Pratiche di condivisione del sapere

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Pratiche di condivisione del sapere episodes

  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Raymond Carver. L'intagliatore di parole
    “Mi interessa quello che la gente riesce a fare per risollevarsi quando è finita a terra”

    Alla sua morte Raymond Carver (1938-1988) fu definito il Čechov d’America per la sua straordinaria capacità di leggere il cuore dell’uomo con i suoi racconti essenziali e così carichi di verità. È considerato il padre della letteratura “minimalista”, anche se non amava questa etichetta e preferiva definirsi un “precisionista”. Per Carver la letteratura “può farci capire cosa ci vuole per essere davvero umani, per essere qualcosa di più grande di quello che in effetti siamo, qualcosa di meglio”. Per dare vita alle sue short stories faceva ricorso a un linguaggio chiaro e preciso, “un linguaggio usato in modo da infondere vita a dettagli che illuminino il racconto al lettore. Perché i dettagli siano concreti e carichi di significato, è essenziale che il linguaggio sia dato in maniera quanto mai accurata e precisa”. Al centro della sua narrativa spesso ritornano i conflitti di coppia: “Personalmente, ho una serie di ossessioni a cui tento di dare voce: le relazioni fra uomini e donne, il motivo per cui spesso perdiamo le cose a cui teniamo di più, il cattivo uso delle nostre risorse interiori. Mi interessa molto anche la capacità di sopravvivenza, quello che la gente riesce a fare per risollevarsi quando è finita a terra”.
    Se in Italia è consolidata la fama del Carver narratore, resta più in ombra la poesia, a cui peraltro teneva moltissimo e non a caso “poet” è proprio la prima parola che leggiamo sulla sua tomba. Nel suo intervento Alessandro Rivali affronterà in modo particolare questo versante dell’opera di Carver, ricordando gli snodi della sua esistenza che tanto hanno influito sulla sua scrittura.
    A cura di Alessandro Rivali

    Alessandro Rivali è nato a Genova nel 1977. I suoi libri di poesie sono La riviera del sangue (Mimesis 2005), La caduta di Bisanzio (Jaca Book 2010) e La terra di Caino (Mondadori 2021). Ha pubblicato i libri intervista Giampiero Neri. Un maestro in ombra (Jaca Book 2010) e Ritorno ai classici. Una conversazione con Giampiero Neri (Ares 2020). Ha curato le lettere inedite di Eugenio Corti dal fronte russo (Io ritornerò, Ares 2015). Ho cercato di scrivere Paradiso (Mondadori 2018) raccoglie le conversazioni con Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra Pound. Il suo primo romanzo è Il mio nome nel vento (Mondadori 2023).
    49 min
  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. Realtà chimera. Percorsi di trasfigurazione del reale
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
    𝑅𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑖𝑚𝑒𝑟𝑎. 𝑃𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑒, 𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑖𝑛𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒

    Uno dei paradigmi genetici della cultura cinematrografica è quello di un’arte capace di restituire trasparentemente la realtà: rappresentare per farci vedere come le cose sono. Ma è davvero possibile? Nel regime smart dell’informazione, dove ogni esperienza e ogni angolo di mondo sono potenzialmente comunicabili e a portata di like, il cinema sembrerebbe chiamato invece a lavorare su quello che altri linguaggi letteralmente rimuovono: inquadrare, osservare, e persino raccontare, sono sempre atti di trasfigurazione, in cui ci è tanto più possibile lambire la flagranza irriducibile del reale, quanto più siamo capaci di abbracciare la dimensione inconscia delle immagini. Montaggio, straniamento e fuori campo concorrono a definire l’epifania relazionale del dispositivo cinema: mentre noi guardiamo il mondo, il mondo ci ri-guarda. 
    A cura di Marco Longo

