Salute Animale
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Salute Animale episodes

  • Incontinenza urinaria nel cane
    L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina che può verificarsi in maniera intermittente o continua in diversi momenti della giornata.

    La minzione è un processo che avviene in due fasi. Da una parte abbiamo una fase di riempimento passivo di urina nella vescica urinaria, dall'altra una fase di svuotamento attivo della vescica.

    Durante la fase di riempimento la vescica è rilassata mentre gli sfinteri uretrali si contraggono per non permettere all’urina di fuoriuscire.

    Durante la fase di svuotamento la vescica si contrae mentre gli sfinteri uretrali si rilassano favorendo la fuoriuscita di urina.

    Le cause di incontinenza urinaria sono diverse e si dividono in neurogene dovute a un disordine neurologico, e non-neurogene.

    È nota la maggior predisposizione nei Bassotti tedeschi, nei Barboni toy e nei Beagle, ma anche in cani di media e grossa taglia come il Labrador retriver, il Dobermann, il Dalmata.

    L’incontinenza urinaria secondaria colpisce soprattutto cani femmina di grossa taglia sottoposte a sterilizzazione precoce.

    È definita come la mancanza di controllo volontario del riflesso dell'urinazione e che provoca perdita involontaria di urina.

    La frequenza e gravità della incontinenza dipenderà dalla natura e gravità della patologia relativa. Può avvenire il ritrovamento di piccole quantità di urine sul pavimento o sulle superfici dove il cane riposa come cuccia, letto, divani. Oppure si possono notare perdite involontarie di urina anche durante la camminata.

    Nel caso di sospetta incontinenza di tipo neurogeno il veterinario potrebbe consigliare l’esecuzione di un esame di risonanza magnetica della colonna vertebrale.

    Nel caso di cause non neurogene, si procederà con l’esecuzione di esame fisico-chimico e colturale delle urine e anche con l’ecografia addominale o la radiografia con mezzo di contrasto.

    Il medico veterinario potrà consigliare diverse terapie e nella maggior parte dei casi sarà comunque necessaria una terapia farmacologica adiuvante per ottenere il controllo della sintomatologia.



    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Fabio Procoli per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣



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    3 min
  • L'epatite cronica del cane
    Un argomento che fa nascere sempre tante domande riguarda l’epatite cronica del cane, che è una malattia di natura infiammatoria e degenerativa a carico del fegato.

    Una distinzione fondamentale va fatta tra l’epatite cronica primaria e quella reattiva secondaria e oggi ci concentriamo su quella primaria.

    Nell’epatite cronica primaria il meccanismo patologico origina nel fegato e lo coinvolge direttamente causando delle alterazioni significative.

    Mentre nell’epatite reattiva il processo patologico origina al di fuori del fegato, ad esempio nell’intestino, nel pancreas o nel cavo orale.

    Se ti stai chiedendo quale sia la causa dell’epatite cronica nel cane in realtà il vero motivo è in buona parte sconosciuto. Si sospetta che la malattia sia dovuta a un processo infiammatorio autopropagante che parte dai componenti cellulari del fegato e che provoca danni strutturali irreversibili.

    Un’altra causa di epatite cronica primaria del cane è rappresentata dall’accumulo eccessivo di rame all’interno del fegato e viene chiamata epatite cronica rame associata.

    L’epatite cronica può colpire cani di qualsiasi razza, sesso ed età. Diversi studi scientifici hanno evidenziato alcune razze maggiormente a rischio come Dalmata, Labrador Retriever, Doberman Pinscher, West Highland White Terrier, Bedlington Terrier, English e American Cocker Spaniel.

    L’età media dei cani con epatite cronica è intorno ai 7 anni anche se la malattia può colpire anche cani più giovani o anziani.

    L’epatite cronica può svilupparsi senza mostrare alcun sintomo clinico se non quando il problema è già avanzato.

    I sintomi più frequenti implicano una riduzione dell'appetito, una forte letargia o depressione oppure una colorazione giallastra di occhi, mucose orali e cute.

    Si notano anche un aumento della sete e dell’urinazione (polidipsia/poliuria), vomito e diarrea.

    Il medico veterinario definirà la terapia dell’epatite cronica del cane appropriata in base al tipo di patologia, se immunomediata o rame-associata.

    La prognosi dipenderà dallo stadio della malattia, dalla tempestività della diagnosi e dell’inizio della terapia.


