Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • VI - Mussolini tra i pionieri da «TERRA NUOVA - Prima Cronaca dell’Agro Pontino» di Corrado Alvaro
    Come sempre quando si trova davanti alla gente del popolo, il Capo del Governo era raggiante. Era salito sul tavolo che avevano preparato sotto il portico del palazzo comunale di Littoria, perché potessero vederlo ai quindicimila coloni dell'agro adunati nella piazza.
    Già prima aveva parlato dal balcone sotto la torre: erano le parole che celebravano il trionfo della sua volontà e del lavoro del popolo italiano, e la riconferma della solenne promessa dell'anno scorso, quella della sua amicizia sempre vigile e della giustizia sempre pronta per chi lavora. Quando scese dal balcone per trovarsi a contatto col popolo, qui la voce così precisa in cui ognuno trova quello di cui ha bisogno, e quasi la regolazione a se stesso dei propri pensieri, divenne più vicina e amichevole, e la sua figura, che da lontano forma sempre un atteggiamento tutto speciale, riconoscibile, anche quando se ne intravede appena l'ombra, balzò in mezzo al popolo senza perdere nulla della sua solennità, e aggiungendo al suo prestigio la meraviglia di chi lo può guardare a pochi passi di distanza, notarne il sorriso, il gesto, l'espressione.
    Alcuni tedeschi dicevano: «E’ umano, supremamente umano»; un francese affermava che una giornata come quella sarebbe l'argomento di un intero romanzo; e in un dialetto d'Italia qualcuno diceva: «Lui fa tutto».
    Era uno straordinario rapimento degli animi.
    Uno dei punti salienti del fascino del capo sulla folla, è che ciascuno si sente in comunione con lui come se egli sapesse tutto, che presto tardi arriverà, saprà, provvederà.
    Il popolo italiano ha incarnato in lui un vecchio ideale di giustizia che nella sua storia aveva affidato ai personaggi più diversi.I primi premi ai coloni erano di mille, cinquecento lire.
    Il capo spesso apriva le buste, contava il denaro, lo mostrava; talvolta per accertarsi che i nomi scritti sulla busta corrispondessero alle persone chiamate, si chinava a domandare il nome.
    Talvolta, in verità, ci fu uno scambio di persone: accadeva che proprio quando c'era questo errore egli se ne accorgesse e si curvasse a domandare.
    La folla dietro di me notava questo fatto.«non gli sfugge nulla. Se n'è accorto. Guarda com'è pronto, lui capisce subito quando le cose non vanno.»
    Poi venne la volta delle donne, i premi per le migliori massaie; a ognuno di questi incontri il viso del capo si illuminava.
    Di qualcuno si soffermava a guardare l'andatura, certi saluti imbarazzati lo facevano sorridere; ai contadini dava del tu, come a vecchi soldati; alle donne del voi, e diventava dolce, delicatissimo; mentre ai contadini porgeva le buste e i diplomi con uno scatto dell'avambraccio, sempre lo stesso, come con un ritmo che al cinquecentesimo scatto era sempre quello; alle donne lo offriva quasi con un lieve inchino, curvandosi fino a esse.
    «Straordinariamente umano!» dicevano i tedeschi vicino a me.
    Volevano dire: che precisione, che esattezza, che accuratezza in ogni particolare.
    Era vero.
    Aveva piovuto quasi tutta la mattina.
    Quando egli apparve sul balcone venne fuori un sole caldo in un cielo sgombro.
    «È naturale» diceva un giornalista americano.
    «Quando esce lui il tempo si fa buono».
    13 min
  • V - Le prime quattro stagioni di Littoria da «TERRA NUOVA - Prima Cronaca dell’Agro Pontino» di Corrado Alvaro
    Proprio un anno fa, vidi la vigilia della vita di Littoria.
    Era il giorno precedente la visita e il discorso del Duce.
    Si arrivò in una piazza ancora non lastricata in cui affondavano il terreno nuovo i carri carichi di materiale; a molti edifici mancavano porte e finestre, la tinta delle facciate era ancora umida, la chiesa e le scuole erano nascoste sotto le impalcature.
    Tutto dava l'impressione della rapidità con cui si compone uno scenario di teatro in un breve intervallo.
    La notte lavoravano sotto la luce dei riflettori.
    Poi cominciò la vita.
