Sappiamo che l'arca del Signore conteneva, per il popolo di Israele, le tavole della legge ed era segno di quella Alleanza che aveva condotto gli ebrei fuori dall'Egitto, che li aveva protetti, che li aveva perdonati, che li aveva sostenuti. Ma l’arca cadde ostaggio di potenze nemiche, dei Filistei, perché anche i segni dell'Alleanza di Dio possono essere ostaggio dei nemici. L'Arca fu più potente di quelli che la sottraevano gli ebrei e, per timore dei guai incontro ai quali i Filistei andavano a causa della presenza dell'arca, la restituirono al popolo di Israele. Qui, in questo questo capitolo del secondo libro di Samuele, si vede l'accoglienza che Davide riserva all'Arca di Dio: danza con tutte le sue forze e con tutto il popolo, coinvolgendoli in una gioia e gratitudine che però sono di scandalo per alcuni, per Mikal che era figlia di Saul. Così comprendiamo che i nemici dell'Alleanza possono essere esterni, possono essere le condizioni della vita, possono essere l'aggressione al nostro rapporto con il Signore causata da tanti motivi, ma possono essere anche interni, nel cuore, perché Saul fu invidioso, geloso di Davide e lo combattè e Mikal, sua figlia, moglie di Davide considerò quella danza poco consona, poco degna, perché in realtà il re d'Israele, Davide, si comportava come uno del popolo: non conteneva la gioia e danzava cinto solo di un efod di lino, del perizoma sacerdotale. Allora la gioia, in realtà, è il segno dell'Alleanza non il modo conforme di porsi di fronte all'arca, ma la gioia, la libertà della gioia. Un re si comporta come un Vassallo, perché sa che la grandezza di Dio viene ad abitare a Gerusalemme, la città da lui conquistata che consacrerà al Signore. Davide Re si fa piccolo di fronte alla grandezza dell'amore di Dio, mentre Mikal non comprende la gioia di Davide.