    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Fabio Procoli per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣
    4 min
  • Filariosi cardiopolmonare nel cane e nel gatto
    Ma quante ne combinano queste zanzare? Eh no, oggi a MyLav non parliamo di punture e prurito, ma di una malattia che viene trasmessa proprio dalla zanzara.⁣
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    Si tratta della Filariosi cardiopolmonare che è una malattia parassitaria diffusa in tutta Italia e che colpisce con più frequenza il cane e meno il gatto. ⁣
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    La responsabile è la Dirofilaria immitis, che è allo stadio adulto un verme di aspetto filiforme, lungo fino a 15-25 cm e che riesce a vivere nelle arterie del polmone del cane e del gatto.⁣
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    Cosa c'entra la zanzara? Eh, è proprio lei che pungendo un cane già malato assume le larve prodotte dalle femmine adulte per poi trasmetterle a un altro cane o gatto punto successivamente.⁣
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    La trasmissione della filariosi cardiopolmonare può avvenire tutto l’anno, anche se i periodi più rischiosi sono primavera, estate e soprattutto inizio autunno.⁣
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    L’evoluzione della malattia nel cane è cronica e porta nell’arco di 3-4 anni a disturbi respiratori come la tosse e successivamente ad insufficienza cardiaca. Mentre nel gatto l'evoluzione è più acuta con crisi respiratorie gravi o morte improvvisa.⁣
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    La diagnosi è molto semplice nel cane grazie ai numerosi presidi diagnostici, ma è più difficile nel gatto proprio perché l’evoluzione della filariosi è meno prevedibile.⁣
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    La malattia nel cane è curabile per via medica o chirurgica se viene diagnosticata precocemente prima dei sintomi o dello scompenso cardiaco. Nel gatto è possibile ricorrere a un trattamento contro i sintomi, sperando che i parassiti vengano eliminati spontaneamente.⁣
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    In ogni caso, la prevenzione è fondamentale per proteggere i nostri amici e consiste nella somministrazione di farmaci che riescano a uccidere le larve eventualmente inoculate. ⁣
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    Questa prevenzione deve continuare per tutto l'anno ed è l’arma più potente per prevenire una malattia potenzialmente letale se diagnosticata tardivamente.⁣
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    3 min
  • La funzione del pelo animale
    Ebbene sì, è arrivato il freddo anche per i nostri amici a quattro zampe e vediamo cosa puoi fare per curare quello che rappresenta il cappotto naturale del tuo cane, ovvero il pelo.⁣
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    Ecco alcune informazioni utili per conoscere un po' di più il pelo e il sottopelo per non fermarsi solo all'estetica. Infatti, il colore e l'aspetto del pelo del tuo cane possono dirti tante cose, possono rivelare lo stato di salute e anche delle patologie.⁣
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    Il pelo degli animali è una preziosa copertura per l’autoregolazione della temperatura corporea, protegge dal caldo, dal freddo e dagli agenti atmosferici. Grazie ad un potere termoisolante il pelo in inverno tiene il freddo fuori, impedendogli così di arrivare alla cute e di raffreddare l’animale. ⁣
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    In autunno e in primavera cani e gatti cambiano il pelo e inizia la fase della muta. In primavera il mantello si rinnova crescendo meno fitto e più leggero, mentre in autunno cresce più folto per prepararsi alle temperature più rigide. ⁣
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    Nei cani il pelo viene distinto in lungo come nel Bearded Collie o nel Pastore Bergamasco); semilungo tipico del Pastore Tedesco o del Terranova; corto come quello del Labrador o del Rottweiller); o raso che è tipico dei Bassotti o dei Dobermann). ⁣
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    Nelle razze canine a pelo raso, il pelo si presenta fitto ed è opportuno spazzolarli con guanto antistatico. È infatti un pelo cortissimo e aderente alla pelle soggetto alla muta in tutti i periodi dell'anno e non solo nel passaggio da una stagione all’altra. ⁣
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    Con i mantelli a pelo corto si possono usare i guanti antistatici insieme ai pettini a denti corti e ben fitti. Se il pelo è corto ma allo stesso tempo folto, puoi usare una spazzola ad aghi sottili e morbidi per togliere i nodi per poi passare anche una spazzola di setole per eliminare eventuale sporco residuo.⁣
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    La cura del pelo semilungo è più impegnativa e le caratteristiche possono variare da cane a cane. Alcune razze hanno mantelli più impermeabili e altre un tipo di sottopelo più fitto e lanoso. Gli strumenti migliori per la cura del pelo sono il cardatore e la spazzola da usare ogni venti giorni insieme agli slanatori per un uso più frequente.⁣