    Marco Longo, produttore creativo per Berenice Film, si occupa di documentario e progettazione transdisciplinare, con attenzione al dialogo tra cinema e arti performative. Insegna materie audiovisive al CISA di Locarno, all’ICMA di Busto Arsizio e collabora con la Civica Scuola di Cinema L. Visconti, la Fondazione San Fedele, il Locarno Film Festival. È programmer per FuoriFormato Festival a Genova, e redattore della rivista online Filmidee.
    56 min
  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. Danza e cinema. Il corpo filmico e coreografico di Yvonne Rainer
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
    𝐷𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑐𝑖𝑛𝑒𝑚𝑎. 𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑓𝑖𝑙𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑒𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝑌𝑣𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑅𝑎𝑖𝑛𝑒𝑟

    𝑌𝑣𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑅𝑎𝑖𝑛𝑒𝑟 (1934) è una danzatrice, coreografa e cineasta americana, nota per essere una delle fondatrici del 𝐽𝑢𝑑𝑠𝑜𝑛 𝐷𝑎𝑛𝑐𝑒 𝑇ℎ𝑒𝑎𝑡𝑒𝑟 , collettivo artistico di importanza centrale per la danza del XX secolo, nato negli Stati Uniti tra gli anni 60 e 70 e considerato movimento ideatore della 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑚𝑜𝑑𝑒𝑟𝑛 𝑑𝑎𝑛𝑐𝑒. La sua estetica radicalmente anti spettacolare, espressa nel 𝑁𝑜 𝑀𝑎𝑛𝑖𝑓𝑒𝑠𝑡𝑜 del 1965, si sviluppa attraverso entrambe le discipline (danza e film), rifiutando inizialmente ogni tipo di narrazione ed emotività. Nella ricerca e pratica coreografica e cinematografica di Yvonne Rainer centrale è la questione dello sguardo, sia dal punto di vista del danzatore che dello spettatore. La coreografa interroga i fondamenti dello sguardo nei confronti del corpo in movimento e del gesto danzante, nella sua presenza fisica o nella sua rappresentazione in immagini filmiche. Come poter guardare senza riprodurre logiche di dominio e seduzione? Attraverso la visione e il commento delle sue brevi pièces filmiche e la sua fondamentale partitura coreografica, 𝑇𝑟𝑖𝑜 𝐴, osserveremo in che modo la costruzione dell’immagine in movimento sia fortemente influenzata dalla sua conoscenza del corpo e della danza.
    A cura di Giulia Basaglia


    Giulia Basaglia, è attualmente libraia. Dopo una prima formazione in Lettere Moderne all'Università Statale di Milano prosegue il suo percorso specializzandosi in Organizzazione dello spettacolo dal vivo presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Collabora in seguito con le compagnie di danza contemporanea Zappalà danza, MK, Santasangre e cura il lavoro della danzatrice e coreografa Annamaria Ajmone. In seguito prosegue gli studi a Parigi, presso l'Università Paris 8 Vincennes - Saint Denis specializzandosi in Storia dell'arte e Estetica della danza con una doppia ricerca incentrata sull'esposizione della danza contemporanea all'interno di spazi museali e sulla ricerca e pratica della coreografa e danzatrice Lisa Nelson, importante figura della postmodern dance.
    48 min
  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. Gli home movies tra memoria e oblio
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐺𝑙𝑖 ℎ𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑒𝑠 𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑜𝑏𝑙𝑖𝑜. 𝑃𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑑'𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑣𝑖𝑜 𝑒 𝑑𝑖 "𝑟𝑖𝑢𝑠𝑜" 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑖𝑛𝑒𝑚𝑎 𝑎𝑚𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎𝑙𝑒

    Il patrimonio filmico costituito dai cosiddetti film di famiglia (ℎ𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑒𝑠, 𝑓𝑖𝑙𝑚 𝑑𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑙𝑒) è ormai da diversi decenni al centro delle attenzioni nell’ambito delle pratiche archivistiche e artistiche e della ricerca accademica, sia in Italia che a livello internazionale. Varcando le soglie degli archivi che si occupano con scrupolo e passione del loro recupero – attraverso le attività di restauro, digitalizzazione e catalogazione – questi film vengono quindi “sradicati” dal loro contesto originario, la famiglia: da documenti filmici concepiti e fruiti in una ristretta cerchia famigliare, si trasformano in patrimonio culturale a disposizione della collettività. Ripercorrendo le tappe del nuovo percorso di vita di alcuni di questi film, e soffermandosi sulle pratiche d’archivio e le possibilità di riuso e rielaborazione, l’incontro vuole porre l’attenzione sulla molteplicità di sguardi, letture e riflessioni che si schiudono alla loro visione. 
    A cura di Karianne Fiorini

