e molti albergatori fino a ieri erano contadini.

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    20 min
  • Manfredonia - «Viaggio in Puglia» di Raffaele Nigro
    Il libro del viaggiAutore Raffaele Nigro, uscì nel 1991, uno scrittore, il fascino di una terra antica, un appassionante affondo antropologico in una regione dai mille volti.
    Senza dimenticare la grande Puglia dei miti, dei riti, del mare, della civiltà letteraria e quella del nuovo millennio, dove convivono valori e ritmi di vita tradizionali e ansie di ammodernamento, diffuse macchie di povertà e sfacciate sacche di ricchezza.

    Manfredonia è la porta meridionale del Gargano.
    Se la guardi dall’alto, la città fa da appendice alle ciminiere e alle raffinerie dell’Enichem.
    Ti meravigli che una società di contadini sia stata in grado di trasformarsi in un’altra di operai chimici e di metalmeccanici e ti convinci della forte capacità di adattamento dell’uomo.
    Se guardi Manfredonia dal mare, si impongono la muraglia del castello normanno e la foresta di alberi, vele, scafi, che infesta il porto, tra gabbiani, pescatori, marinai, guardacoste.

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    12 min
  • I toscani, all'inferno, ci vanno a orinare - «Maledetti toscani» - Curzio Malaparte
    Perché, di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio? 
    Risposta ovvia, per Malaparte: di gran lunga più intelligente degli altri italiani, e libero - la libertà dipende dall'intelligenza -, il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità. 

    Sarà bene, a scanso di equivoci, e per evitare d’esser presi per mangiapreti, dir subito che per preti s’han da intendere i parrucconi, i codini, i collitorti, i biasciconi, i lumaconi, e tutti quelli che fanno i loro interesse con l’aiuto della paura dell’inferno.
    Come se in Toscana s’avesse paura dell’inferno!
    Non perché non si sappia che c’è, ma perché all’inferno ci va soltanto chi ci vuole andare o chi ci si fa mandare.I toscani, all’inferno, ci vanno a orinare.
    Così, quando da noi si dice governo dei preti, s’intende governo dei parrucconi, dei biasciconi, dei bacchettoni, dei lumaconi.
    E se qualcuno ti viene a dire che i toscani son nemici dei preti, sol perché non li posson vedere, dice una calunnia: non essendovi paese al mondo, tranne la Toscana, dove cittadini e preti si guardino in cagnesco con tanta buona grazia, tanti sorrisi, e tanti sbaciucchiamenti in pubblico.

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    33 min
  • San Michele e i longobardi - «Viaggio in Puglia» di Raffaele Nigro
    Il libro del viaggiAutore Raffaele Nigro, uscì nel 1991, uno scrittore, il fascino di una terra antica, un appassionante affondo antropologico in una regione dai mille volti.
    Senza dimenticare la grande Puglia dei miti, dei riti, del mare, della civiltà letteraria e quella del nuovo millennio, dove convivono valori e ritmi di vita tradizionali e ansie di ammodernamento, diffuse macchie di povertà e sfacciate sacche di ricchezza.

    L’antro di San Michele divora i pellegrini come la gola dell’Inferno.
    Si scende accalcati, in una ressa spaventosa, mentre gli occhi scivolano sui muri istoriati da rozze incisioni, inferte a punta di coltello, di mani e di nomi, come segno di tortura inflitto nella roccia e comunque un legame in sangue e in spirito tra l’Arcangelo e le storie di sofferenze, di devozione, di amarezze ruminate da ogni singolo pellegrino.
    Dal ventre delle grotte, sono emerse le testimonianze più arcaiche della devozione ma anche della barbarie dei visitatori.
    Le scritte conservano per noi un carico notevole di suggestione, è innegabile, non minore di quella che ci offrono le tre iscrizioni monumentali di apparato fatte apporre dai committenti del santuario, i principi di Benevento, e delle quali vale la pena ricordarne almeno una.
    «Spinto dalla devozione, per ringraziamento a Dio e al santo Arcangelo, il duca Romualdo».
    La scritta ricorda la devozione dei longobardi al santo guerriero e il ringraziamento per la vittoria riportata nel 650 da Grimoaldo I, padre di Romualdo, sui bizantini, nella battaglia del promontorio garganico.
    Grimoaldo, fratello del più famoso Rotari, avrebbe contribuito così alla diffusione del culto micaelico in Italia settentrionale, ostruendo due santuari a Milano e Pavia, mentre il figlio ne costruiva, anzi ne ristrutturava, un terzo a Mezzogiorno.

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    20 min
  • Hanno un modo di inginocchiarsi, che è piuttosto uno stare in piedi con le gambe piegate - «Maledetti toscani» - Curzio Malaparte
    Perché, di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio? 
    Risposta ovvia, per Malaparte: di gran lunga più intelligente degli altri italiani, e libero - la libertà dipende dall'intelligenza -, il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità. 

    In fatto di religione, son religiosi: portati come sono per natura alla devozione, son religiosi: portati come sono per natura alla devozione, ed egualmente alla bestemmia, che è una maniera rabbiosa d’esser devoti.
    Hanno un modo di inginocchiarsi, che è piuttosto uno stare in piedi con le gambe piegate al contrario di tutti gli altri italiani, che anche quando stan ritti sembra che stiano in ginocchio.
    In cima alla Commedia, in vetta a quel Paradiso che sembra un angolo di Toscana, tu avverti la presenza nascosta di qualcuno che ti sta osservando di dietro un pagliaio, una siepe, un cipresso.
    Non ci badare: è soltanto il fattore, voglio dire il Fattore.
    Passa senza voltarti, facendo finta di niente.
    I toscani han l’abitudine di non salutare mai per primi nessuno, nemmeno in Paradiso.
    E questo anche Dio lo sa.
    Vedrai che ti saluterà lui per primo.

