Pratiche di condivisione del sapere

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Pratiche di condivisione del sapere episodes

  • Pratiche scientifiche di condivisione del sapere. Storie di numeri che contano. Da zero a infinito
    La matematica viene spesso associata a calcoli complessi e ricordi scolastici poco entusiasmanti: formule, funzioni e regole rigide. In questo incontro, faremo un passo indietro per riscoprire l'essenza di questa scienza, partendo dai suoi elementi fondamentali: i numeri. Nel corso della storia i numeri hanno consentito alle diverse culture di interpretare la realtà e di esprimerla in modo efficace e, allo stesso modo, hanno anche scardinato certezze consolidate, mettendo in crisi modelli di conoscenza ritenuti indiscutibili. Esploreremo i numeri più sorprendenti e le loro proprietà più curiose, scoprendone il ruolo centrale sia nella teoria che nelle applicazioni pratiche.
    A cura di Matteo Pennesi 

    Matteo Pennesi si occupa di musica e matematica in momenti distinti della giornata. Si è laureato in matematica con una tesi triennale sul meccanismo di Anticitera e una magistrale su topologia computazionale applicata alla classificazione di generi musicali. Attualmente insegna al liceo e si occupa di progetti musicali e artistici con la sua etichetta Artetetra.
    36 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. La poesia delle urne
    Da sempre i cimiteri hanno affascinato gli scrittori in quanto luoghi di raccoglimento e di meditazione sulla fugacità del tempo e della vita. L'incontro si focalizzerà sulla letteratura cimiteriale nelle sue diverse declinazioni letterarie. A partire dalla poesia di Thomas Gray nell’Inghilterra del XVIII secolo, si passerà quindi ad esplorare la ricezione e le diverse manifestazioni della letteratura cimiteriale in Italia, fra suggestioni gotiche e preromantiche e pulsioni civili, come quelle presenti nella poesia di Pindemonte e nel carme Dei sepolcri del Foscolo.  Saranno inoltre affrontati i temi del rapporto tra vivi e morti e della memoria, presenti nell'opera Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, una raccolta di epitaffi letterari in cui è la voce poetica di chi non c'è più a parlare e raccontare di sé. 
    Se, nelle attestazioni classiche, di cui il Satyricon di Petronio ne è un esempio, il cimitero è descritto come il luogo dell’orrore o, come nell'Amleto shakespeariano, come uno spazio di meditazione sulla caducità del vivere, nel contesto romantico esso si trasforma nel luogo dell’ultimo incontro tra gli amanti, come avviene in Cime tempestose di Emily Brontë e nei racconti in nero del novellista francese Guy de Maupassant. Infine, nell’immaginario più contemporaneo e popolare, possiamo assistere a sorprendenti e inaspettate commistioni tra alto e basso, a seconda che si voglia enfatizzare il tema dell’amour fou o conferire al racconto una piega più ironica e cinica, seguendo la tecnica dell’in cauda venenum. 
    A cura di Silvia Stucchi

