Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • In onore della Vergine di Norman Douglas - Memorie del Sud
    Norman Douglas, narratore e saggista inglese (1868-1952), di padre scozzese e madre tedesca, visse a lungo in Austria.
    A vent’anni venne per la prima volta in Italia.Nel 1896 abbandonò la carriera diplomatica e si trasferì a Napoli dove acquistò una villa sull’isolotto de «La Gajola».
    Successivamente si trasferì a Capri dove morì quasi novantenne.
    Fu un profondo conoscitore della Calabria che visitò più volte a partire dal 1907.
    La sua opera più conosciuta sul tema è Old Calabria, Vecchia Calabria, pubblicata nel 1915.

    Lasciati, la mattina seguente, gli ospitali pastori, giungemmo dopo mezzogiorno alla Madonna di Pollino, lungo remoti sentieri del bosco. 
    Il tempio solitario sta appollaiato, come un nido d'aquila, sull'orlo di una rupe a piombo sul torrente Frida.
    Grazie alla posizione è l'altitudine, il panorama verso l'interno della regione è splendido; specie verso sera, quando la violenta luce solare si attenua in lontananza e le montagne si rivelano, catena dietro catena, le creste disegnate l'una contro l'altra in morbide gradazioni di malva e di verde.
    Pochissimi forestieri, dicono, hanno assistito a questa festa, che cade nel primo sabato nella prima domenica di luglio e che merita un lungo cammino per essere vista.
    È un grande pic-nic in onore della Vergine.
    Duemila persone si accampano intorno alla cappella, con un esercito di muli e di asini, i cui ragli si mischiano alle musiche pastorali delle zampogne e delle cornamuse. 
    L’ondeggiare della folla in movimento riempie la visuale; si accendono i fuochi sotto improvvisati ripari e si divora una pazzesca quantità di cibo, secondo l'uso prescritto in queste occasioni: «si mangia per divozione».
    Da tutte le parti pittoreschi gruppi di danzatori, al suono delle cornamuse, si abbandonano a una vecchia danza locale, la Pecorara, una sobria tarantella in cui l'uomo volteggia con atteggiamenti fauneschi di invito e schioccar di dita, mentre la donna sfugge all'invito con gli occhi bassi.
    La chiesa è affollata fino all'inverosimile; riti e preghiere si susseguono senza interruzione e i sacerdoti hanno senza dubbio il loro da fare.
    23 min
  • La colonna dorica di George Gissing - Memorie del Sud
    George Gissing, narratore e saggista inglese (1857-1903), per i suoi interessi umanistici e il culto del mondo classico si spinse due volte nell’Italia meridionale nel 1887 e nel 1897.
    Da questo secondo viaggio nacque By the Jonian Sea, Sulla Riva dello Jonio, un'opera considerata tra le migliori scritte da viaggiatori stranieri nella seconda metà dell’Ottocento.

    Cotrone sorge nel luogo dell'antica Acropoli, su un piccolo promontorio sporgente sul mare; in alto, e di fronte alla città, si erge il castello costruito da Carlo V, con immensi spalti, e domina il porto. 
    Da una strada che costeggia la riva intorno alla base della fortezza, si vede una larga baia, limitata a nord dai cupi fianchi della Sila, e a sud da un promontorio lungo e basso, che lentamente degrada fino alla punta remota in cui finisce fra le onde.
    Fissai gli occhi su questo capo, aguzzandoli finché non mi parve di distinguere qualcosa, un puntolino sporgente contro il cielo, proprio sull'estremità più lontana.
    Allora ricorsi al cannocchiale, e subito quell’incerto puntino divenne una prominenza chiaramente visibile, qualcosa di molto simile a un faro.
    E’ una colonna dorica, alta una decina di metri; l'unico sostegno che sia rimasto del grande tempio di Era, famoso in tutto il mondo ellenico, e ancora sacro quando la dea portava ormai da secoli un nome latino.
    «Colonna» è il nome più frequente di questo capo, ma esso è noto anche come Capo di Naù, nome che conserva la parola naos ossia tempio.
    14 min
  • Gli dèi di Cotrone di Paul Bourget - Memorie del Sud
    Paul Bourget, narratore e saggista francese (1852-1935) come Accademico di Francia viaggiò nel nostro paese nel 1890, e il suo Sensations d’Italie fu tra le opere dedicate all’Italia, quella che raccolse il maggior successo di pubblico nei primi anni del novecento.

