Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

Download on the App Store

Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Laino Castello (Calabria - Borghi Autentici d'Italia)
    Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, ai confini tra Calabria e Basilicata, Laino Castello è un comune composto da un nucleo storico, il borgo antico, e da un nucleo più recente.
    Fa parte dei Borghi Autentici d'Italia ed è nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, circondato dal fiume Lao, molto conosciuto per chi pratica rafting o canoa.
    Il borgo antico di Laino Castello, dopo l'abbandono a partire dal sisma del 1982, ha ripreso a pulsare grazie alla nascita di un albergo diffuso e rappresenta inoltre lo scenario di fascino del "Presepe vivente" che ogni anno ravviva le festività natalizie, impegnando tutta la comunità locale.

    Laino Castello: https://maps.app.goo.gl/BWKxpnp6ScrTbVqU8
    13 min
  • Laino Borgo (Calabria - Borghi Autentici d'Italia)
    Laino Borgo è il primo borgo calabrese che si incontra provenendo in auto da Nord sulla A2 del Mediterraneo.
    Fa parte dei Borghi Autentici d'Italia e il suo territorio è parte integrante del Parco Nazionale del Pollino che dal 2015 è riconosciuto come Geoparco Mondiale Unesco.
    Circondato da due fiumi, il Lao e lo Iannello, e dalla rigogliosa vegetazione che ne abbellisce le sponde, Laino gode di un clima fresco e gradevole anche nelle torride giornate estive.
    E' un luogo ricco di storia e tradizioni secolari e vanta un patrimonio artistico-culturale formato da un Sacro Monte del 1500, numerose chiese e portali in pietra.