    Silvia Stucchi, latinista, lavora presso l'Università Cattolica di Milano e presso l'Università degli Studi di Milano. Si e" occupata della letteratura latina di età neroniana, di Apuleio e Plauto, e di ricezione dei classici. Collabora con le Edizioni Ares per cui e" autrice di "Come il latino ci salva la vita" e "A cena con Nerone" ed è autrice di romanzi storici per Giunti.
    1 hr 7 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Ezra Pound. Gli ultimi canti
    Ezra Pound (Hailey 1885, Venezia 1972) è uno degli spartiacque della letteratura del Novecento: con l'epica dei suoi Cantos ha osato una "Divina Commedia" per il nostro tempo ed è stato, inoltre, un impareggiabile e generoso "cacciatore di talenti". Fu tra i primi a riconoscere e promuovere il genio di Joyce, T.S. Eliot e Hemingway. Eppure, il suo nome divide ancora ed è circondato da fantasmi e logori cliché che impediscono di toccare il cuore profondo della sua poesia e della sua umanità. 
    Nell’estate del 1958, dopo lunga detenzione nel manicomio di Washington, Ezra Pound rientrò in Italia stabilendosi nel castello di Brunnenburg nel Tirolo. La ritrovata libertà non spalancò però al poeta le porte della stagione felice che aveva immaginato: il “mondo di ieri" era cambiato, i migliori amici se ne erano andati e il grande progetto dei Cantos stentava a trovare la sua conclusione. Eppure, questo soggiorno italiano segnò una tappa decisiva nel lavoro di Pound: l'ultimo scorcio della sua vita lo avrebbe infatti dedicato al compimento del Paradiso, la parte finale del suo poema, frammenti così densi di verità e tenerezza da diventare il suo testamento più sincero. Ancora una volta era Dante la misura della sua ambizione. Ed è proprio in quei frangenti così dolorosi che Pound scrisse i Drafts and Fragments, alcune delle poesie più toccanti del Novecento. 
    A cura di Alessandro Rivali

    Alessandro Rivali ha avuto la possibilità di lavorare per nove anni con Mary De Rachewiltz, figlia e traduttore di Ezra Pound, un'esperienza indimenticabile che lo ha portato a conoscere il cantiere più profondo del poeta e che è stata poi riversata nel libro Ho cercato di scrivere paradiso.  Alessandro Rivali è nato a Genova nel 1977. I suoi libri di poesie sono La riviera del sangue (Mimesis 2005), La caduta di Bisanzio (Jaca Book 2010) e La terra di Caino (Mondadori 2021). Ha pubblicato i libri intervista Giampiero Neri. Un maestro in ombra (Jaca Book 2010) e Ritorno ai classici. Una conversazione con Giampiero Neri (Ares 2020). Ha curato le lettere inedite di Eugenio Corti dal fronte russo (Io ritornerò, Ares 2015). Ho cercato di scrivere Paradiso (Mondadori 2018) raccoglie le conversazioni con Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra Pound. Il suo primo romanzo è Il mio nome nel vento (Mondadori 2023).
    57 min
  • Pratiche sociologiche di condivisione del sapere. Genere, religione e discorsi neo-orientalisti
    In questo incontro proveremo a parlare di genere e di religione, e del loro intreccio. 
    Qui, osserveremo come il riprodursi di discorsi neo-orientalisti nel dibattito pubblico si nutra della strumentalizzazione dei corpi e delle soggettività marginalizzate. Per capire i rapporti di potere che si giocano in questo spazio discorsivo discuteremo di categorie quali : eurocentrismo, bianchezza, orientalismo, islamofobia…
    Inoltre, in un contesto caratterizzato da forme di razzismo (istituzionale e quotidiano) rivolte in particolar modo verso le persone di cultura musulmana, guarderemo all’intersezione tra genere e religione anche come luogo di soggettivazione politica - da intendersi come invito a ripensare le concettualizzazioni prevalenti intorno alla capacità di azione dei soggetti.
    Per far sì che questo percorso sui rapporti di potere che si giocano all’incrocio tra genere e religione sia una pratica viva, ci porremo domande quali: con quale sguardo chi fa ricerca osserva il mondo? da quale punto di vista situato parlano i soggetti? 
    A cura di Arianna Mainardi

