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La metafisica è una tra le più fortunate branche della filosofia, con cui, nel corso dei secoli, tutti i filosofi hanno dovuto confrontarsi. Questo, se pensiamo al fatto che istintivamente siamo portati ad associare ad Aristotele il termine “metafisica”, è paradossale, dato che Aristotele non ha nemmeno mai scritto un testo dal titolo “metafisica”, né ha mai impiegato nei propri scritti il termine “metafisica”.
Attraverso la lettura della VII lettera di Platone possiamo cogliere alcuni aspetti del rapporto tra l’intellettuale e la politica. Platone, nella lettera, ci racconta di aver compiuto tre viaggi in Sicilia, in un arco temporale compreso tra il 388 e il 360 a.C., recandosi prima dal tiranno Dionisio I, poi dal figlio, Dionisio II, e infine di nuovo da Dionisio II, per mediare tra lui e il politico Dione, suo discepolo. Da questi viaggi derivano molte riflessioni politiche di Platone.
“La società aperta e i suoi nemici” è il titolo di un saggio di filosofia politica del pensatore austriaco Karl Popper (1902-1994). All’interno del saggio, Popper si chiede chi abbia introdotto nella storia della filosofia lo storicismo, ossia la prospettiva filosofica secondo cui la Ragione si disvela e si mostra in modo progressivo (appunto, storico). Popper individua l’origine di tale atteggiamento in Platone, il quale, all’interno della Repubblica, proponendo uno stato privo di proprietà privata e caratterizzato da rigidità nei ruoli e svariati elementi che saranno poi propri del comunismo, è colpevole di aver teorizzato un totalitarismo, in cui la vita del singolo individuo non conta in quanto tale, ma solo in funzione dello Stato.
Un precedente alla condanna a morte di Socrate del 399 a.C. ci permette di riflettere su quanto la filosofia, verso la fine della guerra del Peloponneso, risultasse scomoda all'interno della polis. Nel 406 a.C. si svolge la battaglia navale delle Arginuse, una delle ultime vittorie di Atene, la cui memoria è però macchiata dal fatto che, per via di una tempesta, gli strateghi non riescono a recuperare i corpi dei caduti. Rientrati ad Atene, gli strateghi subiscono per questo motivo l’ira dell’assemblea, decisa a giustiziarli tutti. L’unica voce fuori dal coro è quella di Socrate, che ricorda come sia contro la legge processare tutti gli strateghi insieme.
Nel 399 a.C. Socrate viene processato e giudicato colpevole di aver corrotto i giovani ateniesi e di non credere negli Dei della città. In seguito alle accuse, Socrate viene condannato a morte. Socrate non condivide né le accuse né la condanna, eppure le accetta. Questo spunto ci permette di riflettere su un tema di grande attualità: dovremmo accettare e rispettare le leggi anche quando le consideriamo ingiuste?
La pena di morte esiste ed è ancora praticata in 58 stati del mondo. Nel corso della storia la pena di morte è stata largamente applicata, e uno dei casi più celebri in filosofia è sicuramente quello di Socrate. Nel 399 a.C., infatti, Socrate viene processato e giudicato colpevole di due reati: non credere negli dei della città e corruzione dei giovani. Socrate (o meglio, Platone) non è l’unico pensatore ad aver riflettuto sulla pena di morte: molte voci, a partire dalla modernità, si aggiungono alla condanna di tale pratica. Tra queste ricordiamo cesare Beccaria, Fëdor Dostoevskij e Victor Hugo.
Fin dai tempi dell’Encomio di Elena di Gorgia da Lentini, abbiamo imparato che dobbiamo prestare attenzione non solo al contenuto di quanto ci viene comunicato, ma anche alla sua forma. Infatti, qualcosa di non esatto, o parzialmente esatto, può risultare più “appetibile” quando viene detto in modo efficace. Ecco perché bisogna imparare a separare il contenuto dal contenitore (ricordandoci però che la retorica non è il male: dobbiamo solo imparare ad individuarla).
La damnatio memoriae a cui sono stati ingiustamente condannati i sofisti per lunghissimi secoli non trova ragion d’essere soprattutto se ci si sofferma a riflettere su una delle più grandi innovazioni della sofistica: l’abbattimento del principio dell’ipse dixit, ossia del costante riferimento alle teorie del Maestrp, che aveva accompagnato moltissimi pensatori tra i presofisti. Con i sofisti nasce la voglia di mettere in discussione, e quindi di scoprire.
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