Pratiche di condivisione del sapere

Pratiche di condivisione del sapere

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Pratiche di condivisione del sapere episodes

  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. Il linguaggio dentro la memoria
    Il lavoro di Michelangelo Frammartino, prima ancora di essere cinematografico, è un approccio alla realtà e alla posizione del soggetto rispetto a ciò che consideriamo “umano”, “naturale” o altro. Incontriamo infatti umani che diventano creature arboree (Alberi), o altri umani che si calano in una profondità geologica inadatta alla loro vita (Il buco).

    La base di questa ricerca sta sempre nel rapporto con dei luoghi, come alcuni territori fra Calabria e Basilicata, nei quali Frammartino incontra forme di vita non umana in grado di sovvertire ogni sguardo tradizionalmente "documentario".

    Ne risultano infatti oggetti difficili da categorizzare rispetto al genere documentario, film in cui una struttura formale viene a essere abitata in modo imprevedibile da varie forme viventi: emerge così “un linguaggio che sta dentro la materia”, in modo che la materia prenda il sopravvento sul soggetto-autore per fare nascere modi nuovi di fare film, in cui le immagini siano organismi viventi. In questo incontro, Giulio Sangiorgio dialogherà con Michelangelo Frammartino per una lettura del genere documentario alla luce della sua poetica.
    1 hr 4 min
  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. Una piccola parte del tutto
    Dal 2006 Massimo D’Anolfi porta avanti la sua pratica cinematografica insieme a Martina Parenti: un cinema documentario che mantiene una dimensione artigianale, basata sulla ricerca sul campo.

    Nei loro film D'Anolfi e Parenti hanno sempre applicato il proprio sguardo senza prendere posizione in alcuna altra forma. In questo modo il loro cinema ha acquisito una profondità quasi saggistica, indagando attraverso il loro sguardo temi complessi come il funzionamento di infrastrutture civili (nei film Il castello e Blu) e il potere militare (in Materia oscura e Guerra e pace).

    Senza utilizzare parole, i loro film riescono a mettere in relazione temi come la resistenza anticoloniale dei nativi americani, le statue del Duomo di Milano e le forme di vita unicellulare (in Spira Mirabilis), fino all'indagine sugli altri regni del mondo non umano di Bestiari, erbari, lapidari.
    D'Anolfi e Parenti esprimono così un senso di interconnessione con tutto ciò che è altro dall’umano, attraverso immagini nelle quali la molteplicità di tempi diventa percepibile dal nostro sguardo come stratificazioni geologiche.

    In questo incontro, Giulio Sangiorgio dialogherà con Massimo D'Anolfi per una lettura del genere documentario alla luce della sua poetica.
    1 hr 8 min
  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. What's Up Doc?
    Perché il documentario è stato uno dei generi cruciali, maggiormente riconosciuti e ammirati, del cinema italiano contemporaneo? E perché, soprattutto, è il luogo in cui meglio si riflette sul ruolo delle immagini nel mondo?

    Questo incontro affronterà le forme attraverso cui il cinema documentario prova a tradurre e mediare il mondo, interrogandosi sul motivo per cui percepiamo le sue immagini come qualcosa di “reale” rispetto a quelle del cinema di finzione. Negli ultimi venticinque anni, infatti, il documentario si è affermato non semplicemente come un genere tra gli altri, ma come un campo di pratiche capace di ridefinire continuamente il rapporto tra immagini e realtà, configurandosi come spazio estetico ed etico in cui si mettono in discussione il potere delle immagini, la responsabilità dello sguardo e la posizione dello spettatore. La relazione con la letteratura, esplicita o indiretta, attraversa molte delle esperienze analizzate nel volume, mostrando come ogni gesto di messa in forma del reale sia anche un atto narrativo.

    Luca Mosso e Giulio Sangiorgio, critici cinematografici e curatori del numero 611/612 della rivista Bianco e Nero, proveranno a dare risposta a queste domande, affrontando tali questioni con particolare attenzione ai maggiori esponenti e alle opere più significative del cinema documentario contemporaneo in Italia.

    A questo intervento dalla natura introduttiva seguiranno altri due incontri, nei quali Giulio Sangiorgio dialogherà coi registi Massimo D'Anolfi e Michelangelo Frammartino, approfondendo il genere documentario alla luce della loro poetica.
    1 hr 2 min
  • Pratiche di condivisione del sapere. Deportare e punire: la spettacolarizzazione della frontiera come strumento di governo globale
    I confini non hanno nulla di naturale. È così che Marco Aime apre l’ultimo numero di Jacobin, dedicato alla violenza dei confini e alle storie e resistenze di chi la combatte. La natura artificiale e contingente dei confini e delle frontiere è infatti la base concettuale da cui prende avvio questo numero della rivista ed è anche il filo conduttore che guiderà questo intervento. Parleremo di mobilità, di barriere fisiche, amministrative e simboliche, di tecnologie e profilazione razziale, e di come i confini siano diventati decisivi per la produzione e riproduzione di disuguaglianze e asimmetrie. L’obiettivo sarà quello di analizzare criticamente la recente radicalizzazione delle pratiche di governo della mobilità, con un focus sulle deportazioni e la criminalizzazione delle persone migranti.  