    Per quanto al ricordo dell'antica Crotone, divenuta Cotrone per una semplicissima corruzione di linguaggio, sia legato un grande interesse filosofico e archeologico, oggi la cittadina è visitata soltanto dai viaggiatori di commercio o da mercanti di limoni e di arance. 
    Eppure qui fu tentata, e nella maniera più completa, una esperienza unica nella storia: quella di Pitagora, che mirò ad organizzare tutta una città sotto la guida di una aristocrazia di metafisici.
    Qui ancora, all'estremità del lungo promontorio che protegge il porto, il Capo delle Colonne, si ergeva il tempio venerando di Giunone Lacinia di cui parla Virgilio.
    Cotrone riposa laggiù, bianca e gialla, con la linea del suo porto dove le navi di cabotaggio dormono all'ancora.
    Qui solitaria si erge una colonna, tutto quanto resta del tempio di Hera Lacinia, la dea protettrice dei casti sponsali; qui Pitagora conduceva le donne di Cotrone a offrire i fiori e le loro cinture, il misterioso Pitagora, che pronunciò, fra tante altre, questa massima, singolarmente profonda per un moderno, per uno di quegli appassionati di intima sofferenza come siamo noi tutti: «Non bisogna divorare il proprio cuore!».
    12 min
  • Templi e odore di zolfo di Guy de Maupassant - Memorie del Sud
    Guy de Maupassant, scrittore francese (1850-1893) nel 1890 pubblicò La vie errante, in cui raccolse memorie di viaggi nel Mediterraneo quasi sempre compiuti a bordo del suo piccolo veliero.
    Le pagine sulla Sicilia sono considerate tra le più felici di quest’opera.

    Tutti hanno visto Paestum e ammirato le tre superbe rovine gettate nella pianura spoglia, prolungata e in lontananza dal mare, e circondata, dall'altra parte, da un'ampia scelta di montagne azzurrine. 
    Tuttavia, se il tempio di Nettuno è più perfettamente conservato e più puro - così si dice - dei templi di Sicilia, questi ultimi sono al centro di paesaggi così meravigliosi, talmente imprevisti, che nulla al mondo può dare un'idea dell'impressione che suscitano nella mente.
    Quando si lascia Palermo, si trova dapprima il vasto aranceto denominato La Conca D'Oro; poi la ferrovia segue la costa, una costa di montagne rossicce e di rocce rosse.
    La strada ferrata volge infine verso l'interno dell'isola e si scende alla stazione di Alcamo-Calatafimi.
    Niente Boschi, pochi alberi, in compenso vigneti e messi; la strada sale tra due file ininterrotte di agavi fiorite.
    Il teatro di Segesta, in cima ad una montagna, costituisce il centro di un anfiteatro di monti la cui circonferenza raggiunge per lo meno dai 150 ai 200 km.
    L'indomani del giorno in cui si vede Segesta, è possibile visitare Selinunte, enorme mucchio di colonne crollate, cadute ora allineate ed affiancate, come soldati morti, ora precipitate in maniera caotica.
    Girgenti invece, l'antica Girgenti, posta, come Selinunte, sulla costa sud della Sicilia offre più stupendo insieme di templi che sia dato di contemplare.
    Sembrano eretti nell'aria, in mezzo ad un paesaggio magnifico ed isolato.
    Tutto è morto, arido e giallo, attorno ad essi, dietro e davanti ad essi.
    Il sole ha bruciato, mangiato la terra.
    Ma è veramente il sole che ha corroso così il suolo, oppure il fuoco profondo che brucia sempre le vene di quest'isola di vulcani?
    Poiché dappertutto, attorno a Girgenti, si stende la singolare contrada delle miniere di zolfo.
    Qui tutto è zolfo: la terra, le pietre, la sabbia, tutto.
    16 min
  • Pranzo di archeologi alla Certosa di Padula di Francois Lenormant - Memorie del Sud
    Francois Lenormant, archeologo francese (1837-1883) venne in Italia per la prima volta nel 1866 per studiare il patrimonio artistico della Puglia e della Basilicata.
    Tornò nel Mezzogiorno altre due volte nel 1879 e nel 1882 per lunghe visite in Calabria, Basilicata e Campania.
    I resoconti dei suoi soggiorni sono raccolti nella Grande Grèce, un’opera in tre volumi che suscitò un grande interesse in tutta Europa.

    Per guadagnare tempo, evitare la fatica di salire fino a Padula e diminuire di altrettanto la strada che avremo da percorrere domani prima di raggiungere la ferrovia, decidiamo di dormire alla Certosa di San Lorenzo. 
    Il custode ci autorizza ad accompagnarci nelle celle deserte e al cader della notte vediamo incedere una processione di donne dall'aspetto quanto mai pittoresco, che portano sul capo i nostri bagagli e in grandi ceste, coperte di panni bianchi, il necessario per un pranzo di addio che i signori Romano e i loro amici ci offrono in una delle sale dell'antico appartamento del Priore.
    Benché senta fortemente di colore locale, si tratta di una buona tavola e soprattutto i vini sono squisiti.
    7 min
  • La linea ionica di Francois Lenormant - Memorie del Sud
    Francois Lenormant, archeologo francese (1837-1883) venne in Italia per la prima volta nel 1866 per studiare il patrimonio artistico della Puglia e della Basilicata.
    Tornò nel Mezzogiorno altre due volte nel 1879 e nel 1882 per lunghe visite in Calabria, Basilicata e Campania.
    I resoconti dei suoi soggiorni sono raccolti nella Grande Grèce, un’opera in tre volumi che suscitò un grande interesse in tutta Europa.