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    La spazzolatura migliore per un cane a pelo lungo si effettua con un pettine a denti larghi con punte arrotondate, partendo dalla testa e proseguendo per tutto il corpo. Per le razze a pelo lungo con folto sottopelo è meglio scegliere spazzole ad aghi sottili per districare delicatamente i grovigli, eliminando nodi e sporcizia come foglie e fango. ⁣
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    Vi sono poi razze come Gordon, English e Irish Setter, Cocker Spaniel, Yorkshire Terrier, che sono dotate di pelo lungo ma senza sottopelo protettivo. In questo caso vale la regola di pettinare con cautela, per non graffiare la pelle e far male all’animale. ⁣
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    Anche il colore del mantello è molto importante. Le cellule pigmentarie hanno un ruolo importantissimo soprattutto perché hanno la stessa origine di quelle che poi sviluppano alcuni organi come ad esempio l’apparato uditivo e visivo. ⁣
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    A volte è opportuno fare indagini sul pelo attraverso il microscopio per osservarne l'aspetto o con i test genetici per prevedere eventuali anomalie cromatiche che possono rivelare patologie più serie. ⁣
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    È bene avere la stessa attenzione alla cute. Il colore della pelle può riflettere e influenzare quello del pelo, ma anche rivelare patologie cutanee.⁣
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    Noi di MyLav ci prendiamo cura della salute di cani, gatti, cavalli e animali non convenzionali offrendo qualche spunto e curiosità per la salute dei nostri amici animali. Le nostre parole d’ordine sono conoscere per prevenire.⁣
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    4 min
  • Come affrontare i viaggi con un gatto
    Vediamo come riprendere a viaggiare insieme ai nostri amati gatti. ⁣
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    L'attenzione è rivolta soprattutto al gatto perché è senza dubbio l'animale domestico meno avvezzo a seguirci fuori casa o a fare viaggi in auto. La situazione migliora se viene abituato sin da piccolo a spostarsi, a rilassarsi anche quando è nel trasportino e ad ambientarsi in luoghi diversi dall'abitazione abituale.⁣
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    In ogni caso e anche se non hai avuto l'opportunità di abituare il gatto a viaggiare con te, puoi sempre farlo con qualche attenzione in più e in modo graduale.⁣
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    Se hai usato il trasportino solamente per portare il gatto dal veterinario, lavalo accuratamente con acqua e sapone, puliscilo con un po' di alcool e lascialo arieggiare bene. ⁣
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    Questi passaggi servono per togliere tutti i feromoni di allarme, quelli che il gatto emette per segnalare un pericolo ai suoi simili che come lui arrivano dal veterinario. ⁣
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    Una volta pulito accuratamente, puoi spruzzare nel trasportino i feromoni che si trovano in commercio pensati per far sentire il gatto a proprio agio nei nuovi ambienti. ⁣
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    Dopo la preparazione e qualche giorno prima della partenza, lascia il trasportino aperto e sempre accessibile al gatto. Rendilo più confortevole inserendo un cuscino comodo, qualche giocattolo e qualche prelibatezza per convincere il gatto a usarlo anche nei suoi momenti di relax.⁣
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    I feromoni visti prima possono essere usati anche nella casa di villeggiatura proprio per aiutare il tuo amico ad ambientarsi. E non dimenticare di mettere in valigia tutte le sue cose, come ciotole, cibo, cuscini e giocattoli preferiti per non farlo sentire completamente smarrito.⁣
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    Durante il viaggio fai attenzione a collocare il trasportino in un punto della macchina stabile e che non sia colpito dal sole diretto. E arrivato a destinazione, presenta la casa al gatto gradualmente facendogli ritrovare i suoi oggetti.⁣
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    Fai attenzione per i primi giorni a non far uscire il gatto dalla casa perché potrebbe essere spaventato e potrebbe mettersi in pericolo.⁣
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    Prima farai vivere questa esperienza al tuo gatto, meglio sarà. E se hai un animale anziano non abituato a viaggiare, potrebbe essere meglio trovare una soluzione diversa facendolo restare a casa tranquillo, accudito e in compagnia di qualcuno. ⁣
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    3 min
  • Cosa fare quando la diarrea è cronica?
    Sai che la diarrea è uno dei motivi più comuni per portare cani e gatti dal veterinario? In realtà, la diarrea acuta è spesso un problema che si risolve con un'adeguata terapia di supporto.

