Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Frutta del Pinerolese (Piemonte)
    Protetto dalla catena alpina, ricco d’acqua, dal clima mite, il Pinerolese è una delle aree geografiche più vocate d’Europa alla frutticoltura.
    Qui si è formata nei secoli una cultura della frutta che i romani, le abbazie medievali, gli scambi frequenti con la vicina Francia, hanno contribuito a consolidare nel tempo.
    Nel 1800 le mele e le pere di Cavour e delle valli pinerolesi erano famose nel mondo e prendevano da qui la via per mercati lontani come la Germania, l’Inghilterra e l’Egitto.

    Pinerolo: https://maps.app.goo.gl/U64WEBG6yqoJw7jT8
    2 min
  • Cuneo, castagne e Castelmagno (Piemonte)
    La provincia di Cuneo è doppia: di là le Langhe, grandi vini e tartufi, Alba capitale gastronomica e la memoria di Pavese e Fenoglio; di qua il capoluogo, appartato, punto di riferimento della produzione montana di terre di bellezza severa e struggente, cinte dalla corona delle Alpi Marittime e Cozie, oltre le quali è la Francia.
    Qui le meraviglie sono anche quei formaggi d’alpeggio - Castelmagno, Murazzano, Raschera - ma non solo, infatti Cuneo vanta una tradizione secolare per la produzione di castagne, fresche o secche, in farina o nella sontuosa elaborazione dei marron glacé.

    Cuneo: https://maps.app.goo.gl/pNZXSE3kouTkbSEt7
    4 min
  • Formaggio Castelmagno Dop (Piemonte)
    Questo prelibato formaggio erborinato ha origini antichissime.
    Il primo documento ufficiale è datato 1277 e riguarda una sentenza arbitrale per l’usufrutto di alcuni pascoli tra i comuni di Castellano e Celle di Macra, dove il canone d’affitto era appunto fissato in forme di formaggio.

    Castelmagno: https://maps.app.goo.gl/ahHbCKXM4tkBbAtw9
    3 min
  • Castagna di Cuneo Igp (Piemonte)
    La storia delle popolazioni delle valli cuneesi è strettamente legata alla produzione e al consumo di castagne, piccole ghiande che rappresentavano un’importante risorsa alimentare capace di dare farina per sopperire alla mancanza di grano non coltivabile sui pendii scoscesi.
    La coltura del castagno si è sviluppata sin dai primi del 1900 con una rilevante produzione di castagne.

    Cuneo: https://maps.app.goo.gl/pNZXSE3kouTkbSEt7
    2 min
  • Casale Monferrato, Grignolino, ortaggi e krumiri (Piemonte)
    E’ questo il regno di Barbera e Grignolino, vivaci rappresentanti di una terra che, pur fiera delle proprie tradizioni, non ha esitato ad affinare in barrique.
    Casale è medievale nel nucleo più antico, con il Duomo e la non lontana Sinagoga, ma settecentesca e barocca per larga parte della sua immagine, immagine cui contribuisce non poco, sul piano del gusto, proprio il Grignolino del Monferrato Casalese.
    In tavola gli si accompagnano gnocchi di patate e agnolotti, coniglio e peperoni, bollito misto, fritti salati e dolci.
    Di ispirazione ebraica sono i piatti a base di tacchino e d’oca.
    Altra specialità assai nota sono i krumiri, biscotti secchi che ricordano, secondo la leggenda locale, i baffi di Vittorio Emanuele II.

    Casale Monferrato: https://maps.app.goo.gl/pAMV8wgwQLLzR7b6A
    4 min
  • Canelli e le terre del Moscato (Piemonte)
    A sud di Asti si estende un’area vinicola che ha come principali riferimenti Canelli e Nizza Monferrato. Quindi il paesaggio è nel segno della vite, con le bandiere del Moscato e della barbera d’Asti, ma conserva una piacevole alternanza di colori e trame grazie alle colture dei fondovalle e ai lembi dei boschi superstiti.
    L’elemento distintivo di queste terre è però la civiltà dello spumante, creato qui un secolo fa.
    Tra l’Alto Monferrato e le Langhe si stende infatti il grande vigneto del moscato bianco, vitigno inconfondibile per profumo caratteristico e fragrante, sapore dolce e aroma ‘muschiato’ nel quale a fondo fruttato si sovrappongono sentori di fiori e di essenze.