    La prima sera, a un'ora di notte, rintoccò la campana della chiesa, la prima campana che abbia mai risuonato in quella antica solitudine, lacerandola col suo richiamo che faceva pensare agli uomini nelle loro case, ai lontani, al riposo dopo il lavoro comune, ai loro improvvisi pensieri di preghiera e d'infanzia.
    Molti, nel periodo intermedio della vita di Littoria, non sanno o non immaginano quasi nulla, e vale la pena di riferirne qualche tratto.
    La fama di questa contrada, mentre agli occhi del mondo è il segno di uno sforzo totale del Fascismo, crebbe, nel popolo lavoratore, come un nome magico, ha acquistato lo stesso prestigio dei luoghi che attorno brillarono alla fantasia popolare nella storia dell'immigrazione, Suez, America, Australia; Littoria.
    A un anno di distanza le automobili che vengono da Roma, o quelle dei visitatori ogni parte d'Italia e dell'estero, scivolano sulla superficie lucida dell'asfalto della piazza, e questo ambiente della piazza, dove gli attori protagonisti sono in costume rustico da campagna, ricorda in date ore l'attesa delle macchine fuori dei teatri delle serate di prima rappresentazione.
    Quegli angoli, archi, passaggi, portici, volte, che io avevo veduto un anno fa come una scenografia vuota tra la folla degli operai, sono occupati dagli uomini con la loro vita quotidiana, i loro passioni, i loro bisogni, i loro discorsi.
    I tre fasci di bronzo giganteschi sulle soglie della Posta sono ossidati dalle stagioni trascorse e sono appena quattro: un uomo che vi si è fermato ad aspettare un appuntamento vi ha ritrovato la colonna della sua Padova o della sua Ferrara.
    Tra una porta e l'altra della posta v’è un uomo col suo fardello che aspetta.
    Più in là, nella vetrina di un meccanico, splende il primo sogno del lusso: un’Ardita, mentre sotto il padiglione di stile razionale approdano le macchine e le biciclette.
    L'albergo ha messo davanti alla porta quattro sedie di vimini, dei clienti; il portiere è in uniforme dietro la porta; il cameriere in frac sta sgombrando una tavola e dà l'impressione di un cameriere di transatlantico, perché intorno tutto è vario e mobile come il mare, tutto è ancora viaggio verso il destino, ed egli è fermo in quella uniforme.
    L'albergo è gelido, ma il cameriere è in frac.
    Guardo queste cose di un altro mondo, e penso alla civiltà, presente ovunque vi siano uomini.
    Una radio dice con voce insinuante le cose del mondo, le dice al caffè fumoso e affollato, alla signora che sta alla cassa col cappello in testa come se arrivasse proprio ora: il suo vociare si mescola con questo parlare.
    Una di queste sere ascoltavo quella voce della radio, e guardavo le languidezze delle dive sulle tabelle delle fotografie.
    La vita civile favoleggiava il rumoreggiare lontano; qui era la terra e le sue prime necessità, l'uomo e i suoi bisogni primi.
    Quella voce solitaria parlava quasi di una favola: l'arte.
    Forse uno di questi bambini che hanno veduto con gli occhi dell'infanzia questa epopea terriera, domani sarà un artista.
    La mattina seguente, all'alba, la radio era muta.
    I portici della piazza erano pieni di gente, uomini e ragazzi; era domenica.
    20 min
  • IV - Il borgo, la casa, il focolare da «TERRA NUOVA - Prima Cronaca dell’Agro Pontino» di Corrado Alvaro
    La sera dell'arrivo e per qualche giorno ancora, seguimmo la nuova vita di coloni.
    Occupare la casa, mobiliarla, riconosce la terra, si svolgeva in 24 ore.Le prime 24 ore di vita di un lembo di terra nuova.
    Un deputato e un incaricato della Federazione di Ferrara, mantenevano gli ultimi rapporti dei coloni con la terra natale, e prima di ripartire ne riconoscevano lo stato, le loro necessità, i loro ultimi pensieri prima del distacco.
    Tutto si svolgeva assai umanamente; furono fatte replicate visite casa per casa e a tutti furono dette parole adatte.
    Mi sembra di aver vissuto un tempo assai lungo questo viaggio da casa a casa, lungo la dritta strada bianca, a incroci di altre strade bianche e dritte.