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    33 min
  • Dal Subappennino al Tavoliere - «Viaggio in Puglia» di Raffaele Nigro
    Il libro del viaggiAutore Raffaele Nigro, uscì nel 1991, uno scrittore, il fascino di una terra antica, un appassionante affondo antropologico in una regione dai mille volti.
    Senza dimenticare la grande Puglia dei miti, dei riti, del mare, della civiltà letteraria e quella del nuovo millennio, dove convivono valori e ritmi di vita tradizionali e ansie di ammodernamento, diffuse macchie di povertà e sfacciate sacche di ricchezza.

    «Svegliati andiamo»
    L’autostrada per Candela pare disegnata con la riga, poche le curve difese dagli eucalipti che ad ogni inverno muoiono di gelo.
    E pochi i saliscendi, almeno fino a Canosa, poi si arrampica verso il falsopiano di Cerignola e ridiscende alla valle dell’Ofanto.
    Candela sta su un cocuzzolo e dal terremoto del 1980 appare annunciata da una folta schiera di prefabbricati.
    Di sera è una punteggiatura di luci sui primi contrafforti del Subappennino.

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    32 min
  • La partenza - «Viaggio in Puglia» di Raffaele Nigro
    Il libro del viaggiAutore Raffaele Nigro, uscì nel 1991, uno scrittore, il fascino di una terra antica, un appassionante affondo antropologico in una regione dai mille volti.
    Senza dimenticare la grande Puglia dei miti, dei riti, del mare, della civiltà letteraria e quella del nuovo millennio, dove convivono valori e ritmi di vita tradizionali e ansie di ammodernamento, diffuse macchie di povertà e sfacciate sacche di ricchezza.

    Conobbi la Puglia da ragazzo, nel 1956, in un viaggio in treno fino a Taranto.
    Della Puglia sentii parlare a scuola, a proposito della disfatta di Canne.
    A metà primavera partivano gruppi di pellegrini per il Santuario della Madonna Incoronata o come più volte sentii nei crocchi dei contadini, per Ortanova, dove viveva una maga che sapeva leggere nel cuore e nel futuro della gente.
    D’estate arrivavano in paese frotte di mietitori, con le scarpe in spalla e i cappelli di paglia, venivano da Cerignola e dal foggiano.
    Ogni tanto, sempre da quella pianura misteriosa, arrivavano bande di rapinatori.
    A vent’anni andai a Bari per gli studi universitari.
    Da allora avrò solcato la Puglia mille volte, nella spola tra l’università e il mio luogo d’origine, con la tasca vuota all’andata, meno vuota al ritorno.
    Da allora ancora la percorro, per viaggi che hanno sempre un ritorno.
    Parto dalla mia casa posta alla periferia del capoluogo, verso città, campagne e masserie di una regione lunghissima e ricca di miti.
    Con gli occhi del viaggiatore che osserva meravigliato e critico.
    Sono un po’ Lenormant e un po’ l’abate di Saint-Non, ma a differenza di questi viaggiatori, che partendo facevano testamento, sicuri di andare verso la Siberia o verso l’Africa equatoriale, io so che mi aspetta il rientro e che in molti posti, prima o poi, tornerò.
    Questo diario non vuole trarre deduzioni, chi lo compila è soltanto il cronista di se stesso e dei suoi incontri con le pietre, le colture, la civiltà e gli uomini.

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    8 min
  • Perfino nell'uso delle parole i senesi lasciano l'olio toscano per il burro - «Maledetti toscani» - Curzio Malaparte
    Perché, di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio? 
    Risposta ovvia, per Malaparte: di gran lunga più intelligente degli altri italiani, e libero - la libertà dipende dall'intelligenza -, il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità. 

    Non posso udire la parlata senese, senza che il cuore mi si muova.
    S’entra nel senese come nel burro.
    E qualcosa di butirroso è infatti non solo nel parlare, ma nei modi, in quell’atteggiar del viso al complimento, al sorriso riguardoso, all’occhiata liscia del padron di casa bene educato, e un po’ timido, all’ospite forestiero.
    Perfino nell’uso delle parole i senesi lasciano l’olio toscano per il burro.Dicono citto per ragazzo! cittino per bambino!

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    30 min
  • Napoli - «In viaggio con Leopardi» di Attilio Brilli
    Leopardi percorse l’Italia per più di un decennio - fra il 1822 e il 1833 - con le carrozze postali dell’epoca, e il libro descrive con maestria il quadro materiale del suo viaggiare (le carrozze, le soste alle locande, gli incidenti), e si rileggono le notazioni leopardiane, nelle quali l’acutezza dello sguardo riesce a cogliere in pochi tratti la fisionomia dei luoghi più diversi e l’indole degli abitanti, in quel sovrapporsi di immaginazione e realtà che caratterizza la sensibilità del poeta.

    Sulla soglia dell'Ottocento Creuzé de Lesser ricorda il detto che recita: «Vedi Napoli e poi muori», e quindi prosegue dicendo: «Dupray ha cambiato il proverbio in “Vedi Napoli e poi vivi”, da parte mia oserei proporre la variante “Vedi Napoli e poi parti”».
    Leopardi ebbe un contatto relativo con la città partenopea e con la sua gente e, malgrado i reiterati riferimenti ad un’imminente partenza, non la lascia più se non per avvicinarsi alle falde del Vesuvio, al volto primigenio della natura.

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    15 min

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