    Arianna Mainardi è ricercatrice all’Università di Bergamo. I suoi interessi di ricerca riguardano il corpo, le relazioni, la sessualità e le tecnologie. Tra le sue pubblicazioni, Digital Girls. Le ragazze e la ridefinizione dei rapporti di genere online e offline (ETS 2022).
    49 min
  • Pratiche filosofiche di condivisione del sapere. Corpi perturbanti. L'individuo ibrido tra norma e autodeterminazione
    L’intervento presenterà parte delle ricerche esposte nella recente monografia 𝐴𝑟𝑐ℎ𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑦𝑏𝑜𝑟𝑔 (Meltemi, 2024), focalizzandosi particolarmente sulla morfologia del corpo ibrido e sui motivi che spingono a provare irrequietezza quando si vede un individuo composto da componenti biologiche e tecnologiche. A tal fine verrà approfondito il concetto di 𝑝𝑒𝑟𝑡𝑢𝑟𝑏𝑎𝑛𝑡𝑒, discutendo come questa idea sia legata alla normatività corporea, alla fotografia e alla costituzione di protesi cosmetiche ottocentesche e contemporanee. Tuttavia, volendo sfatare e trasformare tale ideale, l’intervento si concluderà mostrando alcuni progetti che mirano a osservare con uno sguardo differente e a ripensare in maniera non univoca il corpo dell’individuo ibrido. 
    A cura di Samuele Sartori

    Samuele Sartori è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche, che pongono al centro il mutuo modellarsi di esseri umani e tecnologie, si contraddistinguono per un approccio interdisciplinare capace di far dialogare teoria e archeologia dei media, studi di cultura materiale, estetica contemporanea e scienze cognitive.
    48 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Le parole della sragione. La psicopatologia nella letteratura tedesca del primo Novecento
    𝑳𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒓𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆
    𝑫𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒍𝒍𝒊𝒂 𝒓𝒐𝒎𝒂𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒕𝒆𝒅𝒆𝒔𝒄𝒂

    A partire dalla “Nave dei folli” (1494), l’opera in versi dell’alsaziano Sebastian Brandt da cui prende le mosse “La storia della follia nell’età classica” di Michel Foucault (1963), la letteratura tedesca non ha mai cessato di coltivare un rapporto privilegiato con le più diverse forme della sragione che indagheremo in alcuni suoi momenti apicali.

    Il successivo momento in cui la follia diventa una chiave di lettura fondamentale della crisi del soggetto nella modernità è quello fra l’inizio del XX secolo e la prima guerra mondiale. I principali scrittori delle avanguardie di primo Novecento si confronteranno con un mondo ormai in preda a un caos incontrollabile che solo l’ottusità borghese ha ancora la pretesa di ricondurre a una impossibile normalità. Saranno gli scrittori e gli artisti dell’espressionismo e del dadaismo (Georg Heym, Georg Trakl, Gottfried Benn e.a) a farsi interpreti di questa dissoluzione anche attraverso la scompaginazione radicale dei loro linguaggi. Il caso più emblematico con cui concluderemo questo itinerario è quello di Alfred Döblin, non a caso medico psichiatra e sommo narratore delle innumerevoli ‘patologie’ dell’anima.

    Eva Banchelli ha insegnato Letteratura tedesca nelle università di Milano e Bergamo. Si è occupata nella sua attività di studiosa e di traduttrice di autori come Hermann Hesse, Alfred Döblin, Franz Hessel, Eduard von Keyserling, Peter Weiss, Günther Grass e.a. Dal 1989 ha scritto
    numerosi saggi dedicati alla letteratura tedesca dopo la riunificazione tedesca.
    1 hr 6 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Le parole della sragione. La follia dei poeti da Hölderlin a Nietzsche
    𝑳𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒓𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆
    𝑫𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒍𝒍𝒊𝒂 𝒓𝒐𝒎𝒂𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒕𝒆𝒅𝒆𝒔𝒄𝒂

    A partire dalla “Nave dei folli” (1494), l’opera in versi dell’alsaziano Sebastian Brandt da cui prende le mosse “La storia della follia nell’età classica” di Michel Foucault (1963), la letteratura tedesca non ha mai cessato di coltivare un rapporto privilegiato con le più diverse forme della sragione che indagheremo in alcuni suoi momenti apicali.