    Il sistema dell'Agro Pontino ha questo di straordinario, che riproduce in un'estensione di tempo assai breve quello che l'uomo e la sua opera compiono in un lungo giro da anni, talvolta secoli.
    Canali e strade, intrecciandosi, tagliano regolarmente questa plaga e danno l'impressione della geometria di una scacchiera.
    Ognuna di queste strade si annoda un borgo che si apre in uno spiazzo e forma nella campagna fuggente, la sosta dell'abitato, con la scuola, la sua dispensa agricola, la chiesetta, gli uffici, i negozi, infine con la sua piccola Torre, grande rispetto a quella paterna di Littoria come la torre di un gioco di scacchi a confronto del pezzo più alto nello stesso gioco.
    Quelli già popolati acquistano subito color di paese, riproducono angoli di villaggi veduti altrove, e costruiti dalla frequentazione lunga degli uomini, e che sono il paesaggio fisso della vita campestre. Non deve essere mai accaduto di vedere in così breve tempo, e da giorno a giorno, una così vasta e completa trasformazione della terra; o forse nella storia moderna, nel fenomeno della guerra, quando un prato in guerra mutava fisionomia.
    Guerra ed emigrazione, le due fasi della vita italiana, regole della lotta italiana per vivere, fanno qui un solo eloquente spettacolo; per queste due esperienze di 80.000 ettari di terra dell'Agro Pontino sono un mondo, una storia di civiltà e di lavoro.
    La prima ora in attesa dell'arrivo dei mobili la casa nuova non fu altro che focolare; tutto era vuoto e sonoro; ancora freddo ed estraneo.
    La famiglia si diede a cercare legna lì intorno, la dispose sulla corte, certi pali fradici di acqua furono messi a tettoia perché scolassero l'umidità.
    Altri si asciugavano alla fiamma sotto la cappa del camino, e facevano il loro stridore. Il fuoco cominciava a macchiare il camino dipingendovi la storia nubilosa che sanno leggere le fantasie dei ragazzi.
    Quel fuoco pareva acceso in una solitudine lontana, un fuoco da bivacco.
    La pianura era tutta in moto con i suoi autocarri e le biciclette ma qui eravamo come in una posizione occupata da poco e appena segnalata ai comandi.
    In quell'ora i pensieri erano semplici ed elementari, erano i pensieri dell'attesa.
    Ma la seconda ora fu tutt'altra.
    La famiglia vedendoci arrivare si fece sulla porta accennando che i mobili erano arrivati; le ragazze avevano ripreso il gesto abituale di farsi schermo della mano sugli occhi per guardarci da lontano; gli uomini erano già intenti con la vanga a stabilire la pendenza del terreno davanti alla casa e a tracciare una strada per gli ospiti.
    Parlavano tutti insieme, si scusavano se ci toccava di vedere tutto ancora in disordine, tutto non ancora pulito a modo; loro seguitavano a dire che bisognava tornarci quando tutto fosse perfetto. Rivedersi tra le cose loro aveva sciolto ai nuovi arrivati la lingua: gli uomini continuavano a dire: «le dico che sono contento, che sono propri content. La terra è buona, la casa l'è bella e che noi ci faremo onore».
    Anche per le donne tutto va bene, ma disse una delle donne, «ma io, dove la stendo la biancheria?»
    Perché qui bisognava fare i conti con le abitudini della comunità, e con la vita abitudinaria delle...
    28 min
  • Sagra dell'Arancia Rossa a Centuripe (Sicilia)
    Il comune di Centùripe organizza ogni anno in aprile la Sagra dell'Arancia Rossa di Sicilia IGP, una tre giorni di degustazioni, convegni a tema, musica e spettacoli.
    I ragazzi dell'Istituto Alberghiero Giacomo Magno collaborano come volontari alla preparazione delle prelibate pietanze offerte ai visitatori.Ingredienti di spicco è naturalmente l'arancia, nelle più numerose variegate combinazioni: frittelle di arancia, torte all'arancia, dolci vari e prelibate spremute compongono i menù che vengono distribuiti in piazza.
    Il frutto dell'arancia, diffuso nell'area del Mediterraneo fin dall'antichità, ha origini cinesi; ma era un tempo prevalentemente utilizzato a scopo ornamentale o religioso.