    Laino Borgo: https://maps.app.goo.gl/1yDFhGppHSfJsz1Y9
    8 min
  • 40 - Il santo traghettatore - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Verso le otto un ronzio bucò il silenzio.
    Era la barca a motore di Danilo, il traghettatore solitario.
    Ci veniva incontro dalla riva Emiliana, puntino in controluce sopra il nastro traslucido migrante.
    All'imbarcadero c'erano tre giganteschi olandesi intabarrati che lo aspettavano sacco in spalla; lui ricaricò sul motoscafo poi ci disse: "venite, vi aspetto sull'altra riva”, come se la visita di cortesia non fosse da mettere in discussione.
    Parlava e parlava il buon Danilo, senza riuscire a stanare dalla cucina una misteriosa moglie che forse non ne poteva più di pellegrini e rievocazioni in costume.
    Ma noi convenimmo che c'era assai più anima nella perorazione di quell'uomo semplice che nella lezione di cento cattedratici.
    Fu un piacere speciale ascoltare il santo traghettatore quando ci dipinse un fiume assai più largo di quello attuale, verso in una topografia ramificata di ponti, isolotti, canali e guadi.
    Parisi trasse dal suo parolaio fluviale nomi a noi del tutto nuovi, come botterone, mezzano, novalestri e mortizia; il tutto per spiegare come in antico il fiume, spalmato sul territorio più vasto, rallentasse in modo molto più visibile, in quel punto fra la collina di San Colombano e il dosso di Stradella.
    “Qui si passava, qui era il guado, non servivano nemmeno i ponti. Si tagliavano piante e si facevano zattere, poi si lasciava che andassero, e si passava di isola in isola. Si andava un po' a piedi, un po' in zattere un po' in barca. E così hanno fatto tutti. Prima i romani, per attaccare briga con Annibale dalle parti del Ticino, poi le armate francesi del 1700, poi i tedeschi nel 1945 dopo lo sfondamento della linea gotica. È qui che passa un bel pezzo di storia del nord Italia.“
    Come sempre, le cose belle del mio smemorato paese nascevano dalla testarda resistenza di pochi, in quello strano spazio di libertà consentito dall'indifferenza dei potenti.
    Il traghettatore dimenticato raccontò delle sue "attività culturali” corsare, disse di librai, orchestrali e teatranti che venivano a far festa sul prato accanto all'argine.
    "Tutto," disse, "riesce bene col Po. Bancarelle di buone cose, picnic, tornei di briscola e partite di rugby.“
    E disse "col Po”, attenzione, non "sul Po, "come se quella del fiume non fosse una banale collocazione geografica ma un aiuto volontario e personale.
    Era il Po, che diamine, che gli dava una mano a riempire di senso quel luogo: ma a capirlo erano in pochi, e quei pochi spesso stranieri.
    11 min
  • 39 - Voci nella notte - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Milano era vicina, eppure il buio e il silenzio avevano una dimensione planetaria dell'altopiano etiopico.
    Ripensandoci, quella notte sull'argine di Corte Sant'Andrea capii cos'era successo con le alluvioni del Po, segnalate per prima cosa dagli animali, dai muggiti disperati nelle stalle e dalla grande fuga delle bisce, dei topi e delle blatte fin dentro i solai dei casali.
    Poco prima dell'alba la portata del fiume sembra aumentare e le cime avvinghiate all'imbarcadero presero a lamentarsi, così sotto coperta si cominciarono a sentire miagolii, poi la cassa armonica del Gatto amplificò un rombo come di treno che passa lontano su un ponte.
    Un treno che non finiva mai, o forse una cascata.
    9 min
  • 38 - La corte dimenticata - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Subito oltre l'argine, Corte Sant'Andrea svelò una meraviglia settecentesca e un italianissimo abbandono.
    Cittadella in mattoni di sconvolgente bellezza, partorita dalle utopie dei Lumi, quell'azienda-modello della Padania fertile era diventata un nido di tortore, ragnatele e topolini di fiume, con soli 17 abitanti contro i 450 del secolo prima.
    Non avevo mai visto un più perfetto luogo-simbolo della terra dei grandi fiumi d'Italia e della sua economia in Francia o in Germania un posto simile sarebbe stato restaurato e aperto al turismo di qualità: lì il comune aveva a malapena i soldi per aprire dei cessi per pellegrini.
    11 min
  • 37 - Le spire - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Po si contorceva per il puro piacere di fare acrobazie.
    Il greco è lingua superiore, e la parola "meandro” conteneva già tutto il senso di quella follia, la quintessenza divagante e imprevedibile dell'acqua.
    Ma il fiume è anche narrazione: e poiché, nel discorso, meandro è sinonimo di tortuosità, digressione e intrico, ecco che censurare i meandri di una discussione equivale a castrarla del suo meglio.
    Sono le digressioni delle favole la cosa che piace di più ai bambini, e sono sempre i meandri a farci penetrare un romanzo con maggiore efficacia.
    Quindi per questo, rettificare i torrenti è roba da plotone di esecuzione: si devasta chi sta a valle.
    Un fiume rettilineo impazzisce, parte alla carica come un rinoceronte africano in una piantagione geometrica.
    Per questo il meandro è anche metafora grandiosa: la ricchezza dell'arrivo a Itaca sta negli infiniti giri che per anni Odisseo compie per raggiungerla.