    Torremare, che dà il nome all'attigua stazione ferroviaria, è un'antica roccaforte medievale, rimaneggiata nel 1500, oggi da molto tempo smantellata e trasformata in masseria. 
    Tutta la superficie della pianura circostante, tra il Bradano e il Basento, è coltivata dai contadini che scendono a lavorare dal grosso paese di Bernalda, situato a circa otto chilometri, sulle prime falde della montagna.
    Qui non esiste un solo sentiero battuto o coperto di ghiaia; si è costretti a camminare attraverso le campagne, il cui suolo grasso è naturalmente irrorato dalle infiltrazioni dei due fiumi, che dopo qualche giorno di pioggia si trasforma in un mare di fango.
    Se in tali condizioni si vogliono visitare le antichità di Metaponto, non c'è altro modo che prendere a nolo da un massaro un carretto altissimo, appoggiato su due grandi ruote, che ad ogni momento ci ricoprono di fango dalla testa ai piedi, e farsi trasportare su questo veicolo non molleggiato (particolare di cui ci si accorge fin troppo presto), da un paio di cavalli fisici, di cui uno, attaccato fuori dalle stanghe, sta lì soltanto per forma e non può tirare un bel niente; senza poi considerare la possibilità di vedere il carretto affondare in una palude, cosicché si è costretti a scendere, la mota fino al ginocchio, per dare una mano al carrettiere a spingere la ruota.
    Ma non è il moderno comfort che si è venuto a cercare nelle rovine di Metaponto, e chi non sa prendere con allegria queste piccole miserie del viaggio ha una sola cosa da fare, restare a Napoli e non azzardarsi mai ad abbandonarla per spingersi più a sud.
    22 min
  • La diligenza di Francois Lenormant - Memorie del Sud
    Francois Lenormant, archeologo francese (1837-1883) venne in Italia per la prima volta nel 1866 per studiare il patrimonio artistico della Puglia e della Basilicata.
    Tornò nel Mezzogiorno altre due volte nel 1879 e nel 1882 per lunghe visite in Calabria, Basilicata e Campania.
    I resoconti dei suoi soggiorni sono raccolti nella Grande Grèce, un’opera in tre volumi che suscitò un grande interesse in tutta Europa.

    Alle sei di una bella mattina dei primi d'ottobre montiamo in vettura sulla piazza principale di Catanzaro. 
    Il nostro veicolo, che è rimasto lo stesso per tutto il viaggio e ci ha portato fedelmente fino a Reggio, è tanto originale, tanto ricco di colore locale, da meritare subito una descrizione.
    Potrei tuttavia farne a meno se tutti i miei lettori avessero visto il delizioso quadro di De Nittis intitolato la diligenza di Barletta; giacchè la nostra vettura rassomiglia singolarmente a quella rappresentata dal pittore, anch'essa in mezzo alla polvere bianca di una strada argillosa, sotto un sole di cui è reso mirabilmente il bagliore accecante.
    Comunque, se ci si vuol fare un'idea della vettura alla quale avevamo affidato per parecchi giorni le nostre quattro persone e che ci condusse attraverso i paesaggi più belli del mondo, si immagini un carrozzone della cassa ricurva a mo' di barca e sospesa a più di un metro d'altezza su certe balestre antiquate sopra ruote enormi.
    I finestrini si aprono ampiamente sui lati, come quelli di un'americana, ma se il vento freddo o la pioggia costringono a chiuderli, si scopre con disappunto che le imposte sono di legno e che hanno in alto soltanto un piccolo vetro, appena sufficiente a lasciar passare un po' di luce, di modo che si è rinchiusi come in una scatola senza vedere più niente del paesaggio.
    È vero che il vetro è quasi sempre rotto e l'imposta fermata così male che, quando è chiusa, c'è quasi lo stesso vento e la stessa acqua di quando è aperta; perciò si rinuncia subito a chiuderla.
    9 min
  • Sceherazade in terra di Bari di Ferdinand Gregorovius - Memorie del Sud
    Ferdinand Gregorovius, storico tedesco (1821-1891) dopo gli studi e le prime pubblicazioni si recò in Italia dove fu conquistato dal fascino di Roma.
    Qui divenne un infaticabile ricercatore di memorie storiche.
    Da quel lavoro nacque la Storia della città di Roma nel medioevo.Tra le sue opere più significative Pellegrinaggi in Italia, nella quale racconta anche i suoi soggiorni nel Sud.