    L’Età dei lumi e poi il classicismo porranno le basi per affrontare il disordine mentale in modo scientifico e clinico, organizzandone anche i luoghi di contenimento e di segregazione a tutela dell’ordine razionale che doveva governare la vita dell’individuo come l’organizzazione sociale. Molti scrittori della generazione romantica saranno invece attratti nell’orbita della follia, centrale nel loro universo poetico e, spesso, anche nella loro personale esperienza di vita, segnati dal disagio prodotto dai tanti meccanismi di coercizione che impedivano nel loro tempo l’armonioso dispiegarsi delle “anime belle”. Ne avvicineremo gli esempi più celebri: Friedrich Hölderlin, Heinrich von Kleist, E.T.A. Hoffmann, Georg Büchner per concludere con la testimonianza estrema di Friedrich Nietzsche.
    A cura di Eva Banchelli

    Eva Banchelli ha insegnato Letteratura tedesca nelle università di Milano e Bergamo. Si è occupata nella sua attività di studiosa e di traduttrice di autori come Hermann Hesse, Alfred Döblin, Franz Hessel, Eduard von Keyserling, Peter Weiss, Günther Grass e.a. Dal 1989 ha scritto
    numerosi saggi dedicati alla letteratura tedesca dopo la riunificazione tedesca.
    1 hr 16 min
  • Pratiche filosofiche di condivisione del sapere. Nuovi sguardi sull'utopia. Un percorso attraverso le metamorfosi contemporanee del genere
    Nel pensiero contemporaneo l’utopia, concepita nella sua forma più classica di viaggio letterario verso un’isola o un nuovo mondo, è pressoché scomparsa. Si stanno però sempre più diffondendo anche in traduzione italiana riflessioni e percorsi che si interrogano sui nuovi impulsi utopici che è possibile rintracciare nella contemporaneità. Questo viaggio prenderà il via dal testo utopico per eccellenza, “Utopia” di Tommaso Moro (Timeo, 2023), per poi interrogarsi su alcune evoluzioni contemporanee femministe, queer ed eco critiche del genere attraverso le riflessioni di Ursula K. Le Guin in “I sogni si spiegano da soli” (SUR, 2022), di José Esteban Muñoz in “Cruising Utopia” (NERO, 2022) e di Elvia Wilk in “Narrazioni dell’Estinzione” (add editore, 2023). Queste verranno poi ulteriormente integrate con le pratiche sviluppate da autrici come Saidiya Hartman (Tamu, 2021; minimum fax 2024) e Alexis Pauline Gumbs (Timeo, 2023) dal punto di vista delle prospettive decoloniali sul pensiero speculativo e sulle nuove pratiche utopiche. L’itinerario su questi nuovi modi di guardare agli spunti dell’utopia nella contemporaneità farà da specchio anche al percorso editoriale che sta dando spazio a questi attraverso la traduzione, pubblicazione e riedizione di tali contributi da parte di diverse case editrici indipendenti italiane.
    A cura di Arianna Preite

    Arianna Preite è dottoranda in letterature anglofone, si occupa di utopia e di prospettive femministe, queer e decoloniali all’interno della narrativa speculativa contemporanea.
    51 min
  • Pratiche filosofiche di condivisione del sapere. I vagabondi del Dao. Zhuangzi, la via della dissacrazione
    Sul finire del IV secolo avanti Cristo, il re del paese di Chu affida a due dei suoi più capaci emissari un delicatissimo compito: inoltrarsi nel fitto di un bosco per convincere un’eccentrica figura d’eremita, il Maestro Zhuang, a rinunciare alla propria solitudine in cambio di un posto da ministro presso la corte. Tale era la fama di cui godeva presso i suoi contemporanei uno dei filosofi cinesi più controversi di sempre. Guardato con perplessità – se non con aperto disprezzo – dai letterati confuciani, che mal sopportavano i suoi discorsi sconclusionati e la sua travolgente foga polemica, il Maestro Zhuang seppe col tempo conquistarsi un posto d’onore nella storia del pensiero cinese. Ancora oggi il libro che porta il suo nome, un classico del taoismo, è ammirato e studiato in tutto il mondo: la grazia delle metafore, la dissacrante ironia, la raffinatezza della prosa, tutto contribuisce a fare di questo misterioso volume uno dei capolavori della letteratura filosofica d’ogni tempo e paese.