    E davvero non c'è niente di peggio che una vita tirata con righello, priva di paure, incidenti, errori e ritorni.
    17 min
  • 36 - Sottocoperta - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Cominciai a considerare gli aspetti positivi di quella barchetta a motore.
    Il primo era che potevo farmi una dormita quando volevo.
    Il secondo era che riuscivo finalmente a scrivere in pace perché non c'erano più remi da smanettare. Potevo finalmente aggiornare la mia la mia lunga mappa maniacale a forma di storione; e potevo anche tirar fuori dalle sacche stagne la piccola biblioteca di bordo e allineare i libri sullo scaffali di prua.
    E poi, altra meraviglia, tutte le volte che Paolo spegneva il motore e alzava la vela, sotto coperta potevo sentire il rumore del fiume assai meglio che in canoa.
    La chiglia di legno era una cassa armonica stupendamente gorgogliante, un sonar che sembrava percepire persino la distanza dei fondali.
    La sotto, lo spazio era talmente poco che, per non trasformarlo all'istante in un porcaio, eravamo obbligati a un ordine perfetto, quindi quel campo base navigante era una magnifica scuola di economia domestica.
    La barca è forse la più perfetta delle case perché non c'è mai il rischio che ti sopraffaccia.
    Ma soprattutto tu viaggi con lei, te la porti dietro come una chiocciola e non puoi ridurla a un letamaio.
    Il pendolarismo tra il dentro e fuori si riduce ai quattro passi tra il timone e la cuccetta.
    12 min
  • 35 - Voglia di naufragio - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Bevemmo due bottiglie di Bonarda e fu speciale guardare l'acqua passare avendo vino in corpo.
    Valentina bella ciucca partì con una delle sue citazioni enciclopediche: chiamò a raccolta un'enormità di affluenti e subaffluenti, la corte infinita di Naiadi e Ninfe spumeggianti, evocò acque che lei aveva disceso tra rocce e vertiginosi calanchi; tutto questo per dire che, dopo tanto perdersi in acque torrentizie, era giunto il momento del Po.
    E ci stese con una frase pazzesca: "voglio perdermi in questo collettore.”
    Eravamo contagiati da un insano desiderio di naufragio e dalla nitida percezione di essere - noi, proprio noi - nel baricentro della pignatta Padana.
    9 min
  • 34 - Ombre sul Lago Gerundo - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Valentina narrò del Lago Gerundo, una sterminata zona acquitrinosa fra il Lambro e l'Adda che in età romana si estendeva ancora fino alla provincia di Lodi, e oggi è segnata, in mezzo alla campagna, dalle rovine di torri dotate di anelli per l'ormeggio delle barche.
    Quello spazio a sud di Milano è diventato il regno degli esperti di criptozoologia, cioè di animali immaginari, o dei quali non è stata approvata resistenza. In cui nelle acque ferme si dice crescessero bestie spaventose e pare che gli abitanti di Calvenzano avessero eretto una muraglia di 15 km per proteggersi dalle incursioni notturne di un mostro lacustre a sei zampe.
    Se ci fossimo addentrati in qualche lanca per passarvi la notte, forse avremmo rivisto le fauci spalancate della creatura sputafuoco che in terraferma ci aveva guardato dallo stemma dei distributori Agip.
    È dalle parti del Lago Gerundo che, in un paese chiamato Almenno San Salvatore pende dall'abside di una chiesa la costola di un animale gigantesco; a Sombreno, poca distanza, un osso di dimensioni analoghe - forse di mammut - è esposto nel Santuario della Beata Vergine; ma lo stesso reperto si può vederlo custodito anche nella chiesa di San Bassiano in parrocchia di Pizzighettone sull'Adda, a nord di Piacenza.
    A Lodi, poi, la memoria del diluvio sopravvive nella tetra leggenda di un mostro acquatico serpentiforme detto Tarantasio, cugino stretto della Tarasca, divoratrice di viaggiatori sui ponti del Rodano, e dalla quale prese il nome Tarascona, la città di Tartarino.
    13 min
  • 33 - Epifania della vela - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    L'avevo visto per la prima volta tra i monti innevati del lago di Como, ed ero rimasto senza parole.
    Non sembrava possibile che quel guscio di noce di 5 m, con quattro cuccette spartane sotto coperta, un boma esagerato, un bompresso di 50 cm e un albero reclinabile posizionato troppo a prua potesse portarci sul Po.
    Già il nome lo rendeva un oggetto letterario perfetto: in toscano significava "gatto testone", un personaggio da fiaba di Collodi.
    Nelle acque del Lario l'avevo sentito miagolare nelle vecchie giunture, quasi ad avvertire i topastri che avremmo trovato sul fiume d'Italia.
    Mi lasciai prendere dalla magia dell'acqua dolce, da quell'andare silenzioso tra sponde che rimandavano ogni scricchiolio di bordo e mettevano voglia di cantare.
    6 min

About Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

From the publisher's feed

PENISOLABELLA l'Italia raccontata da Giuseppe Cocco Borzone de Signorio Sabelli, divulgatore geografico, storia e storie dei viaggiAutori del Grand Tour, per conoscere l'Italia minore con la M…

More shows like Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

Chiedilo alla Storia - Intesa Sanpaolo On Air by Intesa Sanpaolo e Chora Media

Chiedilo alla Storia - Intesa Sanpaolo On Air

49 Listeners