    Karianne Fiorini si occupa di film di famiglia dai primi anni Duemila, nella veste di archivista, ricercatrice e curatrice indipendente. Tra il 2003 e il 2015 è tra i fondatori e responsabili di Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna, per poi dedicarsi all'elaborazione dei percorsi di formazione Re-framing home movies - Residenze in archivio dedicati al riuso creativo dei film di famiglia, e alla formazione in ambito accademico. Dal 2023 è docente di Storia e fonti del documento audiovisivo nell'ambito della Scuola di specializzazione in beni archivistici e librari dell'Università Sapienza di Roma e dal 2020 è Presidente di Re-framing home movies - Associazione nazionale per la salvaguardia e la valorizzazione dei film di famiglia e delle memorie audiovisive private.
    1 hr 5 min
  • Pratiche scientifiche di condivisione del sapere. Musica e cervello: dal piacere alla memoria
    La musica è parte integrante delle nostre vite e può emozionarci profondamente, al punto che spesso sentiamo di non poterne fare a meno. Ma come può avere un’influenza così profonda su di noi e cosa, nel nostro cervello, lo può spiegare? Questo intervento, terzo evento del ciclo di incontri su “Neuroscienze e musica”, esplora la relazione tra musica e cervello analizzando il potere della musica nel trasmettere e modulare le emozioni e indurre risposte di piacere intenso. Attraverso studi di psicologia cognitiva e neuroscienze, l’intervento si focalizza inoltre sulla relazione tra piacere musicale e memoria, approfondendo la capacità della musica di far riaffiorare ricordi e stimolare processi di apprendimento.
    A cura di Laura Ferreri 
    Chitarra Federico Curzel
    Violoncello Eleonora Fullone

    Laura Ferreri è una neuroscienziata cognitiva. A seguito della laurea in Neuroscienze Cognitive presso l'Università San Raffaele di Milano, consegue nel 2014 presso il CNRS di Digione, in Francia, un dottorato di ricerca all’interno di un progetto europeo Marie Curie sulle neuroscienze della musica. Dopo un post-dottorato presso Università di Barcellona e in collaborazione con il Montreal Neurological Institute, ottiene una Cattedra in Psicologia Cognitiva all’Università Lumière di Lione. Nel 2022 rientra in Italia integrando il dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell'Università di Pavia, dove svolge attività di ricerca e docenza. Le sue ricerche, che uniscono la passione per la musica e quella per le neuroscienze, sono principalmente volte a comprendere le basi neurali e cognitive delle emozioni musicali e del rapporto tra musica e memoria umana.
    1 hr
  • Pratiche cinematografiche di condivisione del sapere. Il cinema dei sonnambuli. Sogni mediali e tecnologie del risveglio
    𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
    𝐼𝑙 𝑐𝑖𝑛𝑒𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑛𝑎𝑚𝑏𝑢𝑙𝑖. 𝑆𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑡𝑒𝑐𝑛𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜

    Il cinema si è sempre interessato a sonnambuli e sognatori. Eppure, non è semplice capire come le immagini materiali possano somigliare ai sogni. Alcuni autori hanno cercato di replicare in immagini e sovrimpressioni la bizzarria dei sogni (dal primo film psicoanalitico di Pabst alle esplorazioni nell’inconscio di Lynch, passando per i sogni hitchcockiani scenografati da Dalì); altri hanno equiparato lo schermo del sogno e quello del cinema (Buster Keaton, ma anche il cinema terapeutico di Les Mystères des roches de Kador di Léonce Perret del 1912); infine, le recenti produzioni di realtà virtuale sembrano le più adatte a replicare il carattere immersivo delle immagini oniriche (come ad esempio The Key di Céline Tricart). In un percorso a metà strada tra cultura visuale e archeologia dei media, cercheremo di capire come l’inconscio possa esteriorizzarsi e diventare immagine mediale e collettivamente esperibile. 
    A cura di Giancarlo Grossi