    Anna Casaglia è professoressa di geografia politica presso l’Università di Trento. I suoi interessi di ricerca riguardano i processi di confine e la gestione della mobilità, il rapporto tra conflitto e spazio, le dimensioni spaziali delle relazioni di potere e il populismo di destra. Ha pubblicato il volume “Nicosia beyond partition. Complex geographies of the divided city” e numerosi articoli su riviste internazionali di geografia.
    1 hr 4 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Come neve in primavera: il fiore di ciliegio dal Medioevo a oggi
    Di uomini e di fiori
    Pagine di letteratura giapponese

    Che cosa resta dell’antico Giappone nella letteratura del Novecento? E che legame può esserci tra la sensibilità di uno scrittore moderno e quella di chi, secoli fa, tracciava ideogrammi col pennello seduto su una terrazza della corte imperiale di Kyōto? Nel breve spazio di due incontri, attraverso letture, racconti, e curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste e simili domande.

    Come neve in primavera
    Il fiore di ciliegio dal Medioevo a oggi
    A cura di Federico Franchin 

    Nell’immaginario collettivo, oggi come un tempo, il Giappone è indissolubilmente legato al fiore di ciliegio. Celebrati sin dall’antichità come simbolo di bellezza effimera, i delicati boccioli che si aprono per pochi giorni all’anno occupano un posto d’onore nella tradizione letteraria giapponese, che per secoli si è nutrita delle suggestioni ispirate dalla natura assai più di quella europea. In epoca medievale migliaia di poesie furono consacrate al colore e al profumo dei fiori di ciliegio, fatti oggetto di una sorta di venerazione dalla corte imperiale, e anche in epoche successive artisti, scrittori, monaci, guerrieri non riuscirono a sottrarsi al loro fascino. Nel XII secolo, l’eremita Saigyō ne rimase a tal punto stregato da meritarsi il nomignolo di “poeta dei fiori di ciliegio”; e anche nel secondo dopoguerra chi, come lo sregolato Sakaguchi Ango, predicava la morte della civiltà giapponese, non sapeva trovare miglior bersaglio alle frecce della propria satira. In quest’incontro vi invitiamo a ripercorrere alcune delle tappe più suggestive di un percorso che attraversa pagine scritte, in mille anni di storia, da cortigiani e dame di compagnia, da bonzi e ubriaconi, alla scoperta del fiore che porta impressa, nei suoi petali, la storia di una nazione.

    Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.
    58 min
  • Pratiche filosofiche di condivisione del sapere. Mappe altre del pensiero. María Zambrano e i "generi filosofici"
    “Cos’è filosofia?” è una domanda che ha risuonato più volte nell’arco del Novecento (Ortega y Gasset, Gilles Deleuze). L’attuale dibattito filosofico, alimentato dallo sguardo sempre più ampio di un mondo globalizzato e dalla prospettiva decoloniale, si interroga nuovamente e con maggiore forza sulla questione. Il pensiero spagnolo e ispano-americano, con la sua tipicità e ricco com’è di poeti-pensatori, si inserisce da sempre in una sorta di corrente alternativa alla filosofia più sistematica e, in tal senso, ha anticipato alcuni degli aspetti cruciali di questo dibattito offrendo risposte inedite e ancora oggi fruttuose. L’intervento mira a fornire una mappatura di questo peculiare contesto, per poi focalizzarsi su una delle sue pensatrici più “eterodosse”: María Zambrano.
    Ripercorrendone la filiazione intellettuale (Unamuno, Machado, Ortega), si mostrerà come il tema del rapporto tra poesia e filosofia (Poesia e filosofia, 1939), insieme alla riflessione circa quelli che Zambrano definisce veri e propri “generi filosofici” (Verso un sapere dell’anima, 1933-1945) questioni dal profondo lo statuto stesso della filosofia e la sua pratica di scrittura. 

    Lorena Grigoletto ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in cotutela con l’Università di Siviglia. Dal 2019 è docente di Semiotica dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e dal 2022 è Direttrice di un programma di ricerca presso il Collège International de Philosophie di Parigi. Ha maturato esperienze di collaborazione e ricerca con varie università italiane e straniere. È autrice di una monografia (Lógoi. Sul sentiero “orfico-pitagorico” di María Zambrano, 2022), di svariati articoli prevalentemente nell’ambito dell’estetica spagnola e ispano-americana, e di una raccolta di fiabe (Le ciglia di Dorotea. Fiabe con e senza morale, 2024).
    1 hr 3 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Inoue Yasushi, i racconti di una tormentata calma
    Di uomini e di fiori
    Pagine di letteratura giapponese
    A cura di Federico Franchin

    Che cosa resta dell’antico Giappone nella letteratura del Novecento? E che legame può esserci tra la sensibilità di uno scrittore moderno e quella di chi, secoli fa, tracciava caratteri col pennello seduto su una terrazza della corte imperiale di Kyōto? Nel breve spazio di due incontri, attraverso letture, racconti, e curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste e simili domande.