    Ma cosa fare se il tuo amico a quattro zampe soffre di diarrea cronica? Intanto possiamo dire che si tratta di una patologia causata da molteplici fattori che vanno presi in considerazione prima di arrivare alla terapia.

    I disturbi rilevati richiedono spesso un percorso diagnostico e terapeutico di lunga durata, durante il quale la collaborazione e la comunicazione tra il medico veterinario e il proprietario risulta fondamentale per il raggiungimento di una diagnosi corretta e un trattamento soddisfacente.

    Considerata la molteplicità delle cause di enterite cronica è facile comprendere come tali problemi siano a volte difficili da trattare.

    Alcuni disturbi sono variabili nel tempo e si possono confondere con quelli causati da altre malattie. Oltre alla diarrea, parliamo di vomito, perdita di peso, nausea o appetito altalenante.

    La visita gastroenterologica è necessaria in presenza di variazioni nell’appetito, coprofagia, dimagramento o incapacità a prendere peso, vomito, rigurgito, frequente ingestione di erba e feci malformate se non diarroiche associate o meno a presenza di muco o sangue.

    Dopo aver parlato dei sintomi più frequenti, vediamo le cause che possono scatenare la diarrea cronica nel cane e nel gatto. Per prima cosa, è importante raccogliere più informazioni possibili sulla natura e sullo sviluppo del disturbo. Anche l'alimentazione ha un peso importante ed è utile monitorare la dieta seguita dall'animale.

    Il medico veterinario cercherà di capire se la diarrea è causata a sua volta da un'altra malattia oppure se è scatenata direttamente dall’intestino tenue o dal crasso oppure se interessi tutto il tratto intestinale.

    Anche la razza, l'età dell'animale e l'eventuale presenza di altri problemi sono di aiuto per determinare le cause e formulare la diagnosi corretta.

    Per quanto riguarda i gruppi di malattie intestinali associati alla diarrea cronica abbiamo la malattia infiammatoria intestinale, l’enteropatia responsiva alla dieta, l’enteropatia responsiva agli antibiotici, le neoplasie intestinali e la linfangiectasia ovvero una malattia dovuta all'ostruzione del drenaggio linfatico dell'intestino tenue.

    Oltre agli esami del sangue e all'esame ecografico, il medico veterinario valuterà la necessità di ricorrere a una biopsia intestinale per definire la causa e per ottimizzare la terapia.

    L’approccio terapeutico è influenzato da vari elementi e dalla gravità della situazione. Il fine è quello di correggere le carenze nutrizionali, di contrastare l’infiammazione e lo squilibrio della popolazione batterica intestinale per far stare bene il nostro amico animale.


    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Giuseppe Febbraio per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣


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    4 min
  • La costipazione nel cane e nel gatto
    Ebbene sì, la salute dei nostri animali è un aspetto molto importante e uno dei segnali di benessere o malessere arriva anche dalle feci.⁣
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    Oggi parliamo di un tema che non riguarda solo gli umani, ma anche i nostri amici animali. E nello specifico parliamo di costipazione, ovvero una diminuzione o difficoltosa evacuazione delle feci.⁣
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    A dire il vero si tratta di un problema che si riscontra più nei gatti che nei cani e, tra i gatti, colpisce soprattutto quelli di mezza età con una percentuale maggiore nei maschi.⁣
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    Il primo segnale è naturalmente l'assenza di feci per alcuni giorni oppure la presenza di feci dalla consistenza eccessivamente secca. Nei casi più gravi ci sono altre segnali che accompagnano la costipazione, come anoressia, vomito o perdita di peso. ⁣
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    Se vedi un cambiamento nelle feci del tuo animale, i primi esami che controllerà il tuo veterinario saranno quelli del sangue e delle urine che potrebbero svelare cause metaboliche come disidratazione o altre alterazioni, anche nel caso di valori normali.⁣
    ⁣
    Negli animali giovani, soprattutto gatti, che presentano episodi frequenti di costipazione il veterinario controllerà anche il funzionamento della tiroide. Inoltre, le radiografie addominali dovrebbero essere effettuate per valutare l’entità del problema e cercare eventuali cause. ⁣
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    Altri esami che possono aiutare il veterinario a trovare le cause che portano alla costipazione sono l’ecografia addominale o l’endoscopia. ⁣
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    In ogni caso, è molto importante ripristinare e mantenere l'idratazione dei nostri amici animali e provvedere alla rimozione delle eventuali feci indurite. Con un po' di attenzione e cura la funzione intestinale dei pazienti tornerà regolare.⁣
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    👩‍⚕️ Ringraziamo la dott.ssa Magda Gerou-Ferriani per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣ ⁣ ⁣ ⁣⁣


