Quella sera gli portarono molti malati, malati nella mente, che il Signore guarisce con la parola, ci dice il Vangelo, l'evangelista Matteo, e poi aggiunge guarì tutti i malati nel corpo. Nel Vangelo, in tanti brani, in tanti passi del Vangelo, dove passa Gesù c'è sempre un importante presenza di persone malate, di poveri, di bisognosi. E sarebbe troppo riduttivo vedere in questa presenza solo una relazione, diremmo così di tipo taumaturgico; c'è forse una verità più profonda davanti alle tante narrazioni, come quella che abbiamo ascoltato stasera, di questi incontri che sono tanto diffuse nel Vangelo. Ovunque c'è una situazione di bisogno, legata alla malattia, legata ad altri tipi di bisogni e bisogni spirituali, lì c'è anche una forte attrazione per Gesù; cioè Gesù è in grado di attrarre tutti coloro che sentono un bisogno, che hanno un bisogno concreto nella loro vita, perché è proprio quando manca qualcosa che ci si accorge di non bastare a noi stessi, di non riuscire da soli a darci ciò che conta, di non trovare da soli la risposta alla domanda che ci stiamo ponendo. Nel Vangelo infatti i sazi, i presunti sani, i saccenti, i superbi, quelli che vogliono mettere alla prova Gesù, non riescono quasi mai a incontrarlo veramente, o certamente non riescono a capirlo fino in fondo, perché non sentono il bisogno, quel bisogno che li spinge ad incontrare veramente Gesù, perché vivono nell'illusione di non avere bisogno.