    Inoue Yasushi 
    I racconti di una tormentata calma

    Nel catalogo degli scrittori giapponesi più conosciuti nel nostro paese, il nome di Inoue Yasushi (1907-1991) ha occupato per anni un posto abbastanza marginale. Certi suoi racconti hanno cominciato a essere tradotti in italiano già verso la metà del secolo scorso, ma è solo in tempi piuttosto recenti che alcune tra le sue opere più significative hanno cominciato a imporsi all’attenzione di un più vasto pubblico italiano. Dalle loro pagine emerge un mondo a noi familiare, benché filtrato da una sensibilità tipicamente giapponese: un mosaico di figure presentate al lettore con infinita cura e tenerezza, in un groviglio di rapporti umani fatto in egual misura di bellezza e di desolazione. Dallo struggente affetto che pervade ogni pagina di Ricordi di mia madre – l’opera preferita del suo scrittore – alla spiazzante teatralità del Fucile da caccia, i racconti di Inoue parlano a ciascuno di noi, in modo limpido e sognante, delle complessità dell’esistenza.

    Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.
    1 hr
  • Pratiche scientifiche di condivisione del sapere. AI e Sound Art: i luoghi come strumenti musicali collettivi
    Viviamo circondati da tecnologie che spesso ci isolano, chiudendoci davanti a uno schermo e riducendo le relazioni a interazioni virtuali basate su like e notifiche. Ma cosa succede se queste stesse tecnologie smettono di separarci e diventano strumenti per incontrarci? Questo incontro ci condurrà in un viaggio tra arte, musica e Intelligenza Artificiale, dove luoghi anonimi – da un piccolo villaggio in Calabria fino alla Biennale di Venezia – grazie alla tecnologia diventano strumenti musicali collettivi, in cui persino pareti e oggetti prendono voce. Un invito a rallentare, ad ascoltarsi e a scoprire come il suono possa aprire nuove possibilità di relazione tra le persone e con l’ambiente che ci circonda.

    Bruno Zamborlin è un artista e ricercatore in Intelligenza Artificiale che trasforma spazi e oggetti quotidiani in strumenti musicali interattivi. Ha fondato le startup Mogees, HyperSurfaces e HyperSentience e ha presentato i suoi lavori in contesti internazionali come due edizioni della Biennale di Venezia e il Victoria & Albert Museum di Londra. Oggi è Head of AI di Musixmatch - uno degli unicorni italiani - ed è Honorary Research Fellow a Goldsmiths, University of London e quattro volte speaker TEDx. Il suo lavoro esplora nuove forme di relazione tra persone e ambiente, offrendo un’alternativa all’uso isolante delle tecnologie digitali.
    45 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Ernest Hemingway. Un canto per il mare
    𝐄𝐫𝐧𝐞𝐬𝐭 𝐇𝐞𝐦𝐢𝐧𝐠𝐰𝐚𝐲
    𝑼𝒏 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒎𝒂𝒓𝒆

    “Era un vecchio che pescava da solo su una piccola barca nella corrente del Golfo e ormai da ottantaquattro giorni non prendeva un pesce”: è questo il memorabile incipit de 𝐼𝑙 𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒, l’ultimo capolavoro di Ernest Hemingway, un libro che è un esame di coscienza di un uomo che aveva sempre cercato una vita “estrema” e che allo stesso tempo fu estremamente sensibile al tema degli sconfitti e della pietas. 𝐼𝑙 𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒, muovendosi fra tenerezza e ferocia, è segnato da una bellezza omerica che continua a interrogare i lettori sul senso della vita andando ben oltre il “mito” che Hemingway cercò di disegnare per se stesso.

    𝐀 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐑𝐢𝐯𝐚𝐥𝐢
    56 min
  • Pratiche artistiche di condivisione del sapere. John Berger. Ways of seeing
    Durante la sua lunga vita, John Berger (1926-2017) ha scritto testi brevi e folgoranti sull'arte e gli artisti, ma soprattutto non ha mai smesso di riflettere sul guardare . Questo incontro si concentra su Ways of seeing (1972), tradotto in Italia prima con il titolo Modi di vedere (2004) e oggi con Questione di sguardi (2019). Si tratta di una serie di sette saggi che utilizzando parole e immagini raccolgono le riflessioni inizialmente proposte da Berger nella serie televisiva della BBC sui musei, la pubblicità, il nudo femminile e altre esperienze visive quotidiane. Avendo sempre considerato sè stesso come un narratore, Berger dimostra che l'arte di vedere è – al di là degli steccati disciplinari – un'arte di vivere. 
    A cura di Camilla Pietrabissa

    Camilla Pietrabissa è docente di Storia dell'Arte Moderna all'Università di Venezia. Fa parte del centro di ricerca Labim – Laboratorio dell'Immagine dell'Università IUAV, e della redazione del progetto collaborativo di edizione critica online dell'Encyclopedie di Diderot e d'Alembert. Ha scritto numerosi saggi e articoli sull'arte moderna in prospettiva ecocritica, sulla dimensione spaziale dell'arte e sulla teoria dei media artistici.


    38 min

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