"Davanti alla croce della guerra bisogna piangere e pregare per la pace". Meditazione di Andrea Riccardi su 1 Cor 1, 17-18 Il nome di Dio è bestemmiato, quando la pace è calpestata. Con la violenza terroristica nel Nord del Mozambico, dove sta avvenendo un disastro di proporzioni bibliche: quasi un milione di sfollati. Pochi giorni fa una missionaria, suor Maria De Coppi, è stata uccisa brutalmente a 83 anni, di cui quasi 60 in Mozambico, cittadina del paese, sempre nelle periferie e zone disagiate. La sua morte ne illumina la vita, tutta dedicata a una passione: i cristiani e i poveri del paese. Lei ha testimoniato la fine della guerra, la pace, cui aveva assistito nel 1992. Dio è pace, ma il suo nome è bestemmiato in Ucraina, in una guerra che ha cancellato città e vite umane, ha provocato otto milioni di profughi e su cui aleggia la minaccia nucleare. La guerra in Ucraina è una grande croce, in cui il Figlio di Dio è bestemmiato. Con lui, donne, bambini, anziani, uomini, figli di popoli che sono fratelli. Un fratricidio e una guerra civile, voluta da pochissimi che imprigiona due interi popoli, che rischia di incendiare il mondo, perché la guerra si comunica (si pensi alla riapertura del conflitto tra azeri e armeni). La guerra fa morire a distanza, come i profughi che se ne vanno per conflitti o necessità, che muoiono nel Mediterraneo: bambini, neonati, non soccorsi. Dall’inizio del 2022 quasi 1300 morti o dispersi. Davanti alla croce, quella immensa della guerra in Ucraina, in Mozambico, in Siria e ovunque, si deve tornare a piangere, come fossero figli nostri, fratelli nostri, madri e padri nostri.