    Mentre a partire dal 1600, con l'avvento degli arabi, profondi conoscitori delle sue proprietà salutistiche e dietetiche, si diffuse anche nell'Italia meridionale.

    Centuripe: https://maps.app.goo.gl/p4wehRxobp6Q4GHh8
    7 min
  • Sagra del Pistacchio a Bronte (Sicilia)
    Si tiene a Bronte, nella zona del quartiere Annunziata, nel cuore dell'autunno, la Sagra del Pistacchio, tradizionale manifestazione dedicata al l’oro verde del comune etneo: il pistacchio, gioiello gastronomico.
    L'atmosfera è suggestiva e le strade ospitano la ricostruzione di ambientazioni tipiche dell'antica civiltà contadina, utilizzando strumenti e materiali d'epoca.
    La festa è occasione per promuovere lo squisito frutto verde che cresce alle pendici dell'Etna e i prodotti da esso derivati: il pistacchio di Bronte è infatti particolarmente pregiato e ricercato con il suo sapore aromatico e gradevole, in pasticceria, gelateria e, più in generale, per aromatizzare insaporire molti piatti.
    Diversi stand offrono ai visitatori squisiti assaggi di dolci e pietanze salate: il pistacchio infatti non è solo sinonimo di dolci, ma anche i nutrienti e condimento per primi piatti come le pennette al pistacchio, la pasta fresca fatta in casa, realizzata con farina di pistacchio.
    Tra le ricette più recenti c'è anche il pesto di pistacchio, a base di pistacchio e olio di semi, mentre la crema di pistacchio e la filettata al pistacchio sono dolci tradizionali brontesi.

    Bronte: https://maps.app.goo.gl/St3teazrJzLdxxUMA
    8 min
  • Sagra del Pesce Azzurro e della Cipolla Rossa a Tropea (Calabria)
    La Sagra del Pesce Azzurro e della Cipolla Rossa di Tropea rappresenta ogni anno una grande manifestazione popolare nel segno della tradizione, organizzata come di consueto nel corso dell'ultima settimana di luglio su iniziativa dell'associazione turistica Pro loco Tropea.
    La sagra festeggia contemporaneamente la celebre “rossa”, cipolla rinomata per le qualità organolettiche e per il gusto dolce e delicato, a cui è stato attribuito il marchio di qualità, e la cucina tradizionale del luogo, i cui ingrediente base è da sempre l'ottimo pesce azzurro.
    La Cipolla Rossa IGP è una coltura tipica di queste terre da oltre 2.000 anni e da più di un secolo contribuisce, grazie alla sua diffusione sul mercato e in cucina, allo sviluppo socio economico della zona.
    Giunta in Calabria all'epoca della dominazione dei Fenici, se ne ha testimonianza grazie ad alcuni reperti archeologici ritrovati tra Vibo Marina e Trainiti; giocarono successivamente un ruolo di rilievo anche i greci, che l'avevano a loro volta "importata" dalla tradizione assira e babilonese.

    Tropea: https://maps.app.goo.gl/cEZkotTYeNtRSDA96
    8 min
  • Sagra del Carciofo spinoso di Samassi (Sardegna)
    La ricchezza delle tradizioni popolari in Sardegna, e in particolare nel Medio Campidano, ha dato negli anni, origine a feste, eventi e manifestazioni capaci di attirare gli interessi di turisti e visitatori oltre i confini dell'isola.
    L'elemento religioso assume particolare rilevanza in ciascuna festa di questa terra, un elemento che gli abitanti accostano da sempre a riti antichi e culti ancestrali, generando così un'unione di sacro e profano ormai inscindibile: feste religiose in onore di un santo, infatti, hanno spesso avuto origine da un'antica tradizione pagana; ne risulta così un insieme armonico e inaspettato, affascinante.
    Dal 1987 la cittadina di Samassi dedica una due giorni al carciofo spinoso, il prodotto più diffuso nelle campagne sarde.
    La manifestazione si tiene da alcuni anni nei giorni della Fiera Agroalimentare del Medio Campidano: in questa occasione, oltre alla presentazione in piazza dei diversi produttori, si organizzano dibattiti che convegni tematici dedicati all'agricoltura sarda, alla sua evoluzione e al potere redditizio delle sue imprese.