    Giancarlo Grossi è ricercatore di Cinema, fotografia, televisione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si occupa dal punto di vista dell’ archeologia dei media dell’ intersezione tra cinema e psicologia. Tra le sue pubblicazioni, i libri Le regole della convulsione. Archeologia del corpo cinematografico (Meltemi, 2017) e La notte dei simulacri. Sogno, cinema, realtà virtuale (Johan & Levi, 2021).
    1 hr 3 min
  • Pratiche scientifiche di condivisione del sapere. Musica e cervello: percezione sensoriale, predizione di suoni futuri ed origini evolutive
    La musica è un tratto umano universale, presente in tutte le culture e percepita anche dai neonati. Ma come fa il cervello a trasformare semplici suoni fisici in musica? Cosa ci può dire l’evoluzione sulla nostra predisposizione musicale? Perché ascoltiamo la musica? Per rispondere a queste domande, racconteremo come il cervello rappresenta la musica a vari livelli sensoriali, dal suono fisico alla rappresentazione di pattern ritmici e melodici. Parleremo poi di origini evolutive della musica, analizzando similarità e differenze d’ascolto tra una scimmia e un neonato. Infine, introdurremo alcune delle motivazioni dietro l’ascolto della musica, inclusi il piacere, il movimento, e la coordinazione sociale al ritmo di musica.  
    A cura di Roberta Bianco 
    Chitarra Michele Caiati

    Roberta Bianco è una scienziata che unisce la passione per le neuroscienze e la musica nella sua ricerca. Ha studiato neurobiologia all’Università di Pavia e musica al Conservatorio. Ha conseguito il suo dottorato di ricerca presso l'Istituto Max Planck per le Scienze Cognitive e Cerebrali Umane a Lipsia, e il post-dottorato presso l'University College London a Londra.  Da poco più di anno, Roberta Bianco è tornata in Italia presso l'Istituto Italiano di Tecnologia, supportata da un fondo di ricerca europeo (Marie Skłodowska-Curie). Roberta è esperta di metodi computazionali e di neuroimmagine applicati alle neuroscienze cognitive. Il suo attuale focus di ricerca mira a investigare le origini evolutive ed ontogenetiche della percezione musicale.
    54 min
  • Pratiche scientifiche di condivisione del sapere. Musica e cervello: plasticità cerebrale e apprendimento musicale
    Cosa succede al nostro cervello quando impariamo a suonare uno strumento musicale? Quanto tempo ci vuole perché la pratica musicale porti dei cambiamenti nel nostro cervello e nel nostro sistema cognitivo? Perché, quando sentiamo della musica, non riusciamo a stare fermi? Queste sono alcune delle domande alle quali proveremo a rispondere durante il primo incontro del ciclo di Neuroscienze e musica Musica e cervello: plasticità cerebrale e apprendimento musicale. L’incontro si concentrerà sugli aspetti motori e di integrazione multisensoriale legati alla pratica e alla percezione musicale. Proveremo a capire come il nostro cervello si adatta all'apprendimento di uno strumento e integra sensorialità e movimento nella percezione musicale. Inoltre, scopriremo insieme i segreti della mente musicale, esplorando il ruolo cruciale dei musicisti professionisti nello studio della plasticità cerebrale.  
    A cura di Carlotta Lega 
    Chitarra Tommaso Lega 