    Canelli: https://maps.app.goo.gl/1LXhoeLwnde2Sx6T9
    4 min
  • Bra tra vini e formaggi (Piemonte)
    Schiacciato tra Langhe e Monferrato, il Roero, coincidente con l’Oltretànaro albese, è un distretto vinicolo che ha saputo mantenere fisionomia autonoma.
    Bra deriva il suo nome da «Brayda», insediamento sviluppatosi nel 1000 con lo spostamento degli abitanti di «Pollentia», l’odierna Pollenzo.
    Bra seppe ritagliarsi un ruolo dapprima come crocevia di commerci e quindi anche come un centro industriale, nel settore del cuoio, che la mantenne in una situazione di privilegio.
    La cittadina conserva interessanti testimonianze architettoniche, soprattutto di epoca barocca, e dà nome al formaggio vaccino, semigrasso di variabile stagionatura, prodotto nelle tipologie ‘tenero’ e ‘duro’, entrambe Dop, e a una salsiccia magra, nel cui impasto il vitellone prevale sul suino.
    Nel campo dell’enogastronomia Bra è assurta alle cronache per aver visto nel 1986 la nascita dell’associazione internazionale Slow Food.

    Bra: https://maps.app.goo.gl/jukspRGcpQSyDU1T9
    5 min
  • Formaggio Bra Dop (Piemonte)
    Il Bra si produce nell’intero territorio della provincia di Cuneo con latte prodotto esclusivamente nella stessa provincia.
    Il suo nome deriva dall’omonima cittadina piemontese, capitale del Roero, collocata sul confine tra le Langhe e la pianura cuneese.

    Provincia di Cuneo: https://maps.app.goo.gl/ZQtrRKMNZ69m926CA
    2 min
  • Asti, gastronomia del Monferrato (Piemonte)
    Il Monferrato, retto per secoli in autonomia da potenti marchesi, come ci ricorda il Boccaccio, è una delle regioni storiche italiane.
    Limite settentrionale ed orientale di questa plaga profondamente umanizzata di colline, vigne e castelli è l’arco descritto dal fiume Po tra Moncalieri e Valenza.
    Padrone del territorio è il vigneto: nel Basso Monferrato regnano barbera e grignolino, che spiccano per cordialità nell’austera compagine dei rossi piemontesi; nell’Alto Monferrato, invece, spumeggia il Moscato d’Asti.
    In città, alla tavola degli ottimi ristoranti si possono gustare la costoletta di maiale, impanata, fritta, coperta di tartufo e passata al forno, o la frittura mista, arricchita da vari tagli di agnello e punte di asparagi.
    Gran contributo ai sapori danno funghi e tartufi, soprattutto bianchi, altro fondamentale prodotto astigiano. Baci di dama, polentina mandorlata, astigiani al rum, torrone di nocciole e torta del Palio (di Asti, ovviamente), compongono il ricco carrello dei dolci.

    Asti: https://maps.app.goo.gl/43dNAvYtPZK8TeRY7
    6 min
  • Alessandria, avamposto della cucina piemontese (Piemonte)
    Nella pianura che vede la confluenza dei fiumi Tànaro e Bòrmida, Alessandria è città che lega le sue vicende alla collocazione strategica al centro del triangolo Torino-Genova-Milano.
    La sua fondazione risale al 1168, ma la fisionomia cittadina si deve soprattutto al 1700, con il passaggio ai Savoia e l’accentuazione del ruolo di fortezza militare.
    La città riflette l’eccezionale sviluppo economico sperimentato tra 1800 e 1900, con una realtà esemplare nella fabbrica i cappelli Borsalino.
    La cucina alessandrina è piemontese senza concessioni alla vicinanza con la Lombardia: l’albergo ristorante cittadino “Alli Due Buoi Rossi”, aperto nel 1741, è da più di 250 anni inalterato tempio del bollito e della più solida tradizione locale: ne sono bandiere gli agnolotti di stufato al sugo di stufato, i ‘rabaton’ di ricotta ed erbe, il pollo alla Marengo, di ascendenza francese.

    Alessandria: https://maps.app.goo.gl/m3jkdc7LERp1NgBM6
    3 min

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