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    2 min
  • L'esofagite negli animali
    Ti sei mai chiesto se il mal di stomaco, il reflusso o l'infiammazione che a volte colpiscono noi umani, riguardano anche i nostri amici animali?⁣
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    Eh sì, anche loro possono avere dei disturbi e cerchiamo di fare un po' di chiarezza partendo da uno dei primi componenti dell'apparato digerente.⁣
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    Oggi parliamo di esofagite che è il termine che viene usato per indicare l'infiammazione della mucosa dell'esofago.⁣
    ⁣
    Le cause che portano a questa infiammazione possono essere varie e nei casi cronici si può arrivare a stenosi esofagea e megaesofago, due termini molto medici ma che indicano il grado di estensione dell'infiammazione e di danno.⁣
    ⁣
    Nei casi più lievi gli animali potrebbero non mostrare segni di infiammazione e quindi essere completamente asintomatici. Quando invece l'infiammazione è più forte, i segnali potrebbero andare dalla ipersalivazione, alla perdita di peso o al rigurgito.⁣
    ⁣
    Ma si tratta di un'infiammazione difficile da individuare?⁣
    ⁣
    No, non in modo particolare perché già con gli esami del sangue si possono riscontrare delle alterazioni. A seconda della situazione, il medico veterinario potrà sottoporre l'animale a lastre o endoscopie.⁣
    ⁣
    Le terapie per l'esofagite si possono basare sull'eliminazione delle cause come ernie o presenza di corpi estranei. Negli altri casi, si scelgono medicazioni appropriate e una dieta con piccoli e frequenti pasti che aiutino a ridurre il reflusso. ⁣
    ⁣
    Quando un animale non può nutrirsi adeguatamente a causa del vomito, è possibile applicare un sondino alimentare gastrico per far arrivare i nutrimenti saltando l'esofago.⁣
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    In ogni caso è difficile che si arrivi alla chirurgia e infatti deve rappresentare l'ultima soluzione. ⁣
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    La durata della terapia scelta è variabile e stabilita in base al grado di infiammazione. Dopo averla iniziata sarebbe opportuno far rivedere l'animale a distanza di qualche giorno o settimana per valutare i risultati ottenuti. ⁣
    ⁣
    È una buona pratica somministrare acqua negli animali che prendono medicinali orali per evitare infiammazione e conseguente esofagite.⁣
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    Nella maggior parte dei casi il trattamento precoce dell'esofagite riesce a risolvere l'infiammazione.⁣
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    👩‍⚕️ Ringraziamo la dott.ssa Magda Gerou-Ferriani per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣
    3 min
  • Parliamo di... zecche!
    Lo sappiamo, lo sappiamo che è successo anche a te... Accarezzi il tuo cane e all'improvviso senti qualcosa di strano. La tua mano si scontra con una... zecca!

    Si sente tanto parlare di zecche e oggi cerchiamo di fare un po' di chiarezza partendo dalle malattie che potenzialmente potrebbero trasmettere ai nostri amici animali.

    Se ti diciamo Ehrlichiosi, Anaplasmosi e Babesiosi probabilmente sono termini che non hai mai sentito, ma nei primi due casi sappi che si tratta di batteri intracellulari della famiglia delle Rickettsiacee.

    Questi batteri portano a febbre, ingrossamento dei linfonodi nelle fasi acute e ad alterazioni gravi della componente ematica o artriti in quelle croniche. Quando un animale risulta positivo è necessaria la ricerca diretta dei batteri o indiretta degli anticorpi, per verificare che l’infezione sia realmente in atto e per poter iniziare la terapia più indicata.

