Po, che nei millenni si era cercata la strada in cento modi diversi, lasciando tracce impressionanti di alvei in secca, compiva proprio qui la virata più spettacolare.
Dopo Pomponesco, infatti, girava verso le Alpi, tornava quasi indietro, come risucchiata dall'Oglio che subito la rigurgitava in direzione del Delta, in una nuova e pazzesca curva da autodromo.
Altro che i canali di Francia, ora eravamo sull’Eufrate, in mezzo a segni millenari di regimazione delle acque, ben precedenti al "riscatto" fascista delle terre.
Lì c'era un ponte di barche, ma non un ponte di barche qualunque, mi disse la gente, un ponte che naviga.
L'unico in Europa capace di spostarsi e non solo di salire e scendere.
Si agganciava a quattro approdi diversi, su differenti livelli stradali, e aveva anche un ponte di comando, con la baracca degli addetti, con letti e cucinino.