Imbarcadero di Stienta con temporale nell'aria.
Un magnifico pontone, uno dei più belli del viaggio: aveva un'ampia casetta terrazzata, sede dell'associazione Amici di Po, dove sbarcammo sul più bello di una festa.
Poi il tempo girò rapidamente al peggio: temporale arrivò da monte guardando il fiume, aveva il busto fuori dalla corrente, schiume alle spalle e saette tra le mani.
Ora grandinava e accanto al pontile traslucido, il Gatto corbione oscillava strattonato dal vento, e intanto Gianni, che avrebbe potuto parlare di enormi pesci mitologici, aveva la memoria che frugava altrove; infatti anche lui come Luciano cercava la guerra.
Mentre la grandine già tambureggiava sul tetto ci raccontò che quando venivano i bombardieri non andava nel rifugio, e un giorno quando ne venne giù uno, corsi a vedere e per entrare nella carlinga spostò i morti.
Avevano orologi e soldi, ma a lui non interessavano e tornò a casa con due fasce di cartucce.
A scuola c'erano dei sotterranei e lì teneva tutta la sua merce.
Ricordò anche che c'erano dei tubicini di scarico dell'acqua sui davanzali, dove dentro ci andava giusto il detonatore, lui li metteva lì, accendeva la miccia e pam, il tubicino diventava una rosa di ferro.
In mezzo ai fulmini il sindaco mi disse affettuosamente: "pensi, questo qui aveva il Garand, il Thompson, il moschetto ‘91, e sparava pure al campanile, il piccolo dinamitardo".