    𝑰 𝒗𝒂𝒈𝒂𝒃𝒐𝒏𝒅𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒂𝒐
    𝑫𝒖𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝒍’𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐, 𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐

    A partire dal VII secolo avanti Cristo, un lungo periodo di disordine regala alla Cina i suoi primi filosofi: uomini d’ingegno e di scienza, che percorrono instancabilmente le strade di un territorio vastissimo e spezzettato per cercare di riportare un po’ d’ordine in un mondo al collasso. Alcuni di loro, come Confucio, sono uomini politici, che individuano nella coltivazione delle virtù tradizionali la via più sicura per uscire dalla crisi; altri, come i cosiddetti daoisti, reagiscono in modo più radicale, predicando un ritorno alla natura e deridendo gli sforzi della ragione umana. Il ricordo di questi personaggi, nell’Occidente moderno, è spesso ormai sbiadito, o pesantemente distorto; ma ciascuno di loro, nella sua diversità, ha dato un contributo fondamentale alla storia del pensiero – un contributo che oggi, in un nuovo periodo di crisi non meno profonda, può dimostrarsi in più di un’occasione sorprendentemente attuale.

    Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.
    54 min
  • Pratiche filosofiche di condivisione del sapere. I vagabondi del Dao. Confucio, l'arte di essere umani
    Al momento della sua morte, avvenuta intorno al 479 a.C., ben poco lasciava presagire che il vecchio e stanco Maestro Kong – meglio conosciuto in Occidente come Confucio – sarebbe un giorno diventato il simbolo stesso della cultura cinese nel mondo. Le sue idee sull’etica e sull’arte di governo, poco ascoltate quand’era in vita, dovettero aspettare ancora qualche secolo per farsi strada nella mente dell’aristocrazia cinese, e da lì passare a costituire l’ossatura stessa dell’impero fino alla sua dissoluzione, agli inizi del secolo scorso. Queste idee, oggi, ci sono note grazie a un testo straordinario: la raccolta dei detti di Confucio, messa insieme dai suoi devoti seguaci. In una lunga serie di aforismi, aneddoti, e riflessioni, essa ci permette di ascoltare a distanza di millenni la viva voce del Maestro, e di conoscere le sue opinioni – spesso rivoluzionarie, per l’epoca – sugli aspetti centrali dell’esperienza umana: l’educazione, la vita comunitaria, l’espressione delle emozioni, e tanto altro ancora.
    A cura di Federico Franchin 

    𝑰 𝒗𝒂𝒈𝒂𝒃𝒐𝒏𝒅𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒂𝒐
    𝑫𝒖𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝒍’𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐, 𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐

    A partire dal VII secolo avanti Cristo, un lungo periodo di disordine regala alla Cina i suoi primi filosofi: uomini d’ingegno e di scienza, che percorrono instancabilmente le strade di un territorio vastissimo e spezzettato per cercare di riportare un po’ d’ordine in un mondo al collasso. Alcuni di loro, come Confucio, sono uomini politici, che individuano nella coltivazione delle virtù tradizionali la via più sicura per uscire dalla crisi; altri, come i cosiddetti daoisti, reagiscono in modo più radicale, predicando un ritorno alla natura e deridendo gli sforzi della ragione umana. Il ricordo di questi personaggi, nell’Occidente moderno, è spesso ormai sbiadito, o pesantemente distorto; ma ciascuno di loro, nella sua diversità, ha dato un contributo fondamentale alla storia del pensiero – un contributo che oggi, in un nuovo periodo di crisi non meno profonda, può dimostrarsi in più di un’occasione sorprendentemente attuale.

    Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.
    47 min

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