Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Giardini Torlonia ad Avezzano (Abruzzo)
    I giardini della Villa Torlonia di Avezzano furono realizzati alla fine dell'Ottocento a decoro del palazzo della nobile famiglia Torlonia, con uno spazio ripartito in tre grandi settori, con percorsi che convergono sulla monumentale fontana a catino posta al centro.

    Giardini Torlonia: https://maps.app.goo.gl/dxneBbPogDqSvKrK8
    1 min
  • Giardini di San Liberato a Bracciano (Lazio)
    L'amicizia è la collaborazione tra Russel Page e Donato e Maria Sanminiatelli hanno dato vita, all'inizio degli anni 1960 a questo spettacolare giardino disteso in una vasta radura in pendenza, un anfiteatro tra boschi di castagni con vista sul lago di Bracciano.

    Giardini della Tenuta di San Liberato: https://maps.app.goo.gl/gX1gjqh5oY5d4SkK6
    1 min
  • 68 - Virata a nord-ovest - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Po, che nei millenni si era cercata la strada in cento modi diversi, lasciando tracce impressionanti di alvei in secca, compiva proprio qui la virata più spettacolare.
    Dopo Pomponesco, infatti, girava verso le Alpi, tornava quasi indietro, come risucchiata dall'Oglio che subito la rigurgitava in direzione del Delta, in una nuova e pazzesca curva da autodromo.
    Altro che i canali di Francia, ora eravamo sull’Eufrate, in mezzo a segni millenari di regimazione delle acque, ben precedenti al "riscatto" fascista delle terre.
    Lì c'era un ponte di barche, ma non un ponte di barche qualunque, mi disse la gente, un ponte che naviga.
    L'unico in Europa capace di spostarsi e non solo di salire e scendere.
    Si agganciava a quattro approdi diversi, su differenti livelli stradali, e aveva anche un ponte di comando, con la baracca degli addetti, con letti e cucinino.
    13 min
  • 67 - La folgore - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Scostando un sipario di pioggia in una lanca poco oltre Luzzara, ci apparve una house-boat che si distingueva dalle altre per via di un sacco di gente in mimetica attorno a una griglia fumante.
    Non erano pescatori: avevano fucili a pompa e il bosco dei parà.
    Con loro, anche donne e ragazzini.
    "Andiamo a vedere", dissi, e chiedemmo permesso di attracco.
    Ci chiesero da dove venivamo e se avessimo l'ampolla.
    L'accenno era al rito padano, saturo di significati secessionisti, inventato da alcune tribù del Nord.
    Naturalmente no, risposi, allora venite a mangiare con noi.
    Buon Dio, era un raduno di parà; un raduno di nostalgici della Folgore, brigata di paracadutisti e anche famosa divisione "della vita e della morte”.
    Folgore! Fu il saluto ripetuto, e si capiva che quelli adoravano pronunciare quella energica sdrucciola.
    11 min
  • 66 - Turbanti e canoe - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Da quando aveva preso il comando, il riminese cercava sangue barbarico: "voglio donne da altri mondi", disse digrignando i denti, "voglio cacciatori di Frodo e vituperati extracomunitari".
    E la sterminata Padania l'avrebbe presto accontentato, infatti le terre mantovane verso Curtatone e Bagnolo San Vito, dove il Mincio luccicava lontano nel bigio, erano punteggiati di turbanti, e ogni turbante aveva un colore.
    Ora Po non era né Don né Mississippi: era il Gange del monsone, il fiume sacro degli Indù che trasudava vapori di vacca e incenso, ricotta e stufato al curry.
    E i turbanti erano quelli dei Sich, degli indiani e dei pakistani del Punjab, gente di golena che mungeva giorno e notte per tenere in piedi il PIL della Padania.
    Due giovani canoisti erano appena passati di là provenienti dal Ticino.
    Un pescatore ci disse che navigavano su una robusta canadese a due posti, bella carica di roba. Disse: “non ce n'è tanta di gente che viene da così lontano”, e mi diede i contatti di uno di loro.
    Ma quei due, l'avrei presto capito, filavano come diavoli e fino a Pila avremmo trovato solo tracce del loro passaggio.
    Al giovane canoista mandai quindi una lettera a fine traversata, per capire per sapere nella risposta che aveva navigato a ritmi infernali - 80 km al giorno - e da Vigevano era arrivato a Venezia in una settimana, dopo 450 km e 300.000 pagaiate.
    9 min
  • 65 - Il funerale - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Passammo nella pioggia accanto a una draga sputafuoco col muso a forma di lampreda, deposta in cima all'argine accanto al Museo della Navigazione Fluviale, poi traversammo sull'altra sponda per far sosta Pomponesco, in un capanno che avevano chiamato Montecitorio perché lì i patriarchi del fiume, c'era stato detto, fanno le leggi, quelle non scritte di paese.
    La stufa era accesa e attorno al fuoco la simpatica banda di legiferanti partì con le lamentele su bei tempi perduti: “Po ha fatto tanto per noi e adesso noi non facciamo niente per Po".
    L'esordio fu subito funerale.
    Il defunto era il fiume, colui che per millenni aveva regalato ai padani cibo e combustibile in copia e ora, essi dicevano, era ricambiato dai padani medesimi con i veleni.
    Il morto era celebrato all'antica, con amici e parenti seduti lungo il perimetro della stanza e un’invisibile bara al centro.
    9 min
  • Giardini del Quirinale a Roma
    Il colle del Quirinale già nel Quattrocento fu la sede di piccoli giardini privati, ma solo nel 1504 il cardinale Carafa vi fece realizzare un luogo di delizie con un palazzetto e giardino.
    Poi, dal 1530 venne affittato al colto e raffinato cardinale Ippolito d'Este che si stabilì definitivamente a Roma nel 1559 e rese il giardino tra i più celebrati dell'epoca.
    Seppur non paragonabile alla sua creazione più nota, la villa d'Este di Tivoli.
    La posizione elevata e isolata lo rendeva simile a quelli delle ville suburbane per salubrità per aria e diletto, ma con il vantaggio di trovarsi al centro di Roma, quindi rifugio ideale ideale nei periodi caldi.
    Grazie a una sistemazione a terrazzamento, era articolato in settori che offrivano prospettive diverse, con affacci dall'alto del colle sulla città sottostante.