    La presenza del carciofo in Sardegna è documentata fin dal tempo dei Fenici e la sua storia, ben radicata sul territorio, lo ha reso nel tempo una delle produzioni agricole più importanti della regione, e il carciofo spinoso sardo si contraddistingue per il caratteristico gusto amarognolo dovuto alla cinarina, principio attivo naturale.

    Samassi: https://maps.app.goo.gl/FkacTWapPJPd7dbP6
    7 min
  • Fiera Internazionale dello Zafferano a San Gavino Monreale (Sardegna)
    La Fiera Internazionale dello Zafferano, che si svolge in novembre di ogni anno, rappresenta la più importante manifestazione di San Gavino Monreale nell’intero arco dell'anno: la consueta Zafferano Half Marathon, maratonina nel Medio Campidano, organizzata dalla società podistica di San Gavino, con il patrocinio il Comune, della Pro Loco e della Provincia del Medio Campidano, richiama a ogni edizione numerose atleti, anche oltre confini dell'isola.
    Nei giorni del secondo fine settimana di novembre, San Gavino Monreale presenta come sempre a centinaia di visitatori il suo oro rosso appena raccolto, lo zafferano di Sardegna.
    L'evento prevede corsi di cucina e degustazioni di piatti tipici sardi in cui lo zafferano è ingrediente fondamentale.

    San Gavino Monreale: https://maps.app.goo.gl/e2peTZgJVC5hoKbR6
    10 min
  • Fiera del Fico d'India di San Cono IGP (Sicilia)
    La Fiera del Fico d'India, si svolge in ottobre, e rappresenta per il piccolo centro di San Cono uno dei momenti più importanti dell'anno: dal 1984 si celebra ogni anno, la magnificenza del frutto tipico San Conese, il Bastardone, frutto ottenuto dal secondo fiore della pianta.
    San Cono quindi è oggi definita la capitale del Fico d'India.
    La sagra è l'occasione per esporre e promuovere il prezioso frutto: numerosi gli stand dedicati agli assaggi, e in più le gelaterie del paese si sfidano al miglior gelato al fico d'India.
    Il fico d'India dell'Etna venne introdotto in Sicilia alla fine del 1500 dagli spagnoli, assieme ad altre piante importanti e importate, come il pomodoro, che proveniva dal Perù, il tabacco, di origine messicane.
    Il fico d'India proveniva invece dall'America tropicale ed era quindi una coltura abituata a sopportare lunghi periodi di siccità e che cresceva anche in condizioni impervie, come le fenditure delle rocce.
    Il fico d'India dell'Etna Dop si distingue in tre varietà: la Sanguigna, a polpa rossa, succosa e dal gusto corposo; la Sulfarina, a polpa gialla, consistente e saporita; la Muscaredda, a polpa bianca, dal sapore delicato.

    San Cono: https://maps.app.goo.gl/db8vfpnFoxyjtvJt6
    7 min
  • Festival Internazionale dell'Uva da Tavola a Mazzarrone (Sicilia)
    Il Festival Internazionale dell'Uva da Tavola di Mazzarrone, in Sicilia, si svolge come di consueto, ogni anno, in settembre, epoca tipica della maturazione dell'uva e della successiva vendemmia.
    Un'immensa tavolata lunga quasi 182 m, principale e immancabile attrattiva della festa, viene allestita a tema, la cui ambientazione varia ogni anno, durante la notte, grazie al servizio di alcuni volontari mazzarronesi: le sculture a ornamento sono realizzate in polistirolo e in seguito interamente ricoperte di uva locale; la tavolata, poi, apre al pubblico nel pomeriggio del sabato del festival.
    L'evento è diventato negli anni un punto di riferimento di fondamentale importanza, nella regione, per gli amanti dell'uva: numerosi stand offrono prodotti tipici siciliani e, naturalmente, degustazioni di uva da tavola IGP e di tradizionali piatti come la mustata, una mostarda preparata con mosto cotto, mandorle e cannella; o i cuddureddi, una pasta fatta a mano che ricorda le lasagne e che, dopo essere stata cotta in acqua bollente, continua la cottura in un tegame dove bolle del vino cotto.
    La coltivazione dell'uva da tavola in questa zona affonda le proprie radici nel 1800, come si evince da alcuni atti pubblici di compravendita di terreni coltivati a vigneto, stipulati tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900.

    Mazzarrone: https://maps.app.goo.gl/YRo43HiFi2BFoHKCA
    7 min

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