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Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
Nativo di New Orleans, la città per antonomasia del jazz, Armstrong fu protagonista con la sua tromba e con la sua voce dei primi ruggenti anni del jazz, si proiettò poi nell’era dello swing e seppe reinventarsi anche al momento dello sviluppo in senso moderno del jazz a partire dagli anni ’50.
A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
Nativo di New Orleans, la città per antonomasia del jazz, Armstrong fu protagonista con la sua tromba e con la sua voce dei primi ruggenti anni del jazz, si proiettò poi nell’era dello swing e seppe reinventarsi anche al momento dello sviluppo in senso moderno del jazz a partire dagli anni ’50.
A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
Nativo di New Orleans, la città per antonomasia del jazz, Armstrong fu protagonista con la sua tromba e con la sua voce dei primi ruggenti anni del jazz, si proiettò poi nell’era dello swing e seppe reinventarsi anche al momento dello sviluppo in senso moderno del jazz a partire dagli anni ’50.
A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
Nativo di New Orleans, la città per antonomasia del jazz, Armstrong fu protagonista con la sua tromba e con la sua voce dei primi ruggenti anni del jazz, si proiettò poi nell’era dello swing e seppe reinventarsi anche al momento dello sviluppo in senso moderno del jazz a partire dagli anni ’50.
A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
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A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
Nativo di New Orleans, la città per antonomasia del jazz, Armstrong fu protagonista con la sua tromba e con la sua voce dei primi ruggenti anni del jazz, si proiettò poi nell’era dello swing e seppe reinventarsi anche al momento dello sviluppo in senso moderno del jazz a partire dagli anni ’50.
A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Ad inizio agosto del 1971 scompariva quello che è certamente stato il jazzista più popolare, musicista che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l’essenza della musica afroamericana: Louis Armstrong.
Nativo di New Orleans, la città per antonomasia del jazz, Armstrong fu protagonista con la sua tromba e con la sua voce dei primi ruggenti anni del jazz, si proiettò poi nell’era dello swing e seppe reinventarsi anche al momento dello sviluppo in senso moderno del jazz a partire dagli anni ’50.
A 50 anni dalla scomparsa, in questa serie di trasmissioni Claudio Sessa si soffermerà in particolare sugli anni ’30 di Armstrong, periodo discusso e criticato per la sua scelta di abbandonare i piccoli gruppi con cui era venuto alla ribalta e presentarsi a partire da quel momento e fino ai primi anni ’40 come star alla testa di una grande orchestra.
Maurizio Franco fa il punto sull’arte di un musicista che ha fatto la storia del jazz moderno. Gerry Mulligan (1927-1996) fu tra i primi sassofonisti a specializzarsi e ad eccellere con il baritono e contribuì alla svolta del cool jazz. Di lui ricordiamo il legame artistico con Chet Baker e Lee Konitz e le pagine immortali che ci ha lasciato grazie alle registrazioni con formazioni che andavano dal piccolo gruppo alla big band.
Uno spaccato esaustivo della sua lunga carriera in questa seconda parte del ciclo.
Maurizio Franco fa il punto sull’arte di un musicista che ha fatto la storia del jazz moderno. Gerry Mulligan (1927-1996) fu tra i primi sassofonisti a specializzarsi e ad eccellere con il baritono e contribuì alla svolta del cool jazz. Di lui ricordiamo il legame artistico con Chet Baker e Lee Konitz e le pagine immortali che ci ha lasciato grazie alle registrazioni con formazioni che andavano dal piccolo gruppo alla big band.
Uno spaccato esaustivo della sua lunga carriera in questa seconda parte del ciclo.
Maurizio Franco fa il punto sull’arte di un musicista che ha fatto la storia del jazz moderno. Gerry Mulligan (1927-1996) fu tra i primi sassofonisti a specializzarsi e ad eccellere con il baritono e contribuì alla svolta del cool jazz. Di lui ricordiamo il legame artistico con Chet Baker e Lee Konitz e le pagine immortali che ci ha lasciato grazie alle registrazioni con formazioni che andavano dal piccolo gruppo alla big band.
Uno spaccato esaustivo della sua lunga carriera in questa seconda parte del ciclo.
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