    Giardini del Quirinale: https://maps.app.goo.gl/uMuqzNuuPiJuJS486
    4 min
  • Giardini del Palazzo Farnese di Caprarola (Lazio)
    Nella seconda metà del Cinquecento, le ville del Ducato farnesiano della Tuscia diventarono un modello universale di un nuovo modo di concepire l'architettura dei giardini per la grandiosità dei progetti che riunivano brani di natura selvatica e una grande quantità di sculture realizzate grazie agli apporti di una colta committenza assistita da una cerchia dei migliori letterati ed eruditi del tempo.
    A Monte del Palazzo Farnese di Caprarola i due giardini segreti, di forma quadrata e chiusi da un muro, si aprono a ventaglio al di là dei ponti sul fossato, collegati al piano nobile rispettivamente con l'appartamento d'estate rivolto a nord-est, e con l'appartamento d'inverno esposto a sud-ovest.
    I giardini suddivisi in scomparti bordati da siepi di piante sempreverdi, avevano al loro interno alberi fruttiferi, com'era consuetudine dell'epoca.

    Palazzo Farnese: https://maps.app.goo.gl/HVU3ULxbN1TfHQKz8
    6 min
  • Collezionismo Botanico a Roma
    Dal continente americano già nel 1500 arrivarono nuove piante e fiori, subito assurti a status symbol e ricercatissimi dai nobili proprietari di giardini.
    Nel Seicento la passione esplose in una febbre da collezione, la tulipomania, che portò i prezzi dei bulbi alle stelle, creando una vera e propria bolla finanziaria.
    Il cardinale Scipione Borghese fu tra i protagonisti di questa passione e, per i giardini segreti ai lati del casino nobile di Villa Borghese, fece giungere i fiori più rari e pregiati, ammirati quanto le opere d'arte della sua collezione.
    Nel restauro dei giardini, dopo decenni di degrado e abbandono, è stata ricreata, per quanto possibile, la collezione seicentesca e oggi si possono di nuovo vedere le fioriture della Fritillaria imperialis o della Scilla peruviana, tra varietà di giacinti, anemoni e narcisi.
    2 min
  • Barco di Villa Lante di Bagnaia (Lazio)
    A Bagnaia, antico centro a pochi chilometri da Viterbo, era stato realizzato un Barco già dal 1498 ad opera del cardinale Raffaele Riario, appassionato cacciatore, poi di suo nipote Ottaviano, infine del cardinale Nicolò Ridolfi.
    Successivamente, il Barco, ormai privo di animali, divenne un bellissimo giardino, con viali che lo attraversavano, con molte varietà di alberi, in parte fruttiferi, in parte boscherecci, con molte fontane e pergole di viti e di rose.

    Villa Lante: https://maps.app.goo.gl/Cr9skqPqdvnBAKkA6
    6 min

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