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In Canada i camionisti assediano Trudeau ma i giornali italiani perlopiù si dedicano ancora a retroscena di palazzo, ipotesi di ricomposizione politico-istituzionale e frizioni interne al Consiglio dei Ministri. Su tutto, l'inquietante prospettiva di un terzo polo su misura per Draghi (attori protagonisti: Toti e Renzi). Noi, su come siano andate le cose nei giorni della tragicommedia quirinalizia, oggi leggiamo La Verità. Sul Fatto invece troviamo una pagina dedicata alle manifestazioni studentesche e su Libero un interessante articolo su Cingolani e la Solvay.
Mattarella-bis e strascichi polemici (spicca la boutade salviniana sul costituendo Partito Repubblicano: dopo i Dem, la gamba destra di un sistema americano in sedicesimi), ma c'è dell'altro: all'orizzonte si profila l'opzione proporzionale (leggi: salvasistema) per una possibile fase-Draghi prolungata all'infinito (neanche fosse un'emergenza sanitaria). Nel frattempo belle storie (quelle dei workers buyout) si alternano a storie bruttissime (l'epilogo drammatico della vicenda Embraco) e sullo sfondo sempre loro: Amazon, Google e compagnia, alla ricerca dei nostri soldi. Infine, intervista al padre di Assange: Julian sta male e rischia fino a 175 anni di carcere. Questa è la fine che le "democrazie" occidentali riservano ai filantropi veri.
La distopia fordista applicata a quella sanitario-algoritmica: inauguriamo la puntata con una bella riflessione di Falcetta (Il Fatto) sui nostri equilibri perduti. Dei quali, del resto, non mancano esempi quotidiani, come documenta La Verità. Continuiamo poi con le nubi cupe che vengono da Bruxelles: possibili multe per la forma con cui abbiamo recepito la direttiva sulle plastiche monouso, ma anche possibili sforbiciate al Pnrr perché (a quanto pare) cresciamo in fretta. Di sicuro cresce il nuovo mercato che andrà ad alimentare il metaverso facebookiano: quello dei beni "intangibili". Assai diversi dai tangibilissimi senzatetto che la progressistissima Los Angeles fa sloggiare perché antiestetici, in vista del ben più interessante Super Bowl. Ci consoliamo quantomeno con due utili letture: l'ultima fatica di Salvadori - che cerca di ridare senso alla ricerca storica, non senza condannare la cancel culture - e il volume di Ganswert che racconta un Benedetto XVI ben diverso da quello smerciato nei grandi magazzini dell'informazione liberal.
Quirinale: fra un Mattarella-bis e un Draghi in veste presidenzialista "de facto", ipotesi plurime ma altrettante possibili forzature costituzionali, mentre l'Italia si mostra una volta di più per quello che si ostina a voler essere: un dispositivo Nato. E a proposito: a Kiev si manifesta, ma contro il governo, non contro Putin. Sulla pandemia: The Lancet boccia clamorosamente il lasciapassare (con buona pace di Sileri) e il Galeazzi fa decadere la circolare al centro delle polemiche innescate da Fuori dal Coro. Intanto l'UE ci fa sapere che, inflazione o no, aggiornare il PNRR costa. E la Santa Sede finalmente si decide a spendere qualche parola in difesa di Ratzinger.
Dopo Draghi il diluvio? Secondo la stampa progressista di tutto il mondo ripudiare un cotale salvatore della patria sarebbe un peccato imperdonabile, anche se a ben vedere i successi in suo nome rivenduti (dalla stessa stampa) sarebbero a dir poco opinabili. Affronta il tema Il Fatto, che dedica ampio spazio anche alle dichiarazioni di Volo circa le indagini di Borsellino sulla strage di Capaci. Frattanto Mr. Facebook annuncia il progetto di un super-pc che ci sprofondi finalmente nel virtuale appositamente predisposto dalla sua azienda. E sul presunto scandalo fatto piovere sulla testa di Ratzinger già montano le richieste: in Germania si agita lo scisma se Francesco non darà il proprio assenso alle benedizioni di coppie omosessuali.
Ratzinger: nuovi (ma vecchi) scandali, e nessuno fiata in sua difesa: lo fa per tutti Renato Farina in un lungo e appassionato articolo. Sul lasciapassare - e sulla piattaforma di tracciamento con cui è integrato - il governo induce ad abbandonare ogni speranza: prorogato perfino oltre i termini dell'emergenza (chissà perché), mentre l'isteria pandemica tocca vette inaudite. Non per i migranti però (e Libero ne rende conto). In Cina, frattanto, i giudici-robot promettono progressi e i giornali italiani cominciano ad apprezzarne le virtù: solita storia, e finale quasi scontato. Tanto vale riscoprire almeno una buona lettura: il saggio di Neil Postman sulla spettacolarizzazione della conoscenza, ripubblicato da Luiss University Press
Pregliasco si difende: l'alluce valgo può attendere. Ma di diverso avviso è Palermo (Anaao Assomed): La Verità continua a raccontare la vicenda. Più corposa è però oggi la pagina degli esteri: in Israele i cittadini vengono spiati con il malware Pegasus (all'insaputa dei giudici); da Genova a Dakkar corre il giallo sui proiettili trasportati dalla Eolika; Macron inaugura la presidenza francese della UE facendosi campagna elettorale (soliti cavalli di battaglia: difesa e "diritti" in salsa mondialista); Biden straparla di Russia e vaccini mentre si annuncia l'ennesimo probabile bluff giudiziario contro Trump; in Libia continua la costruzione del nuovo centro di controllo in collaborazione con l'Italia.
La verità sui numeri e sugli ospedali: la cerchiamo oggi sfogliando La Verità, che dà conto anche della sconcertante vicenda del dott. Gerardo Torre, chiamato a rispondere dall'Ordine dei Medici per non aver osservato i protocolli ministeriali (curando con successo migliaia di malati). Nel frattempo la pandemia ha accresciuto a dismisura le diseguaglianze: lo dice Oxfam (ma noi lo sapevamo anche senza il rapporto oggi in "discussione" a Davos, dove Xi Jin-Ping dà lezioni di globalizzazione al mondo). Per fortuna c'è la democrazia digitale di Taiwan: nuovo Eldorado dei globalisti...
Mentre il sottosegretario Costa, alla domanda su quando verrà smantellato il lasciapassare, risponde vagamente che, conclusa la fase epidemica, il discorso andrà rivisto, il costituzionalista Giovanni Guzzetta s'interroga sulla validità del "consenso obbligato". E Giordano scrive una monumentale lettera aperta a Speranza. Voltata la pagina pandemica, Il Fatto si dedica al mercato dell'acqua minerale, all'energia e al reportage di Mediapart sugli scandali congolesi (che si espandono velocemente anche oltre confine). Infine: parte oggi il vertice di Davos, e l'unica cosa su cui Il Giornale ha da ridire è che ad aprirlo c'è Xi Jin-ping).
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