    Il 18 maggio abbiamo proseguito nel nostro viaggio lungo la costa Adriatica.
    Mezzogiorno a Barletta.
    Questa città, come del resto anche tutte le altre sul mar Adriatico, è pulita e moderna.
    Contiene poche cose monumentali tranne i due Duomi ed alcune altre chiese.
    A nessuna di queste città manca un castello.
    I paesaggi sono come tanti giardini di mandorli, ulivi e viti.
    Il redattore del giornale di Barletta, La Terra, amico di Mariano, ci ha condotto in vettura a Trani.
    Abbiamo trovato una località ben costruita e uno dei più bei luoghi dell'Italia del sud, vicino al porto.
    Dopo una misera notte nella locanda, La Terra e Guglielmi ci hanno condotto, il 19 maggio, ad Andria, città vasta ma senza cultura, di cui sono stati duchi un tempo i Balzi, poi i Caraffa.
    Arriviamo a Bari. Il paesaggio è un continuo giardino.
    La città commerciale di Bari va incontro a un futuro importante.
    Il castello, al porto, esiste ancora, costruzione grandiosa con torri ottuse.
    I monumenti più singolari del passato sono il Duomo e San Nicola.
    Abbiamo visto i due porti di Bari, il vecchio e il nuovo, quest'ultimo in via di costruzione.
    Nel vecchio si trovano molte imbarcazioni dalmate e greche e sulla spiaggia abbiamo trovato grandi mucchi di tartarughe vive. Il 21 Maggio siamo partiti per Taranto.
    11 min
  • I filosofi dell'Abbazia di Ernest Renan - Memorie del Sud
    Ernest Renan, storico francese (1823-1892) dall’ottobre 1849 al luglio 1850 fu in Italia per una missione scientifico-letteraria.
    Si fermò a lungo a Napoli e sulla via del ritorno sostò per dieci giorni nell’abbazia di Montecassino ospite dei Monaci.

    Montecassino è la più dolce fra le sorprese di questo viaggio. 
    Da qualche giorno siamo ospiti della sua nobile Abbazia e le impressioni che ci ispira sono più delicate delle stesse gioie intellettuali e morali che avvertimmo a Roma nel primo mese.
    Montecassino uno dei posti più singolari del mondo dove si può meglio conoscere nella sua poeticità e nobiltà lo spirito italiano.
    Montecassino è ora in questo paese il centro più attivo e brillante del movimento moderno e offre uno spettacolo davvero stupefacente: i monaci che sono perseguitati dal potere temporale per i loro patriottismo e l'altezza del loro sentimento religioso.
    22 min
  • Cuore di scrivano e ascensioni vesuviane di Charles Dickens - Memorie del Sud
    Charles Dickens, scrittore inglese (1812-1870) soggiornò in Italia dall’estate del 1844 all’estate 1845.
    Dai suoi taccuini di viaggio fu tratto Picture from Italy.

    Ecco un galeotto in catene che vuol farsi scrivere una lettera per un amico. 
    Si avvicina a uno che ha l'aria di poterlo scrivere, là sotto l'arco dell'angolo, e combina l'affare.
    Il galeotto bisbiglia all'orecchio dello scrivano quel che desidera dire e, non sapendo leggere, gli pianta gli occhi sul volto per capire dall'espressione di questi se lui scrive fedelmente quanto gli viene detto.
    Dopo un po', il galeotto si fa incoerente, tira fuori troppe chiacchiere. Il segretario fa una pausa, si gratta il mento.
    Il galeotto è loquace ed energico.
    Il segretario afferra alla fine l'idea e, col piglio di chi sa come metterla sulla carta, la butta giù fermandosi ogni tanto a dare uno sguardo ammirato allo scritto.
    Il galeotto tace. La guardia frantuma storicamente le sue noci.
    Poco conta che neve ghiaccio mantengano una spessa coltre in cima al Vesuvio e che tutto il giorno noi siamo andati girando a piedi per Pompei e che inoltre certi uccelli di malaugurio dicano che gli stranieri non dovrebbero salire sulla montagna in questa insolita stagione.
    Approfittiamo del bel tempo e andiamocene subito a Resina, il paesino che le sta ai piedi; prepariamoci alla meglio, nel breve tempo che ci rimane, a casa della guida; saliamo senza indugio, con la certezza di essere sorpresi dal tramonto a mezza corsa, di arrivare su con la luna e di tornare a mezzanotte!
    29 min

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