    La Babesia è invece un protozoo che si localizza all’interno dei globuli rossi causando la loro distruzione con conseguente anemia. In questi casi si ricorre a un esame microscopico oppure la ricerca del suo DNA per individuare questo protozoo.

    Per proteggere il cane da tutte queste malattie è fondamentale usare degli antiparassitari definiti ad azione topica o sistemica. Questi farmaci devono riuscire a far morire entro 8-12 ore la zecca che ha raggiunto il cane. 8-12 ore perché è il tempo minimo che serve alla zecca per trasmettere patogeni.

    Ma dove vivono le zecche? Questi animaletti preferiscono i luoghi con molta vegetazione e con un clima umido. Se questo è l'habitat preferito, in realtà riescono a vivere anche in zone molto più calde e secche e con poca vegetazione. Diciamo che vivono benissimo tra pascoli, stalle e cucce di animali.

    In ogni caso, la loro attività si concentra soprattutto nei mesi più caldi, dalla primavera alla fine dell'autunno. E infatti in inverno cercano di proteggersi dal freddo riparandosi e nascondendosi.

    A seconda della zona in cui si abita e del periodo, la prevenzione rimane la migliore soluzione di difesa.


    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Luigi Venco per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣



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    3 min
  • Animali e COVID-19, facciamo chiarezza
    Se ne sentono di tutti i colori, ma vediamo di fare un po' di chiarezza in merito ai nostri amici animali e al Covid-19 cercando di spiegare perché il cane e il gatto non hanno un ruolo epidemiologico nella pandemia.

    Rispetto ai quasi 80 milioni di persone contagiate dal virus in tutto il mondo, ad oggi non esiste un solo caso noto di trasmissione dal cane e nemmeno dal gatto verso l'essere umano.

    Se proprio dobbiamo dirla tutta, in alcuni casi i cani sono contagiati dall’uomo, ma non viceversa.

    Specifichiamo questi aspetti in quanto la recente segnalazione di un caso di positività in un cane in provincia di Bari ha causato un ingiustificato allarmismo tra le persone e in particolare nei proprietari di animali domestici.

    Il cane è un barboncino di 1 anno e mezzo appartenente a una famiglia composta da persone positive al virus. Il tampone è stato effettuato anche al cane pur in assenza di sintomi ed è risultato positivo al test per alcuni giorni consecutivi per poi negativizzarsi. In tutti i tamponi positivi effettuati sull’animale è stata riscontrata una bassissima carica virale, per cui il cane non avrebbe potuto infettare alcun essere umano o altro animale.

    Nel corso della pandemia ci sono stati altri casi segnalati che hanno riguardato altri cani e solo pochi infetti hanno sviluppato una modesta sintomatologia respiratoria che si è risolta in pochi giorni. Mentre la maggior parte delle infezioni è stata asintomatica.

    In tutti i casi segnalati, gli animali si sono infettati a causa del contatto stretto e prolungato con pazienti umani positivi riuscendo però a mantenere la carica virale molto bassa senza diventare a loro volta infettanti.

    Anche le prove di infezione sperimentale hanno confermato che il cane non ricopre assolutamente un ruolo epidemiologico nella pandemia. Non tutti si sono infettati sperimentalmente e quelli che si sono infettati hanno sempre sviluppato infezioni asintomatiche con una bassa carica virale.

    Invece, le prove di isolamento su colture cellulari che possono dimostrare l’infettività del campione biologico sono risultate negative.

    Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, in collaborazione con Università di Milano, Liverpool School of Tropical Medicine e laboratori diagnostici veterinari come MyLav Laboratorio LaValloena e i-Vet, ha dimostrato che alcuni cani e gatti che vivevano nelle regioni maggiormente interessate dalla prima ondata pandemica, possedevano anticorpi specifici.

    La maggior parte degli animali sieropositivi appartenevano a famiglie con casi di Covid-19, testimoniando ancora una volta che è lo stretto contatto con persone infette a favorire il passaggio dell’infezione ai nostri animali domestici.

    Proprio per questo, i cani e i gatti che vivono in famiglie positive per Covid-19 devono essere protetti dal contagio.

    In conclusione, sia i casi di infezione naturale che le prove di infezione sperimentale documentano una scarsa sensibilità del cane nei confronti del Covid-19.

    Ringraziamo il dott. Nicola Decaro, Professore ordinario di Malattie Infettive degli Animali presso l’Università degli Studi di Bari e consulente esperto MYLAV
    4 min

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