    Carlotta Lega è una scienziata che si occupa di psicologia e neuroscienze della musica. Ha studiato Psicologia presso l’Università di Milano-Bicocca e si è diplomata in pianoforte presso il Conservatorio di Pavia. Ha proseguito i suoi studi nella stessa università e conseguito un dottorato in Psicologia Sperimentale e Neuroscienze Cognitive. Dal 2017 al 2022 prosegue le sue ricerche prima presso l’Università di Verona e poi rientra nel dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano Bicocca. Dal 2022 diventa ricercatrice presso il dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell'Università di Pavia, dove svolge attività di ricerca ed è docente del corso di neuroscienze della musica. Le sue ricerche si concentrano sullo studio della plasticità cerebrale e di meccanismi di integrazione multisensoriale nel contesto dell’apprendimento musicale.
    1 hr 4 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Conte di Rochester. La strada più veloce per l'Inferno
    John Wilmot, conte di Rochester, è ormai salutato dalla critica come uno dei migliori poeti del Seicento inglese. Figura di spicco del palazzo di re Carlo II, croce e delizia dei suoi cortigiani, che temevano la sua penna assai più che la sua spada, a Rochester è sempre stata riconosciuta una forza espressiva non comune, anche da parte dei suoi numerosi detrattori. A questa fama, tuttavia, si è puntualmente accompagnato un certo imbarazzo, e la vita del conte, condotta all’insegna dell’eccesso e della dissacrazione, è stata oggetto del più vivo scandalo: di lui si disse che “con un compiaciuto disprezzo per l’ordine e per la decenza, […] visse senza onore e senza utilità, scialacquando in un lampo gioventù e ricchezze in un’ossessiva ricerca del piacere”. Ogni tratto del suo carattere ha un preciso riflesso nel contenuto dei suoi versi, sempre caustici ed elegantissimi, in cui il paradosso e la critica dei costumi si sposano a volte alla più sboccata volgarità.  

    Scritti ribelli
    Erotismo e satira tra medioevo ed età moderna 
    Nel corso della Storia, erotismo e satira si sono ritrovati a condividere fianco a fianco numerosi spazi tra le pagine dei libri. I due generi letterari hanno forti tratti comuni: il gusto per l’indicibile e il dissoluto, una certa diffidenza nei confronti del pensiero dominante, la preferenza per un linguaggio ardito, diretto, e spesso originale e creativo. Queste peculiari caratteristiche hanno assicurato loro un ampio successo di pubblico in ogni tempo e luogo, ma sono anche le stesse che hanno attirato sui loro ammiratori le sgradevoli attenzioni di censori e moralisti.
    In questa breve serie di incontri, muovendoci tra Oriente e Occidente, conosceremo autori e opere letterarie che, pur tanto diversi tra loro per lingua, sensibilità ed epoca storica, hanno fatto della provocazione il loro mestiere.  
    A cura di Federico Franchin 

    Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.
    52 min
  • Pratiche letterarie di condivisione del sapere. Omar Khayyam. Oh Dio, sarai forse ubriaco?
    Mentre era in vita, il persiano Omar Khayyam (1048-1131) fu più famoso come astronomo e matematico che come poeta. Fu soltanto nei secoli successivi che la sua figura iniziò a suscitare l’interesse degli uomini di lettere, e a ispirare le numerose e sinistre leggende che circolano tuttora sul suo conto. Le poesie che gli sono attribuite sembrano dipingere l’immagine di un uomo fortemente scettico nei confronti della religione dei suoi padri, attirandogli da parte dei conservatori l’accusa di ateismo. Ma per noi i suoi versi rappresentano soprattutto un'importante fonte di immagini geniali e originalissime, ricche di profonde meditazioni sulla vanità del mondo, sul piacere dei sensi e sulla verità delle cose – da ricercarsi, secondo Khayyam, sul fondo di un bicchiere di vino.  

    Scritti ribelli
    Erotismo e satira tra medioevo ed età moderna 

    Nel corso della Storia, erotismo e satira si sono ritrovati a condividere fianco a fianco numerosi spazi tra le pagine dei libri. I due generi letterari hanno forti tratti comuni: il gusto per l’indicibile e il dissoluto, una certa diffidenza nei confronti del pensiero dominante, la preferenza per un linguaggio ardito, diretto, e spesso originale e creativo. Queste peculiari caratteristiche hanno assicurato loro un ampio successo di pubblico in ogni tempo e luogo, ma sono anche le stesse che hanno attirato sui loro ammiratori le sgradevoli attenzioni di censori e moralisti.
    In questa breve serie di incontri, muovendoci tra Oriente e Occidente, conosceremo autori e opere letterarie che, pur tanto diversi tra loro per lingua, sensibilità ed epoca storica, hanno fatto della provocazione il loro mestiere.  
    A cura di Federico Franchin

    Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.
    39 min

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